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Erotika
High Utility · Cap. 52
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Capitolo 52 di 77 19 min di lettura

Episodio 51

Il cazzo sprofondava con forza dentro di lei, per tutta la sua lunghezza, le palle che sembravano sculacciarla ad ogni colpo; poi usciva, lentamente, si fermava, quasi volesse prendere la rincorsa e di nuovo il letto e lei cigolavano e gemevano, sussultando sulle molle.

William Kasanova
1 anno fa · 332 letture · 0

«Anche il tuo collo è off-limits?» sussurrò.

La domanda colse di sorpresa la ragazza. «No… perché?» chiese, senza capire come potesse scoparsi il suo collo. Ma non ebbe il tempo di trovarsi una risposta, perché sentì il cazzo scivolarle nel culo e, ancora prima di poterne assaporare le emozioni che le provocò, scoprire cosa si provasse con un vero pezzo di carne e non di plastica, una mano scivolò sotto il suo seno, stringendolo, un’altra sul suo inguine, e si trovò capovolta, sopra Luca, nell’altra piazza del letto, emettendo involontariamente un gridolino di sorpresa.

Prima ancora di riuscire a dire una parola, la mano che l’aveva presa all’inguine si sposto sulla sua nuca e le spostò la testa a sinistra, e le labbra di Luca si avventarono tra la spalla destra e l’orecchio, baciandola, leccandola, venerando la pelle del suo collo con una brama che bloccarono il fiato alla ragazza. I suoi occhi si aprirono, così come le labbra dolci e desiderose di amore e dolcezza: il suo petto sembrò incapace di contenere il suo cuore che batteva all’impazzata e la felicità che lo stava riempiendo, colmandole i seni che sembravano essere diventati di roccia e quasi zampillando fuori dai petali della sua rosa.

Provò a dire qualcosa, ed esprimere il piacere che stava vivendo, quel senso di eccitazione che le stava infiammando i muscoli spingendola quasi a mettersi a saltare e la pace che l’aveva travolta facendole desiderare di sciogliersi sopra Luca, entrare nei pori della sua pelle e vivere per sempre in quello stato, ma l’unico gemito che le uscì dalla bocca fu qualcosa di simile ad un singulto.

Luca, dal canto suo, questi problemi sembrava non averli. Il ragazzo tranquillo e timido, che fino a pochi minuti prima appariva abbattuto e pronto a piangere, implorando la troia rossa di tornare da lui, stava dimostrando di apprezzarla più di quanto lei potesse immaginare. Sembrava in preda al delirio, un folle che stesse sbranando di baci una donna, come se ne andasse della sua vita. Possedeva il suo collo, la sua spalla, il lobo del suo orecchio con le labbra o la lingua, poi, quasi ringhiando, le diceva, prima di riprendere a baciarla: “Sei bellissima, Giada!”, “Vorrei avere più mani per darti quello che ti meriti!”, “Voglio farti godere come mai prima di ora!”

Ma Giada stava già godendo come mai prima di allora, e, se la sua mente non fosse stata un turbinio di emozioni, stordita dal piacere che stava vivendo, si sarebbe probabilmente sorpresa che il cazzo in culo, in cui aveva segretamente riposto le speranze di un orgasmo, anche piccolo piccolo, una mezza impressione di piacere, per la prima volta nella sua vita, in quel momento non occupava nella sua coscienza più spazio di quanto ne stessero avendo i capelli o le unghie.

La mano che le spostava la testa si abbassò tornando sull’inguine, due dita si appoggiarono sulla commensura, premendo. Un’ondata di una sensazione strana, all’inizio quasi spiacevole ma subito dopo necessaria, vitale, lambì la sua anima.

«Il tuo clitoride…» dissero le labbra che dovevano continuare a possederle il collo, «posso o è…»

La ragazza sentì un'altra voce ansimare, tra un battito del cuore e l’altro, implorare: «Ancora… ancora…»

Un istante dopo, Giada fu un corpo meraviglioso privo di una mente, una ragazza le cui membra si muovevano sotto lo sconquassamento e lo tsunami di ormoni impazziti, la schiena che si arcuava, le gambe che si flettevano e si rilassavano, sobbalzando sul letto che cigolava, le dita che sembravano zampe di ragni folli che volevano correre ovunque, una mano sulla bocca per impedirle di urlare al mondo intero il piacere che stava vivendo, un’altra sulla sua figa sgorgante a torturarle la perla in fiamme.

Probabilmente svenne, ma forse non ebbe semplicemente memoria del momento in qui l’orgasmo raggiunse il picco. La sua coscienza, riaffiorando dal mare di ormoni e piacere che si stava asciugando, la ritrovò indolenzita nei muscoli, ansimante, assetata, con il cuore che galoppava al punto tale che solo la mano di Luca sul seno pareva in grado di impedirgli di sbalzarle dal petto. Era sudata, grondava letteralmente, e il suo inguine era bagnato, facendole credere che se la fosse fatta addosso, ma l’assenza dell’odore caratteristico lo faceva sembrare improbabile. Era già sdraiata, o sarebbe crollata per la stanchezza.

Come se nulla fosse accaduto, Luca riprese a baciarla al collo e a palparle le grosse tette, ora dolorose. «Godi bene, puttanella».

Giada chiuse gli occhi, sentendosi svuotare. «E tu sei un pezzo di merda…» rispose lei. Avrebbe voluto essere una battuta, esclamata con spirito, per creare una sorta di ribellione giocosa a come lui l’aveva apostrofata, ma a Giada uscì come un piagnisteo, «avresti dovuto scoparmi prima così. Farmi godere come questa sera già da tempo!» aggiunse, lamentosa.

Lui non rispose, chiudendosi in un silenzio completo. Smise anche di baciarla e il piacere che metteva nello stringerle il seno calò sensibilmente. La ragazza comprese che aveva detto qualcosa di sbagliato, decisamente sbagliato. “Idiota”, si accusò mentalmente, “si sta scopando la ragazza del suo migliore amico, cosa che per lui è un peccato mortale, e lo sta facendo solo perché depresso dall’abbandono della sua ex, e tu gli rivanghi tutto dopo che gli hai avuto un orgasmo addosso…”

Si accorse che il suo amante, in realtà, aveva pensato solo a lei, e lui era a becco asciutto: il suo cazzo era tra le sue chiappe, e non percepiva nessuna strana sensazione di bagnato dentro di lei.

La ragazza si girò, finendo sul copriletto. Accarezzò il volto di Luca. «Ma… non sei venuto…» constatò con troppa fretta nelle sue parole, impedendo al ragazzo di pensare ad andarsene. Dopo quanto gli aveva appena dato, lui sarebbe stato suo. Lui doveva essere suo, a qualsiasi costo.

«No,» rispose lui, e il tono di voce con cui pronunciò quella parola, quasi gli importasse poco, anzi l’alternativa lo disgustasse, e non avesse alcun interesse a porre rimedio alla cosa, fece stringere il cuore di Giada.

Quasi presa dal panico, lei riassunse la posizione di prima, prona. Le parole che le uscirono dalla bocca sembrarono finte, recitate da una pessima attrice. «Ecco, prendimi il culo».

Luca la fissò per un istante, come se non riconoscesse di aver appena dato un orgasmo a quella meravigliosa ragazza, quasi ne fosse infastidito, e poi si mise seduto.

“Se ne va!”, pensò Giada, terrorizzata. “Ho sbagliato, ho fatto una cazzata totale, sono una…”

Luca, invece, si mise in ginocchio dietro di lei, poi sopra le sue gambe. Una mano afferrò i capelli biondi della ragazza, si mosse in circolo arrotolandosi la ciocca attorno al polso, quindi la ragazza sentì la mano appoggiarsi contro la sua nuca e bloccarle la testa contro il cuscino, facendola affondare nell’imbottitura anti-soffocamento.

Giada, però, si sentì soffocare ugualmente, un senso di allerta che stava per sfociare nel panico, confusa, stringerle il petto. Percepì il peso di Luca scaricarsi attraverso l’inguine di lui sulle sue chiappe, una sua mano spostarne una per avere spazio di movimento. Una sensazione strana, diversa da quella che aveva vagamento sperimentato prima, le fece comprendere che il suo ano si stava dilatando per permettere l’ingresso del cazzo del suo amante.

Sentì il suo fiato di nuovo accarezzarle l’orecchio… no, questa volta sembrò assalire il padiglione, le venne in mente lo sbuffo che, nei cartoni animati di una volta, il toro nell’arena soffiava con rabbia dalle narici prima di caricare il protagonista della storia. Per un istante, la ragazza ebbe la certezza che non se la sarebbe cavata con destrezza e fantasia come Bugs Bunny.

«Sei una…» iniziò a dire Luca, ma non aggiunse altro. Il tono di voce e il colpo che spinse nel retto lasciarono comunque intendere a Giada che la continuazione della frase non sarebbe stato un complimento. Lei si spaventò sempre più, le gambe che sembravano gelatina, incapaci di sorreggerla se non fosse stata già sdraiata.

Luca l’aveva bloccata a letto con il suo peso, impossibilitata a muoversi. Il cazzo sprofondava con forza dentro di lei, per tutta la sua lunghezza, le palle che sembravano sculacciarla ad ogni colpo; poi usciva, lentamente, si fermava, quasi volesse prendere la rincorsa e di nuovo il letto e lei cigolavano e gemevano, sussultando sulle molle. Lui continuava a sussurrare qualcosa, mezze frasi, come se volesse darle della troia per come si stava comportando, per il fatto che lo stava usando per tradire la fiducia del suo amico, ma al contempo non fossero abbastanza in confidenza per prendersi certe libertà.

Prima di andare avanti…

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