Tornò a prestare attenzione alla ragazza che ci stava provando con lui, prima che si rendesse conto che la stava ignorando per l’altra, sorridendo al racconto che Gina stava facendo della sua giornata. Si lamentava bonariamente della scuola e del pomeriggio passato dal parrucchiere e poi a correre avanti e indietro per Udine a cercare un negozio di abiti che avesse un paio di pantaloni che… Gina si perse in una marea di particolari inutili che Luca ignorò, accorgendosi che sembrava amare la propria voce al pari di sua madre Viola; si chiese se fosse tanto logorroica anche a letto, e sorrise quando lei fece l’ennesima battuta, sebbene lui stesse pensando, in realtà, al suo cazzo che le chiudeva la bocca dopo che le aveva dato un paio di orgasmi con la lingua e le dita.
In quel momento, però, Sofia, dopo aver guardato per l’ennesima volta il cellulare, aveva espresso il proprio sollievo con una smorfia per qualche messaggio appena ricevuto, e poi si era avviata verso di lui. Senza troppa grazia, aveva battuto il dorso della mano sul braccio di Gina.
La mora, interrotta sul clou di una nuova avventura tra appendiabiti e camerini di prova, si irritò. «Ehi, non vedi che sto parlando con lui?» gridò.
«Vai a farti un giro, socia,» rispose Sofia, senza scomporsi. Alzò il telefonino davanti alla ragazza, mostrandole lo schermo. «Pensi di poter competere con una con un paio di bocce simili?»
Gina fece per ribattere, ma lo sguardo della nuova arrivata, sottolineato da una mano che si muoveva indicandole di levarsi dai piedi, fece infuriare la ragazza che, con profonda delusione di Alessio, richiamò l’amica e insieme ripiegarono senza salutare ma borbottando indispettite.
Dello stesso umore si scoprì anche Luca, il quale si era appena fatto sfumare una possibile notte di sesso, o per lo meno una sveltina. «Ma, scusami…» sbottò, irritato, volgendosi verso Sofia.
»Oh, sta tranquillo, biondo,» rispose lei, alzando la mano di prima per consigliargli di calmarsi. «Ho di meglio di Gina, che tra l’altro sta con uno che è nell’esercito e che magari è meglio non fargli girare i coglioni,» spiegò, quindi alzò il telefono, spostandosi quando Alessio provò a guardare lo schermo, impedendoglielo. «Dai un’occhiata qui e prova a dirmi che non ti piacciono».
Luca abbassò lo sguardo sullo schermo e non riuscì a trattenere un moto di ammirazione. Sul display rovinato del cellulare apparivano un paio di tette grosse, piene, ben distanziate e con dei capezzoli dalle aureole larghe. Non potevano competere con quelle di Sam, ma erano ugualmente stupende. Sentì ritornare una piacevole sensazione di desiderio che iniziò a riempirgli le mutande, infondendogli una felicità che da una settimana sembrava essergli stata preclusa.
«Ti arrapano, eh?» sogghignò Sofia, incomprensibilmente soddisfatta. «Prima che qualcuno te le porti via, vattele a prendere nella stanza degli ospiti: aspettano proprio te,» gli consigliò, spiegandogli velocemente come trovarla.
Luca era talmente eccitato che si accorse perfino di aver ringraziato quella ragazza spiacevole mentre iniziava a correre verso la casa, dimenticando completamente Gina e la sua amica. Distrattamente, sentì Alessio dirgli che era fortunato, ma lamentandosi che lui, adesso restava solo. Sofia gli rispose che gli avrebbe fatto compagnia lei.
«Ah, ok,» sentì ribattere l’amico alle sue spalle. «E dimmi: secondo te è meglio la Sardegna d’estate o Courmayeur in inverno?»
Luca attraversò il giardino, schivando un paio di ragazzi che stavano camminando con delle birre in mano, poi s’infilò nella casa, il cazzo gonfio che si trovava letteralmente in balia del tessuto dei pantaloni, sbattuto a sinistra o a destra ad ogni suo passo. Il salotto sembrava una discoteca con le luci sui muri che proiettavano colori differenti sul soffitto, con la musica tecno a palla che rimbombava sopra quelli che ballavano o si limitavano a dimenarsi. Imboccò il corridoio accanto alle scale, contò tre porte e, senza bussare o chiedere nulla, l’aprì ed entrò, chiudendola alle sue spalle.
Il suo cuore sembrò fermarsi quando, sul letto davanti a lui, non trovò nessuno. Sentì la sua eccitazione sfumare, i muscoli rilassarsi, l’impressione di apparire come un coglione per essere cascato con tutte le scarpe nel tranello di Sofia. Già, quella stronza l’aveva preso in giro… per restare da sola con Alessio? Si sentì confuso, e, in realtà, quasi divertito all’idea che quella ragazza l’avesse ingannato per stare solo con Alessio e farci magari del sesso. Era la cosa più…
Il rumore appena udibile di passi alle sue spalle lo indusse a voltarsi, ma non fece in tempo: due mani si posarono sui suoi occhi delicatamente, impedendogli di vedere. Un corpo femminile, basso e… sì, a giudicare da cosa percepiva contro la sua schiena attraverso la maglia, dotato di un gran seno, si appoggiò a lui.
Il desiderio smise di svanire ma, anzi, si riattizzò ancora più di un istante prima, soprattutto al profumo di eccitazione che aveva cominciato a sentire nell’aria. Allungò le mani dietro di lui, toccando un paio di chiappe sode e grosse, muscolose.
«Ti ho sempre desiderato, Luca,» sussurrò una voce nel suo orecchio, «e non te ne andrai di qui senza che io ti abbia avuto».
Luca sorrise a quelle parole, già pregustandosi il piacere di sentire il proprio cazzo sprofondare nel corpo della sua misteriosa amante, negli orgasmi che avrebbero condiviso, nel godimento che avrebbe fatto comparire sul viso di… Poi riconobbe la voce quando la sua amante immaginaria ebbe un volto, e quello era di…
Abbandonò le chiappe come se fossero state roventi, portò le mani sui polsi della ragazza, strappandoli dai suoi occhi, e voltandosi, costernato: Giada era lì, davanti a lui, splendida nel suo corpo nudo, perfetto, meraviglioso. Da dea Da sogno erotico. Da fidanzata del suo migliore amico.
Tentennò, decine di insulti, recriminazioni, preghiere, imprecazioni affiorarono nella sua mente ma non una sembrava riuscire a raggiungere la sua lingua, nessuna era adatta e tutte lo erano in quel momento. Solo dopo un interminabile istante riuscì ad aprire la bocca, per dire qualsiasi cosa, ma Giada glielo impedì con le proprie labbra, mettendosi in punta di piedi, una mano dietro la nuca per abbassargli la testa, la lingua della ragazza che scivolò dentro di lui.
Nella sua mente scomparve ogni parola che l’aveva affollata fino a quell’istante, lasciando solo la constatazione che quanto stava succedendo era incredibilmente sbagliato. E fottutamente piacevole.
I suoi muscoli si sciolsero come prima, ma i suoi pantaloni divennero ancora più stretti.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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