Flavia prese la sua giacchetta dal chiodo affisso alla colonna del capannone, la pulì un po’ dalla polvere che si sollevava sempre dal telone cellophanato durante i loro rapporti sessuali più selvaggi e, una volta soddisfatta del risultato, la indossò. Questa volta, ebbe l’accortezza di controllare subito se avesse con sé le monete per comprare qualcosa al bar e trovò senza problemi qualche euro spicciolo oltre a qualcos’altro. Quando lo estrasse dalla tasca, si trovò in mano un cavetto Scart.
Glielo aveva prestato qualche giorno prima Jago, dopo che lei si era lamentata che il cavo che collegava il videoregistratore del paleolitico che sua madre si ostinava a usare (Flavia aveva preferito non aggiungere che l’unico impiego dell’apparecchio era quello di riprodurre il video del matrimonio di sua madre, quando sentiva la mancanza del loro uomo di famiglia, per poi passare il resto del pomeriggio sul letto, piangendo silenziosamente: non fosse stato per questo, la ragazza le avrebbe “consigliato vivamente” di passare ai DVD o allo streaming) aveva smesso di funzionare. Il ragazzo aveva detto che ne aveva qualcuno a casa, da qualche parte, e la volta successiva che si erano incontrati, con grande sorpresa della ragazza, gliene aveva davvero consegnato uno. Lei gli aveva chiesto quanto volesse, ma lui aveva riso, domandandole se stesse scherzando, anche se era semplice intuire che lei lo pagava già ogni volta che era in quel capannone. In ogni caso, anche con quello il televisore era rimasto nero e Flavia era giunta alla conclusione che ad essere guasta era una delle porte del videoregistratore, e che avrebbero dovuto ripiegare su una prolunga del cavo dell’antenna per poter vedere le videocassette. Oltre a riversarle quanto prima su un supporto digitale. Considerando l’impianto di trasmissione audio-video che usava Sam per trasmettere i suoi spettacoli erotici, Flavia si stupì che non avevano nulla che permettesse di convertire il contenuto di VHS in un hard disk.
Rimise in tasca il cavetto e si diresse al corridoio che portava allo spogliatoio, dove erano rimasti solo lo stesso Jago, Yuri e Alena. Quando aprì la porta ed entrò nel locale piastrellato dall’atmosfera piena di vapore per le docce che avevano appena terminato il loro lavoro, li trovò insieme. Yuri aveva quasi finito di vestirsi, legandosi la stringa di una scarpa in pelle appoggiandola su uno dei panchetti da palestra in mezzo allo spogliatoio, mentre Jago era in piedi, nudo, con davanti Alena. La ragazza, anche lei priva di qualsiasi abito, ancora bagnata dalla doccia e che emanava il profumo del sapone liquido da quattro soldi che era in dotazione alle docce, era in ginocchio davanti al figlio del proprietario del capannone; stringeva in una mano il cazzo, muovendo la lingua sul prepuzio e strappando gemiti strozzati al ragazzo, il quale, però, sembrava quasi più interessato al discorso dell’amico.
Ormai Flavia era giunta alla conclusione che gli argomenti di Yuri fossero pressoché tre: finanza, la sua Tesla e la sua ragazza fotomodella, in questo ordine di importanza. Quindi non si meravigliò quando, non riuscendo a sentire termini comprensibili riconducibili a motori o donne, comprese che stava discutendo di denaro, mercati e criptomonete. In realtà, aveva imparato più di finanza sentendolo parlare dopo la doccia post-orgia che da quanto le avevano insegnato a scuola, e diverse volte era stata tentata di chiedergli se avesse potuto spiegarle qualcosa a riguardo, ma non ne aveva mai avuto l’occasione. O, più onestamente, il coraggio di correre il rischio di causare uno tsunami di chiacchiere su DAO, fee, futures e altre cose che l’avrebbero lasciata più disorientata di prima.
«…e ieri sera mi arriva una e-mail da Opensea che mi informa che il mio “Cheeky raccoon ski resort” che avevo listato a sei Ether quattro mesi fa è stato comprato da qualcuno…» spiegava, finendo di allacciare la scarpa, con l’intonazione di voce che usava quando raccontava di aver guadagnato parecchi soldi.
Jago emise un paio di gemiti, ma Flavia non avrebbe saputo dire se erano di approvazione verso la vicenda economica del suo amico, spingendolo a continuare, o per la punta della lingua di Alena che si stava avventurando all’esplorazione del meato, incoraggiandola a non fermarsi. La ragazza sollevò la mano che stringeva il cavetto, senza dire una parola per non disturbare nessuno dei tre, ognuno apparentemente concentrato nel proprio passatempo preferito, ma sperando che Jago intercettasse con la vista quanto le aveva riportato. Comunque, nel caso non l’avesse notato, lo appoggiò sui vestiti del ragazzo.
Senza fare altro rumore, si voltò per uscire dallo spogliatoio, muovendo silenziosamente una mano per un saluto di cui nessuno diede segno di notare: la bionda inginocchiata era intenta a fare scorrere la cappella tra le sue labbra, mentre Yuri continuava a blaterare di qualcosa che lo aveva soddisfatto quasi più di quanto lo fosse Jago in quel momento.
«…e allora, con tutti quei soldi nel mio wallet, decido di andare a comprare qualche altro NFT,» spiegò, mentre il tono della sua voce iniziava ad assumere un accento di divertimento. «Ti avevo detto che ero interessato a quelli di un progetto giapponese, il “World of Girls”, quello che è stato usato per finanziare quel cartone animato manga o qualcosa del genere e che, avevo letto, stava crescendo di valore».
Flavia, una mano sul maniglione antipanico della porta, pronta ad uscire, ebbe l’impressione di rivivere un discorso simile già accaduto in passato. Per un attimo ebbe la certezza che fosse un semplice déjà-vu, ma poi riaffiorarono il ricordo del vento tra i pini, la sensazione di libertà… il lancio con il parapendio di Alessio… Improvvisamente riuscì a ricostruire la situazione: era Giada che si stava vantando del suo coso che aveva raggiunto un prezzo elevato invece di contemplare il suo ragazzo che si lanciava dalla radura sopra Caregan per poi volare con le aquile. Un senso di benessere si sciolse tra le membra della ragazza a quel pensiero, qualcosa di ancora più profondo dell’acqua calda della doccia post coito.
«…e quando vado a controllare, ne trovo uno, il 281, a prezzo di sconto!» continuava Yuri, ridacchiando. «Ma quanto bisogna essere coglioni per vendere un NFT che ha il floor price a 0.85 a 0.4!»
Flavia non riuscì a trattenersi, voltandosi verso i ragazzi. «Anche una mia amic… una che conosco ha il 281 del “World of Girls”! Ma lei non lo venderebbe mai, in realtà: vuole tenerselo per farci una fortuna».
Yuri sbottò una specie di risata. «Impossibile abbia il 281. È mio».
La rossa aggrottò la fronte. «Ne sono sicura: il numero del… ehm… disegno è la mia data di compleanno, 28 gennaio».
«Auguri!» disse Yuri, stringendo i denti e gemendo, mentre metteva una mano sulla testa di Alena, «In forte ritardo, ma auguri, Flavia».
La bionda aprì la bocca, estraendovi il cazzo, quindi guardò il ragazzo: «Te lo do io un bel regalo di compleanno, stallone». Quindi si rimise al lavoro, ma strappando a Yuri un ululato invece di un nitrito.
Jago contemplò per un istante l’operato di Alena, probabilmente pensando a come li faceva la sua ragazza che lavorava con indosso solo costumi da bagno, poi tornò a interessarsi del discorso di Flavia. «Quello che voglio dire è che non esistono due NFT della stessa collezione con il medesimo numero. Ognuno è diverso, sia per aspetto, cioè per i suoi metadati, che per il numero identificativo».
La ragazza lo guardò confuso. «Sarà,» concesse.
«Magari ti sei sbagliata con un’altra collezione».
«Può essere,» ribatté lei, sollevando le spalle. «Ricordo solo che il disegno era una tipa incattivita con i capelli rossi e la tipica uniforme scolastica in qualche stile giapponese, con una spada e un coso… un gatto o un coniglio bianco in testa».
Questa volta ad apparire confuso fu il ragazzo. «Hai qualche capacità di preveggenza, Flavia?» domandò. Prese dalla tasca il suo IPhone, premette qualche volta il touchscreen e poi lo voltò a favore della ragazza, che aggrottò le sopracciglia.
