Luca si trovava a fissare un punto della sala, dove il muro faceva angolo con il soffitto, sopra un quadro, nemmeno stesse assistendo ad un’apparizione divina. Nei brevi, dolorosi istanti in cui la sua mente non era accecata da lampi di piacere che scuotevano e infiammavano il suo giovane corpo, comprendeva che ciò era una sciocchezza perché una dea dai capelli rossi e dal corpo perfetto era accosciata davanti a lui, intenta a giocare con il suo cazzo.
Era confuso, incapace di scegliere se fosse meglio lasciare che Samantha facesse tutto il lavoro da sola, o provare a smettere di essere passivo e reagire, mostrare in qualche modo di apprezzare e, magari, aumentare in qualche modo l’intensità del piacere che stava provando a discapito del capace lavoro della donna. La sensazione della rugosità del muro a ridosso della nuca e delle chiappe, contro cui l’aveva spinto la sua amante poco dopo aver cominciato quel fantastico pompino, gli fece comprendere che, almeno quella volta, nella speranza che poi ce ne sarebbero stati altri tra di loro, avrebbe fatto meglio a lasciare che fosse Sam a gestire completamente la cosa.
Si rilassò, espirando e lasciando diminuire la tensione nelle spalle, cercando di concentrare ogni sua attenzione nelle sensazioni che provenivano dal suo basso ventre.
Non che fosse difficile, considerando la maestria e la tecnica che la donna stava dispiegando per lui.
Samanta dimostrava di essere una spanna o due più capace e con una fantasia ben maggiore di quanto si aspettasse il ragazzo, tenendo come standard gli sciatti pompini che vedeva nei porno su Internet, su cui si segava sognando una partner che facesse qualcosa di simile. In quel momento, tra un colpo di lingua della donna e un gemito sussultante, si rendeva conto di quanto fosse stato stupido e con standard pietosi.
Dopo un fugace, meraviglioso assaggio della sua cappella, e avergli donato quello che a Luca era sembrata una scossa di puro piacere tanto intenso da trovarlo impreparato, Sam aveva continuato a tenere con una mano il cazzo ma indirizzato la sua attenzione oltre. Aveva fatto retrocedere il ragazzo contro il muro del salotto, forse per maggiore comodità, o forse, e l’idea stuzzicava Luca più di quanto avesse voluto, per fargli comprendere che adesso era sotto il suo completo controllo.
Il pollice aveva cominciato a massaggiare dolcemente il glande, distribuendo la goccia di liquido trasparente che era uscita dal meato quando la donna si era presentata davanti a lui praticamente nuda, accarezzandone la mucosa vellutata delicatamente, mentre le labbra iniziavano a baciare il ventre e la pancia del ragazzo. L’altra mano lasciava fremiti al suo passaggio mentre scivolava tra le cosce di Luca, accarezzando le gambe e, di sicuro non involontariamente, sfiorandogli le palle gonfie. Si era sentito ardere in quei baci, in quella dimostrazione di… di qualsiasi cosa avesse voluto dimostrargli la donna.
«Hai un gran bel cazzo,» gli confidò Sam, sospendendo un attimo il suo lavoro di labbra sull’addome. Non sembrava esserci nemmeno una traccia di derisione nella sua voce.
«Da… davvero?» domandò Luca, insicuro del cazzo che aveva sempre paragonato a quello degli attori pornografici. Sapeva che non erano loro quelli normali, ma la cosa non gli permetteva di apprezzare cosa avesse lui in mezzo alle gambe, chiedendosi quale sarebbe stata l’opinione di una donna una volta che se lo fosse trovato nudo davanti, magari proprio una che di esperienza ne aveva avuta parecchia con diversi uomini…
Prima di rispondere, la donna spostò un po’ l’asta a sinistra e la percorse con la punta della lingua sul lato destro e le labbra dischiuse, continuando a mantenere il contatto visivo con gli occhi del ragazzo, fino a raggiungere il prepuzio e poi la cappella, disegnando un piccolo cerchio attorno al buco, lasciando una sensazione di piacevole prurito dove era stata bagnata con la saliva. «Lungo e bello grosso,» spiegò, quindi diede un bacio sul filetto. Poi precisò, forse credendo che il ragazzo pensava lo stesse prendendo in giro, non avendolo di certo delle dimensioni di quelli che compaiono nei filmati porno. «Più lungo e grosso della norma, ma non tanto da renderlo ingestibile per una ragazza. Un buon boccone, ma che non rischia di andare di traverso».
Luca sottolineò l’apprezzamento con un sorriso.
Sam continuò a tenere i suoi occhi azzurri in quelli del medesimo colore del ragazzo mentre apriva le labbra, protendendo leggermente la lingua e, finalmente, facendo scivolare nella sua bocca la cappella, sostenuta da un sospiro di piacere di Luca. Cominciò a succhiarla lentamente, muovendo la lingua attorno al bordo del glande, stuzzicandolo, mentre indice e medio di entrambe le mani si appoggiavano pochi centimetri oltre il prepuzio e cominciavano a muovere con dolcezza la pelle, unendo un pompino ad una sega, entrambi lenti e delicati.
Luca stava impazzendo di piacere, di un piacere che non aveva mai sperimentato in precedenza e nemmeno si sarebbe mai sognato potesse esistere: non era quella sensazione violenta da orgasmo, quell’esplosione di goduria di qualche istante, che lo lasciava spossato e quasi deluso dopo un attimo, quanto piuttosto qualcosa di meno intenso e prorompente, ma al tempo stesso molto più desiderabile. Non uno tsunami orgasmico devastante, ma una pioggerella rinfrescante, rinvigorente. Il suo povero cazzo, che aveva sempre schiavizzato e brutalizzato immaginandosi di fottere qualche troia, magari con violenza, trattandolo male, impugnandolo senza rispetto, adesso dimostrava di avere delle doti ben più apprezzabili sotto l’azione esperta e divina di Sam, donandogli un piacere soave, silenzioso, come se lo stesse sfidando a sopportare quella tortura che richiedeva una determinazione ed un autocontrollo che il ragazzo non era sicuro di possedere ma che, era certo, avrebbe portato ad un piacere che non poteva permettersi di perdere.
Staccò una mano dal muro e l’appoggiò sui capelli di fuoco della dea davanti a lui, smarrendo le sue dita tra le ciocche al pari della sua coscienza che si stava smarrendo tra le dolci stilettate di piacere che correvano lungo il suo cazzo, salivano lungo la sua spina dorsale e si disperdevano nella sua anima, come se la lingua di Sam stesse pizzicando le corde della sua mente, facendo ballare il suo cuore e riempiendo la sua vita di una sinfonia di piacere, con un movimento di chiusura epico e indimenticabile, ormai prossimo a giungere.
