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Erotika
High Utility · Cap. 31
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Capitolo 31 di 77 10 min di lettura

Episodio 30

"Se lo mise tutto in bocca, scendendo con le labbra fino quasi alle palle, sentendole riempire la bocca, premere contro il palato e la lingua, infilarsi tra le tonsille e quasi raggiungere la gola, un leggero senso di soffocamento che, dopo averlo sperimentato per decine di volte durante le orge, ormai aveva da tempo imparato ad apprezzare. "

William Kasanova
1 anno fa · 310 letture · 0

Flavia si era scoperta piena di aspettative, curiosità e, cosa inspiegabile, nonostante avesse fatto sesso per mesi con quattro ragazzi e due ragazze diverse volte alla settimana, un certo imbarazzo quando aveva abbassato le mutande di Luca. Doveva ammettere che sua madre non aveva scherzato quando aveva detto che il ragazzo non era messo affatto male in mezzo alle gambe: non aveva le dimensioni dei cazzi di Diego o Vittorio, ma, sempre dando retta a Sam, lui era più bravo.

Beh, ammise la ragazza, già il fatto che si fosse offerto di dare piacere prima a lei che a pretenderlo andava sicuramente a suo favore.

Adesso che, poi, aveva iniziato a muovere la lingua tra le sue piccole labbra, accarezzandola con la punta, lentamente, dimostrava di essere stato un ottimo e giudizioso allievo di sua madre. Le mani di Luca accarezzarono le sue cosce, con leggerezza, stuzzicandola, mentre il suo utero cominciava a bagnarsi sempre più e grosse gocce fuoriuscivano, colando sul viso del ragazzo e impregnando l’aria dell’odore della sua eccitazione.

Luca continuò diligentemente per diversi minuti in quella posizione, la lingua instancabile, quasi vorace, le mani che alternavano l’interno cosce, il suo sedere e le sue tette, strizzate veloci e palpeggi più lunghi, il tutto accompagnato da gemiti di apprezzamento del ragazzo. Finché lo stesso non la tenne per i fianchi, poi fece leva sulle sue gambe e non la fece cadere, distesa sul letto.

Il ragazzo si sollevò dal sesso luccicante di saliva e umori di Flavia, fissandola con il volto ancora più bagnato e, probabilmente, più soddisfatto di lei. «Adesso basta giocare,» disse, quasi a rimprovero.

«Pompino?» domandò la giovane rossa, divisa tra il dispiacere che fosse già finito e il desiderio di dargli piacere e sperare che avrebbe ricominciato a leccargliela fino a portarla a…

«Che palle con ‘sto pompino, col cazzo che smetto di godermi la tua fica,» rispose lui, fingendosi offeso, «adesso lascia fare come voglio io,» spiegò, e ancora prima di aver finito di pronunciare quelle parole le labbra sul volto di Flavia si aprirono in un sorriso di piacere quanto il suo utero all’ingresso di due dita.

Le percepì scivolare con facilità nel desiderio per tutta la loro lunghezza, poi muoversi un po’ avanti e indietro come a studiare il suo utero, a mapparlo alla ricerca di ogni suo segreto. Il pollice si appoggiò sull’imbocco dell’uretra e iniziò a massaggiarla con un lento circolo.

Flavia afferrò i capelli biondi della testa di Luca. «Adoro i ditalini…» disse, mordendosi le labbra, incapace di trattenere il senso di piacere che quell’atto le stava già provocando.

«A me piace di più leccarla,» ribatté il ragazzo, «ma immagino che possiamo metterci d’accordo senza troppe difficoltà…» e detto questo, appoggiò la bocca sul bocciolo di rosa della sua magnifica amante, la lingua che guizzava un paio di volte nell’area lasciata libera dalle dita e finendo calamitata dal clitoride che si era eretto come un piccolo cazzo.

Il fiato di Flavia si mozzò mentre il ragazzo iniziava a leccare la sua perla, lento e leggero, prima ai lati poi sulla punta, indugiando sadico fino a quando non veniva ricompensato da un gemito della sua amante o da uno spasmo del suo culo, intervallando poi un paio di dita della mano libera una sorta di delicata sega al clitoride, mentre baciava il basso ventre piatto della ragazza, indugiando sul tatuaggio di un Mini Pony rosa che sorrideva all’altezza dell’inguine, e la pelle morbida dell’interno cosce.

Flavia sapeva che non era nemmeno l’inizio di quella scopata con Luca… no, il termine “scopata” era troppo squallido per descrivere l’amore e l’attenzione che il ragazzo stava usando per lei, per darle piacere, ma le sembrava di fargli un torto pensando alla semantica invece di vivere quell’istante meraviglioso. In ogni caso, nessuno dei ragazzi dell’orgia, e nemmeno Alena o Natalia, aveva mai messo nemmeno metà dell’impegno che lui stava profondendo.

«Luca… Luca…» sussurrò lei, mentre la testa cominciava a sembrarle svuotarsi della coscienza e a colmarsi di una nebbia che rendeva confuso ogni pensiero, che la stordiva ma al contempo sembrava rendere più vivida ogni emozione e sensazione che il suo corpo, specialmente il suo sesso, le comunicava. Si strinse un seno, diventato duro e doloroso, ma non poteva smettere di malmenarselo come avrebbe fatto il più volgare degli innamorati.

Ogni colpo di lingua del suo splendido amante aveva la delicatezza di un’onda di mare che accarezzasse il lido sulla sua figa e l’impatto di un treno sulla sua coscienza, galoppando per il suo cuore impazzito. Una sensazione di calore straniante iniziava a crescere sempre più nel suo addome, un’ombra di stordimento a scivolare lungo ogni nervo, ogni muscolo sembrava dolerle in uno sforzo che non aveva mai sperimentato prima. La sua fica era il sole nella sua mente, luminosa e calda, bagnata e fremente, l’unica cosa nell’universo. Oltre a Luca, che la stava possedendo con la lingua e due dita come mai nessuno prima.

Lo sentì arrivare da lontano, quando ancora era solo un sussurro appena distinguibile dal baccano che faceva il suo sesso, quasi molesto, quasi indesiderabile. Poi crebbe, divenne un fastidio che prendeva possesso della sua colonna vertebrale, il materasso che sembrava pieno di ciottoli, quella sofferenza che faceva cercare una posizione migliore che si sapeva già non esistesse. Poi si ingigantì, le dita nell’utero che si muovevano direttamente nella sua anima, la lingua che titillava la sua mente, la sua coscienza che scivolava a grosse gocce lungo il suo perineo, ogni movimento del suo amante era un battito del suo cuore, una stretta del suo culo, una contrazione della sua fica. Poi smise di avere un corpo, fu solo piacere, piacere abbagliante, doloroso, che coprì ogni pensiero, ogni senso, ogni cosa. Piacere che l’aggrediva a ondate, che le straziava l’anima e le bruciava la mente, le annegava la coscienza. Non ci fu altro per l’eternità, fino alla fine dei tempi, fino a quando anche l’ultima stella si spense.

Anche quando un barlume di coscienza tornò, la cima di una montagna quando si ritirarono le acque dell’orgasmo, si scoprì a tremare, a emettere dalla gola un gemito simile al vento che soffia in una valle, i suoi muscoli che si contraevano e si rilassavano impazziti, le gambe che sobbalzavano, un vuoto doloroso nel suo inguine, le cosce bagnate come se si fosse urinata addosso.

Si lasciò sfuggire un gemito soffocato, scoprendosi stanca, sfinita, mentre cercava, senza forze, di non scivolare nel sonno. L’unica cosa che riuscì a scorgere, prima di assopirsi, fu il volto del suo amante, soddisfatto e al tempo stesso stupito, bagnato come se si fosse lavato. “Sono venuta in faccia a Luca…”, fu il suo ultimo pensiero, e si addormentò soddisfatta, in colpa e felice.

Prima di andare avanti…

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