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Erotika
High Utility · Cap. 60
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Capitolo 60 di 77 11 min di lettura

Episodio 59

"Sofia la fissò per un istante con uno sguardo duro, poi strinse le braccia davanti al piccolo seno. «E adesso? Hai intenzione di denunciarmi ai carabinieri?»"

William Kasanova
1 anno fa · 317 letture · 0

In ogni caso, le sembrò tanto strano che si fosse messa a fare selfie che Flavia decise di avvicinarsi. Lo fece di lato, in modo che la ragazza non la vedesse arrivare davanti a sé e nemmeno immortalarla alle sue spalle in uno scatto. Non che si aspettasse che fuggisse, ma era meglio non rischiare con una come lei. Non le ci volle molto a notare che il telefono non era più quello che Sofia aveva prima, quel catorcio rigato di qualche generazione prima, con l’oscena plastica viola-bluastra a proteggere la scocca: questo era rosa confetto, colore che a Flavia parve completamente incompatibile con il carattere di Sofia e c’era ancora la pellicola protettiva sul retro.

In effetti, la scatola dello stesso, nera e con la scritta “S21” appena visibile, aperta e abbandonata sulla panchina lì vicino, accanto ad una tipica confezione per le spedizioni di Amazon, lasciò supporre alla rossa che lo smartphone fosse nuovo di pacca. La domanda relativa al modo in cui la ragazza, povera in canna, avrebbe potuto recuperare i soldi per comprarsi un Samsung di quel livello, sorse in un attimo. La risposta, comunque, non richiese più di un paio di passi per comparire, fulgida e luminosa, nella mente della rossa.

I lineamenti del viso di Flavia passarono da esprimere curiosità e sconcerto all’irradiare pura rabbia quando coprì silenziosamente gli ultimi metri che la separavano dalla modella improvvisata. Troppo intenta a scoprire come poter trasformare quel volto da troll in uno da elfa in una foto, Sofia non notò la presenza della ragazza fino a quando questa non le strappò di mano il suo nuovo giocattolo elettronico.

«Ridammelo indietro, sporca puttana!» scattò Sofia, dando dimostrazione della sua tipica cordialità.

Flavia fece qualche passo indietro, tenendo sollevato il Samsung sopra la testa e l’altra mano davanti a sé. Per un istante, ebbe l’impressione di essere uno di quei domatori di leoni nella gabbia al centro del circo, ma subito pensò che se avesse chiamata “pagliaccio” quella davanti a lei le avrebbe fatto un complimento.

«Mi sa che non sono io la più puttana tra noi due,» ribatté, incapace di trattenere un sorriso.

Sofia alternava occhiate di disprezzo verso Flavia e sguardi di angoscia all’indirizzo del suo nuovo telefono. Le ci volle un istante per prendere la decisione, sbagliata, di continuare ad essere aggressiva invece di invocare la pietà di Flavia. «Vai alle orge: è il significato di “puttana”!»

La rossa non si fece intimidire. La mano che teneva davanti si chiuse a pugno, tranne per il dito indice che si mosse a metronomo davanti al volto ulteriormente imbruttito di Sofia. «No, no: il significato di “puttana” è fare sesso per soldi…» spiegò, gratificandosi con il sussulto che la ragazza davanti a sé riuscì a stento a nascondere, «…o, nel tuo caso con Alessio, per un NF… coso, come si chiama». Sofia la fissò con rabbia, ma Flavia comprese che era solo simulata per nascondere qualche altra emozione. «In qualche modo, Giada ti ha convinta a farti il suo ragazzo, alla festa di qualche settimana fa, così da avere la possibilità di scoparsi a sua volta Luca…» si interruppe un istante, mentre sentiva anche lei il bisogno di mantenere sul viso la propria espressione di sicurezza e non lasciare che un moto di dolore la sostituisse. Deglutì, poi riprese cercando di mantenere la voce da investigatore che accusa l’assassino dopo una lunga e pericolosa indagine. «Ti sei fatta scoprire da Giada quando sono tornati dalla loro scappatella, così che chiunque sapesse che Alessio l’aveva tradita, e poi ti sei fatta pagare con l’NF-coso…»

«NFT…» la corresse Sofia, la voce che lasciava intendere di essere stata sconfitta.

«…sì, quello. E l’hai rivenduto a metà di… coso, il valore che…. Comunque, se non ti fossi comprata il cellulare nuovo, l’avresti passata liscia e non l’avrei scoperto,» concluse Flavia, rendendosi conto che, nei telefilm polizieschi che aveva visto in passato, gli investigatori sapevano apparire meno imbecilli di lei quando spiegavano come avevano incastrato il criminale. In effetti, ammise con sé stessa, senza un “agente, lo ammanetti e lo getti in gattabuia”, il discorso perdeva buona parte del suo fascino.

Sofia la fissò per un istante con uno sguardo duro, poi strinse le braccia davanti al piccolo seno. «E adesso? Hai intenzione di denunciarmi ai carabinieri?»

Flavia trattenne un improvviso imbarazzo. Si accorse che il braccio che teneva sollevato sopra la propria testa aveva cominciato a farle male e lo abbassò, allungando il telefono alla legittima proprietaria. «Uhm… no».

Sofia lo prese e, senza degnarlo di uno sguardo, se lo mise nella tasca anteriore dei jeans consunti. «Bene, Daphne. Comunque, hai tirato fuori una bella storiella, ma non è andata proprio così».

«Cioè?»

Spinta probabilmente dal desiderio di non apparire come quella che si era sporcata le mani nel piccolo inganno portato avanti da Giada, Sofia raccontò a Flavia che era stata lei, in realtà, a organizzare tutto, aggiungendo, perfida:  «…e ho preso spunto da quello che hai fatto tu per la tua amica un anno fa, quando voleva lasciare il suo ragazzo».

«Difatti, la nostra amicizia è finita e tutti mi considerano una zoccola,» rispose, piccata, fissando Sofia. E, come a lanciarle un anatema, aggiunse: «Chissà se succederà anche a te».

Sofia dimostrò quanto le importava sollevando le spalle. «Me ne sbatto dell’amicizia di Giada: è solo un’idiota troietta troppo disgustata dal sesso per riconoscerlo. E credo sia impossibile che la mia popolarità in quella fogna di scuola possa peggiorare ulteriormente. E comunque, a differenza tua, mi sono fatta pagare con l’NFT».

Flavia ricordò quando Giada aveva spiegato come acquistarne uno, il casino per crearsi un portafoglio digitale, la frase segreta da ricordare, la difficoltà di vendere… «Non sarebbe stato più semplice farsi dare dei soldi?»

Un sorriso malvagio deformò le labbra piccole di Sofia. «Sì, ma c’era più gusto a portare via quel dannato NFT a Giada di cui andava così orgogliosa che dei semplici soldi. I soldi sono fungibili, il disegnino di Giada no».

Un moto di ribrezzo avvelenò l’anima della rossa. Si trattenne appena dal dirle che le faceva schifo e sputarle in faccia. «Lo sai quanto valeva quel “disegnino”?»

La ragazza si diede un paio di pacche sulla tasca da cui spuntava una parte di plastica rosa. «Quanto questo».

«No,» la corresse Flavia, «quanto la felicità dei miei due unici amici». Poi si voltò senza aggiungere una parola e, indifferente che fosse ormai sera, l’imbrunire o quello che era, si diresse verso un qualche posto dove sfogare la sua rabbia prima di tornarsene a casa, a sentire la ramanzina di Sam per essere in ritardo.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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