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Erotika
High Utility · Cap. 77
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Capitolo 77 di 77 13 min di lettura

Epilogo

«Sono la tua troia, Luca!» gemette Olivia.

William Kasanova
1 anno fa · 375 letture · 0

Le punte degli abeti ondeggiavano dolcemente nella brezza tesa che, da quando l’aveva visitata la prima volta ormai due anni prima, a Luca sembrava dominasse costantemente la zona della Malga Ermete, tenendo costantemente sollevata una parte della manica a vento in cima del palo che appariva come un oggetto alieno in quell’ambiente alpino. Alessio, mentre controllava per l’ennesima volta lo zaino con il parapendio di sua moglie Flavia, continuava a lanciare occhiate all’anemoscopio bianco e rosso.

«Pensi che possa bastare?» domandò Luca, mentre apriva il contenitore in plastica con le bistecche comprate poco prima di partire da Caregan con la jeep per portare tutti e quattro fin lì.

L’amico distolse lo sguardo dalla manica a vento, alzandosi in piedi. Un accenno di sorriso sollevò gli angoli delle sue labbra. «Sì, nessun problema. È un buon posto per i lanci: non ho mai sentito nessuno lamentarsi».

Olivia, davanti al barbecue in metallo accanto alla panchina, finì di spalmare olio e aceto sulla griglia che avevano portato da casa per l’occasione. Indossava una maglia in pile a maniche lunghe che le copriva completamente il seno generoso, cosa che, Luca aveva notato, faceva sempre quando erano in presenza di Flavia, come se avesse l’intenzione di non rinfacciarle la differenza dei loro petti, quando, in realtà, se erano solo loro due, ormai non si faceva problemi a portare abiti che dessero giustizia al suo décolleté. Sotto aveva uno di quei pantaloni tecnici da escursionismo che rendeva giustizia al suo meraviglioso sedere. «Avete scelto un festeggiamento particolare per il vostro primo anniversario di matrimonio,» disse. «Non oso immaginare come festeggerete quello di stagno». E aggiunse, scorgendo lo sguardo confuso degli altri tre: «Il decimo, intendo».

«Ho certe idee, ma preferisco non parlarne,» rispose Alessio. «Male che vada, potremmo fare un safari. Potrebbe venire anche tua madre,» aggiunse, rivolgendosi a Flavia.

La ragazza smise per un attimo di affettare una zucchina su un piatto di carta, sollevando lo sguardo verso il marito. «Di certo preferirebbe vedere i leoni o i ghepardi che la fissano leccandosi i baffi dai finestrini di una jeep che venire qui a guardarmi mentre mi lancio,» rispose.

«Un peccato che non sia voluta venire con noi: il posto sulla jeep c’era,» ribatté Luca, indicando la Wrangler color sabbia di seconda mano che aveva comprato per le frequenti occasioni in cui erano costretti a salire in quota per lavoro portandosi dietro chili di attrezzature elettroniche.

Olivia lo guardò di sottecchi. Sapeva che continuava ad esserci una certa attrazione del suo fidanzato verso la sua ex insegnante di sesso, così come lui era a conoscenza del fatto che anche lei aveva chiesto alla donna qualche consiglio su come comportarsi a letto con il suo vecchio alunno: la ragazza, dopo un primo periodo in cui il loro sesso era stato molto più tranquillo di quanto lo fosse stato tra Luca e Flavia, tutto incentrato sulla dolcezza e coccole, lei, probabilmente convinta di impedire al fidanzato di godere come piaceva a lui, gli aveva chiesto, sebbene con un po’ di timore, di possederla con forza. All’inizio, Luca aveva usato uno stile più leggero, ma man mano che continuavano, Olivia si scopriva sempre più entusiasta del piacere che gli dava essere sottomessa a letto, e ben presto si erano ritrovati con lei che chiedeva di essere legata o bendata, godendo sempre più. Con sollievo di Luca, lei non aveva mai nemmeno accennato a frustini o cera di candele da far gocciolare sul suo corpo.

Nel frattempo, era nata una grande amicizia tra la ragazza e Flavia, nonostante si trovassero praticamente agli antipodi per quanto riguardava le personalità, perlomeno all’inizio: spesso, quando si incontravano tutti e quattro, erano loro due a sostenere le conversazioni più interessanti, a organizzare i finesettimana e a decidere cosa fare la sera. Luca fu sollevato all’idea che, da quando Flavia si era fidanzata con Alessio, avesse interrotto completamente la sua frequentazione delle orge o, probabilmente, avrebbe convinto anche Olivia a parteciparvi. Comunque, per qualche motivo, forse perché la mora aveva confessato alla rossa il suo (infondato, per Luca) timore di non riuscire a soddisfare il suo ragazzo come lui sembrava fare con lei, Flavia aveva convinto Olivia a incontrarsi con Sam: nel giro di qualche settimana, la conoscenza del sesso della ragazza era passata da accettabile a profondamente avanzata, con la felicità di Luca che aveva riconosciuto comunque lo stile della sua ex insegnante. Fu una sorpresa piuttosto gradita per il ragazzo quando, un giorno, mentre facevano sesso, Olivia fosse salito sopra di lui, si fosse impalata sul suo cazzo, e dopo avergli messo le mani al collo e iniziato ad apostrofarlo, sebbene con una certa vergogna, “stronzo” e “pezzo di merda”, termini che non erano mai usciti dalle labbra di Olivia, avesse cominciato a cavalcarlo fino a portarlo al più soddisfacente orgasmo della sua vita.

Luca voleva credere che fosse stato il loro fidanzamento a rendere Olivia più spigliata e a liberarla dall’insicurezza che aveva caratterizzato i suoi primi diciotto anni di vita, ma era comunque convinto che la frequentazione di Sam avesse avuto il suo peso. Anzi, l’aveva così presa a cuore che sembrava essere diventata quasi una zia per Olivia, e spesso, quando tornava a Caregan da Padova, dove studiava, Olivia voleva sempre passare a trovarla, anche solo il tempo di un tè, e le portava una torta che preparava con le sue stesse mani.

Le bistecche sfrigolarono quando vennero adagiate sulla griglia calda, sollevando un vapore profumato che subito si diffuse nella radura. A giudicare dai commenti degli altri tre, Luca comprese di non essere l’unico ad apprezzarlo mentre voltava la carne per farla cuocere su entrambi i lati e aggiungeva accanto la verdura tagliata a fette.

«E voi due quando vi sposate?» domandò Flavia, appoggiando i piatti di carta sul tavolo in legno.

«Fosse per me mi sposerei anche subito,» rispose Luca, voltandosi verso gli altri tre, «ma abbiamo deciso che Olivia finisca prima l’università».

La fidanzata lo fissò con uno sguardo sornione. «Secondo me, vuole aspettare perché intanto si sbatte qualche troietta mentre io sono a farmi il culo sui libri».

«Ah, fidati:» ribatté Alessio, mettendosi seduto a tavola, ricompensando Flavia con un sorriso per il piatto di carta che gli mise davanti, «il nostro Luca pensa solo al lavoro e a rendere la nostra piccola società sempre più profittevole».

«Sì,» disse la rossa, «e se tu la smettessi di far precipitare i droni magari sarebbe meglio. Ancora un po’ e quello che ce li vende ci manda i cestini a Natale come migliori clienti».

«Oh, Flavia, quanto la metti giù dura,» la redarguì Luca sogghignando. «Il video dimostra senza ombra di dubbio che lo scoiattolo non l’abbiamo nemmeno sfiorato quando il drone è finito sull’albero».

«E nemmeno quella volta il cane,» continuò Alessio, sollevando una mano come a scacciare la preoccupazione della moglie. «O quella bambina».

«Quale “bambina”?» sbottò Flavia. In quanto segretaria della piccola azienda di fotografia e rilevamento aereo di Luca e Alessio, aveva il compito, oltre a quello di preoccuparsi della cancelleria e che strumenti di lavoro come i droni e i computer fossero sempre in buono stato e disponibili, di redigere e sottoscrivere contratti con i clienti, e trovarsi a rispondere di danni a cose, ma soprattutto a persone, era una cosa che terrorizzava la ragazza, anche perché avrebbero rovinato il nome e la serietà dell’azienda, una delle poche in zona specializzata in un campo simile.

«Oh, niente, niente…» la rassicurò il marito, «Le abbiamo detto che era una fatina che aveva avuto un infarto mentre era in volo quella cosa caduta vicina a lei».

Flavia lo fissò con gli occhi spalancati, incapace di dire qualsiasi cosa, e capì che la stava prendendo in giro solo quando Olivia scoppiò a ridere. Il viso della rossa passò dalla rabbia al trattenere anche lei una risata.

«Dai, adesso basta storie che è pronto il pranzo,» tagliò corto Luca, mettendo le bistecche fumanti su un piatto e ponendolo in mezzo al tavolo, quindi si sedettero tutti sulle due panchine in legno, iniziando a prendere e distribuire cibo e bevande, chiacchierando.

«Avete poi saputo più nulla di Giada?» domandò Flavia.

Alessio bevve un sorso di Coca Cola per inghiottire il boccone prima di rispondere. «Io, l’ultima volta che l’ho vista, è stato agli esami di maturità. Che non sono nemmeno sicuro abbia passato».

Luca annuì mentre cercava di concludere qualcosa con il coltello di plastica sulla bistecca. «Sì, l’ultima volta che ci siamo parlati è stato quando abbiamo litigato nel parco,» poi si voltò verso Olivia, sorridendole, «quando poi ci siamo conosciuti».

Prima di andare avanti…

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