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Erotika
High Utility · Cap. 52
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Capitolo 52 di 77 19 min di lettura

Episodio 51

Il cazzo sprofondava con forza dentro di lei, per tutta la sua lunghezza, le palle che sembravano sculacciarla ad ogni colpo; poi usciva, lentamente, si fermava, quasi volesse prendere la rincorsa e di nuovo il letto e lei cigolavano e gemevano, sussultando sulle molle.

William Kasanova
1 anno fa · 332 letture · 0

Il problema, comprese Giada, con un senso di paura che iniziava a palesarsi alla sua coscienza come immotivato, era che stava cominciando a piacerle tutto questo. E quel senso di sottomissione, di essere la puttana di Luca, apprezzare tutto questo, era proprio quanto la disgustava maggiormente nella vita, era la cosa che più le faceva ribrezzo nel rapporto che lui aveva avuto con Flavia… Un brivido le corse lungo la schiena al pensiero che lei, che doveva controllare la vita di Luca, decidere cosa dovesse fare, chi dovesse vedere, essere la sua donna e dea,  non poteva ridursi alla cloaca dove lui poteva scaricare tutto il suo malessere, la sua rabbia, la sessualità malata che quelle due stronze gli avevano inculcato nella mente.

Lui ringhiò al suo nuovo colpo.

No, quello era sbagliato, quello non poteva accettarlo… Giada non era la troia di nessuno, tanto meno di Luca. Era una dea, una donna superiore alle altre, sia fisicamente che… beh, in qualsiasi altro campo. Il suo corpo le imponeva di stare con il ragazzo più bello che ci fosse in circolazione, ma nessuno aveva il diritto di trattarla così, di mancarle di rispetto in nessun momento, soprattutto mentre stavano facendo sesso.

Luca tolse la mano dalla nuca della ragazza, e un attimo dopo lei la sentì posarsi sulla sua gola e stringere un po’, nemmeno volesse strozzarla. Un nuovo spasimo di timore scosse la sua anima ma questo, come prima, parve riverberarsi nella mucosa bagnata e implorante della passera. Giada si scoprì più sconvolta, quasi spaventata per come il suo corpo stava reagendo alle brutalità del suo amante che alle sue stesse azioni di sottomissioni.

Improvvisamente, quando quella consapevolezza affiorò alla sua coscienza, qualcosa cominciò a cambiare anche nelle sensazioni che il suo ano le restituiva. Un senso di piacere, come un solletico, cominciò a sorgere nel suo retto, nemmeno l’asta dell’uccello di Luca le stesse grattando un fastidioso prurito che, fino a quel momento, non si era mai accorta di avere. Giada si scoprì a respirare con lo stesso ritmo dei colpi d’inguine di Luca. Un torpore eccitante la avvolse lentamente, non come il ditalino di prima, ma comunque piacevole: i plug non avevano mai prodotto qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile, e, fu pronta a scommettere, era dovuto in buona parte anche al comportamento violento di lui.

«Luca…» ansimò, «non fermarti, ti prego… Fammi venire di nuovo…»

Questa volta lui non si trattenne. «Non te lo meriteresti, puttanella,» ringhiò lui, e la voce dimostrava tutto il disprezzo che poco prima le parole di Giada avevano fatto sorgere nella sua anima. Un nuovo colpo, profondo, le palle che sbattevano contro le sue chiappe muscolose, avrebbe potuto essere considerato uno schiaffo, ma ebbe l’effetto di una stilettata di piacere, sempre più intenso per la ragazza. «Ma ti amo, Giada,» aggiunse Luca, e lei non ebbe difficoltà a capire che erano i suoi ormoni, il suo bisogno di godere in un corpo così perfetto, a farlo parlare, «e adoro vederti venire».

La ragazza sorrise all’idea che, in realtà, la cosa stesse andando meglio di quanto aveva sperato, ma la sua espressione di felicità scomparve, sostituita da una di sorpresa e, poco dopo, di piacere, quando la mano di Luca che non la stava strozzando comparve sotto il suo inguine. A differenza di prima, questa volta non fu il clitoride ad essere il soggetto dell’interesse delle dita ma, contravvenendo alla sciocchezza della passera in esclusiva per il suo fidanzato di facciata, dopo aver discostato i petali caldi e gonfi del suo bocciolo di rosa, sprofondarono nel calice del suo utero.

Giada aveva sempre detestato i ditalini, sciocche imitazioni di un uccello che non davano la soddisfazione di avere un vero organo dentro di sé, un dito che si muoveva avanti e indietro in un movimento infantile e ridicolo. Si stupì’, quindi, quando Luca di dita ne infilò due, e queste non si mossero dentro e fuori, ma iniziarono a premere sul davanti, con forza: un senso di piacere, denso quanto il miele, iniziò a riempirle la mente, stordendola, colmandole il petto, soffocandola. Rimase a bocca aperta, la schiena che si muoveva all’indietro, le chiappe che si chiudevano sul cazzo del suo amante, la figa che veniva schiacciata da dietro e, al contempo, dall’interno.

Sentì le parole di Luca, qualcosa che non riuscì a comprendere, provenire da un altro mondo, mentre percepiva il bisogno di fare pipì all’improvviso… Un forte capogiro le diede l’impressione che si fosse trovata all’improvviso su un fianco, e nonostante i suoi occhi le dessero la conferma che adesso stava davvero vedendo un muro invece del cuscino, la cosa non ebbe la minima importanza. Anche il cazzo di Luca, di colpo fermo dentro di lei, la mano sul collo che la stringeva ancora di più per qualche secondo e poi lasciava quasi la presa non ebbero alcun impatto sulla sensazione di doloroso piacere che la stava uccidendo, le stava bruciando la mente e sopprimendo la coscienza.

Quando si riebbe, diversi secondi dopo, credette di essere tornata in vita o, per lo meno, l’esperienza che più si avvicinava nella sua esperienza era risvegliarsi da un’anestesia totale a cui era stata sottoposta anni prima per un’appendicectomia. Ma, a differenza di allora, non si era mai sentita tanto stanca e desiderosa di vivere di nuovo quegli attimi di perdita di coscienza.

Aprì un attimo gli occhi, poi li richiuse, quasi volesse riaddormentarsi sperando di rivivere quel sogno. «Ah, figa…» disse a bassa voce, incapace comunque di esprimere la soddisfazione che stava provando.

Sentì Luca muoversi alle sue spalle, letteralmente, il suo cazzo uscire dal suo culo. Avrebbe voluto chiedergli di lasciarcelo ancora un momento, e così anche le dita che stavano abbandonando la sua passera. Da entrambi gli orifizi colò qualche goccia di liquido caldo, sebbene quello dietro non fosse suo.

Si voltò verso Luca, il senso di piacere che echeggiava ancora nelle sue fibre distrutte dalla stanchezza, desiderosa di dirgli che era stato fantastico, ringraziarlo, implorarlo di farlo ancora, di scoparla tutte le volte che volesse, purché la facesse godere di nuovo come un attimo prima, ma non riuscì a fare nulla che sorridere, perdendosi nei suoi occhi e sospirando. In quel momento, scacciò con terrore l’eventualità che dovesse tornare a essere ancora il buco dove sborrava quel coglione di Alessio invece di diventare, finalmente, la fidanzata di Luca.

Nemmeno Luca disse nulla. La afferrò di nuovo per la gola, avvicinò il suo volto a quello di Giada, e la baciò. Non fu uno di quelli dolci, romantici, lunghi: in un attimo la sua lingua entrò nella bocca della ragazza e, qualche istante dopo, ebbe fine. Poi si limitò a guardarla per una manciata di secondi, con lo sguardo che non riusciva a nascondere la soddisfazione di aver inculato una ragazza così perfetta.

«È stato magnifico, Giada,» disse, «ma non si ripeterà mai più».

La ragazza non ebbe bisogno di affettare l’espressione di dispiacere che comparve sul suo volto. «Ma, Luca, noi…»

«No,» rispose lui, senza esprimere alcuna emozione, «già quanto abbiamo fatto è sbagliato. Non ho intenzione di scoparmi di nuovo la rag…» si bloccò, e questa volta l’ombra dell’imbarazzo fece la comparsa tra i suoi connotati. Anzi, fu quasi un misto di terrore e disgusto. Giada aveva compreso che la stava per definire “la ragazza di Alessio”, ma Luca, nonostante volesse apparire un duro, non aveva comunque intenzione di sminuirla, sebbene Alessio fosse il suo migliore amico. «…beh, tu, finché…»

«…finché sarò la ragazza del tuo migliore amico,» concluse Giada, sebbene senza la rabbia che lui si sarebbe aspettato. «Va bene». E come Luca, preferì non aggiungere cosa pensasse della sua decisione, nonostante una stilettata di rabbia avesse appena trafitto il piacere che aveva vissuto e che riverberava ancora nelle fibre stremate del suo corpo e della sua anima.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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