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Erotika
High Utility · Cap. 7
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Capitolo 7 di 77 16 min di lettura

Episodio 6 - Vuoi scoparti davvero la madre della ragazza di cui sei innamorato?

"Ma quello da cui Luca non riusciva a staccare gli occhi erano i seni, forse anche sostenuti dalle braccia che vi erano incrociate sotto, ma comunque gonfi, prorompenti, invitanti e… il ragazzo se ne rese conto improvvisamente, intimidatori."

William Kasanova
1 anno fa · 413 letture · 0

 Fu in quel momento, quando il contatto fisico con il corpo di Sam, il suo profumo che lo stordiva, la sensazione meravigliosa del precoito che percorreva l’asta del suo cazzo in erezione e duro come mai prima di allora preparandolo al sesso, il cuore che batteva oltre ogni limite e un calore aveva cominciato a scaldargli le orecchie, che ogni imposizione culturale e sociale che aveva controllato e bloccato Luca crollò e l’istinto presse finalmente il sopravvento.

Purtroppo per entrambi, fu il terrore puro. Facendo un passo indietro e alzando le mani, Luca balbettò velocemente qualcosa che, nella nebbia della paura atavica, dovevano essere scuse sul fatto che dovesse andare subito a casa sua, nella sicurezza del suo appartamento, oltre la protezione di tre giri di chiave nella porta rinforzata, per fare i compiti, poi indietreggiò fuori dall’uscio e finì con le spalle contro la parete del corridoio.

Sam, predatore dalla pelliccia fulva e dal seno assassino, chiuse di qualche passo la distanza con la sua vittima, sorridendo divertita e un po’ delusa. «Dai, vieni dentro,» gli disse, facendo un occhiolino. Solo un paio d’ore dopo il ragazzo comprese il doppio senso della frase, ripensando alla mano sinistra della donna che si accarezzava il tanga mentre quella destra si sollevava una tetta, stringendola, e dalla strana fascia faceva la sua comparsa la parte inferiore dell’aureola del capezzolo.

«Io…» disse Luca, o almeno credette di averlo fatto. Un attimo dopo, si scoprì lanciarsi giù dalle scale, volando letteralmente e, per lo meno, non cadendo come un sacco di patate tra uno scalino e l’altro. L’impatto con il pianerottolo, però, sembrò dargli il coraggio per alzare lo sguardo verso l’alto.

Sam lo guardava preoccupata, ma quando notò che non si era fatto nulla sorrise di nuovo. «Capisco che possono sembrare minacciose,» sussurrò, prendendosi le tette e stringendole. Il sorriso si allargò ancora più alla sensazione di pressione, «ma non mordono, te lo posso assicurare. Quando vorrai tornare, saranno tue,» aggiunse, lasciandole andare e sollevando la fascia.

In quel momento Luca scoprì che, se i seni gli piacevano, i capezzoli erano puri frammenti di paradiso. Non ebbe modo di distogliere lo sguardo se non quando la donna li coprì di nuovo nell’udire un suono che proveniva dai piani inferiori. Il ragazzo scorse un uomo salire le scale, e quando sollevò di nuovo lo sguardo, Sam si stava ritirando.

Prima di scomparire al pari di una visione, però, aggiunse: «Ci vediamo domani, Luca».

Non era una domanda, capì Luca, e per quanto potesse sembrare una proposta gentile, aveva piuttosto il sapore di un ordine perentorio, al quale un uomo non avrebbe potuto disobbedire se ricevuto da una donna simile.

Il ragazzo fu sconvolto dall’improvviso ritorno alla realtà, all’abbandono improvviso dello stato di lotta o fuga che l’aveva posseduto fino a quel momento. Mentre il flusso di adrenalina scemava nel suo corpo con una velocità simile a quella dell’acqua che scomparisse nello scarico del lavandino, lasciandolo con i muscoli svuotati di ogni energia, tremanti, un pensiero affiorò nella sua mente, riecheggiando come la sirena di una nave che annunciasse lo scontro con un iceberg fatto di pura realtà, e cioè che era un imbecille, e che avrebbe potuto fare sesso con la donna che l’attraeva sessualmente più al mondo, e lui se l’era data a gambe.

«Sono un coglione, né più, né meno,» si disse, sconvolto in parte per la situazione in cui si era trovato improvvisamente, per come era partito eccitato da casa sua e, man mano che si avvicinava a quella di Sam, la paura aveva preso il posto al desiderio di scopare, al senso di rammarico che stava iniziando a bruciare i suoi occhi e a stringergli la gola.

Scese le scale senza nemmeno vedere dove metteva i piedi, cercando un senso a quanto era appena accaduto e soprattutto a come si era comportato lui. Sì, ammise con sé stesso: cercare soprattutto una scusa per come si era comportato.

Flavia. Lo aveva fatto per Flavia. Lui amava Flavia, e non poteva tradirla con la sua stessa madre. No.

“Ma a Flavia non frega un cazzo di te, sfigato”, sibilò una voce nella sua mente, appena dietro i suoi occhi che ardevano nel pensiero che non si sarebbe mai più presentata una situazione come quella. Perché lui non avrebbe mai avuto il coraggio di tornare lassù.

Scacciò la voce dalla sua mente, o almeno ci provò. «Sì, lo faccio per il rispetto che ho verso Flavia,» finse di convincersi mentre scendeva l’ultima rampa di scale, tornando nel brutto androne scuro.

E proprio in quel momento vide attraverso le vetrate una moto fermarsi. No, non una moto, ma la moto: la Yamaha yzr blu e nera che un paio di volte alla settimana si fermava davanti alla N. Sandrini, caricava Flavia e la portava via, a quanto pare da qualche parte dove la ragazza si faceva scopare da chissà quanti uomini. Il ragazzo non ebbe difficoltà a riconoscere il passeggero dietro il pilota dai capelli rossi che uscivano dal casco e dallo zaino che aveva in spalla.

Approfittando del momento in cui Flavia scendeva dal mezzo e si toglieva il casco, Luca percorse gli ultimi scalini in un attimo e si infilò nella porta del garage sotterraneo che era aperta, acquattandosi dietro l’uscio, in un angolo buio quanto bastava per permettergli di sbirciare senza rischiare di essere visto. E quello che vide gli spezzò il cuore, per quanto fosse già prossimo a cadere a pezzi: la ragazza di cui era innamorato, la cui madre aveva appena provato a sedurlo e che lui le aveva impedito di farlo per rispetto verso la figlia, stava baciando un tipo che aveva l’espressione di uno spacciatore, ringraziandolo probabilmente per averla scopata come una cagna in mezzo ai suoi amici tossici.

Questa volta sentì davvero il bisogno di piangere, di lasciar sgorgare la delusione che provava dentro la sua anima, lo schifo che aveva vissuto per anni… Ma mentre vedeva Flavia correre lungo l’androne, il suono dei suoi passi riecheggiare lungo le scale, le sue mutandine lorde davanti e dietro della sborra di chissà quanti stronzi, decise che quello sarebbe stato il giorno in cui il vecchio Luca, lo sfigato che si cagava sotto a parlare con una ragazza era morto, e uno nuovo avrebbe preso il suo posto e…

Luca fissò il buio della scala che scendeva nel parcheggio, rendendosi conto che quelle erano solo parole, balle che si era già raccontato e che non avevano portato a nulla che delle illusioni e alla verginità a pochi mesi dalla sua maturità. Aveva bisogno di aiuto, comprese, e poteva chiederlo solo ad una persona.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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