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Erotika
High Utility · Cap. 71
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Capitolo 71 di 77 14 min di lettura

Episodio 70

"Giada strinse le braccia attorno alla vita del ragazzo e aprì le labbra: un attimo dopo, la cappella stava scivolando nel suo cavo orale."

William Kasanova
1 anno fa · 406 letture · 1

Giada impattò contro quel maschio dal corpo marmoreo, le sue grosse tette che si appiattivano sui suoi pettorali scolpiti. Lo fissò in viso, sconvolta e intimorita, e al tempo stesso estasiata da quello sguardo rabbioso, da quel tatuaggio su una spalla che si stava gonfiando in uno sforzo. Si sentì sollevare, il pavimento staccarsi dalle suole delle sue scarpe. Non capì cosa stesse accadendo, se non quando sentì il cazzo del ragazzo scorrere verso il basso lungo il suo addome altrettanto piatto; lo percepì lasciare una scia di quel liquido che anche dal meato di Luca usciva quando era eccitato nel vederla sotto il suo ombelico, scivolare fino in mezzo alle grandi labbra e appoggiarsi all’imbocco della sua fica.

Vide il ragazzo prenderla meglio, la mano sulla sua chiappa sostenerla con maggiore forza per un attimo, poi si sentì come se una botola si fosse aperta sotto di lei: le si mozzò il fiato nonostante la bocca le restasse spalancata mentre il cazzo sfondava infine la sua illusione che non sarebbe accaduto nulla, che quello si sarebbe rivelato essere un perfido scherzo di quella stronza bastarda di Flavia. Invece, si trovò impalata su una nerchia grossa come non ne aveva mai viste prima, che le riempiva la fregna come un’emicrania avrebbe colmato la sua testa, travolgendola al pari del furore che il ragazzo stava usando. Sentì di nuovo le dita stringerle il gluteo, un ruggito farla salire mentre quel cazzo usciva lentamente da lei. Quando risprofondò lo fece con meno rabbia, ma sempre con una rabbia che la opprimeva, la penetrava quasi più di quella nerchia. Si sentiva completamente alla mercè di quel maschio, incapace di fare qualsiasi cosa che non fosse farsi fottere, essere un pezzo di carne per il suo piacere, una nullità di fronte alla sua eccitazione.

Poi qualcuno alle sue spalle, il tipo che l’aveva afferrata al volo parlò, ma a Giada sembrò che stesse parlando da un altro comune, parole che impiegarono delle ore per farsi strada nella sua mente sconvolta e travolta dalle emozioni che la stavano straziando. «Quel buco me lo prendo io. Voglio scoprire se la troietta ama farsi inculare».

La chiappa libera venne colpita con forza, schiaffeggiata, strappando un grido che si bloccò nella gola della ragazza, poi venne afferrata con ancora meno grazia dell’altra e spostata. Un attimo dopo, qualcosa le riempì l’ano, s’intromise nel suo retto e poi entrò tanto in fondo che la penetrò per tutto il suo corpo, si aprì strada nella sua mente, nella sua anima, e, quasi temendo le uscisse dalla bocca, che si spalancò quanto gli occhi, si trovò con la testa spinta all’indietro, nemmeno fosse pronta a inghiottire una spada. La mano di prima tornò a stringerle la gola, pronta a strozzarla, e un’altra si intrufolò tra lei e l’altro e le afferrò un seno.

Incapace di capire qualcosa che non fosse la consapevolezza che era ora la troia di quei due uomini, che la stavano possedendo senza alcun ritegno, come se non avesse mai avuto altro scopo nella vita che essere scopata, che la sua nascita fosse stata pianificata esclusivamente per essere in quel posto, tra quei due, la sua figa ed il suo culo ad ospitare i cazzi di due maschi che non conosceva e di cui ignorava perfino il nome. Sentiva le loro nerchie scivolare dentro di lei, il calore dei loro sessi scambiarsi con quello del suo corpo, le loro pelli fare una blanda resistenza contro la sua, i loro gemiti di piacere e di fatica dare il ritmo al suo cuore che stava impazzendo nelle sue orecchie, pulsando nel suo collo. Quel movimento dentro di lei, quei due cazzi che sembravano voler scorrere uno contro l’altro, e solo una sottile sfoglia di carne, premuta, schiacciata, martoriata, sembrava a stento capace di separarli, nemmeno cercassero di unirsi, avvolgersi tra di loro all’interno del suo corpo, le loro grosse cappelle strofinarsi come due boa in amore, stava riempiendo la sua mente, una sensazione che pareva un dolore ma che cominciava a diventare qualcos’altro, sfumava in qualcosa che non aveva mai provato, qualcosa che desiderò scoprire più di ogni altra cosa nella sua esistenza.

Giada strinse le braccia attorno al collo del ragazzo davanti, tremando come una foglia in un vento caldo che l’avvolgeva tutta, che la infiammava. Sentì le sue gambe dolerle, come se fosse stanchissima, la sua passera stringersi attorno al cazzo che la stava scopando. Qualcosa di simile al suono di una cascata si levò dalla sua gola, mentre un turbinio di piacere le colmava la mente, invadendole il corpo.

«La troietta ha un orgasmo!» esclamò una voce, sorpresa e divertita. «Dopo voglio sbatterla io, quel pezzo di figa!»

«Brava, puttanella!» disse un’altra voce, più vicina, seguita da dei gemiti e dei ringhi.

Ancora vittima del piacere, ancora immersa in quella dimensione di libidine a qualche palmo dalla realtà, Giada cadde sui piedi, mentre la mano che la sosteneva spariva dall’ombra di coscienza che non era stata bruciata dall’orgasmo e uno spruzzo di liquido scivolava dalla sua figa, ora libera.

«Mettiti a pecora, adesso,» ordinò una terza voce, mentre le dita che le martoriavano una tetta si staccavano dalla pelle e ricomparivano sulla sua nuca. Priva di volontà, troia e burattino, si trovò in ginocchio e poi con la faccia premuta contro la polvere sulla tela cellophanata, una mano che gliela bloccava e l’altra che le teneva alto il culo. Il grosso cazzo riprese a fotterla, ogni colpo, profondo e violento, che la spingeva avanti, la guancia destra che si muoveva sulla plastica, strisciando nella sporcizia, ogni espiro che ne sollevava una nuvoletta, ogni inalazione che gliela faceva finire in gola, il suo petto che si sconquassava in colpi di tosse. Ogni botta era accompagnata da un insulto volgare, poco originale quanto feroce, che colpiva il piedistallo su cui era assisa come un colpo di mazza ben più doloroso dell’azione che il cazzo stava avendo nel suo culo; l’impossibilità di reagire la stava portando ad un nuovo stato di confusione che, al tempo stesso, la terrorizzava e in cui voleva rifugiarsi e che, forse, era quanto di meglio potesse desiderare.

Flavia era ancora lì, a qualche passo di distanza, che la fissava soddisfatta, le braccia incrociate contro il petto quasi piatto. Indossava ancora tutti i suoi abiti e, quando il tipo, di cui Giada stava spurgando la sborra dalla figa lungo le cosce, si era avvicinato con un atteggiamento di libidine, lei lo aveva allontanato con uno sguardo. Gli altri due ragazzi erano in attesa, sbavanti: i loro uccelli erano ancora in tiro, luccicanti per il bisogno di godere delle forme, del calore e del bagnato della bionda ai loro piedi, che si stava facendo scopare come una cagna.

Ogni pensiero di Giada scomparve quando la mano che le fermava il capo si arrotolò attorno ai capelli e li tirò fino quasi a strapparli, sollevandolo letteralmente dal pavimento. Sentì il cazzo nel culo gettarsi per tutta la sua lunghezza nel suo retto, l’inguine del ragazzo muscoloso spingere contro le sue chiappe perfette, e poi qualcosa di simile ad un ululato.

«Non l’ho mai visto così soddisfatto, Diego!» rise uno dei due che non erano ancora intervenuti.

«Voglio proprio fotterla, quella puttanella!» ribatté l’altro.

La ragazza, indolenzita, sentì il suo intestino liberarsi lentamente, mentre quello chiamato Diego si sfilava da lei. «È pura dinamite, la troietta!» commentò, assestandole uno schiaffo su un gluteo. «Mai goduto tanto in vita mia».

Il cambio fu immediato: come Diego uscì, gli altri due si avventarono letteralmente su di lei. Uno, quello con la “B” tatuata, le strappò quasi di dosso le scarpe senza nemmeno sciogliere le stringhe, poi le sfilò i pantaloni e le mutandine; l’altro, per qualche motivo, si sedette sui polpacci davanti alla sua faccia, in una posizione composta che le ricordò vagamente quella di un samurai in attesa, la spada che si innalzava tra le sue gambe. Solo quando ebbe finito il primo di spogliarla, lui sembrò rianimarsi, mettendosi in ginocchio.

Quello dietro la rimise nella posizione di prima, a pecora, ma invece di accontentarsi di fotterla così, le prese una coscia, afferrandola con entrambe le mani, e gliela sollevò. Giada si sentì emettere un verso di sorpresa quando le mancò l’equilibrio, ma l’altro la afferrò per le tette e la sollevò, portandola a trovarsi con il volto davanti alla cappella completamente scoperta e luccicante. Un asfissiante, greve odore di eccitazione le invase le narici, soffocandola.

«Tocca a noi, questa meraviglia,» disse quello che le stava stringendo le bocce, rivolto all’altro. «Non sei contento, Yuri?»

«Scopala e non rompere le palle,» rispose quello dietro di lei, un attimo prima che sentisse la sua figa riempirsi di nuovo con un membro, la sborra che c’era ancora all’interno che usciva quasi a schizzi.

«Vieni, bellezza, mangiati il mio uccello!» propose il primo, con una voce piena di divertimento ed eccitazione.

Giada lo detestò all’istante ma, nonostante questo, scoprì che voleva quel cazzo nella sua bocca più di ogni altra cosa. Trovandosi in una posizione scomodissima, instabile, strinse le braccia attorno alla vita del ragazzo e aprì le labbra: un attimo dopo, la cappella stava scivolando nel suo cavo orale.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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Commenti 1

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  1. Giulia la rossa

    Adoro questo contrasto tra la dolcezza del rapporto di Luca e Olivia e il degrado dell'orgia di Giada. Ha reso ancora più eccitante e soddisfacente il ditalino 💗

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