«Devo fare più sport,» disse, rendendosi conto che non riusciva minimamente a ingannarsi mentre si avviava lungo il corridoio che sembrava un anfratto buio, quello che in un film o videogioco horror avrebbe celato qualche mostro pronto ad artigliarlo.
Il problema fu risolto facilmente quando l’indice destro del ragazzo si appoggiò su un pulsante luminoso accanto a lui sulla parete di una tinta marroncina e dalle tre plafoniere cadde una luce fredda che permise di vedere il corridoio. «Era meglio al buio,» pensò il ragazzo, cercando di essere ironico per scacciare la tensione che stava prendendo possesso del suo corpo, notando che era stato usato lo stesso stile dell’androne, ma che qui l’effetto era anche peggiore.
Le porte, una decina, comparivano sia sul lato sinistro che destro del corridoio, ma dovette controllare i nomi sulle targhette di quasi tutte prima di trovare quella che cercava. Il suono del campanello risuonò lontano, come se giungesse da una valle distante, oscura.
Luca non si accorse di avere le mani umide mentre faceva girare il cellulare rosa in quella sinistra. I rumori esterni erano attutiti dal battito del suo cuore e si chiese da dove provenisse lo spiffero di aria gelida che lo faceva rabbrividire. Dopo qualche secondo, che al ragazzo parvero contemporaneamente un’eternità e il battito di ciglia, decise che, fortunatamente, Sam non era in casa: nessuno aveva risposto alla sua chiamata, e sarebbe sembrato strano restare lì, in un edificio che non aveva nulla a che fare con lui, dove nessuno l’aveva mai visto prima. Sam avrebbe capito che aveva dimenticato il suo IPhone a casa loro e sarebbe tornata a prenderlo, magari mentre lui era a scuola e non avrebbe dovuto…
La voce che giunse da oltre la porta parve arrivare da un altro mondo, altroché da una valle distante. Luca fu quasi sicuro di essersi sbagliato, di essersela immaginata, il sangue pompato dal suo cuore nelle orecchie che produceva un rumore che la sua immaginazione aveva…
«Avanti,» ripeté la voce femminile.
Il fiato di Luca si bloccò nella sua gola, e forse anche il suo pensiero non ebbe luogo per un istante, come se, invece di un invito ad entrare, avesse udito un ruggito. Le gambe sembrarono scalpitare per lanciarsi giù dalle scale, fuggire fino a nascondersi in casa sua, nella sicurezza delle mura domestiche. “Ho le chiavi?” si chiese, immaginandosi chiuso fuori dal suo appartamento, con Sam che lo raggiungeva e lo ghermiva. Per qualche motivo, il pensiero ebbe l’effetto opposto di dargli un’altra erezione…
Fu quasi un gesto automatico, inculcatogli dalla società e dall’educazione, a prendere possesso della sua mano, invece di quello ben più codardo e salubre dell’istinto di sopravvivenza che cercava di comandare gli arti inferiori. Sotto l’azione delle sue dita, la maniglia si abbassò e la porta d’ingresso dell’appartamento si mosse sui cardini.
«Permesso?» disse, o per lo meno credette di dire Luca, mentre faceva un paio di passi nel salotto.
Per un istante, aveva pensato di trovarci qualcosa come il set di un porno, con mobili di lusso, spazioso, un paio di uomini eccitati che avevano all’aria cazzi di dimensioni mostruose, Sam nuda pronta ad essere scopata. Invece, nulla di tutto questo. I mobili erano di qualità modesta per quanto ben tenuti, con la marea di soprammobili che sembravano essere necessari ad una donna per accettare di vivere in una casa; l’ambiente era piccolo e il tavolo occupava buona parte dello spazio, non c’erano uomini eccitati e Sam, in piedi accanto alla porta che dava sulla cucina, non era affatto nuda, se si considerava lo striminzito tanga e la fascia che le copriva i capezzoli.
Luca non era mai svenuto in vita sua, ma, se fosse stato più cosciente, il senso di vuoto nella testa e di gambe che sembrano perdere la propria capacità di reggersi che provò in quel momento avrebbe compreso che era quanto più si sarebbe avvicinato a tale esperienza. L’unica differenza, probabilmente, l’avrebbe trovata nell’improvviso scalpitare del suo cuore.
Samantha, la donna che il ragazzo aveva immaginato nuda più di qualunque altra e sognato di possedere, escludendo la sua stessa figlia, era appoggiata al telaio della porta, sorridendo senza mostrare i denti ma socchiudendo gli occhi dalle iridi azzurre, come se la cosa la stesse divertendo più di quanto fosse lecito. «Ciao, Luca,» disse. «Entra e chiudi la porta, per favore».
Ma Luca non poteva muoversi, il suo universo collassato al corpo della trentottenne davanti a lui. Ne assimilò ogni singolo particolare nella memoria come un’immagine si impressiona su una pellicola fotografica: era alta forse un paio di dita meno di lui, sebbene la massa di capelli rossi, simile alla criniera di un leone, divisa in ciocche di fuoco diligentemente ribelli, la facesse apparire ben più alta; il viso era allungato con il mento a punta, i lineamenti morbidi resi ancora più affascinanti da una galassia di efelidi sulle guance e sul naso, le labbra carnose ma senza essere ridicole come certe che sembravano gonfiate con la canna della bicicletta; il corpo dimostrava quali effetti avesse una frequentazione regolare della palestra ma senza intaccare le curve femminili, che su Sam sembravano trionfare nella loro magnificenza: le gambe erano lunghe e ben tornite, sostenendo un sedere sodo e grosso e una pancia piatta e con una leggera parvenza di addominali, con un gioiello luccicante che cercava goffamente di essere il centro dell’attenzione appeso all’ombelico. Ma quello da cui Luca non riusciva a staccare gli occhi erano i seni, forse anche sostenuti dalle braccia che vi erano incrociate sotto, ma comunque gonfi, prorompenti, invitanti e… il ragazzo se ne rese conto improvvisamente, intimidatori.
Quando poi Sam disse qualcosa, divertita, e cominciò ad avvicinarsi, le due grosse, meravigliose, mozzafiato bocce iniziarono a scuotersi. Il ragazzo sentì che ogni scossa delle mammelle era come una stretta al suo cazzo che sembrava dovesse stracciare le mutande. Era come se quella donna lo stesse segando semplicemente muovendo l’aria con il suo seno…
«Mi hai portato il cellulare, che dolce che sei stato,» constatò la donna con una voce fin troppo gentile, avvicinandosi abbastanza perché l’olfatto di Luca ne percepisse il profumo. L’aroma di fica che lui sperava di annusare sull’IPhone s’insinuò silenziosamente prima nel suo naso e poi nella sua coscienza, come una spia che superi segretamente il fronte nemico e cominci ad attaccarne le difese.
Lui parlò per non sembrare un coglione che non aveva mai visto una donna in vita sua. «Ti ho portato il telefono, » disse, rendendosi conto con il filo di coscienza che ancora lo teneva legato al mondo che non aveva affatto migliorato la situazione. “Coglione”, pensò…
Sam rise, facendosi ancora più vicina. «Posso offrirti qualcosa?» domandò, poi un seno si appoggiò contro la spalla di Luca, rimasto impietrito, quasi avesse davanti il tirannosauro di Jurassic Park e sperasse che il professor Grant dicesse il vero quando sosteneva che l’immobilità aveva lo stesso effetto dell’invisibilità.
