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Erotika
High Utility · Cap. 53
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Capitolo 53 di 77 15 min di lettura

Episodio 52

Luca la fissò, cercando di concentrarsi sul volto della ragazza e non sul seno maestoso, ma la cosa si stava dimostrando più complicata di quanto volesse ammettere. Trattenere una mano dallo stringere una di quelle tette, sentire l’eccitazione crescere nel suo basso ventre, riempirgli il cervello…

William Kasanova
1 anno fa · 312 letture · 0

Luca non aveva idea di cosa fosse il mascara, quindi preferì non rispondere. «Va bene. Allora io vado».

Si avvicinò alla finestra, l’aprì e, un attimo prima di alzare una gamba e uscire, Giada gli fu accanto.

«Un ultimo bacio prima di…»

Il ragazzo dovette fare violenza su sé stesso per rispondere: “no”. Un attimo dopo, con la ragazza alle sue spalle decisamente delusa, era con le scarpe in un’aiuola, le suole sopra un tappeto di frammenti di corteccia di qualche pianta che sembrava abete o pino.

Dopo essersi accertato che non ci fosse nessuno attorno che potesse vederlo, scavalcò la bassa e brutta rete di metallo coperta di plastica verde e mise piede nel prato, sbattendo le scarpe per pulirle dalla terra. Lanciando un’occhiata all’aiuola, sperò che nessuno notasse le impronte e il pacciame sbriciolato, quindi si allontanò.

Vide Giada chiudere la finestra, poi spegnere la luce della stanza senza mettere a posto il letto. Probabilmente, Lorenzo aveva già messo in conto che qualcuno ne avrebbe fatto uso durante la festa e aveva fatto sparire gli oggetti di valore o frangibili in quella stanza e in tutto il resto della casa.

Attraversò il giardino con l’oscurità che aveva ormai occupato ogni angolo che non fosse presidiato da una lampada a inciampo o un lampioncino, che gettava una luce fin troppo gialla, mentre su alcuni alberi erano accesi dei led colorati, qualcosa che doveva essere stato tolto dopo Natale e riesumato fuori stagione per quell’occasione. Forse si era attardato troppo a guardare le luci, ma quando giunse davanti alla porta della villa, questa si aprì e vi fece la sua comparsa proprio Giada.

Allo sguardo confuso di lui, la ragazza spiegò che Alessio non era all’interno. «Non l’ha visto nessuno,» spiegò.

«Dici che è ancora di fuori?» domandò Luca. La cosa gli sembrò strana: il suo amico era ben più socievole di lui, e non avrebbe mancato di farsi un giro alla festa, soprattutto se non aveva con sé la sua ragazza. L’idea che fosse rimasto là fuori, al freddo, per lo stesso motivo che aveva portato lui all’interno non gli parve completamente campata per aria, anche se non riusciva a immaginare quale ragazza potesse essere tanto bella da fargli tradire Giada.

L’idea che il suo amico avesse davvero scovato la Tadini e che questa avesse voluto dimostrargli quale tecnica aveva preparato per sconfiggere in finale la biondina che sembrava dovesse batterla alla famosa gara di pompini alla segheria fece sorridere Luca. Sarebbe stata una vendetta nei confronti di Giada non indifferente.

La ragazza si strinse tra le spalle, senza notare il sollazzo dell’amante che aveva posseduto il suo culo un attimo prima. «Andiamo a cercarlo,» ordinò.

«Hai provato a chiamarlo con il telefono?»

«Sì, ma non risponde,» rispose lei, infuriandosi. «Se quel pezzo di merda mi sta tradendo…»

Luca alzò una mano come a fermarla. «Ehi, ehi… non mi piace che continui a chiamare in quel modo Alessio e, ti faccio notare, che noi…» disse, calcando il tono sul pronome e poi abbassando la voce ad un bisbiglio, «abbiamo tradito lui…»

Lo sguardo di Giada parve quello di un’arma da fuoco puntata contro la faccia del ragazzo. «Io lo chiamo come voglio, e poi io sono una donna e, se lui non mi soddisfa, scopo chi voglio».

Luca non ribatté, anche perché quella gli parve la giustificazione più puerile e stupida che avesse mai sentito. «Andiamo,» disse a denti stretti, deciso a non voler discutere con una donna. Con lei, soprattutto.

Si avviarono nel prato, con Giada che camminava davanti. «Non chiamiamolo,» ingiunse lei, «non voglio che gli altri ci sentano».

Il ragazzo si chiese chi fossero gli altri. All’aperto s’intravedevano un paio di coppie disperse per il parco e il resto degli “altri” erano dentro, nella villa, con un volume della musica tanto elevato che se fosse atterrato un elicottero all’esterno non lo avrebbero sentito. Per un attimo, accarezzò l’idea che Giada volesse portarlo in un posto appartato in quel giardino di dimensioni ciclopiche e farsi sbattere un’altra volta. Si chiese se avrebbe resistito ad un suo nuovo approccio, e una smorfia di delusione comparve sul suo volto. Conosceva il detto “la carne è debole”, ma iniziò solo in quel momento a comprendere cosa significasse davvero.

In effetti, la ragazza sembrava possedesse una specie di destinazione in mente, un po’ come quegli uccelli che riconoscono la loro meta anche se non ci sono mai stati ma nascondono nella memoria il percorso per raggiungere un posto specifico in un altro continente, puntando ad un gazebo in legno notevole, con una grata di legno chiaro su due lati e delle panchine all’interno. Dei cespugli potati di recente nascondevano chiunque ci fosse all’interno.

Giada si fermò, ponendosi un dito sulle labbra quando si voltò verso Luca. «C’è qualcuno…» disse a bassa voce.

Lui osservò la struttura illuminata da alcuni lampioncini messi attorno, ma non vide movimenti e i suoni che percepiva sembravano provenire da qualsiasi altra direzione: il traffico a qualche centinaio di metri, il canto degli uccelli che salutavano il giorno che sfioriva, il vento leggero che passava tra le piante. Si chiese come facesse la ragazza a capire che laggiù non ci fosse un gatto a caccia o qualche altro animale. In ogni caso, se avesse avuto ragione, sarebbe stato meglio non andare a disturbare qualche eventuale coppietta, sia che uno dei due fosse stato Alessio, o qualcun altro che cercava un po’ di intimità e che non credeva di trovare all’interno della villa.

«Lasciamo stare,» consigliò lui, bisbigliando.

«No!» sibilò lei. Lo afferrò per una manica e lo tirò.

Lui sbuffò con il naso e la seguì, maledicendosi per il fatto che non la mandasse a cagare una buona volta, ma si ricordò che non l’aveva mai fatto in passato perché era la ragazza del suo migliore amico e, soprattutto da quel momento, per il fatto che, dieci minuti prima, proprio nel buco che avrebbe dovuto usare per eseguire il suo ordine, lui aveva trovato un orgasmo.

Avvicinandosi sul prato privo di foglie secche, probabilmente curato da qualche giardiniere, o, più probabilmente, esercito di giardinieri, al servizio dei Favaro, senza fare il minimo suono, Luca sentì davvero dei rumori provenire dal gazebo. Cercò di trattenere Giada, ma lei sembrava uno di quei gatti che, se non avessero soddisfatto la propria curiosità, avrebbe temuto di morire. Anzi: fu quasi lei a trascinarlo fino al termine del muro verde della siepe.

Qui giunti, prima ancora che Luca potesse vedere oltre l’angolo, la ragazza si fermò e lanciò un urlo. E non fu un urlo di paura, o di sconcerto, come se vi avesse scovato un predatore: semmai, con quell’urlo, un predatore sarebbe fuggito, credendo di essere stato scovato da uno ben più pericoloso. La risposta che giunse dal gazebo, però, non fu un ruggito o un ululato, ma un’esclamazione di sorpresa, sconvolta sorpresa, con una voce che il ragazzo conosceva perfettamente.

Prima di andare avanti…

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