Il sorriso della ragazza fu meno casto. «Conosciuti ma non quanto avrei voluto io. Meno male che nel pomeriggio ci siamo conosciuti meglio,» aggiunse.
«Beh, ho saputo che si è trasferita a Milano e lavora sotto pseudonimo per una casa di produzione di…» Flavia abbassò la voce, facendole assumere un tono cospiratorio, sporgendosi sul tavolo come se non avesse voluto far sentire nulla a chi non fosse loro quattro, sebbene nella radura non fosse presente nessun altro, «…film pornografici».
Luca scosse la testa, ricordando quanto si era dimostrata sessualmente fredda con Alessio e lui, per poi finire, per qualche motivo, con il prendere il posto di Flavia nelle orge che si svolgevano in un capannone, da qualche parte nel comune di Caregan.
Questa volta Alessio parlò con la bocca piena. «Quale casa di produzione?»
«Certo, te lo dico così vai a cercarlo su Internet e ti guardi i porno della tua ex».
Il ragazzo fece finta di avere un’illuminazione a quelle parole. «Oh, bella idea! Non ci avevo pensato. Chissà se ha imparato qualcosa di decente».
La moglie gli mollò una gomitata nelle costole. I due, aveva ormai capito Luca, fingevano spesso di litigare, ma erano una coppia fantastica. Sperò che anche quella che lui aveva formato con Olivia potesse vivere in un simile stato di complicità e amore.
Verso l’una del pomeriggio, dopo aver riposto i piatti di carta in un sacco della spazzatura rinchiuso poi nel bagagliaio della jeep e pulita la griglia del barbecue, Flavia e Alessio si prepararono al lancio. Luca e Olivia si portarono in una posizione della radura già stabilita, poco distante da dove il ragazzo si poneva anni prima, durante i primi voli dell’amico, e montarono i rispettivi cavalletti; vi innestarono sopra le loro fotocamere professionali.
Olivia aveva preso qualche lezione a Padova, integrando quanto aveva imparato da Luca sulla fotografia paesaggistica, mentre, a sua volta, lei istruiva lui sulla macrofotografia negli anni precedenti, ma, nonostante ciò, mentre metteva a punto le impostazioni, continuava a chiedere al fidanzato consigli e ne forniva a lui. «Le nuvole sulla cima delle montagne sono sovraesposte,» sostenne, infastidita, dopo un paio di scatti di prova.
«Sì, ho notato…» rispose Luca, osservando a sua volta lo schermo del tablet che, attraverso il bluetooth, comunicava con la fotocamera. «Ho abbassato il valore di esposizione a meno punto sei. Compenserò in postproduzione».
La ragazza fece lo stesso, quindi controllò lo scatto sullo schermo della fotocamera. Soddisfatta, diede una pacca sul sedere di Luca. «Ottimo, amore. Pensavo di fare una foto con una profondità di campo ridotta, appena oltre il punto di lancio… diciamo, un f/5,6».
Luca annuì. «Allora io metto a f/22 e un’ISO elevato,» rispose, sfruttando le caratteristiche avanzate della fotocamera che usava anche per il lavoro.
«Dovreste usare anche un drone, la prossima volta,» propose la ragazza.
«Ha avuto la stessa idea anche Alessio,» rispose Luca, senza togliere lo sguardo dal monitor del tablet. «Voleva pilotarlo lui mentre era in volo, ma dopo la storia della bambina gliel’ho sconsigliato vivamente».
Olivia lo guardò perplessa. «Ma allora non era una battuta».
Luca la guardò di sbieco. «Non dire nulla a Flavia…»
Alessio, sulla sommità della radura, lanciò una voce che li richiamò. Flavia, con indosso lo zaino e la vela del parapendio spiegata alle sue spalle, era davanti a lui. «Noi siamo quasi pronti!»
«Va bene!» rispose Luca, sollevando un pugno con il pollice alzato.
Olivia innestò sulla sua fotocamera il cavetto per lo scatto remoto mentre Luca impostava il telecomando. Osservarono l’amica iniziare a correre lungo il pendio, la vela multicolorata gonfiarsi e sollevarsi e, pochi metri prima di raggiungere il precipizio, staccare Flavia dal maggengo, strappandole un grido di gioia. I due fecero lavorare le fotocamere, immortalando quel momento, mentre il giubilo lanciato dalla rossa veniva rapito dal vento. Un attimo dopo, anche Alessio fu in volo, e anche la sua immagine salvata sulle unità di memoria.
Luca lo fissò rimpicciolirsi appeso ad un pezzo di tela blu e verde, sballottolato dalle correnti d’aria di alta quota. Non riusciva a contare quante volta aveva assistito a quel momento e, per quanto non vivesse le stesse emozioni del primo lancio, sentì ugualmente le gambe diventare un filo molli. «Non lo farei per tutto l’oro del mondo».
Olivia, che in un’occasione precedente, alla domanda di Flavia perché non ci provasse, aveva risposto che nel fine settimana passava al massimo quattro ore indossando le mutandine in compagnia del suo ragazzo e durante quel periodo non voleva sporcarle facendosela addosso, si voltò verso Luca, quel suo tipico sorriso che campeggiava sulle labbra. Appoggiò una mano sul cavallo di lui. «Io avrei un’idea migliore per usare delle corde,» disse, facendogli l’occhiolino, «altroché legarle ad un lenzuolo, meglio ad un letto».
Il pensiero di cosa stava proponendo la ragazza cancellò l’ombra di disagio che Luca stava vivendo. Rispose solo con un sorriso, iniziando a smontare la fotocamera e il treppiedi velocemente ma con cura, considerando anche quanto costavano e che erano quelli del lavoro.
«Hanno una macchina, al laghetto?» domandò Olivia, mentre riponeva l’obiettivo nello zaino.
«Sì, Flavia ha lasciato la sua questa mattina,» rispose Luca ritirando le gambe del treppiede.
«Allora abbiamo tempo fino a cena per divertirci come piace a noi,» ribatté lei, usando la stessa voce che preannunciava il suo desiderio di fare sesso grezzo. Molto grezzo. «Giusto, amore?» Si avvicinò a Luca, pose le mani sulle sue spalle e lo baciò sulle labbra. «Hai visto quel video sui nodi di cui ti ho mandato il collegamento?»
Lui annuì. «Non sono sicuro di averlo capito benissimo, ma suppongo che potrò fare parecchia esperienza, questo pomeriggio,» disse, non aggiungendo che sperava anche di riuscire a scioglierli in tempo per la cena che avevano quella sera con i due parapendisti. Male che fosse andata, avrebbe tagliato anche quella corda: ormai, aveva scoperto di essere più capace con il coltello che coi nodi. Ammise che non avrebbe avuto un futuro come marinaio.
Olivia prese il suo zaino con la fotocamera e, tenendolo in mano, si avviò verso la jeep, risalendo lungo il pendio. Luca rimase qualche metro indietro per ammirare meglio le natiche che si muovevano nei pantaloni aderenti. «Hai messo in carica il vibratore? Mentre mi scopi, lo voglio nel culo,» disse lei con un tono sognante ed un sospiro che somigliava ad un gemito di piacere.
Giunta al mezzo, appoggiò lo zaino a terra, voltò la testa verso Luca e infilando un dito sotto l’elastico dei calzoni, lo abbassò quanto bastava per mostrare che sotto non portava l’intimo. «Ma prima, voglio qualcos’altro, tra le mie chiappe».
Il ragazzo si lasciò sfuggire dal naso un sospiro di soddisfatta eccitazione. Mise a terra anche lui la sua sacca, appoggiò una mano sulla nuca della fidanzata e la spinse contro la fiancata della Wrangler, bloccandole la testa contro un finestrino, mentre con un piede le apriva le gambe. Lei non riusciva a nascondere l’eccitazione che faceva brillare i suoi occhi e respirare a brevi tratti, annebbiando il cristallo accanto alle sue labbra. Lui infilò una mano sotto i pantaloni della ragazza, abbassandoli con poca grazia.
«Fottimi, Luca!» lo implorò lei quasi ne andasse della sua vita. La sua vagina stava colando contro il metallo dell’auto.
Il ragazzo avvicinò il volto accanto all’orecchio di Olivia mentre lavorava con ancora più irruenza ai suoi jeans e, senza nemmeno abbassarli, tirava fuori il cazzo già pronto al suo dovere. «Prima che ci “conoscessimo” eri una brava ragazza…» le sussurrò, quasi ringhiò, provocandola.
«Non puoi immaginare quanto sia doloroso essere una sfigata con il cuore di una puttana,» confessò lei con una cantilena che la faceva sembrare sotto l’effetto di una droga. Allungò una mano dietro il corpo del ragazzo all’altezza dei lombi, invitandolo a proseguire.
Lui non si fece pregare e, con grande soddisfazione, entrò fino in fondo nel suo retto. L’espressione di piacere che si disegnò sul volto di Olivia, il fiato che si mozzò, il gemito che si sollevò dalla sua gola, però, dimostrarono che non era lui quello che si stava godendo maggiormente quella loro unione.
«Sono la tua troia, Luca!» gemette lei.
Lui la baciò sui capelli castani, contemplando il volto giovane e dolce, con quella spolverata di efelidi che sembravano una piccola galassia e che possedevano la peculiarità di apparire più luminose mentre lei era eccitata. Sentì il suo cuore stringersi in un moto di profonda felicità. «No: sei la mia vita, Olivia…» rispose lui, ma sottovoce, con gli occhi che gli bruciavano e la gola che si chiudeva in un dolce malessere.
Fine
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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