High Utility

Capitolo 66 - Episodio 65

Flavia si svegliò verso le sette di domenica mattina, scoprendosi felice, un senso di soddisfazione leggero e impalpabile, ma che sentiva disteso sul suo cuore e la sua anima. Qualcosa che non viveva da tempo, e forse non aveva sperimentato nemmeno quando stava con Luca, dopo una delle loro sessioni di sesso incredibili, che portava a orgasmi fantastici per entrambi.

Si voltò dall’altra parte, trovandovi Alessio che dormiva ancora, il suo volto appena illuminato dalla mattina che filtrava attraverso le tapparelle abbassate. La ragazza sorrise, soddisfatta. Lui non era un amante come il suo ex migliore amico, ma, con Alessio, sopra o sotto di lui, lei non aveva avuto l’impressione di essere scopata o amata, ma quello di aver espanso il suo io fino a fonderlo con quello di una persona la cui anima sembrava vibrare alla stessa frequenza della sua, al pari di due strumenti musicali che suonassero perfettamente sincronizzati lo stesso brano. Quando aveva cominciato a cavalcarlo, la sua figa bagnata che accoglieva il cazzo di Alessio, si era sentita tutt’uno con lui, un piacere spirituale che superava quello di un mero orgasmo.

D’accordo, lui aveva ancora parecchio da imparare per raggiungere il livello di Luca, ma era ben più che disposta ad insegnargli quanto poteva, e se la penetrazione non era stata nulla di magistrale, quando, dopo il pompino, lui aveva deciso di ricambiare il favore, Flavia era rimasta stupita da quanto lui aveva fatto, leccandogliela con dovizia, mordicchiandole le labbra e penetrandola con due dita che, dopo qualche attimo di incertezza e confusione, avevano davvero trovato il punto G e fatto il loro dovere; anche l’attacco al clitoride, sebbene molto casereccio, c’era stato e, in qualche modo, era riuscito a portarla ad un orgasmo. In realtà, quello più sorpreso e decisamente soddisfatto era stato lui, che aveva stretto i pugni ed esclamato un “urrà!”. Ok, lei aveva simulato un po’ per ricompensare il suo ego maschile dell’impegno, e lui aveva deciso di rifarlo, dimostrando che aveva imparato la lezione e, abbandonato l’imbarazzo del principiante, aveva fatto ancora meglio.

Flavia si era ricordata che qualche settimana prima, quando aveva incontrato lo stesso Alessio in un bar, lui le aveva confidato che per ripicca verso Giada, aveva chiesto a Luca di spiegargli come praticare un ottimo cunnilingus, aggiungendo che non l’aveva però mai fatto con la sua ex ragazza. La consapevolezza che Alessio avesse fatto questo a lei e non a quella dannata tettona bionda si era aggiunta al piacere del secondo orgasmo e l’aveva reso ancora più sublime, mentre il ragazzo la coccolava con dolcezza, come a proteggerla dai mostri che avevano popolato il film che avevano visto qualche ora prima.

La cosa incredibile, comunque, era stato il fatto che, sebbene nessuno l’avesse messa a novanta, bloccandola, spinto la testa contro il cuscino dandole della troia, posseduto il suo culo con violenza o scopato la faccia fino a crearle una maschera di sborra, le emozioni che avevano riempito il suo cuore alla fine del rapporto erano state più di quante potesse contenere.

Senza fare rumore si appoggiò su una mano, si mise sopra Alessio a gambe aperte e, preso il suo cazzo sporco di liquidi sessuali secchi in pieno alzabandiera e messolo in posizione, si abbassò. Era già bagnata al pensiero della notte appena passata e la cappella scivolò in lei quasi senza attrito. Alessio non era dotato quanto Luca, non era oggettivamente bello e muscoloso quanto il suo ex, ma qualcosa in lui… forse la personalità, forse quel senso di sicurezza che dimostrava nella vita, oppure quel sorriso sornione che nascondeva sempre una battuta, lo rendeva affascinante come nessun altro uomo che avesse conosciuto.

Sentì l’uccello sprofondare completamente nella sua passera, il suo sedere appoggiarsi sulle gambe di Alessio. Lui mosse la testa, lei si chiese cosa si provasse a farsi fottere mentre si stava dormendo: magari il subconscio riconosceva la sensazione tipica della scopata e ricostruiva (e, per qualche motivo, Flavia si immaginò il subconscio che sghignazzava come se avesse fatto uno scherzo cattivo e divertente solo per lui) una scena onirica in cui avveniva un rapporto sessuale con la donna che più si desiderava possedere. L’idea che Alessio stesse sognando che la sua ex fosse intenta a scoparlo le provocò un moto di rabbia e gelosia.

Un altro paio di sobbalzi, che strapparono dei gemiti alla ragazza, fecero uscire dal mondo dei sogni Alessio. Il ragazzo sbattè gli occhi, confuso, poi guardò verso l’alto, trovandosi la rossa che, un paio di mani sul suo petto per sorreggersi, i capelli color carota che sembravano formare un tendaggio che impedisse allo sguardo di perdersi e indirizzarlo verso il corpo della ragazza, lo stava cavalcando. Le sorrise. – Buongiorno, Flavia, – la salutò a bassa voce, non ancora completamente vigile.

«Ho avuto… paura che… pensassi fossi… Giada…» confessò lei, senza fermarsi.

Lui sogghignò mentre le sue mani cominciavano a percorrere la pelle nuda della ragazza. «Giada che mi sveglia così? Piuttosto mi avrebbe dato un pugno e ordinato di alzarmi».

«Te l’avrei… dato anch’io… se avessi… sbagliato nome».

Una mano di Alessio aveva raggiunto un seno di Flavia, massaggiandolo, mentre l’altra le accarezzava il volto. «Beh, so che ti piace il sesso violento… se ci tenessi, potremmo…»

La ragazza cambiò posizione e aumentò il ritmo, quasi scopandolo con foga. «Non voglio fare del sesso con te… voglio fare l’amore».

Alessio chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Flavia lo sentì irrigidirsi. «Se continui così, faremo tutto l’amore che vorrai,» ribatté, con la voce che diventava più lenta e bassa mentre i movimenti di bacino della ragazza facevano il suo dovere. Un attimo dopo, Flavia lo sentì trattenere il fiato e poi rilassarsi, mentre lo percepiva venire dentro di lei, un forte sentore di sesso riempire la stanza.

La ragazza aggiunse un paio di altre penetrazioni più lente, quasi volesse assicurarsi che tutto il seme uscisse da lui, poi si sdraiò accanto, appoggiando la testa sul petto e cingendolo con le braccia. Passarono i dieci minuti cullati da chiacchiere prive di spessore ma che scaldarono il loro abbraccio, finché lei non glielo chiese di nuovo.

«Ale… raccontami ancora com’è volare…»

Lui, ancora visibilmente soddisfatto per la notte passata e per la sveglia, accarezzando i capelli color carota di Flavia, sospirò, ma non fu un sospiro di noia o delusione, quanto piuttosto quello dell’impegno di trovare le parole giuste per esprimere quanto aveva vissuto quando il vento lo aveva portato tra le nuvole.

Non fu una narrazione memorabile, non ci furono momenti di tensione emotiva o descrizioni particolareggiate, ma Flavia si godette ogni parola sia con le orecchie che con il cuore e soprattutto con l’anima. Gli aggettivi elementari e i termini tecnici che non comprese le fecero pizzicare gli occhi e sfuggire la mente insieme alle aquile che dispiegavano le loro ali nell’azzurro sopra Caregan.

«Sei fortunato ad aver scoperto qualcosa che ti piace tanto…» sussurrò Flavia, lo sguardo perso nel nulla.

«Basta avere il coraggio di fare quello che si desidera e cambiare la propria vita,» rispose lui, come se avesse detto qualcosa di normale per chiunque.

A quelle parole, gli occhi della ragazza si focalizzarono sulla realtà, mentre le immagini di nuvole viste dal basso e di sensi di libertà strappati alla paura svanivano e si formava nella sua mente la domanda: “io ho il coraggio di cambiare?”. Dopo qualche istante di dolorosa riflessione, aprì la bocca per chiedere ad Alessio qualche consiglio, qualche cenno che l’aiutasse a decidere cosa fare, quando il cellulare di lui emise uno squillo.

Il ragazzo chiese perdono e, muovendosi per non far spostare Flavia dal suo petto, si contorse per prendere il telefonino che aveva appoggiato sul comò dalla sua parte del letto matrimoniale della camera della ragazza. Stirandosi fino al limite del suo corpo, afferrò il suo Xiaomi e lo sbloccò. La ragazza vide di sfuggita sullo schermo la foto del lancio con il paracadute che Luca aveva scattato come sfondo, poi la app di WhatsApp aprirsi prima che il telefonino si muovesse e le fosse impossibile vedere il messaggio che venne caricato. Nonostante ciò, sentì perfettamente Alessio irrigidirsi un po’, poi il suo cuore battere più velocemente.

Se, fino ad un istante prima, il ragazzo aveva cercato in ogni modo affinché il contatto fisico con la sua amata non si interrompesse, adesso, quasi con imbarazzo, chiese a Flavia di sollevarsi.

«Cosa succede?» domandò lei, confusa. «Qualcosa non va?»

Incapace di occultare completamente la sua agitazione, Alessio sostenne che non stava accadendo nulla. Nonostante ciò, scese dal letto, prese le mutande dal pavimento, se le infilò fino a metà, poi sembrò ricordarsi di qualcosa di importante: si voltò verso Flavia e la baciò. «Grazie, piccola».

Lei sorrise. Lo guardò finire di vestirsi, poi scese dal letto nuda e lo seguì fuori dalla camera, decisa ad accompagnarlo fino al pianerottolo. Un attimo dopo, lo vide fermarsi, guardando qualcosa alla sua sinistra, gli occhi sbarrati. Appena prima di raggiungerlo, confuso, comprese cos’era accaduto quando sentì la voce di sua madre.

«Ciao. Sei Alessio, giusto?»

Il ragazzo non rispose, ed ebbe per lo meno l’educazione di spalancare solo gli occhi e non la bocca vedendo, come ebbe modo di constatare la ragazza entrando in cucina, Samantha, nuda in tutto il suo splendore di trentottenne che aveva fatto del proprio corpo la sua fortuna, appoggiata al piano dei fornelli con una tazzina in mano. Un intenso aroma di caffè aveva preso posto di quello del sesso nella stanza da letto.

Flavia le scoccò un’occhiata di rimprovero, sebbene sentisse una stretta al cuore nel riconoscere di nuovo che, sebbene avesse ereditato praticamente quasi tutti gli aspetti migliori del fisico della madre, proprio il seno gonfio e florido era quello che mancava nella lista. «Mamma, per favore…»

«Cosa c’è, gioia? Sei nuda anche tu…» rispose Sam, sorridendo sorniona. «E mi pare che ci abbiate dato anche questa mattina,» aggiunse, annuendo all’inguine della figlia da cui colava un po’ di seme bianco.

L’espressione di Alessio passò dallo stupore alla vergogna.

Sam rise. Il grosso seno parve danzare al divertimento della donna. «Non preoccuparti, ragazzo mio. Sono solo felice che un bravo giovane come te soddisfi la mia bambina. Vi sentivo, ieri sera…» aggiunse con un occhiolino.

Il viso del bravo giovane divenne rosso come i peli ben curati che sembravano una freccia verso la figa di Samantha. Senza sapere lei stessa se per pietà verso Alessio o per impedire a sua madre di sedurlo, Flavia afferrò per un braccio il ragazzo e lo spinse letteralmente verso la porta dell’appartamento; lui sembrò muovere le gambe solo per un qualche istinto che gli impediva di cadere a terra, e si riprese dalla malia della donna giusto un attimo prima che la ragazza gli assestasse un paio di ceffoni per farlo tornare in sé.

«Ci… ci vediamo, Flavia,» la salutò quando si trovò nel corridoio del piano.

«Ciao,» rispose lei, mandandogli un bacio attraverso uno spiraglio della porta per non rischiare di essere vista dagli altri inquilini.

Quando tornò indietro, pronta a protestare con sua madre per il suo comportamento, si lasciò sfuggire un sospiro, ben sapendo che sarebbe stato inutile ragionare con Sam sulla sua nudità. Volle però precisare: «Lui lo educo io».

Il sospiro che emise la donna lasciò trasparire ben più malinconia di quanta ne avesse espressa la figlia. Il suo sguardo vagò per la cucina fino a posarsi su una rosa che, da diverse settimane, Sam spruzzava con lacca di capelli ogni pochi giorni perché mantenesse la sua bellezza. I suoi seni si mossero di nuovo, ma questa volta a causa di un singulto che inumidì anche i suoi occhi.

Flavia non volle ammetterlo con sé stessa, ma la mancanza di Luca aveva provocato una voragine anche nella sua anima. Si chiese se l’avrebbe ancora visto, anche solo da amico.