«Cosa… sta suc… succedendo?» Ho la bocca riarsa dalla corsa. Mi tolgo una goccia di sudore sulla punta del naso con il retro di una mano. Avanzo verso i due.
Monica è tranquilla come se non stesse accadendo un disastro. «Le sinapsi del ramo 49D si sono depolarizzate e lo scarico dei neurotrasmettitori si è interrotta.» Indica con la mano in cui impugna un pennino un tratto di paratie tra il nodo dove siamo noi e quello che sta controllando Sasha, un paio di metri più a destra. «Stiamo misurando la permeabilità osmotica delle membrane cellulari dei…»
Depolarizzazione? Sta scherzando? Non è mai successo nulla di simile quando lavoravo nei cantieri, e la goffaggine di Michele me ne ha fatti risolvere di casini assurdi. Com’è possibile che ci siano dei problemi simili in un ambiente protetto e sicuro come un’astronave?
Terrence si schiarisce la gola per richiamare Monica e indicarle qualcosa sul display dell’analizzatore che ha in mano… Certo, Monica e Terrence, i due che meno credono all’esperimento: a lui non importa minimamente dei vantaggi promessi da Amira per i mie collaboratori in caso di successo, lei denigra i nostri sforzi perché ritiene che sperimentare sulla Alabarda degli Astri sia inutile perché non è l’astronave più adatta… i due maledetti si sono messi d’accordo per mandare all’aria tutto il nostro lavoro.
Stringo i pugni fino a sentire male alle dita. Bastardi. Hanno sabotato il nodo!
Metto una mano sulla spalla di Monica e la sposto. Lei fa qualche passo di lato per mantenere l’equilibrio e mi fissa con rabbia. «Ehi!»
Mi inginocchio accanto a Terrence. «Levati dai coglioni!»
Il ragazzo si alza e si allontana di qualche metro. «Ma che modi…»
Vattene a cagare.
Afferro l’analizzatore: la lista di ormoni e neurotrasmettitori è completamente fuori scala. Hanno fatto un bel casino. Proprio un bel casino.
Mi volto verso Sasha, l’unica di cui mi possa fidare. «Sasha, portami 50 cc di Nuroxin e…» La mente sembra coperta da una foschia che nasconde ogni mio ricordo e i pensieri sono rallentati. «…e 10 cc… no, 15 cc di Borrogon rosso.»
Lei mi guarda a occhi granati.
La fulmino con lo sguardo. «Muoviti!»
Sasha scatta verso la cassetta con le soluzioni e inizia a cercare i prodotti che ho chiesto.
«Carlo,» la voce di Monica è un sussurro per non farsi sentire dagli altri, per quanto una nota di allarme sia ben presente, «15 cc di Borrogon rischiano di causare uno shock al ramo…»
Mi volto verso di lei, che stringe il tablet con entrambe le mani. Simula bene la preoccupazione. La ignoro e prendo la siringa che Sasha mi porge. La sua espressione non è diversa da quella della mia vice.
Infilo il beccuccio nell’incavo del nodo tra i led e premo lo stantuffo pneumatico. Le sfere blu che circondano il fascio di nervi si arrossano appena prima di tornare al colore originale. I led diventano tutti verdi.
Premo il tasto del comunicatore sulla spalla e contatto il ponte di comando. «La Lancia è pronta.»
Il minuscolo altoparlante non riesce a tradurre in suono tutta la delusione che Amira mette nella sua voce. «Ben fatto.»
Le forze mi mancano, il cuore mi batte nelle tempie e il calore sotto l’uniforme esce dallo scollo come una ventata acre. Mi lascio cadere seduto a terra.
L’astronave è scossa da un tremito. Sasha si appoggia con una mano alla paratia accanto a sé e solleva lo sguardo verso il soffitto. «Ha sparato?»
Terrence, anche lui con il naso alzato, annuisce. «Sì.» Monica è subito dietro.
Stringo tra le dita la siringa. Non è certo grazie a voi due se il cannone ha sparato.
Un led del nodo diventa rosso, un altro segue lo stesso destino.
Sasha si inginocchia accanto a me. Sta per dire qualcosa, mi lancia un’occhiata ma tace. Si solleva in piedi e non dice nulla.
Monica emette un gemito, ha il tablet sollevato all’altezza dei seni come a proteggersi.
Terrence mi fissa con rabbia. Si alza in piedi e si allontana di qualche metro. Raggiunge il nodo accanto e lo controlla. «Un paio di led stanno diventando rossi anche qui.»
La mia seconda sospira con il naso, le labbra le si stringono in un’espressione di disappunto. Ha capito che il mio intervento sta distruggendo il ramo di nervi tra i due nodi. «Dovremo sostituirlo.»
Cos’altro potevo fare? Avete fatto, nella migliore delle ipotesi, un lavoro da schifo. Nella migliore delle ipotesi… Il test doveva concludersi con tutti i cannoni che sparavano, e ho fatto il possibile perché accadesse.
Mi appoggio ad una mano e mi sollevo in piedi. Le gambe sembrano incapaci di sostenermi.
L’espressione di Monica è la stessa di Terrence, con due o tre rughe tra le sopracciglia e lo sguardo che passa da me ai led dei nodi che stanno diventando tutti rossi
Li fisso a mia volta, prima uno e poi l’altra. «Il ramo deve essere sostituito.»
Monica abbassa il tablet e apre le labbra per parlare. Per polemizzare. La precedo. «Lo farò io. Io e Sasha.»
La mia seconda scocca uno sguardo di fuoco alla ragazza, poi torna a me. La rabbia le brucia negli occhi. Sì, stronza, stai per essere destituita dalla tua posizione di comando. E se scopro che hai deliberatamente sabotato il test ti faccio rispedire sulla Terra a lavorare nei cantieri. Tu e il tuo amico Terrence.
Sempre ammesso che Amira voglia ancora parlarmi…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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Non ho letto tutta la storia, ma sei uno scrittore poliedrico e mi sono fermata attirata dal titolo. Ottima idea la prova d’armi, mentre Carlo resiste alla prova del suo stesso organismo, completamente preso dalla Capitano. Mi sono rimasti il pensiero dei colpi di cannone e quello del missile che vuole sparare dentro la Capitano. Sembra di essere lì: l’atmosfera fantascientifica è resa benissimo e il finale lascia bene il senso del suo caos. La paranoia per il guasto rende tutto più surreale.
Ti ringrazio, Agave.