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Erotika
High Utility · Cap. 31
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Capitolo 31 di 77 10 min di lettura

Episodio 30

"Se lo mise tutto in bocca, scendendo con le labbra fino quasi alle palle, sentendole riempire la bocca, premere contro il palato e la lingua, infilarsi tra le tonsille e quasi raggiungere la gola, un leggero senso di soffocamento che, dopo averlo sperimentato per decine di volte durante le orge, ormai aveva da tempo imparato ad apprezzare. "

William Kasanova
1 anno fa · 310 letture · 0

Fu una cosa di un attimo, forse un paio di minuti, durante i quali si era posta in una posizione fetale, come quando, da piccola, si addormentava nel lettone di mamma e papà, quando erano ancora una famiglia completa, quando suo padre, dopo aver salvato vite dal fuoco, la abbracciava e le baciava la nuca. Come in quel momento, con un paio di braccia che la stringevano e due labbra si appoggiavano ai suoi capelli rossi, e qualcuno le sussurrava che era stata bravissima, che era orgoglioso di lei.

Avrebbe voluto rimanere per sempre in quella posizione, sotto quella coperta di tepore emotivo, in quell’abbraccio che non aveva ricevuto più da anni, ma sentì dentro di sé anche la necessità di ringraziare Luca per quanto gli aveva donato. Si voltò verso di lui in un movimento tanto scombinato, ruotando le spalle, le anche e il busto, che temette avrebbe incrinato quel momento magico ma fragile come il cristallo.

Lui le accarezzò il volto, lei lo baciò, trattenendo le risate quando si accorse che le sue labbra sapevano della sua stessa figa. Odorava dello squirto che aveva spruzzato poco prima. Poi il pensiero che anche sua madre avrebbe potuto venirgli in faccia, nelle settimane precedenti, attraversò la sua mente come un estraneo. Chissà se il suo viso aveva avuto lo stesso odore dell’utero in cui lei si era formata. Chissà quanto gli era piaciuto scoparsi la figa in cui era vissuta per nove mesi… Nonostante ci avesse pensato anche in precedenza, in quel momento sembrò acquisire una nuova consistenza.

Le loro labbra si staccarono e Flavia, avvicinandosi all’orecchio destro di Luca, gli sussurrò: «Ti chiedo un favore…»

«Dimmi, qualsiasi cosa…»

Lei tentennò un istante, dilaniata dalla paura di offenderlo e da quella di mettersi a ridere, prima di rispondere: «Non chiedermi di chiamarti “paparino” perché ti sei scopato mia madre».

Poi scoppiarono entrambi in una risata che spezzò la tensione che, nonostante l’orgasmo, era rimasta fino a quel momento tra loro due e che aveva impedito di unirsi davvero. A Flavia, però, sembrò che Luca non fosse proprio soddisfatto della cosa.

«Però, tu puoi… anzi, devi chiamarmi “puttanella”».

Il ragazzo apparve un po’ incerto, ma accettò. Le prese la testa con entrambe le mani, una sotto una mascella, l’altra su una tempia, tenendola ferma, e la baciò con ben più passione che romanticismo, scivolando con la lingua nella sua bocca. Flavia l’accolse con impeto, facendovi danzare attorno la propria, provando un senso di eccitazione simile a scintille che balzarono nella sua mente, confondendo i suoi pensieri e facendole rivivere, per lo meno in una misura minore, quanto aveva sperimentato prima.

Quando lui uscì da lei, si sorrisero, soddisfatti. Poi lui le disse, non in tono perentorio ma che non avrebbe lasciato comunque la possibilità di replica: «Succhiami l’uccello».

Un sorriso sornione apparve sul viso di Flavia. «Succhiami l’uccello, “puttanella”,» lo corresse. «E per punizione, tu leccami la fica, stronzo».

La ragazza si girò, appoggiò di nuovo l’inguine sulla bocca di Luca, il quale emise un gemito di piacere, si mise meglio e avvicinò il volto al bacino del ragazzo, che nel frattempo aveva afferrato le chiappe di lei e iniziato a baciarle e a leccarle di nuovo il sesso. Flavia chiuse per un istante gli occhi, sorridendo, godendosi di nuovo il lavoro di Luca con la sua lingua…

Nel tempo che lei era rimasta incosciente dopo l’indimenticabile orgasmo, lui si era spogliato prima di abbracciarla e coccolarla. Non era il ragazzo più muscoloso o in forma che avesse mai visto, ma provò verso quel corpo nudo un desiderio che non aveva mai sperimentato con nessun altro.

Afferrò il cazzo in erezione, caldo e duro. Una vena risaliva in una serie di curve l’asta verso il glande, scivolando lentamente verso destra e circondandolo come un lazo. La cappella era grossa, rossa per l’irrorazione di sangue dovuta all’eccitazione e solcata da una goccia di liquido biancastro, che Flavia aveva visto spesso colare dal buco quando un ragazzo era arrapato. Sentì dentro di sé crescere un moto di orgoglio e soddisfazione all’idea che quel cazzo non si fosse gonfiato grazie alla vista dei corpi di sua madre, di Alena o Natalia, tutte maggiorate, ma per effetto del suo nomale corpo di diciottenne.

Non fu tanto il desiderio di ringraziare Luca per il piacere che le aveva donato poco prima quanto l’averle dato la certezza di essere anche lei desiderabile, di non essere quella in più nelle orge, che si faceva sbattere da uomini che non avevano trovato buchi liberi in due bionde tettone, a spingerla a dare il meglio di sé.

Abbassò lentamente la mano, facendo sbocciare la cappella in tutta la sua magnificenza, liberando nell’aria un odore forte e stordente, che sembrò le facesse percepire ancora più la lingua di Luca esplorare il suo sesso, le sue mani venerare il suo culo. «Adesso ti faccio provare io qualcosa di nuovo, cucciolo mio…» disse, poi baciò la punta del cazzo.

Sopraffatta da un impeto improvviso, Flavia sentì la necessità di possedere quel pezzo di virilità eretto solo per lei, che sembrava implorare le sue attenzioni, chiederle di permettergli di dimostrarle quanto la desiderasse. La lingua della ragazza dimostrò che, per quanto non potesse competere in stile e bravura con quella di Luca nel cunnilingus, si sarebbe fatta valere in impegno e perseveranza. Girò attorno alla cappella lentamente, assaporando il sapore salato della mucosa, poi un gusto appena accennato simile a cannella.

Se lo mise tutto in bocca, scendendo con le labbra fino quasi alle palle, sentendole riempire la bocca, premere contro il palato e la lingua, infilarsi tra le tonsille e quasi raggiungere la gola, un leggero senso di soffocamento che, dopo averlo sperimentato per decine di volte durante le orge, ormai aveva da tempo imparato ad apprezzare. Come se fosse il più goloso cibo al mondo, le sue fauci cominciarono a riempirsi di saliva e a colarle dalle labbra sull’inguine di Luca.

E Luca continuava a giocare con la sua fica, sebbene i gemiti che si lasciava sfuggire confermassero a Flavia che stava apprezzando il suo operato. Lei, comunque, dovette ammettere con sé stessa che aveva ragione lui: il 69 era una stronzata, che non permetteva di godersi al pieno il sesso dell’amante perché lo stesso ti disturbava cercando a sua volta di darti piacere. La volta successiva sarebbe stato diverso, si sarebbe goduta lei il cazzo di Luca, e lui il pompino di Flavia, senza nulla a distrare nessuno dei due.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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