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Erotika
High Utility · Cap. 55
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Capitolo 55 di 77 13 min di lettura

Episodio 54

"«Allora?» domandò lui, infilando un paio di dita nella vagina e ripetendo quanto aveva fatto prima. Il volto della ragazza sembrò contorcersi nel dolore per un attimo, poi venne scossa da capo a piedi. «Sei uno… stronzo…» disse stringendo i denti. «Brava, arrapami, troietta». «Non… chiamarmi “tr…”»"

William Kasanova
1 anno fa · 285 letture · 0

Giada non mosse la testa, parlando con una voce atona, sebbene sembrava stesse spiegando qualcosa che Luca avrebbe dovuto comprendere da solo, se non era più che imbecille. «Che c’entra? Quella volta era diverso, allora ti stavo seducendo e ti ho lasciato prendere il mio sedere in quel modo per farti capire che mi volevi e che saresti voluto stare per sempre con me. Ma adesso non voglio che mi scopi ancora… in quel modo. È per le puttane».

«Ma, Giada, non…»

Lei si voltò verso Luca. «Giada, Giada, Giada… Giada, Giada, Giada, ma intanto ti interessa solo aprirmi il culo e fottermi come una troia, ma dei miei sentimenti non te ne frega un cazzo, vero?»

Lui non rispose, perché se avesse aperto la bocca… no, si disse, non aveva senso quanto stava blaterando la ragazza, e lui non avrebbe potuto ribattere con qualcosa di assennato a quei concetti incoerenti. Il timore che fosse così ogni volta s’insinuò nella sua mente, facendolo temere di aver fatto una cazzata nel cedere alla sua bellezza due giorni prima.

Davvero aveva infranto la fiducia che Alessio poneva nella loro amicizia per mettersi con una ragazza bella ma completamente pazza?

«Adesso sei il mio ragazzo,» continuava Giada, con quel suo accento che sembrava una madre che spiegasse al figlio stupido qualcosa che era palese quanto il cielo azzurro e l’acqua bagnata, «e devi fare come dico io. Non puoi immaginare cosa ho passato per potermi mettere con te, quando qualsiasi ragazzo in quella maledetta scuola vorrebbe fidanzarsi con me, o anche solo spingermi contro un muro e scoparmi come vorresti fare tu. Ma tu non sei come gli altri, e devi comportarti con rispetto nei miei confronti. Quando ti fottevi quella puttana dai capelli rossi potevi essere animale finché volevi, ma con me non puoi, io sono…»

Un senso di rabbia cominciò a ribollire dentro di lui. Odiava… no, detestava quando sua madre si comportava in quel modo, come se ricamasse su ogni suo errore un’opera letteraria nemmeno fosse una filosofa del rinascimento, facendolo sentire un coglione completo. Per quanto Giada fosse la sua fidanzata, nemmeno lei aveva il diritto di trattarlo in quel modo. «Va bene, va bene! Ho capito».

Ignorò Giada lamentarsi che la trattava male. Si voltò verso il comodino e prese il telefono, accendendolo.

«Non voglio che chatti con altre ragazze, mi mancheresti di rispetto,» continuò lei, recriminante.

Esasperato, Luca mostrò lo schermo dello smartphone. «Vedi, non sto chattando con nessuno».

Lo sguardo della ragazza divenne ancora più duro. «Togli quella foto, – ordinò».

Lui distolse l’apparecchio dalla vista della bionda, contemplandolo a sua volta. «Ma non ci penso nemmeno,» ribatté, deciso. Non avrebbe eliminato la foto del primo lancio di Alessio dallo sfondo del telefonino per nessun motivo.

«Non voglio che pensi ad Alessio,» disse Giada, e da come pronunciava quelle parole era evidente che era un argomento che le provocava un profondo fastidio. «Non osare più nominarlo in mia presenza».

«Alessio è il…» iniziò a ribattere Luca, quando, con una stretta al petto, si rese conto che si stava sbagliando. Balbettò un istante mentre si correggeva: «Era il mio migliore amico». Riconoscerlo, dirlo, fu un vero e proprio dolore fisico. «È una delle persone più buone e gentili che esistono».

La ragazza lo fissò con uno sguardo che mise in agitazione Luca. «Io sono stata la sua ragazza per dei mesi,» gli ricordò, e dalla sua voce colava fiele, «ed è squallido».

Luca sostenne la sua vista, come se fossero in una gara di tiro alla corda, ma l’abbandonò dopo qualche secondo, troppo arrabbiato. Questa volta, fu lui a stringere le braccia sui pettorali, ma non nascose il suo cazzo ormai flaccido, l’eccitazione che era scomparsa al punto tale che sembrava impossibile ci fosse mai stata.

Il silenzio calò nella stanza, tanto profondo che parve avesse acquisito una consistenza tangibile tra loro due al pari di un muro di mattoni. Per diversi secondi l’unico suono che si poteva udire era il fiato di Luca che passava rabbioso per le sue narici, almeno finché non venne coperto dal suono delle molle del letto. Un attimo dopo, con grande sorpresa di lui, i grossi seni di Giada si appoggiarono al suo braccio sinistro e, con ancora maggiore meraviglia, una mano afferrò il pene moscio e cominciò a massaggiarlo, risvegliandolo in pochi istanti.

«Lo sai che ti amo, Luca,» bisbigliò lei in un suo orecchio, «Voglio solo il meglio per te, e insieme saremo felici».

Lui percepì un senso di eccitazione crescere dentro di sé mentre le dita flessuose della ragazza accarezzavano l’asta del suo cazzo, aumentando quanto il suo organo si gonfiava di desiderio e raggiungeva la sua massima dimensione.

Lei si mise in ginocchio al suo fianco, ponendosi poi a cavalcioni sopra il suo inguine. La voce di Giada si era fatta molto più dolce, calda. «Vuoi il mio culo, Luca? Molti lo desiderano e sognano di prenderlo, ma ti confesso una cosa,» aggiunse, mentre si metteva in posizione e alzava il cazzo all’angolazione corretta. Si lanciò calare e un respiro incerto riempì i suoi polmoni mentre il suo amante si ritrovava a sprofondare dentro il suo retto. Le sue parole uscirono a scatti, un po’ come il suo movimento per impalarsi sul cazzo di Luca. «Solo… tu hai il dir… diritto di averlo».

Cominciò a cavalcarlo, tremando, mentre si appoggiava con le mani sulle gambe del ragazzo, le sue aperte a mostrargli il bocciolo di rosa su cui stava cominciando a seccare l’orgasmo di prima. Luca sollevò le mani e strinse i seni di Giada, sentendo un’ondata di calore scaldargli il basso ventre, la magnifica sensazione del retto bollente e umido della ragazza coccolargli la cappella.

«Dì ancora che sono un pezzo di merda, Giada,» le impose lui. «Mi eccita quando mi insulti».

La ragazza emetteva uno sbuffo ogni volta che calava sull’inguine di lui, trattenendo per un istante il fiato quando risaliva. Sembrava si stesse stordendo, come fosse prossima a svenire. «Sei… sei un pezzo di merda… Luca…»

La mano sinistra di lui abbandonò il grosso seno di Giada, passò la lingua tra il pollice e l’indice, bagnandone i polpastrelli con la lingua, quindi attaccò con gli stessi il clitoride dell’amante, che ora svettava in cima alla vulva aperta e rossa di eccitazione. La reazione di Giada fu quasi immediata, con un gemito che parve un ruggito.

«Dopo voglio scoparmi le tue tette,» le disse, aumentando la velocità con qui massaggiava il piccolo gioiello di piacere della ragazza, «voglio venirti in faccia. Me lo lascerai fare?»

Giada sembrava incapace di rispondere, troppo assorbita dalla sensazione del cazzo che le stava scivolando nel culo e il piacere che le faceva tremare il respiro e le bocce.

«Allora?» domandò lui, infilando un paio di dita nella vagina e ripetendo quanto aveva fatto prima.

Il volto della ragazza sembrò contorcersi nel dolore per un attimo, poi venne scossa da capo a piedi. «Sei uno… stronzo…» disse stringendo i denti.

«Brava, arrapami, troietta».

«Non… chiamarmi “tr…”»

Giada si rattrappì, portando le mani davanti al corpo, cadendo all’indietro e lanciando un urlo. Uno schizzo, e poi un secondo di acqua di luna spruzzarono dalla sua fica, cadendo a pioggia su Luca. Ringhiò qualcosa, scuotendosi come prima, nemmeno fosse vittima di convulsioni.

Luca si lasciò sfuggire un sospiro nel quale c’era ben poca soddisfazione. Scosse la testa. Afferrò la ragazza per i fianchi e, più per educazione che per altro, domandò: «Almeno posso finire di incularti, o nemmeno quello?»

La risposta richiese qualche secondo, con Giada che respirava profondamente, sibilando stremata. «Te lo concedo,» disse, alla fine.

«Oh, beh, grazie, sua maestà,» sussurrò lui, iniziando muovere l’inguine e a terminare il lavoro che lei non aveva portato a conclusione. La cosa divenne meccanica, priva di qualsiasi significato emotivo dopo qualche secondo, e l’orgasmo che ne seguì fu il meno soddisfacente che Luca ebbe nel corpo di una sua amante.

Non si sorprese quando, un’ora dopo, con Giada che tornava a casa sua, lui non provò affatto dispiacere o rimorso per essere rimasto solo.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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