Giada aveva battezzato “posizione della chitarra”, sebbene a Luca sembrasse più corretto definirla “del contrabbasso”, ma ebbe l’assennatezza di non correggerla, il suo stare supina sopra il suo amante mentre questi la masturbava fino a portarla all’orgasmo e la baciava sul collo, aggiungendo una buona dose di calore umano al piacere sessuale che le faceva scuotere le membra e lanciare gemiti. Non era stato necessario che il ragazzo glielo proponesse in quanto lei stessa, dopo una buona mezz’ora a farsi massaggiare e farsi ripetere che era meravigliosa, una dea, il sogno erotico di ogni uomo e soprattutto il suo, si era distesa sopra di lui, dicendo: «Adesso fammi di nuovo godere nella posizione della chitarra».
Luca era rimasto un po’ sconcertato. Non era si era mai trovato nella situazione di chiederlo, anche perché, di solito, Sam e Flavia, dopo i preliminari, o si proponevano per un pompino per ringraziarlo per quanto stava facendo, o lo invitavano a leccargliela, ben sapendo che apprezzava il sapore delle rispettive fighe, ma non gli sarebbe dispiaciuto se lei gli avesse restituito il piacere. Evidentemente, Giada dimostrava di non possedere una visione, come dire… egualitaria del sesso, ma sembrava piuttosto avere a cuore solo il proprio piacere, ponendo in secondo luogo quello del partner. O forse, più semplicemente, voleva raggiungere un orgasmo e poi concedersi completamente a lui.
In ogni caso, lui l’accontentò, e mentre il suo cazzo si infilava nella fessura tra le sue splendide chiappe, la strinse a sé con una mano, prendendole un seno grosso e morbido, caldo e invitante. Ogni volta che un suo dito si muoveva su quella massa di pura meraviglia, sentiva il suo pene stirarsi un po’, inturgidirsi ulteriormente. Le due dita dell’altra mano che sprofondarono nell’utero di Giada trovarono un canale bagnato al punto che parte del liquido traboccò, strette in pareti bollenti e mobili, come se volessero inghiottire tutto fino al polso.
«Fammi godere, Luca…» disse lei, chiudendo gli occhi e perdendosi già in una nebbia di benessere.
Lui non perse tempo e cominciò a muovere le dita nei punti che la sua maestra gli aveva insegnato qualche settimana prima e che su Flavia aveva fatto pratica. La ragazza ansimava sempre più forte e profondamente, poi iniziò a dimenarsi come se soffrisse di mal di schiena, ma nonostante questo non smetteva di incitarlo, di non fermarsi, di farla godere. Luca percepiva il cuore della sua amante accelerare sempre più, rimbombare nei suoi seni che si scuotevano ad ogni movimento della ragazza. Quando poi il clitoride ebbe fatto la sua comparsa, abbandonò, con un certo dolore, va detto, la boccia per afferrarlo con un paio di dita e stimolarlo, sfregandolo e torcendolo leggermente.
Giada strinse i denti, sollevando il sedere dall’inguine di Luca, emettendo un gemito che parve di dolore o intensa fatica, poi sembrò accartocciarsi come una foglia secca, mentre stringeva le gambe. Infine, crollò sopra il ragazzo, liberando un sospiro che conteneva tutto il fiato che le era rimasto nei polmoni per diversi secondi. Iniziò a sudare, stille che comparivano sulla sua pelle e scivolavano, gocciolando sul suo amante.
«Brava, mia splendida puttanella…» le sussurrò lui, soddisfatto. «Fammi vedere come vieni».
Lei si irrigidì di nuovo, come se fosse preda di spasmi, una mano che afferrò in braccio che la stava fottendo, l’altra che si piegava sopra e dietro di lei, forse per posarsi sulla testa di lui. Probabilmente provò anche a dire qualcosa, ma l’unica cosa che le uscì dalla bocca fu un verso strozzato, poi una serie di respiri brevi e profondi.
Giada venne sollevando di nuovo il bacino, crollando e sollevandosi ancora, contorcendosi come se fosse stata attraversata da una corrente elettrica in un cartone animato. Emise dei gridolini strozzati, le gambe che le tremavano e le chiappe che si scuotevano come sodi budini. Cadde da Luca, finendo sull’altra piazza del letto dei genitori del ragazzo, tenuta da lui con una mano sui fianchi perché non finisse sul pavimento. Afferrò con una mano il copriletto mentre l’altra si infilava sotto il cuscino, la gamba destra che si sollevava e chiudeva sul ginocchio, la sinistra che si allungava, le dita del piede che si aprivano come la ruota di un pavone mentre cercava di sedurre una femmina.
Luca contemplò il corpo di Giada sudato e scosso dal piacere che le aveva appena donato. Passò un dito lungo la colonna vertebrale, dal collo alla salita che portava alla valle tra i glutei muscolosi. Si fermò appena oltre il valico, osservando il buco che si apriva e chiudeva continuamente, quasi fosse un occhio che cercasse di mettere a fuoco qualcosa.
La ragazza ansimava, stordita dall’orgasmo, sfinita, non abituata a qualcosa di simile. I grossi seni si appiattivano sotto il corpo della ragazza, mostrando un tatuaggio scritto in qualche alfabeto dell’estremo oriente nascosto dalla poppa destra e uno in aramaico dietro una spalla. Luca si chiese cosa significassero, e soprattutto se significassero veramente cosa credeva Giada. Appoggiò un bacio su quello che poteva essere un passo della Torah o il nome di una ricetta kosher: la pelle era calda, umida di sudore e dal profumo di donna soddisfatta.
Sollevò una ciocca bionda dall’orecchio della ragazza. «Tutto bene?»
Lei respirava con lenti e profondi sospiri. Annuì appena. «Sei stato meraviglioso…» sussurrò con un fiato appena udibile. «Ti amo, Luca…»
Lui sorrise, soddisfatto. La mano che aveva spostato i capelli scese fino alla nuca di Giada, bloccandola con gentilezza al cuscino. Le si spostò dietro, salendo su di lei, muovendo il bacino per appoggiare la cappella contro l’orifizio del buco del culo di Giada. Si incurvò verso di lei, avvicinando le labbra al suo orecchio. «Adesso sei mia, puttanella…» le sussurrò, e iniziò a spingere, il glande che iniziava a scappellarsi mentre il prepuzio si arrendeva di fronte alla resistenza opposta dall’ano. Sul volto di Luca si allargò il sorriso mentre percepiva il calore del retto trasmettersi al suo cazzo, pronto ad accoglierlo e a fornirgli il luogo dove cercare il meritato orgasmo.
Improvvisamente, Giada sembrò ritrovare tutte le energie che parevano essere state bruciate pochi istanti prima. Si voltò sul suo busto allungando una mano verso la faccia di Luca. «No! Non voglio!» ringhiò.
Più per lo spavento e non sapendo come comportarsi davanti a quell’improvviso attacco di ira, Luca si ritrasse, l’ano della ragazza che si richiudeva vuoto mentre il cazzo ne fuoriusciva dopo esserci entrato con la cappella per non più di un pollice. Si lasciò cadere sull’altra piazza, incrociando inconsciamente le mani davanti al petto e sollevando una gamba a protezione dei genitali.
«Che diavolo ti prende?» domandò, confuso, incerto se allontanarsi dalla sua amante, che improvvisamente era passata da cucciola assopita a demone furioso.
Il viso di Giada era una maschera di indignazione e rabbia. Sembrava prossima a picchiare il ragazzo. Le ci volle qualche istante prima di riuscire a parlare. «Non… non voglio che mi tratti come la tua puttana!» ordinò con una voce aspra, fremente per la collera, spostandosi con un movimento furioso una ciocca di capelli bagnati dal sudore. «Non permetterti mai più, pezzo di merda! Non sono una…» sembrò cercare un aggettivo, ma dall’espressione comparsa sui suoi connotati non fu difficile comprendere che era qualcosa che non avrebbe fatto piacere sentirsi rivolgere, ma dopo un istante abbandonò il tentativo e continuò: «…una come Flavia o quella troia di sua madre. Mi devi portare rispetto, stronzo!»
Luca era sul bordo del letto, guardando la bionda dalle tette grosse e dalle gambe lunghe, chiedendosi dove avesse nascosto la ragazza che lo aveva ringraziato un attimo prima con un filo di voce. «Giada… cosa…»
L’espressione di furia sul volto della donna divenne presto di sconsolazione. «Non voglio che mi scopi in quel modo, come se fossi la tua schiava sessuale. Mi manchi di rispetto… mi fai sentire una lurida troia, e forse mi consideri tale».
Il ragazzo aprì la bocca per controbattere, sebbene non avesse idea di cosa dire: non si sarebbe mai aspettato che una donna potesse trovare tutto questo disgusto nei confronti del sesso più crudo, quando Sam e Flavia, soprattutto la seconda, lo adoravano. Giada, comunque, lo trasse involontariamente dal suo imbarazzo, sdraiandosi sulla schiena e stringendo le braccia sul suo seno, sollevando anche una gamba come a nascondere la sua passera luccicante per l’orgasmo di pochi minuti prima. Voltò la testa, imbronciata, fissando il muro come a cancellare Luca dal suo universo.
Lui si lasciò sfuggire un sospiro. «Giada, gioia, non ti considero una… una “lurida…” Ma come fai anche solo a immaginarlo?» domandò, confuso e quasi imbarazzato. In realtà, anche un po’ offeso per come la ragazza pensava la considerasse. «E poi, la volta scorsa, alla festa, quando ti ho… ehm, presa da dietro non ti sei lamentata. Anzi, mi hai chiesto tu di farlo!»
