Una parte della sua mente, comunque, non poté evitare di chiedersi se anche quegli stronzi che la scopavano nelle orge la facessero godere fino a quel punto. Soffocò l’idea di farsi raccontare come si svolgessero quegli incontri, quanti fossero i partecipanti, se ci fossero anche altre donne…
Flavia si voltò lentamente, il volto illuminato da un’espressione di soddisfatta tranquillità. Si avvinghiò al corpo di Luca, baciandolo con dolcezza, succhiandogli le labbra, guardandolo negli occhi con amore. Lui rispose stringendola a sé, il piccolo seno contro i suoi pettorali abbozzati, il suo cazzo che s’insinuava tra le labbra della figa. Lei, come a provocarlo, cominciò a muovere il bacino, massaggiando il suo sesso con il proprio.
Lui non ebbe bisogno di farsi spiegare cosa volesse la sua amante: dopotutto, erano anni che lui stesso attendeva quel momento. Per un attimo, nella sua mente passarono, come uno di quei video porno promozionali con le migliori scopate nei filmati di qualche studio di produzione erotico, lui e lei che facevano sesso nei sogni che aveva avuto in passato, come se avesse dovuto scegliere da un catalogo quale fosse la migliore posizione per la loro prima volta. Ma le scartò tutte, decidendo quella che, negli ultimi giorni, lui e Sam avevano usato tante volte, con la soddisfazione di entrambi.
«Mettiti a novanta, puttanella,» le ordinò lui. Per un istante ebbe il timore che lei si sarebbe offesa, che non avrebbe accettato di essere chiamata come sua madre, ma il volto di Flavia, fino a quel momento illuminato dal piacere ricevuto, divenne ancora più radioso.
La ragazza si mise a quattro zampe, aprendo leggermente le gambe, le cosce bagnate che luccicavano nella luce del tardo pomeriggio. Luca si mise in ginocchio, si portò dietro di lei, le mise le mani sui fianchi e fece scivolare la cappella tra le labbra rosse e calde del sesso della ragazza.
Per un attimo ebbe una punta di disagio, di paura. Nemmeno quando aveva penetrato per la prima volta Sam, perdendo la verginità, si era sentito così agitato… Aveva desiderato quel momento più di ogni altra cosa, sognato in ogni variazione possibile, pianto perché era nel suo letto da solo e non dentro la ragazza a gattoni davanti a lui, e quell’attimo era infine giunto. Volle scacciare ogni pensiero dalla mente, volle ricordare quell’evento per il resto della sua vita, registrare ogni istante come se avesse voluto raccontarlo perfettamente, senza il minimo errore, ai suoi nipoti, decenni dopo.
Trattenne il fiato mentre spingeva lentamente avanti il bacino, il cazzo che scivolava nell’imbocco della figa grondante di Flavia, nel torrido utero della ragazza, la cappella che strusciava contro le sue pareti bagnate e pulsanti. La mente del ragazzo si svuotava alla stessa velocità con cui riempiva Flavia, più il suo uccello sprofondava dentro di lei e più lui si sentiva stordito e colmarsi di un senso di euforia che nemmeno la madre gli aveva provocato. Il senso di pressione e calore, umidità e… e beatitudine che scivolava lungo l’asta e riempiva la sua anima lo portò ad un attimo dal piangere di gioia.
Fu forse il sospiro di soddisfazione di Flavia a ricordargli cosa stesse facendo. Sempre tenendola per la vita, uscì quasi completamente, poi rientrò, strappando un altro gemito alla ragazza.
«Più forte, Luca…» disse lei.
Il ragazzo non aveva mai apprezzato troppo il suo nome, come molti altri sostenevano di non amare il proprio, ma quando lo sentì pronunciare dalla voce della ragazza, anche lei stordita dal piacere, se ne innamorò come mai prima di allora. Per un istante, fu più il piacere di sentirlo dire ancora da lei in quello stato di appagamento piuttosto che la ricerca di un orgasmo per entrambi a spingerlo a proseguire.
Luca iniziò a premere e ritrarre con forza, il magnifico corpo di Flavia, nudo e che ogni suo centimetro ispirava sesso selvaggio, il bisogno di possederla, scoparla fino a vederla impazzire di piacere, crollare sfinita sul letto con la sborra che colava da ogni suo buco, sembrava incapace di sostenere i colpi che riceveva, i lunghi capelli rossi che ondeggiavano al ritmo della scopata. Il ragazzo li afferrò, li strinse nella mano sinistra, li arrotolò attorno al polso e li tirò: Flavia tese indietro la testa, la bocca aperta in un continuo ansimare, gli occhi chiusi e le sopracciglia corrucciate nel piacere che stava vivendo.
Luca avvicinò la testa a quella della sua amante e mise la mano libera sul clitoride infuocato, malmenandolo. «Chi è la mia troia?»
«Io…» gemette la ragazza, come stordita dalle emozioni che le stavano devastando la mente, «sono io la tua troia! Fammi godere ancora, Luca, ti prego!»
«La tua figa adesso è mia,» aggiunse, prima di metterle una mano sulla testa e piantargliela nel cuscino, bloccandola, sottomettendola. «Ricordalo!»
Lei non disse una parola, troppo ottenebrata dal piacere, artigliando il letto con le dita, succube di Luca, che aveva iniziato a assaporare una sensazione mai provata prima con Sam, un bisogno primitivo di fottere la figa di Flavia, riempirla di sborra fino a farla scoppiare, un malessere dentro le sue viscere che solo con del sesso violento e animalesco avrebbe soddisfatto, sentire il calore dei loro corpi unirsi, la loro pelle coprirsi di sudore e l’aria della stanza colmarsi dell’odore della loro scopata.
Lei venne, e al confronto di come si contorse, di come gridò, quasi di dolore, gli orgasmi precedenti sembrarono roba da alta società, coreografie eleganti e affettate, misurate e snob. Le gambe si scossero, le chiappe ondeggiarono negli spasmi del piacere violento che stava sconquassando il suo corpo, la bocca che si spalancava in un urlo di godimento e poi i denti affondavano nel cuscino, quasi volesse sbranarlo. Grosse gocce di sudore sorsero sulla schiena della ragazza, che si muoveva, arcuandosi e abbassandosi.
Luca quasi non si accorse di essere venuto anche lui, una sensazione appena registrata dalla sua mente mentre ammirava l’orgasmo che aveva inflitto alla sua amata Flavia, con la violenza di una deflagrazione che si percuoteva nel suo corpo. Poté assicurarsi di essere venuto quasi solo quando la ragazza sembrò perdere le sue forze e accasciarsi sul talamo, il culo che calava come al rallentatore sul copriletto, il cazzo che scivolava fuori dalla fica, seguito da un rigagnolo bianco e colloso che si riversò sull’inguine.
Improvvisamente, sebbene non al livello della sua amante, anche lui provò un senso di stanchezza che parve portarlo ad un passo dallo svenimento. Si spostò sul lato destro della ragazza e si sdraiò, apprezzando la morbidezza del letto e sospirando per il piacere che stava scivolando in ogni sua fibra.
Abbracciò Flavia, appoggiandone il capo sul suo petto. Lei, quasi addormentata, lo cinse, respirando profondamente, mettendosi più comoda sul suo pettorale. Solo dopo qualche istante, si accorse che le lacrime scivolavano lungo il viso della ragazza e gocciolavano sul suo addome.
«Tutto bene, bimba?» le domandò con dolcezza ed una punta di preoccupazione.
«Sì,» rispose lei, abbracciandolo con maggiore vigore e con una voce che lasciava comprendere che non stava mentendo affatto.
Com'è finora?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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