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Erotika
High Utility · Cap. 5
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Capitolo 5 di 77 15 min di lettura

Episodio 4 - Troietta, lascia un po' di quella nerchia anche a noi.

"La ragazza non si rese conto che stava iniziando a bagnare le proprie calze quando aprì la bocca e vi fece scorrere all’interno il cazzo del ragazzo di cui provava una cotta."

William Kasanova
1 anno fa · 471 letture · 1

Cercò una frase simpatica da dire a Vittorio quando si pose davanti a lui, che si stava spogliando con movimenti più lenti e indifferenti, appoggiando gli abiti su un tavolaccio posto su alcuni calcinacci, ma non le venne in mente nulla, e, comunque, lui non era certo uno da battute o gesti divertenti. Mentre si toglieva le mutande stando su un piede solo, Flavia non riusciva a distogliere lo sguardo dall’inguine del ragazzo, da cui si ergeva il cazzo in erezione: non il più grande presente nel capannone, sebbene dovesse essere almeno diciassette o diciotto centimetri, con una cappella bulbosa di una certa dimensione, ma comunque il suo preferito.

Le gambe della rossa si piegarono mentre il suo culo nudo si appoggiava sulle calze e percepiva la tomaia delle scarpe contro la pelle dei glutei quando si pose davanti a lui, consapevole che Vittorio avrebbe preferito che usasse la bocca per qualcosa di meglio di qualche vaneggiamento. Sollevò lo sguardo verso il volto del ragazzo, sorridendo. «Grazie per il passaggio,» si limitò a dire, mentre si appoggiava con una mano alla coscia di lui, assicurandosi che un seno toccasse la gamba, e afferrando il cazzo con l’altra mano. Lui rispose al sorriso con un altro, ben più soddisfatto, soprattutto quando un movimento di polso di Flavia fece scorrere la pelle e mise alla luce la cappella, che sprigionò un olezzo intenso al punto da causare un accenno di capogiro alla ragazza, facendoglielo desiderare ancora più dentro il suo corpo.

Vittorio le appoggiò una mano sulla nuca, sebbene senza spingerla contro il proprio membro come faceva spesso. «Datti da fare, e avrai tutti i passaggi che vuoi,» l’assicurò lui, con la voce non lasciava trasparire nemmeno una parvenza di cordialità ma solo il desiderio di godere nella bocca di Flavia, e poi in ogni altro suo buco.

La ragazza non si rese conto che stava iniziando a bagnare le proprie calze quando aprì la bocca e vi fece scorrere all’interno il cazzo del ragazzo di cui provava una cotta. Alto più di un metro e ottantacinque, possedeva un corpo che non avrebbe sfigurato in una gara di culturismo, con muscoli a rilievo in ogni punto visibile. I capelli erano neri al pari degli occhi, e solo l’uso di una quantità spropositata di gel gli permetteva di averli ritti in testa, a ciocche che sembravano una via di mezzo tra Goku e un carciofo. Un grosso tatuaggi tribale, qualcosa che doveva aver richiesto anche cinque o sei dolorose sedute, si irradiava dalla spalla destra simile ad una sfera, scendendo sul bicipite voluminoso, il collo simile ad una bassa piramide e un pettorale grosso quasi più di un seno di Flavia. Il pensiero di quel tatuaggio le fece fremere l’inguine, una sensazione simile al fastidio che provocava il bisogno di mingere iniziò a sorgere tra le labbra della sua fica ormai bagnata.

«Troietta,» la redarguì ridacchiando Alena tra un ansito e l’altro, «lascia un po’ di quella nerchia anche a noi…»

Flavia sollevò la mano libera, chiudendola a pugno e lasciando sollevato solo il dito medio in direzione della voce della sua amica. Nel frattempo, si unì anche l’altra mano di Vittorio sulla sua testa, bloccandogliela.

«Prenditelo tutto, puttanella,» le disse lui, iniziando a spingere tutto il suo uccello oltre le labbra della rossa. Flavia lo sentì riempirle le fauci, che si stavano già colmando di saliva, la lingua schiacciata dalla cappella e poi dall’asta, gustandosi il sapore di maschio mentre le sue narici venivano inondate dai feromoni del ragazzo, trascinandola in uno stato di profonda eccitazione. Sentiva solo il suo cuore battere sempre più forte e il movimento nella sua bocca, la sua gola riempirsi di cazzo e sputo e poi svuotarsi quando lui usciva quasi completamente da lei. Afferrò le chiappe di Vittorio come risposta inconscia al nuovo stato di equilibrio precario nel momento in cui, senza nemmeno accorgersene, qualcuno la afferrò per i fianchi e la fece alzare, mettendola a novanta.

«La zoccola è arrapata,» disse la voce di Diego, alle sue spalle. «Come sempre, dopotutto».

Fu solo con una minima parte della sua coscienza che Flavia si accorse dei due pollici che le aprivano con poca grazie le chiappe, mostrando il suo buco del culo. Ma l’ingresso del grosso cazzo, più simile ad un ariete che sfonda una porta che l’incedere garbato di un dolce amante, ebbe molto più effetto sui suoi sensi. Gli occhi della ragazza si aprirono, e sebbene lei cercasse di non incidere sull’azione dell’irrumatio di Vittorio, non riuscì a non trattenere il fiato mentre la nerchia di Diego prendeva possesso del suo retto.

Nonostante nessun ragazzo del gruppo si potesse definire un angioletto, a cominciare da Vittorio, Diego era senza dubbio, e con l’opinione unanime delle tre ragazze, il più manesco e violento. Non possedeva il fisico perfetto del motociclista che stava scopando la bocca di Flavia, e ne era poco più alto e decisamente più peloso; in realtà, poteva vantare un bel viso, occhi verdi e mascella molto virile, ma lo sguardo affilato e quell’aria da attaccabrighe faceva passare velocemente il desiderio di intavolare una conversazione con lui. Possedeva quelli che Alena aveva definito dei “muscoli nervosi”, e il massiccio cazzo, il più lungo e grosso della cricca, spuntava da una massa di peli neri tenuti meglio di quanto ci si potesse aspettare. Non aveva tatuaggi, ma le cicatrici di un paio di tagli, che nessuna aveva mai osato indagare da cosa fossero stati prodotti, sul costato e sul braccio sinistro, biancastri e poco attraenti, lasciavano intendere che la vita del ragazzo, fuori dal capannone, non fosse una delle più tranquille, per lo meno in passato, sebbene nessuno sapesse cosa faceva per vivere, ma Flavia non si sarebbe comunque aspettata qualche ruolo di responsabilità.

Il sistema digerente letteralmente tappato alle due estremità, con una sensazione di eccitazione proveniente dalla bocca e di fastidio dall’ano, Flavia sentì la sua mente svuotarsi e il suo petto infiammarsi. Stordita, una mano scese al suo inguine, due dita sprofondarono nella sua fica gocciolante, e cominciò a fottersi da sola nell’unico buco che le era rimasto. Troia di Vittorio, Diego, della sua stessa eccitazione e del bisogno di godere per sopprimere quel senso di vuoto che aveva preso ormai domicilio nella sua coscienza, la ragazza si chiavò con una violenza che poteva quasi competere con quella che Diego usava sul suo culo.

Prossima a raggiungere il punto di non ritorno, Vittorio la precedette di pochi istanti: spinse la testa dai capelli rossi contro il suo inguine, sprofondando la sua cappella tra le tonsille e oltre, poi il suo cazzo sembrò dimenarsi quando diversi fiotti di sborra calda schizzarono nella gola della ragazza. Un attimo dopo, quando il cazzo le scivolò fuori dalle labbra, i forti gemiti di piacere di Flavia riecheggiarono nel capannone vuoto, sovrastando anche quelli di Yuri che stava venendo sulle grosse tette di Natalia, che ridacchiava, come suo solito, da oca giuliva.

Prima di andare avanti…

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