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Erotika
High Utility · Cap. 7
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Capitolo 7 di 77 16 min di lettura

Episodio 6 - Vuoi scoparti davvero la madre della ragazza di cui sei innamorato?

"Ma quello da cui Luca non riusciva a staccare gli occhi erano i seni, forse anche sostenuti dalle braccia che vi erano incrociate sotto, ma comunque gonfi, prorompenti, invitanti e… il ragazzo se ne rese conto improvvisamente, intimidatori."

William Kasanova
1 anno fa · 413 letture · 0

Mentre camminava lungo le vie di Caregan, con poca gente lungo i marciapiedi per l’ora, continuava a fissare il telefonino di Sam. Non se ne intendeva molto, ma doveva essere l’ultima versione dell’IPhone, almeno a giudicare dal numero di sensori che vantava sulla scocca posteriore attraverso la finestrella dell’orribile custodia. Il piccolo Pokemon rosa sembrava compatirlo, dondolando attaccato ad una cordicella al cellulare mentre Luca fissava lo schermo, chiedendosi cosa celasse la memoria dello smartphone.

Aveva sentito dire che molte star si erano ritrovate il proprio cellulare o il proprio cloud hackerato, scoprendo le proprie foto e video di nudo o peggio (peggio per loro, non certo per chi se le gustava senza indosso le mutande, sogghignò il ragazzo) disponibili per chiunque su Internet. Ora, lui si era sempre chiesto perché qualcuno dovesse farsi delle foto di nudo per poi tenersele nella memoria del telefono o nella propria nuvola, e dubitava che il furto di immagini, soprattutto considerando che avveniva in concomitanza di periodi in cui la popolarità della star era in declino o ne volesse maggiormente, fosse fatto da qualche smanettone dall’altra parte del mondo usando un computer non rintracciabile, ma piuttosto il lavoro del manager per incassare ancora più soldi con lavori più redditizi del proprio cliente. Al contempo, però, era certo che nel piccolo computer che stringeva in una mano fossero presenti foto di Sam, nuda, magari anche video che la vedevano protagonista di qualche azione sessuale con cazzi di plastica. O magari anche veri…

Questa volta, a Luca non importò dell’erezione che aveva cominciato a spingere contro i suoi pantaloni: probabilmente nessuno, incrociandolo lungo la via, l’avrebbe notata mentre camminava, e comunque la sensazione di piacevole euforia che gli provocava si sposava alla perfezione con l’eccitazione causata dal pensiero continuo di Sam.

Contemplò di nuovo l’IPhone, poi lo avvicinò alle narici e inalò profondamente. Sperava di essere deliziato dal profumo della pelle della donna, e magari anche del suo sesso bagnato, ma il suo olfatto venne offeso del vago odore di plastica di scarsa qualità e circuiti elettronici. Deluso, Luca si pentì di aver passato l’infanzia usando il computer solo per perdere il proprio tempo in videogiochi quando avrebbe potuto impiegarlo per imparare a sfruttare l’informatica a suo vantaggio, permettendogli in un momento come quello di bucare i sistemi di sicurezza che la Apple aveva apposto nel suo apparecchio, cercare immagini e video di Sam e spedirli al suo stesso indirizzo e-mail. Il ragazzo si immaginò sdraiato a letto, il cazzo ormai moscio, tanto sporco di seme da imbrattare i peli arricciati dell’inguine, stremato dopo essersi segato su ogni singola immagine di Sam che scorreva sullo schermo del televisore in camera da letto.

Il sorriso che si formò sul volto ebbe quasi le dimensioni dell’erezione nei pantaloni al pensiero di come avrebbe impiegato profittevolmente il pomeriggio, una volta tornato a casa, prima di mettere su qualcosa da cucinare per la cena. Una punta di colpa nacque comunque nel cuore del ragazzo, all’idea che voleva tradire Flavia con sua madre, ma era talmente…

Luca riconobbe il luogo in cui era giunto mentre cercava un termine che esprimesse perfettamente la bellezza peccaminosa e divina di Sam, scoprendo di avere inconsciamente attraversato le strade di Caregan che separavano casa sua da quella di Flavia e sua madre. Non era mai entrato nel condominio, ma anni prima aveva voluto scoprire dove abitasse la ragazza di cui era innamorato, sognando di trovarsi dentro l’appartamento e al corpo di Flavia.

Luca ebbe improvvisamente la sensazione di sentirsi strano, le gambe che sembravano cedergli come se avesse camminato per decine di chilometri invece di aver attraversato una manciata di vie e strade del paese, e il cuore battergli con violenza nel petto. Provò a respirare a fondo, confuso. Un moto di disperazione lo strinse nello scoprire che stava tremando per l’idea di vedere Sam. Ok, era una donna meravigliosa, che avrebbe voluto scopare più di ogni altra cosa, ma… e se avesse fatto una scena da imbecille davanti a lei, impappinandosi mentre le parlava? Se si fosse messo a sudare? O avesse visto la sua erezione che deformava i pantaloni, come avrebbe risposto? Il ragazzo dubitava che una donna vera si comportasse come le protagoniste dei porno, che sembravano avventarsi su qualsiasi cazzo capitasse sotto i loro occhi, anche per una che… beh, sembrava fare quello di lavoro. Probabilmente, proprio il fatto che Sam era una sorta di attrice dell’intrattenimento erotico, avesse una qualche propensione dovuta al suo lavoro a non concedersi a chiunque. Dopotutto, se faceva sesso tutto il giorno…

«Ma che cazzo di ragionamenti sto facendo?» si chiese tra sé e sé il ragazzo, scuotendo la testa e ricordandosi che non stava andando in un bordello o qualcosa di simile, ma da una cliente di sua madre e quella che si poteva considerare un’amica di famiglia, per quanto continuasse a non comprendere cosa significasse realmente, a riportarle un telefonino costoso conciato come quello di una ragazzina di quindici anni. «E poi è la madre di Flavia, coglione. Vuoi scoparti davvero la madre della ragazza di cui sei innamorato? Che figura ci faresti con lei, imbecille?»

Fece un altro respiro profondo, con l’illusione che questo potesse schiarirgli le idee, sperando inutilmente che l’immagine di Sam nuda e sudata sotto il suo corpo sparisse dalla sua mente, quindi si voltò, varcò le porte in vetro e alluminio dorato del condominio e fece ingresso per la prima volta nel condominio.

L’androne era un locale di poche pretese lungo una decina di metri su cui si affacciavano un paio di porte a sinistra e altrettante a destra. A differenza del condominio in cui viveva Luca, nessuna portava affisse targhe di uffici ma solo quella che indicava il portinaio, l’ingresso per il garage sotterraneo, un qualche magazzino e la sala caldaie. Il pavimento era coperto da grosse piastrelle ocra, che non aiutavano molto nel migliorare l’illuminazione dell’ambiente, con i finestroni che davano sulla via in ombra per gli altri edifici che bloccavano il sole. Una scala saliva zigzagando in fondo all’androne, accanto ad un ascensore che doveva essere stato all’avanguardia per la tecnologia e l’estetica negli ultimi decenni del secolo precedente, ma che a Luca ispirava un’incomprensibile sfiducia: decise che la scusa dell’esercizio fisico sarebbe stata una buona risposta se qualcuno gli avesse chiesto perché si era fatto otto rampe di scale invece di entrare in un traballante stanzino delle dimensioni di una cabina telefonica.

Nonostante tutto, la cosa non fu così faticosa, sebbene il ragazzo, quando arrivò al quarto piano, sentì un paio di gocce di sudore pizzicargli la pelle sopra la colonna vertebrale mentre correvano verso il solco delle sue chiappe e le gambe si dimostravano ancora più traballanti. Per quanto ammettere di essere fuori forma gli desse fastidio, riconoscere che vedere una donna sul cui pensiero si menava l’uccello fino all’eiaculazione gli causasse un attacco di panico era ben peggio per la sua autostima.

Prima di andare avanti…

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