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Luca la fissò, cercando di concentrarsi sul volto della ragazza e non sul seno maestoso, ma la cosa si stava dimostrando più complicata di quanto volesse ammettere. Trattenere una mano dallo stringere una di quelle tette, sentire l’eccitazione crescere nel suo basso ventre, riempirgli il cervello… Tornò a guardare gli occhi dalle pupille scure di Giada, cercando di scacciare l’immagine del corpo nudo dalla sua mente, nonostante fosse davanti a lui.
Doveva andarsene il prima possibile da quella stanza, da lei. Si sentiva una merda per aver ceduto alla sua seduzione, ad aver tradito l’amicizia con Alessio… cazzo, aveva mancato alla sua amicizia, e la cosa lo faceva stare ben peggio di quanto avesse mai immaginato. Non si era mai nemmeno masturbato pensando a Giada, almeno da quando era diventata la fidanzata del suo migliore amico, e possedere davvero il suo buco del culo era una cosa che andava oltre ogni immaginazione, almeno fino a mezz’ora prima.
Sapere che stava con Alessio solo per essere vicino a lui, però…
Luca sbatté gli occhi, scacciando quel pensiero. No, la cosa non cambiava nulla: Giada non sarebbe più stata la sua partner sessuale finché lei… La fissò di nuovo. «Adesso, cos’hai intenzione di fare?» domandò, e allo sguardo interrogativo della bionda, aggiunse: «Voglio dire, cosa farai con Alessio? Se fingevi di essere la sua fidanzata per avvicinarmi, ora che, beh, ci siamo avvicinati parecchio, cosa vuoi fare con lui? Lo lascerai?»
«Non ci ho mai pensato,» disse lei. «Secondo te, dovrei?»
«No,» disse Luca, senza nemmeno pensarci, quasi fosse stato un riflesso condizionato, un po’ come togliere la mano da una superficie bollente. Rendendosi conto di aver fatto uso di un tono troppo imperativo, aggiunse: «Non mi metterei con te, se lo lasciassi per quanto abbiamo fatto questa sera».
Giada lo fissò a sua volta, scuotendo la testa. «Quanti problemi idioti vi fate voi “migliori amici”,» ribatté, una nota di scherno nella sua voce. «Sai che una volta ho chiesto ad Alessio se gli piaceva la tua ex? E indovina cos’ha risposto? Considera Flavia una ragazza bellissima, e che tu e lei eravate fortunate a stare insieme». Il sorriso che incurvò le labbra della ragazza non aveva nulla di piacevole quando continuò: «Stavamo facendo sesso, in quel momento. Mi sono messa sopra di lui, cavalcandolo; ho preso le sue manacce e le ho messe sulle mie bombe per eccitarlo. Un uomo eccitato, mi hanno detto, è come ubriaco, e non sa mentire. Allora gli ho chiesto: “e te la scoperesti?”. Alessio ansimava mentre mi fottevo il suo lurido uccello, le sue dita mi massacravano le tette, aveva gli occhi chiusi godendosi il piacere della cavalcata. Ma quando gli ho posto la domanda, è stato come se si fosse svegliato all’improvviso, mi ha guardato come se fossi un’appestata e poco mancava che mi gettasse giù da lui. “È la fidanzata del mio migliore amico! Non la toccherei con un dito nemmeno se mi saltasse addosso nuda!”, ha detto,» concluse la ragazza, ridendo. «Figa, se la mettete giù dura con queste menate».
Luca non riuscì a trovare nulla di divertente in questo. Anzi, non si offese solo perché si sentì come se fosse prossimo a vomitare.
«Comunque,» continuò la ragazza, scendendo dal letto e mettendosi in piedi, nuda, splendida, perfetta, con una voce molto più dolce, «Luca, è stato fantastico. Davvero, non ho mai… beh, cielo, il termine “goduto” non dà l’idea. Grazie, e mi spiace che tu non voglia farlo di nuovo,» terminò, e l’accento di quelle parole lasciò intuire che la cosa sarebbe stata una perdita per entrambi.
Il ragazzo non poté negare che la cosa non fosse stata fantastica anche per lui, sebbene il senso di colpa lo stesse annientando. «Grazie, Giada, ne avevo bisogno,» ammise con uno sforzo, abbassando gli occhi, sentendo il suo cuore stringersi. «Ero davvero a terra».
Lei aveva recuperato i suoi abiti e li aveva stesi sul letto. Prese le mutandine rosa ricamate e le indossò. Luca non ebbe difficoltà a riconoscere che lo stava facendo con un’ostentata sensualità, certa di provocarlo e fargli cambiare idea. «Lo so, e ammetto di averne approfittato. Ma, a differenza tua, non me ne faccio una colpa».
Lui ribatté con un “mh” che voleva decretare la conclusione di quello scambio di battute spiacevole. A differenza di Giada, aveva dovuto solo chiudersi la lampo dei pantaloni e rimettersi le scarpe. Lei non sembrò nemmeno farci caso, scrivendo sul telefono qualcosa. Sperò non stesse mandando un messaggio alle sue amiche annunciando che, finalmente, aveva avuto un rapporto completo con la preda che braccava da mesi.
Quando lei ebbe finito di vestirsi, e fortunatamente non chiese a Luca di aiutarla a indossare il reggiseno, sia perché la cosa sarebbe stata decisamente erotica e, ancora più, imbarazzante perché non sapeva come si agganciassero quegli affari del demonio, lei pose la questione che a Luca non era passata nemmeno per l’anticamera del cervello: come uscire da lì senza che li vedessero insieme.
«Già, bel problema,» convenne lui. Non era il caso che qualcuno scoprisse che erano stati nella stessa stanza per mezz’ora, da soli. Meglio che certe cose restassero molto intime, soprattutto quando, dall’altra parte della porta, era in corso una festa.
«Facciamo così: tu esci dalla finestra, tanto siamo al piano terra, e io dalla porta dopo qualche minuto,» propose lei, «poi cerchiamo Alessio e facciamo finta di nulla».
Le parole “Facciamo finta di nulla”, soprattutto pronunciate con quel tono, fecero improvvisamente provare a Luca un’avversione per Giada. «Ok. E cosa gli diciamo per la nostra assenza?»
«Cosa? Ci prepariamo le risposte così che non possiamo darle differenti?» domandò lei, sogghignando. «Tu gli dici che una bella figa ti ha rimorchiato e te la sei fatta. Ovviamente, tu hai il tuo “senso dell’onore” e non dirai chi è la tipa,» aggiunse, e Luca non ebbe difficoltà a capire che lo stava prendendo in giro, «mentre io dirò che sono stata in bagno a farmi bella con le mie amiche,» e indicò una porta diversa da quella da cui era entrato e che dava su qualche altra stanza.
«Ma non è vero!» ribatté Luca.
«Sul fatto che ti sei scopato una figa?» domandò lei, trattenendo una risata quando si accorse del doppio senso di quanto aveva appena detto.
«No, che non ti sei fatta… voglio dire… non ti sei truccata».
Lei scoppiò in una risata. «Siete maschi: non sapreste riconoscere una ragazza acqua e sapone da una truccata come il Joker! Pensi che Alessio sappia distinguere il mio volto con o senza mascara?»
