La mano, una terza mano di Luca, si appoggiò sulla sua nuca, e mentre le devastava la fica e la soffocava, le spinse la testa dentro il lavandino. Finì con il viso congestionato contro il rubinetto ma non vi fece nemmeno caso.
“Mettiti a novanta, come la vacca da monta che non sei altro!”
«Sì… sì!»
Ormai non percepiva più la mano, le dita avevano perso la sensibilità, un misto di freddo e bagnato era tutto ciò che sentiva, ma le sarebbe comunque stato impossibile avvertire qualcosa sotto la sensazione di un orgasmo prossimo a deflagrare nel suo inguine, la sua fica che sembrava un crogiolo pieno di metallo fuso.
Poi esplose davvero, un senso di vuoto che le cancellò la mente, le distrusse la coscienza. Fu solo un immenso piacere abbagliante, il bruciore dei muscoli che urlavano tanto forte da non essere più udibili, la nausea che riempì il suo stomaco e il senso di vertigine che scosse le sue gambe.
Anni, forse decenni dopo, oppure era passato un solo secondo, quando l’universo si rimaterializzò ai suoi sensi ancora saturi di orgasmo, si ritrovò seduta scompostamente sul tappeto bianco, appoggiata con la schiena contro la vasca da bagno, incapace di capire cosa ci facesse lì. Quando un senso cominciò a farsi strada nella sua mente drogata di piacere, scosse la testa e si portò una mano al viso, confusa.
Un profondo, asfissiante odore di sesso ed eccitazione gravava nel bagno, rendendo l’aria irrespirabile e imbarazzante, quasi quanto gli schizzi di un qualche liquido che colava lungo il sostegno del lavandino. Controllò il tappeto, e per sua fortuna il liquido assorbito poteva essere facilmente fatto passare per acqua caduta durante il lavaggio della faccia o delle mani.
Poi un pensiero l’assalì, sconvolgendola. In un episodio di capogiro dovuto allo scatto che aveva fatto per rimettersi in piedi il più in fretta possibile, sollevò il mento e, accendendo le tre lampadine sopra lo specchio, studiò attentamente il riflesso del proprio collo. Trattenne il fiato fino a quando non si rese conto che, fortunatamente, non c’erano segni delle proprie dita, lasciati mentre si stava auto-sottomettendo.
Questa nuova consapevolezza la turbò ancora più del rischio delle impronte. «Merda…» disse, avvertendo gli occhi cominciare a bruciarle e, questa volta davvero, la gola chiudersi. Di nuovo, cominciò ad ansimare, ma non per l’eccitazione, quanto piuttosto per il senso di costrizione che le aveva serrato il petto quando si rese conto che era attratta proprio da ciò che più la disgustava, dall’essere trattata come una donnaccia…
Passarono diversi minuti prima che Giada riuscisse a smettere di singhiozzare, e la vista di lei allo specchio con gli occhi rossi la depresse ancora di più. Mise le mani a coppa sotto il rubinetto dopo che lo aveva aperto e bevve un paio di volte, cercando di sciogliere il groppo che si era formato in gola. Si lavò il viso, bagnando questa volta per davvero con l’acqua il tappeto e, prima di risollevarsi i pantaloni, volle farsi un bidet per togliersi dalle cosce il liquido che aveva fatto schizzare mentre si ditalinava.
Immerse il sedere nell’acqua, ma poi si rese conto che ebbe bisogno di uno sforzo per potersi toccare le labbra, nemmeno fossero infette e purulente. Dovette imporsi di non provare nessuna emozione nel toccarsi, di non pensare a quanto aveva fatto e pensato un attimo prima, come se l’avesse data vinta a quelle due zoccole che avevano portato il suo amato Luca sulla strada del disprezzo e dell’odio nei suoi confronti.
Appena più rinfrancata, ma ancora scossa e con l’impressione che il cielo si fosse riempito di nuvolaglie nere e che fossero cadute su di lei, uscì dal bagno e tornò a sedersi davanti al computer. Non poteva negare che, in quel momento, avrebbe voluto accanto a sé Luca, perché la stringesse e il calore del suo corpo sciogliesse un po’ di dubbi che strizzavano la sua mente, ma dubitava che si sarebbe presentato se l’avesse chiamato. Probabilmente era intento anche lui a fare i compiti, o a perdere tempo con la sua fotocamera con soggetti privi di interesse quando poteva avere lei come modella… Ma non poteva evitare di incazzarsi tutte le volte che lei gli muoveva qualche piccola critica, come se servisse a qualcosa buttare il proprio tempo a studiare fotografia per riuscire a farne una bella, quando lei ne faceva di perfette con il suo smartphone.
«Che spesa inutile una fotocamera… cosa cambia da quella di un telefono?» si chiese per l’ennesima volta Giada. Di certo non avrebbe posto quella domanda a Luca: orgoglioso com’era, l’avrebbe spellata viva piuttosto che ammettere che non ce n’erano.
Non poté impedirsi di immaginarlo a zonzo con la sua macchina fotografica, dopo il loro ennesimo, insensato litigio, a fingere di scattare foto solo per provarci con qualche zoccola e portarsela a letto. Magari qualcuna delle sue “amiche”… quelle stronze non volevano ammetterlo, ma erano attratte da lui. Tutte erano attratte da lui, così come ogni uomo desiderava mettere Giada nella posizione a novanta di prima e sbattersela fino a…
La ragazza scosse la testa, come a scacciare quel pensiero disgustoso che le fece distorcere la bocca.
Doveva fare qualcosa, trovare un modo per riavere con sé Luca, ma come?
Fissò per un momento lo schermo nero del computer, quasi illudendosi che lo stesso potesse animarsi e darle il consiglio che le serviva. L’unica cosa che le mostrava, però, era il suo stesso riflesso, quello di una ragazza bellissima e desiderata… Che cosa non funzionava con lui, si domandò. Era una dea, era perfetta, glielo dicevano tutti, glielo ripetevano fin quasi alla nausea: perché Luca non si comportava di conseguenza? Perché non la venerava e faceva quanto lei gli diceva?
Lei gliela dava! Quanti avrebbero ucciso per fare sesso con lei, anche solo una volta, possedere il suo corpo stupendo? Quanti si sarebbero sdraiati ai suoi piedi, baciato la suola delle scarpe pur di avere il privilegio di palparle le bombe? Chiunque!
Ma Luca? Luca no, lui voleva fotterla come una troia, e una volta fuori dal letto vedere i suoi amici, andare in palestra quando voleva, gettare via tempo e denaro facendo fotografie. E vedere Alessio! Alessio! Come poteva anche solo pensare di frequentare il tipo che aveva avuto l’onore di introdurre il suo disgustoso uccello dentro di lei e credere di non mancarle di rispetto?
Giada si scoprì con le mani serrate in pugni tanto stretti da farle male i muscoli delle dita. Con uno sbuffo, appoggiò i polsi sul piano fresco del tavolo. Chiuse gli occhi, cercò di far defluire la rabbia dalla sua mente, rallentare il battito del suo cuore…
Dopo diversi secondi, quando sollevò le palpebre, una soluzione non era ancora giunta. Il portatile davanti a lei, però, le ricordò che anche il tema non era ancora stato completato o, per essere più precisi, se si voleva escludere il titolo in cima al foglio virtuale bianco, nemmeno iniziato.
«Invece di perdere tempo a insegnarci la vita di autori che non leggerà nessuno,» sussurrò, allungando una mano verso il mouse accanto alla tastiera, «farebbero meglio a spiegare come vivere senza tanti problemi e dubbi. Di certo, tornerebbe più utile di qualche nozione che potrebbe servire solo se si avesse davanti Gerry Scotti che vuole darti centomila euro…»
Al movimento del piccolo dispositivo, Word emerse dal nero del monitor ma, sopra il candore immacolato del pomeriggio passato a rimuginare, appariva quasi strafottente il riquadro nero di una notifica. Prima che scomparisse, Giada mosse il mouse e la cliccò. Un istante dopo, il programma di videoscrittura venne coperto da una finestra di Skype, mostrando la conversazione che stava portando avanti con Tina da tempo.
Una mano gelida strinse il cuore della ragazza, improvvisamente timorosa di cosa stava per dirle quella che aveva finito con il promuovere a sua consulente finanziaria.
Tina
Ehi, Giada! Hai seguito il nostro progetto NFT del cuore?
La ragazza ebbe quasi paura a mettere le dita sui tasti del computer per chiedere cosa stesse accadendo. Dopo che aveva dato il suo “World of Girls” a Sofia come pagamento anticipato per il suo piano per sedurre Luca, aveva cancellato dai suoi contatti Twitter la pagina del progetto della casa produttrice di anime giapponese e disinstallato Discord, non avendo nessun altro server che le interessasse. Dovette sforzarsi per digitare una risposta.
Giada
No cosa succede?
Sembrò quasi che l’amica la stesse attendendo con la risposta già pronta, che quasi comparve ancora prima di aver cliccato il tasto di invio del messaggio. E non furono tanto le parole in sé, quanto l’entusiasmo che ne sembrava sgorgare, quasi come il miele che aveva colato dalla passerina di Giada quand’era venuta in bagno, a conficcarle un coltello nel cuore.
Tina
To the moon! Siamo a più di tremila euro di valore! Stai per diventare ricca da fare schifo! Ma, mi raccomando, non dirlo al tuo nuovo ragazzo, o quello potrebbe metterti in mente di vendere, quando dobbiamo tenere saldo e aspettare!
Giada non trovò le parole per ribattere. Cosa avrebbe potuto scriverle? E come avrebbe potuto farlo, adesso che tutto era confuso per le lacrime che le stavano colmando gli occhi? Lasciò cadere il viso sulle braccia e pianse, bagnando il tavolo. Aveva dato via la possibilità di avere dei soldi per poter iniziare la sua vita da adulta con delle prospettive più rosee dei suoi coetanei per avere il ragazzo dei suoi sogni e adesso non aveva più nemmeno uno dei due…
Com'è finora?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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