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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 3
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Capitolo 3 di 78 17 min di lettura

La cascina

In questo terzo capitolo, inizia la metamorfosi di Sonia, dove le sue ali iniziano a prendere forma, come la consapevolezza di poter volare. La svolta che cercava e la fioritura della sua vera sessualità.

Sonia
10 mesi fa · 830 letture · 3

Enzo si sdraiò accanto a me, ansimante ma con un sorriso soddisfatto che gli allungava le labbra. Mario, seduto sull'altro lato, mi passò una mano tra i capelli. Non c'era più la brutalità di prima, solo una stanchezza appagata. "Allora, Sonia, ti è piaciuto il nostro piccolo party privato?" chiese Mario, la voce roca ma con un tono quasi scherzoso.

Mi sentii avvampare. La cocaina, pur non essendo ancora svanita del tutto, lasciava spazio a una strana lucidità. La vergogna mi pizzicava la pelle come mille aghi, specialmente quando il mio sguardo cadde su Tommaso, ancora ignaro e addormentato. Come avevo potuto? Io, Sonia, la ragazza per bene, la fidanzata fedele, mi ero appena fatta scopare da due sconosciuti, nella cascina più sporca che avessi mai visto. E non solo... mi era piaciuto. Dio, quanto mi era piaciuto! La sensazione dei loro cazzi dentro di me, gli insulti, il degrado... una parte di me lo aveva adorato.

Cercai di coprirmi con le mani, ma Mario ridacchiò. "Non fare la santarellina adesso, cagna. Ti abbiamo sentito godere come una pazza."

Un rossore ancora più intenso mi invase. "Ma... io..." balbettai, e non seppi cosa dire. Era tutto vero. "È stato... strano," ammisi, la voce a malapena un sussurro. "Non... non me l'aspettavo." E mi scappò un mezzo sorriso, imbarazzato ma sincero. La perversione era stata così travolgente, così sconvolgente, da farmi dubitare di tutto ciò che credevo di essere.

Mario mi diede una pacca sul culo, facendomi sobbalzare. "Strano, ma buono, eh? Ti abbiamo fatto diventare una vera donna, Sonia." Enzo si sporse e mi pizzicò un capezzolo, facendomi gemere. "Già, e guarda come sei bagnata. Ti è proprio piaciuto, puttanella."

Il mio imbarazzo si mescolò a una sottile, crescente eccitazione. Era vero, mi era piaciuto. E mi piaceva anche il modo in cui mi parlavano, il modo in cui mi avevano trattato. Ma poi, la realtà mi colpì come un pugno nello stomaco. "E Tommaso?" chiesi, la mia voce improvvisamente preoccupata. "Cosa... cosa facciamo con lui?"

Mario sbuffò una risata, quasi divertito dalla mia domanda. "Lascialo dormire, Sonia. Tanto non si è accorto di niente. Lo riportiamo in hotel appena si fa giorno, lo lasciamo in stanza e tu fingi che non sia successo un cazzo. Gli dici che vi siete addormentati in macchina e basta." Enzo annuì, aggiungendo: "Sì, fingi di essere un angioletto. Nessuno saprà mai quanto ti sei divertita, cagnolina."

Mi sentii un brivido freddo percorrermi la schiena, un misto di sollievo per la "soluzione" e una consapevolezza agghiacciante di quanto la mia vita fosse cambiata in poche ore. Ero diventata complice di un segreto che mi avrebbe legata a loro per sempre.

L'aria fresca della notte, alle tre del mattino, mi colpì il viso mentre Mario si caricava in spalla Tommaso, adagiandolo con il corpo inerte sul sedile posteriore dell'auto. Mi misi accanto a lui, la sua testa che ciondolava mollemente sulla mia spalla. L'odore del fieno e del sesso mi era ancora addosso, un misto inebriante che mi fece sentire al tempo stesso sporca ed eccitata. Mario ed Enzo, seduti davanti, scherzavano a voce bassa, ma le loro risate e i loro sguardi nel retrovisore erano carichi di sottintesi perversi. "Ancora sveglia, cagnetta?" mi chiese Mario, e io mi sentii arrossire, ma un brivido di eccitazione mi percorse la schiena. "Hai ancora voglia di giocare, eh?" aggiunse Enzo, e il suo sorriso malizioso mi fece sentire la fica pulsare, nonostante la stanchezza.

Arrivammo all'hotel che l'alba cominciava appena a tingere di rosa il cielo. Il portiere di notte, un uomo anziano e sonnacchioso, ci guardò con un'espressione confusa e vagamente preoccupata mentre Mario ed Enzo, con una naturalezza disarmante, si caricavano Tommaso e lo portavano in ascensore. Io li seguivo, i muscoli delle gambe che protestavano, ma la mente già persa in un misto di sollievo e anticipazione. In camera, adagiarono Tommaso sul letto. Gli sbottonarono la camicia, gli sfilarono i jeans e lo coprirono con il lenzuolo, come se fosse la cosa più normale del mondo. Sembrava così innocente, così beato nel suo sonno indotto.

Mi sembrò che fosse finita, che si sarebbero limitati a lasciarci lì. Ma i due non se ne andarono. Si voltarono verso di me, i loro sguardi che si posarono sul mio corpo stanco, e ancora appiccicoso del loro seme. Mario mi afferrò per i fianchi e mi sollevò di peso, buttandomi sul letto accanto a Tommaso. "No, dai..." sussurrai, ma la mia voce era debole, priva di vera convinzione. Persino a me suonava come una finta resistenza. La verità era che la mia fica già doleva un po', ma era anche pronta, fremente per un altro round.

Mario mi si mise a cavallo, mentre Enzo si posizionava al mio fianco, le sue mani che mi accarezzavano le cosce. Il cazzo di Mario era già turgido, pulsante, e si fece strada senza esitazione nella mia fica ancora umida e allargata. Gemetti, un suono che cercai di soffocare, ma era troppo tardi. Le sue spinte erano decise, forse meno brutali di quelle della cascina, ma cariche di un nuovo tipo di possesso, più intimo, più sfrontato, data la vicinanza del mio fidanzato. Mi si piegava sulle ginocchia, le gambe tremavano.

Enzo si chinò su di me, il suo cazzo che sfiorava la mia guancia, e poi la mia bocca. Non ebbi bisogno di incoraggiamento. Lo presi in bocca, succhiandolo con avidità mentre Mario mi scopava senza sosta. Non c'era più vergogna, solo il piacere che mi travolgeva in onde sempre più forti. Le mie labbra si chiusero intorno alla sua erezione, la lingua che danzava, mentre il corpo di Mario mi sbatteva contro il materasso dell'hotel, accanto al mio ignaro fidanzato. Ero una puttana, una cagna, e lo stavo adorando. La sua figura addormentata accanto a me, la prova tangibile della mia corruzione, mi spingeva ancora più in là.

Quando finirono, esausti ma appagati, entrambi mi vennero dentro, l'ultimo fiotto di sborra calda che mi riempiva completamente. Si ritrassero, lasciandomi stesa, nuda, grondante dei loro liquidi, accanto a Tommaso che russava dolcemente. Mario mi passò un bigliettino. "Questo è il nostro numero, Sonia. Quando ti viene voglia di divertirti di nuovo, chiamaci." Enzo mi diede una pacca sulla fica, un gesto ruvido ma in quel momento quasi affettuoso. "Sei stata bravissima, cagnolina."

Mi lasciarono lì, alle prime luci dell'alba. Ero esausta, il corpo dolorante ma la mente in un turbine di sensazioni. Il mio interno pulsava, pieno del loro seme. Incredula, mi toccai la fica, le dita sporche di un misto di fluidi e lacrime di piacere. La mia vita, quella notte, era cambiata per sempre. Non c'era più l'ingenua Sonia, solo una donna che aveva scoperto un piacere oscuro e irresistibile, accanto al suo fidanzato che dormiva beato, ignaro di tutto.

Prima di andare avanti…

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