La soddisfazione di Luca di leccare la fica di Flavia venne per un attimo offuscato dalla sensazione del suo uccello che scivolava nella bocca della ragazza. Una boccata d’aria involontaria, colma dell’olezzo del sesso eccitato della sua amante, lo invase, facendogli dimenticare cosa stesse facendo, e solo il gocciolare dell’ambrosia sul suo volto lo riportò alla realtà: nonostante questo, ebbe bisogno di uno sforzo per estendere di nuovo la lingua per riprendere il suo impegno con la vulva della rossa. Ammise, tra sé e sé, con una buona dose di egoismo, che in quel momento avrebbe preferito concentrarsi sul piacere che il pompino di Flavia gli stava elargendo che tornare a leccare. La considerava, in realtà, quasi una mancanza di rispetto verso l’attenzione che la ragazza stava usando nei suoi confronti che un vero apprezzamento verso la sua figa.
La cosa, comunque, si risolse da sola, quando Flavia stessa, improvvisamente, sollevando una gamba e scavalcando di lato la testa del ragazzo, lo esonerò dal continuare: si portò tra le cosce di Luca e prese a segarlo e a leccargli la cappella, strappandogli gemiti di piacere.
Si scoprì, tra un lampo di goduria ed un altro, a chiedersi se la figlia fosse allo stesso livello della madre, o ci fosse differenza… La domanda non ebbe risposta, perché un istante dopo averla formulata, nella sua mente venne sostituita da un’altra: era stata Sam a insegnare a Flavia come spompinare? Suo padre non gli aveva mai insegnato nulla sul sesso, e nemmeno la sua, di madre. Poi si formò l’immagine di un cazzo in erezione, con Flavia che lo impugnava e provava, incerta, a praticarvi del sesso orale, e poco dietro Sam che le spiegava come fare, dove mettere le labbra, come usare la lingua, come farlo durare di più e in che modo farlo godere fino alla pazzia…
A quel pensiero, Luca percepì quella sensazione allo stomaco che lo coglieva quando era prossimo a venire: come gli aveva insegnato Sam, sempre Sam!, iniziò a controllare il proprio respiro, a stringere quel muscolo che permetteva di interrompere il flusso dell’urina mentre pisciava, a immaginare altro…
Peccato che quell’immagine venne sostituita dalla scena successiva, con il cazzo che si stava felicemente ammosciando tra le dita della ragazza, le sue labbra sporche di sperma, sua madre che le prendeva il viso, lo avvicinava al proprio e iniziava a baciarla, aspirando il seme, gocce bianche che colavano tra di loro, i loro occhi chiusi mentre si limonavano…
Il ragazzo strinse ancora più, l’ano e gli occhi che sembravano volessero dare una mano chiudendosi anche loro.
«Ti sto già facendo venire?» domandò Flavia, staccando la bocca dal cazzo. Nella sua voce c’era, sorprendentemente, un accento di soddisfazione. «Non va bene, voglio farti durare di più».
Poi fece qualcosa che Sam non aveva mai fatto, e Luca si chiese se l’avesse imparato da sua madre o no: la ragazza appoggiò i polpastrelli di quattro dita sulla cappella bagnata e cominciò a massaggiare lentamente, con delicatezza. Luca si tirò su con il busto, osservando quella strana tecnica, con Flavia che sorrideva mentre indici e medi sembravano disegnare circonferenze attorno al meato.
«Ti piace?» domandò divertita in risposta allo sguardo stupito di lui.
Il ragazzo annuì, senza smettere di contemplare quei movimenti, sebbene fosse la sensazione che scivolava lungo il suo uccello, una sorta di solletico molto piacevole, a essere davvero interessante. Sentì la sua eccitazione calare di qualche tacca, ma senza scendere sotto un certo livello. Tornò a sdraiarsi, appagato, godendosi quella nuova esperienza.
«Brava, Flavia… sei fantastica…» disse lui, chiudendo di nuovo gli occhi.
Lei, in risposta, forse anche inconscia, aumentò appena la pressione, allargando ulteriormente il sorriso di Luca.
Dopo poco, una mano della ragazza scese a stringere l’asta, muovendosi lentamente su e giù, mentre l’altra passò all’uso dei polpastrelli di tutte e cinque le dita, che sembrarono imprigionare la cappella in una gabbia che iniziò ad accarezzarlo con sempre maggiore vigore.
Luca sentì contrarsi i polpacci, mentre la sua mente si svuotava di qualsiasi pensiero estraneo alle sensazioni dategli dal lavoro di Flavia sul suo cazzo. Si allungò sul letto, la testa che sembrava volesse piantarsi nel cuscino.
«Flavia…» sussurrò, incapace di trattenersi, «Sì, Flavia…»
«Vieni, cucciolo…» lo incitò lei, aumentando la velocità della sua curiosa sega.
Lui non si trattenne più: il suo buco del culo si serrò mentre le gambe si irrigidivano. Sentì il suo inguine spingere in avanti e la sensazione di venire sovrastò per qualche istante ogni suo pensiero. Percepì una sensazione di fastidio alle palle e un liquido bagnare il suo cazzo, colando lungo l’asta, tra le dita di Flavia.
Si lasciò andare sul letto, sospirando di piacere e cercando di trattenere lo strascico dell’orgasmo il più a lungo possibile. Rimase qualche istante in quello stato di beatitudine e soddisfazione, ascoltando il proprio cuore che batteva come un tamburo e poi il materasso inclinarsi leggermente quando la sua capace amante si sdraiò accanto a lui.
Aprì gli occhi e la vide leccarsi via il liquido bianco dalla mano, la lingua che rimaneva ferma mentre il palmo e le dita vi scorrevano sopra. «Mi piace il sapore del tuo brodo».
Luca la abbracciò, facendola girare sul fianco destro, mettendosi dietro di lei. Le mise una mano sulla gola, tendendola contro di sé, poi le infilò una mano tra le cosce e scivolò fino alla sua fica: non fu difficile, considerando quanto era bagnata. Per un istante ebbe la tentazione di spingere il suo cazzo nel suo culo, possederlo a tradimento, ma gli parse poco educato comportarsi in un modo simile. Invece, un paio di sue dita scivolarono dentro di lei da davanti, nel suo utero bollente e grondante desiderio.
«Sì, ti prego…» sussurrò lei con una voce che sembrava stesse già godendo.
«Mi piace vederti venire,» le disse a bassa voce, in un orecchio, poi cominciò a muovere le dita, fottendola, ogni gesto sottolineato da un gemito o un respiro profondo proveniente dalla ragazza. Quando si eresse, Luca appoggiò il polso al clitoride e iniziò a massaggiare anche quello.
Aveva detto che le piaceva vederla venire, ma eccitarla e sentirla ansimare non gli dispiacque comunque affatto, e averla che si contorceva tra le sue braccia, contro il suo corpo, scoprì essere una fonte di soddisfazione che non aveva mai sperimentato in tutta la sua vita.
Questa volta Flavia venne più velocemente, e con ben più violenza: il suo corpo si arcuò davanti a Luca, il fiato che le restò nei polmoni mentre si muoveva con spasmi che sembravano quelli che si vedevano nei film dove la protagonista aveva una febbre elevata. Questa volta, però, il ragazzo fece in tempo a spostarsi dal getto quando Flavia squirtò, di nuovo. Mentre il lenzuolo assorbiva il liquido spruzzato dalla diciottenne, questa sembrò svenire nell’abbraccio di Luca con un sospiro che parve svuotarla.
Restò in quella condizione per un buon minuto, un abbozzo di sorriso sul viso e il sedere che si faceva indietro, quasi volesse far scivolare il cazzo del suo amante nel solco delle chiappe. Lui si limitò a coccolarla, soddisfatto quasi più di lei, felice di averle provocato un orgasmo simile.
