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Giada non era mai stata così eccitata in vita sua. Forse, nemmeno quando aveva perso la verginità a sedici anni con quel ragazzo figo che aveva conosciuto in vacanza al mare, nascosti sotto una barca tirata a secco e capovolta sulla spiaggia, la sera, si era sentita in uno stato simile.
Già solo l’idea di fare finalmente suo Luca, avere il suo uccello in mano e poi in bocca, il profumo della sua pelle che la stordiva, quel senso di proibito, il sesso in una stanza che non era sua, in una casa con dozzine e dozzine di altre persone, Alessio da qualche parte in giardino… Figa, che sensazione strana, potente, terribile ma al tempo stesso impossibile da non desiderare. Era come se la sua mente fosse una scatola e solo una piccola parte, schiacciata contro una parete, fosse disponibile al suo raziocinio, mentre il resto era un turbinio confuso e oscuro di piacere, desiderio, passione e istinti primitivi di essere posseduta e chiavata fino allo sfinimento da decine di uomini, uno dopo l’altro, poi in coppia, in gruppo, tutti assieme, la loro troia, il loro buco di carne dove sfogare una vorace fame di sesso, abbandonata a terra con sborra che usciva a fiotti da ogni suo orifizio…
Quel pensiero la eccitò e al contempo la terrorizzò… Cosa stava immaginando? Perché un’idea tanto squallida le impediva di godersi il suo Luca, di farlo godere come mai prima di allora e poi renderlo suo per sempre?
Tornò a concentrarsi sull’uccello che aveva in bocca, sulla fortuna di fare l’amore con Luca, il sapore che lasciava sulla sua lingua e il profumo che stava riempiendo le sue fauci e scivolava fino nel suo naso. Non era pratica di pompini, i pochi che aveva fatto li aveva donati al suo amante in spiaggia e un altro ragazzo che aveva conosciuto l’anno dopo, che la trattava male ma che, nonostante questo, la faceva bagnare ogni volta che lo vedeva. Con Alessio, invece, non si era mai abbassata a mettere in bocca il suo cazzo…
Nonostante questo, si chiedeva cos’altro avrebbe potuto essere una pompa se non muovere la testa avanti e indietro, simulare una figa con il cavo orale: non che una vagina facesse tanto altro. E poi, per un uomo sborrare era tutto quanto gli serviva per considerare qualcosa un atto sessuale: un uomo si accontentava di poco per godere, e proprio per questo non capiva che una donna aveva il diritto di meglio di quanto lei gli dava. Luca sarebbe stato in grado di darle piacere più di Alessio e… beh, anche degli altri due che, a parte essere dei pezzi di manzo, non avevano avuto altre qualità.
Da come ne parlava e lo provocava quella troia di Flavia quando stavano insieme, sembrava che il ragazzo di cui aveva lo splendido uccello tra le labbra fosse un campione a letto…
Scacciò quei pensieri inutili, che le stavano facendo perdere il contatto con quanto c’era di veramente importante in quel momento: ora era suo il compito di far godere Luca, farlo innamorare del suo corpo meraviglioso e renderlo il suo amante per sempre. Chiuse gli occhi, appoggiò le mani sulle cosce del ragazzo e si concentrò sul grosso cazzo che aveva in bocca, sulla sua lingua che ne accarezzava la parte inferiore, la pelle leggermente salata per il sudore, la cappella che strusciava contro il palato, accarezzandolo e provocando un appena accennato solletico. La saliva le stava riempiendo il cavo orale, e quando spingeva all’indietro la testa, un po’ le colava dalle labbra, pendendo fino alle sue grosse bombe.
«Brava, Giada…» sospirò Luca, la sua mano sulla testa che le infondeva sicurezza e apprezzamento. Stava andando bene, il pompino era perfetto e lui, presto, sarebbe stato suo: cosa serviva d’altro per soddisfare un uomo se non farlo godere?
Abbandonò la coscia destra di lui e portò la propria mano alla sua passerina, che aveva iniziato a pruderle mentre iniziava a bagnarsi e a lacrimare sul pavimento. Se l’accarezzò dolcemente, mentre un senso di stordimento che non era sicura di aver mai sperimentato cominciava a farle girare la testa. Emise un gemito di piacere quando un dito dall’unghia smaltata di rosso scivolò dentro di lei, un ben misero surrogato all’uccello che aveva in bocca.
Perché gli aveva detto che poteva scoparla solo in bocca e nel sedere? Che idiota! Se l’avesse preso in figa avrebbe forse potuto farla godere, ma un pompino e un’inculata a cosa potevano servire a lei, per il suo piacere.
Le parole di Luca la riportarono al presente.
«Giada, sto per venire…» disse, sospirando e, con sorpresa della ragazza, la mano che aveva appoggiato sulla sua testa non la stava usando per bloccarla come aveva fatto il suo secondo amante, ma per allontanarla e uscire dalla sua bocca.
Fu quasi delusa dal comportamento del ragazzo, che si aspettava si sarebbe svuotato nella sua gola, quello che le sue amiche sostenevano essere il modo migliore per conquistare il cuore di un uomo. Invece, lo vide stringere i denti e, con due dita, premere l’asta del suo uccello, appena sotto la cappella.
«Cosa fai?» domandò lei, confusa.
Dal tono di voce, era evidente che Luca stesse combattendo contro il suo stesso corpo. «Non voglio venirti in bocca… non sarebbe educato. Io… mi sto trattenendo». Respirò profondamente, cercando di rilassarsi.
Giada lo fissò, scoprendo che il ragazzo di cui era innamorata follemente, nonostante quanto avesse immaginato fino a qual momento, non era uno stronzo come gli altri. A sentire i racconti che faceva lui sulle scopate che aveva avuto, e da quanto riferiva la troia rossa con l’intenzione di fare scoppiare la sua invidia e rabbia, sembrava che Luca fosse una specie di carro armato del sesso, uno che bloccava una donna a letto legandola e la scopasse per farla a pezzi, sderenandola fino a renderla uno straccio coperto di sborra… e invece… Lei stessa, pensò, se si fosse trovata al suo posto, con una figa come lei a spompinarla, non si sarebbe fatta problemi e ne avrebbe approfittato fino in fondo.
Fu piacevolmente sorpresa dalla cosa, ma al tempo stesso si rese conto che questo mandava a gambe all’aria il suo piano: di certo, non avrebbe impressionato molto il ragazzo farsi fare una mezza pompa da lei, poi chiudersi in bagno e immaginarsela che lo concludeva venendo in un paio di strappi di carta igienica. O peggio, immaginando qualcun'altra al suo posto… magari la troia o la madre Samantha…
Fu quasi presa dal panico quando si alzò in piedi, appoggiandosi a lui, strusciandosi, il cazzo che le scivolava lungo una coscia. «Sei stato davvero gentile, Luca,» disse, prima di dargli un bacio sulla bocca. «Ma voglio sentirti mentre mi vieni dentro».
Lui sollevò le sopracciglia. «Ma hai detto che la f… davanti non vuoi che…» cercò di dire, ma il testosterone, l’orgasmo mancato e il seno di Giada contro di lui lo stavano facendo confondere.
La ragazza prese di nuovo una mano di Luca ma, questa volta, invece di una tetta, la appoggiò su una chiappa, vicino allo spacco. «Ho un buco solo per te».
Luca parve incapace di respirare per un istante, mentre le sue dita si mossero tra i glutei muscolosi, accarezzando la pelle in mezzo, scendendo fin quasi alla rosellina.
«Ti piace il mio culo?» domandò Giada.
Lui annuì, poi aggiunse, come se gli occhi spalancati e l’uccello che stava di nuovo preparandosi ad entrare in azione non bastassero ad essere sufficientemente esplicito: «È bellissimo».
Lei si staccò da lui, facendo qualche passo verso il letto, sculettando vistosamente. Giunta al bordo, si voltò con il busto, gli fece segno di avvicinarsi con un dito e disse: «Allora, vieni a prenderlo».
Si sdraiò prona sul copriletto, sentendo il tessuto ruvido contro la sua figa bagnata e sensibile. Forse, pensò, se lui l’avesse inculata per bene e abbastanza a lungo, lo sfregamento contro la stoffa avrebbe potuto fare insorgere un passabile orgasmo anche a lei. Aprì le gambe e chiuse gli occhi, sospirando e rilassandosi.
Un attimo dopo, il letto la sballottolò mentre Luca saliva dietro di lei, poi sentì il suo corpo appoggiarsi al suo, il calore infondersi nella sua pelle, la cappella baciare il buco del suo culo. Però non entrò. Invece, sentì il fiato di Luca accarezzarle il padiglione auricolare destro.
