Flavia si afferrò ai fianchi di Vittorio, la sborra diluita dalla saliva che colava fuori dalla bocca in grosse gocce filamentose, che vibravano nelle grida di piacere della ragazza, completamente perduta nell’orgasmo che si era inflitta. Paradossalmente, solo l’inculata dolorosa di Diego le impedì di crollare con le ginocchia sui frammenti che costellavano il pavimento polveroso, salvandola da spiacevoli e imbarazzanti sbucciature alle giunture e ai palmi delle mani.
Lo stesso Diego sollevò i cinquanta chili della ragazza, una mano sulle tette, l’altra sull’inguine bagnato, il cazzo sempre al suo interno. La strappò letteralmente da Vittorio e la portò semi-stordita sulla cerata. Stringendola a sé, si sdraiò a terra, la rossa sopra il suo corpo, e dopo essersi sistemato meglio l’uccello che era scivolato nel solco delle chiappe durante il movimento, sprofondò di nuovo nell’intestino di Flavia, muovendo il suo stesso bacino, sondando con voga il retto alla ricerca dell’orgasmo che era certo vi fosse nascosto da qualche parte.
Alena, dopo aver soddisfatto Yuri con la sua bocca, apparve davanti a Flavia, che stava riemergendo dalla nebbia del piacere. La ragazza era una bionda, e quasi si poteva definire platinata, alta qualche centimetro più di Flavia, ma dalle spalle più strette tanto da farla sembrare ancora più slanciata. Possedeva due occhi azzurri slavati, che aveva il vizio di imbrattare con la matita, forse con l’intenzione di renderli più appariscenti ma facendoli sembrare ancora più chiari, su un viso allungato. Quanto di bello mancava sul volto, però, veniva compensato dal seno, gonfio, sebbene nemmeno lontanamente quanto quello di Natalia, la terza ragazza del gruppo, forse la prima cosa che permetteva di distinguerla da Alena.
Smaccatamente bisessuale, Alena aveva una certa attrazione erotica verso Flavia e, sebbene fuori dalle orge non la baciasse nemmeno, quando erano nude, in quel capannone, spesso approfittava del corpo della rossa per un po’ di piacere. Cosa che a Flavia non dispiaceva affatto.
Alena non la salutò nemmeno, usando piuttosto le sue labbra su quelle dell’amica e scivolando con poche remore con la lingua nella bocca della rossa, così come le rispettive dita penetrarono nella fica dell’altra.
Il sapore della sborra di Yuri si mischiò con quello di Vittorio nella bocca di Flavia, mentre l’odore pesante di sudore, eccitazione e succhi sessuali inondavano le narici, portando di nuovo la rossa a sperimentare il senso di stordimento che aveva esperito pochi attimi prima.
«Che spreco,» disse Jago, osservando la scena poco oltre, la sua voce vagamente acuta pregna di derisione, «due fighe occupate da delle dita».
Figlio dell’imprenditore che aveva acquistato il capannone, Jago sembrava aver preso dal padre solo ed esclusivamente il cognome e vagamente l’aspetto, ma certamente non le capacità imprenditoriali, palesemente incapace di tenere in tasca anche solo una banconota da dieci euro da mattina a sera. Fisicamente, era quello che si poteva definire il meno virile del gruppo, quello dall’aspetto più da ragazzino, sebbene in mezzo alle gambe nascondesse una sorpresa piuttosto notevole. Magro e poco più alto di Flavia, non aveva muscoli in vista, ma occhi azzurri e capelli biondi scuro, tanto che la ragazza se lo immaginava come il cantante di qualche boyband dei due decenni a cavallo del 2000.
Il ragazzo aprì le gambe di Flavia, poi le labbra della sua fica, scacciando la mano di Alena. Bagnata lei del proprio desiderio e lui della propria sborra e della rugiada di Natalia, il suo grosso cazzo scivolò senza problemi nella ragazza, occupandone piacevolmente l’utero caldo e umido.
«Non posso darti torto,» convenne Yuri, allontanandosi da Natalia e dirigendosi a gattoni verso le altre due ragazze. Considerato il vero ricco del gruppo, aveva fatto degli investimenti a diciotto anni appena compiuti, comprando mille euro di alcune criptovalute che, nei mesi successivi, erano andate, come diceva lui, “to the moon”, rendendo il figlio di un operaio siderurgico nel ventunenne più ricco di tutta Caregan. Aveva il fisico asciutto di un surfista californiano, sebbene sognasse di comprarsi casa e cittadinanza in Svizzera. Gli occhi erano scuri, così come i capelli, ribelli. I pettorali non troppo sviluppati e gli addominali appena abbozzati erano divisi a metà da una riga di pelo curata con vezzo. L’unico tatuaggio che appariva sul suo corpo era una “b” maiuscola con due righe che l’attraversavano dall’alto verso il basso sul pettorale destro, una sorta di strana parodia del simbolo del dollaro, sebbene ripetesse di essere intenzionato a farsene fare anche uno sull’altro pettorale con il cane giallo che Flavia vedeva spesso nei meme su Internet.
«…però io, di Alena, adoro il buco del culo,» specificò, ergendosi in ginocchio dietro la bionda e aprendole le chiappe con le mani come se fossero due metà di una mela. Il suo cazzo, il più piccolo del gruppo, ma anche quello che aveva una resistenza maggiore e che aveva più probabilità di condurre la propria amante all’orgasmo, scomparve nella ragazza, che emise un gemito quasi esagerato, incitando poi Yuri a spingere più forte, a farla godere, che era la sua troia.
Lasciata sola, Natalia, messasi seduta, strinse le braccia sul grosso seno lordo di sborra ancora liquida che colava poi lungo la pancia piatta. «Uffa, a me non mi scopa più nessuno?» domandò nella sua voce che sembrava un pigolio.
Dolorosamente consapevole che Natalia era la più bella del gruppo, Flavia la considerava come una Barbie alta un metro e ottanta e con la stessa intelligenza della bambola di plastica, gli occhi azzurri e dei capelli biondi raccolti in una coda. Aveva un seno gonfio, due gambe lunghe e affusolate che terminavano in chiappe marmoree e sempre pronte ad essere possedute. Era completamente depilata e Alena sosteneva passasse un po’ di rossetto sulle labbra, prima delle orge, e non solo quelle della bocca.
«Non preoccuparti, troietta,» l’assicurò Vittorio, appoggiandole una mano su un seno e spingendola a terra. Le si sedette sopra la faccia e glielo mise in bocca, sprofondando completamente in lei. «Ci penso io a non farti annoiare».
Pochi istanti dopo dalle labbra della bionda iniziò a sfuggire un suono liquido, in sincronia al movimento del bacino dell’uomo. L’attimo successivo, le gambe di Natalia vennero aperte da Diego e anche le altre labbra della ragazza si chiusero su un cazzo.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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