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Erotika
High Utility · Cap. 67
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Capitolo 67 di 77 11 min di lettura

Episodio 66

"«Ho visto anche Sam». Non usò aggettivi per descriverla, ma il tono trasognante della sua voce bastò per lasciar comprendere quali emozioni avesse suscitato in lui. «Era completamente nuda». Luca scoppiò in una risata. «Fidati, se continuerai a frequentare la loro casa mi confesserai stupito di averla vista con indosso anche solo un paio di mutande!»"

William Kasanova
1 anno fa · 283 letture · 0

Giada stentava a credere che stava pedinando Luca lungo le strade di Caregan la domenica mattina, quando lui avrebbe dovuto esserle accanto e amarla. Appoggiata al muro di un edificio, sbirciava il suo fidanzato camminare con le mani in tasca, deciso a raggiungere qualche luogo o qualche persona, ignorando di essere seguito. Un paio di uomini di passaggio le scoccarono un’occhiata, probabilmente contemplando il suo corpo meraviglioso e immaginandola nuda, sotto o sopra di loro, e lei ricambiò con uno sguardo truce ormai perfezionato per la lunga esperienza, scacciando il loro laido desiderio e facendoli accelerare lungo la loro strada. Tornò a controllare Luca e, quando lo vide svoltare ad un incrocio, dopo un paio di secondi ridusse la distanza, nascondendosi dietro l’angolo che il ragazzo aveva appena superato.

Nemmeno un’ora prima, lei aveva provato di nuovo a dimostrare la sua magnanimità nei confronti del suo ragazzo, chiamandolo al telefono, cercando di appianare l’astio che lui aveva iniziato a dimostrare nei suoi confronti. La voce di lui era suonata, già dal saluto poco caloroso, carica di un risentimento che non era riuscito, o non aveva voluto, nascondere; colpita al cuore da quella mancanza di entusiasmo nei suoi confronti, Giada aveva proposto una delle sue attività preferite, qualcosa che rinsaldava sempre i rapporti con le sue amiche, ma, si era accorta subito, con Luca non sortiva il medesimo effetto.

“Guarda, Giada… non mi va di andare per negozi. Forse è meglio se non ci vediamo, oggi”, aveva risposto, senza aggiungere altro. Per qualche motivo, la ragazza avrebbe giurato che sul volto di Luca si era formata una smorfia all’idea di stare con lei.

Giada aveva sollevato lo sguardo dal tavolino del bar davanti alla casa di Luca, dove si era fermata prima di chiamarlo e aveva ordinato un tè, che nelle sue intenzioni avrebbe pagato lui quando l’avesse raggiunta per accompagnarla a fare shopping. Il fiato le si era mozzato all’idea che il suo bellissimo ragazzo non solo non volesse uscire con lei, ma che, in realtà, stava per incontrare un’altra ragazza. Gli occhi le si erano sgranati quando si era convinta che sarebbe stata di sicuro quella troia di Flavia.

Il dubbio se sarebbe stato lui ad andare da lei, lei da lui, o se si sarebbero incontrati da qualche parte le era sorto nella mente mentre chiudeva la comunicazione e poi pagava la sua bevanda. Uscita dal bar, aveva raggiunto l’androne di un condominio a qualche metro di distanza sempre aperto e da cui poteva tenere d’occhio l’ingresso di quello dove abitava Luca. Un paio di minuti erano trascorsi prima che il suo fidanzato, o per lo meno quello che lei si ostinava a considerare tale, facesse la sua comparsa in strada. Non era la prima volta che Giada lo pedinava, avendolo fatto anche in passato, quando non si era ancora messa nemmeno con Alessio e Luca non era ancora stato plagiato dal sesso volgare e disgustoso di Samantha e Flavia, per scoprire dove abitava e chi frequentava, e non ebbe difficoltà a seguirlo senza essere scoperta.

Per fortuna della ragazza, come lo stesso Luca aveva confessato in passato, quando gli era stato proposto l’acquisto del motorino da parte dei suoi genitori, lui aveva preferito un computer abbastanza potente per elaborare le foto ed una macchina sufficientemente avanzata per scattarle in modo quasi professionale, e per muoversi aveva a disposizione solo le gambe, quindi non poteva sfuggirgli, e non era nemmeno un amante dei mezzi pubblici se non nelle occasioni in cui era costretto ad andare all’esterno dell’abitato: a quanto pareva, dopo aver superato la fermata dell’autobus, la sua destinazione non sembrava fuori Caregan. E, effettivamente, una volta raggiunto il parco degli olmi, dopo nemmeno un quarto d’ora di viaggio, si sedette ad una panchina, aspettando palesemente qualcuno.

Giada, alle sue spalle, chiuse maggiormente la distanza che lo separava e, trovati un paio di cespugli su cui stavano spuntando dei boccioli, si fermò, celandosi alla vista del ragazzo. Provò a sbirciare attraverso i rami, scoprendo di avere una visuale perfetta, sebbene la distanza tra loro fosse tale da impedirle di sentire parlare se il ragazzo non si fosse messo ad urlare. In ogni caso, avrebbe potuto avvicinarsi, passando dietro ad una siepe, sebbene temesse che lì sarebbe stata più visibile.

Si sedette a terra, infastidita all’idea di sporcare i suoi pantaloni, sperando che nessuno di passaggio fosse attratto dalla sua bellezza e venisse ad attaccare bottone, pronta comunque ad aspettare anche tutta la giornata per scoprire chi fosse la puttana che ci stava provando con il suo fidanzato.

****

Luca si era scoperto agitato come poche volte nella sua vita mentre attendeva sulla panchina sotto uno degli olmi. Il sole era appena sopra le montagne e gli uccelli che cantavano erano ancora pochi, ma quel senso di pace che gli infondeva sempre il parco, quella mattina, sembrava non fosse sufficiente. Riconosceva che non era quel senso di irrequietezza che aveva annodato le sue viscere quando aveva abbandonato ogni sicurezza e aveva accettato di finire nel turbine di sesso che Sam gli aveva promesso, e nemmeno quello che gli aveva martellato il petto quando a farlo era stata Giada, alla festa: questa volta era peggio, questa volta non era come se gli mancasse il fiato.

Per sua fortuna, la cosa ebbe termine in pochi minuti.

«Ciao, Luca,» disse una voce che conosceva ma che, quasi fosse al tempo stesso quella di un estraneo, non possedeva più quella sfumatura di complicità che la colorava fino ad un mese prima.

Il ragazzo quasi balzò in piedi, ma riuscì a limitarsi a mettersi in una posizione più eretta, quasi avesse la sensazione che a breve avrebbe dovuto combattere, se non fisicamente almeno a parole. Ma, dopo quanto gli aveva già fatto, non aveva intenzione di litigare con lui.

«Ciao, Alessio…» rispose, e si accorse che, nonostante l’impegno che vi aveva profuso, nemmeno il suo saluto sembrò molto più caloroso di quanto lo fosse stato quello del suo ex migliore amico.

Un attimo di silenzio calò tra i due, come se fossero stati due pessimi attori che non ricordassero alla perfezione le proprie battute, poi, consapevole che era il suo compito, fu Luca a parlare.

«Alessio… il mio comportamento è stato riprovevole…» mormorò, e non ebbe bisogno di impegnarsi per riempire quelle parole di tutto il rammarico che aveva vissuto fino a quel momento. «Andare a letto con Giada… è stata una cazzata. Mi spiace».

Alessio lo fissava, l’espressione di chi è stato ferito. «Ammetto che quando mi avete scoperto con Sofia mi sono trovato in un profondo imbarazzo, e non tanto per il fatto che stavo facendo sesso con… beh, è Sofia… voglio dire…»

Luca non annuì, ma in quel momento, quando lui e Giada avevano trovato Sofia con la testa tra le gambe di Alessio, lui aveva pensato che dovesse essere davvero pazzo per tradire un pezzo di figa come Giada con un essere grigio e ignobile come Sofia. Poi, conoscendo meglio Giada, Luca aveva compreso molte cose e mutato opinione.

«…e quell’imbarazzo si era tramutato in un attimo in aggressività perché non volevo apparire come un disperato ai tuoi occhi,» continuò il ragazzo. «E Giada… Cazzo, quanto riusciva a farmi incazzare in ogni modo, anche solo con lo sguardo o con il suo atteggiamento: mi faceva sentire sempre una merda, e nonostante questo continuava a restare con me, a darmela come se fosse costretta e a fare in modo che non mi divertissi mai. Sembrava che mi odiasse e, confesso, ci stavo assieme solo per farmi vedere con una meraviglia come lei, sebbene non provassi nulla nei suoi confronti». Alessio fece una smorfia di disprezzo. «Cazzo, speravo davvero mi lasciasse, andasse a rompere i coglioni a qualcun altro. Ma non pensavo fossi tu».

Prima di andare avanti…

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