Lì, dietro le canoe, il suo tocco caldo sulla mia coscia, il mio respiro corto per l'attesa di quel bacio. Luca si stava chinando, i suoi occhi brillavano di desiderio, le sue labbra quasi sulle mie...
E proprio in quel momento, il mio telefono vibrò. Una scossa, una vera e propria doccia fredda che mi fece sussultare. Sgranai gli occhi, sentendo un misto di frustrazione e un'inquietudine gelida. «Scusa,» mormorai, la voce un filo troppo alta, mentre mi affrettavo a guardare lo schermo. Il nome di copertura di Mario era lì, lampeggiante, come un monito. Il suo messaggio era sbrigativo, diretto, autoritario. Non una domanda, ma un ordine. "DAMMI IL NUMERO DEL VOSTRO BAGNO E RIMANI IN SPIAGGIA CON TOMMASO." La sua voce, anche solo nella chat, mi rimbombava in testa. Digitai la risposta velocissima, il mio cuore che batteva a mille, la paura che mi attanagliava. Alzai lo sguardo su Luca. I suoi occhi erano diventati freddi, il suo sorriso si era spento. La sua espressione era chiaramente contrariata, quasi offesa. «È meglio tornare,» gli dissi, la voce piatta, priva di ogni scintilla. Sentii la sua mano allontanarsi dalla mia, un vuoto improvviso e sgradevole. Camminammo in silenzio verso il nostro ombrellone, l'aria densa di una tensione diversa, fatta di aspettative deluse e di un pericolo imminente. Ogni passo mi portava più vicina al momento in cui avrei dovuto affrontare quello che stava succedendo. Sentivo il suo sguardo arrabbiato su di me, ma non potevo fare altro che andare avanti. E poi, a poche decine di metri dal nostro ombrellone, rimasi di sasso. Il sangue mi si gelò nelle vene, la gola mi si chiuse in un nodo. Lì, seduti accanto a Tommaso, che ridevano e parlavano come se fossero vecchi amici, c'erano Mario ed Enzo. I miei incubi e i miei desideri più perversi, materializzati lì, proprio davanti a me.
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