Alabarda degli Astri

Capitolo 27 - «Io voglio scoprire com’è scoparsi la cugina della mia ragazza.»

Quelle che sembrano le usanze locali di Olimpo si rivelano troppo estreme per Carlo, che non riesce a destreggiarsi nell'orgia organizzata per la visita di Ekaterina dalla sua famiglia.

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Wolfgang stringe la testa di Ekaterina contro il proprio petto con una mano, apre la bocca ed emette un ruggito sfiatato. L’altra mano palpa una chiappa della nipote e tiene adeso l’inguine della ragazza contro il proprio.

Chiude gli occhi e sospira, il petto che si svuota come devono essersi vuotate le palle nella figa della mia...

…fidanzata?

Coinquilina.

Lui la lascia andare, con le braccia che cadono prive di forza lungo i fianchi, e fa un passo all’indietro: il cazzo scivola fuori dalla passera di Ekaterina come una scimitarra che si sfila da un fodero. Un fodero bagnato sia dagli umori sessuali della nipote che dal seme bianco e colloso dello zio e del cugino che se l’era passato appena prima.

Bega bianca rigurgita dalla vagina in lunghe gocce pesanti e dondolanti.

L’uomo bacia sulle labbra la ragazza e si abbandona nudo sul suo triclino. «Ti amo, nipotina, ma…» Espira. «Per adesso, basta.»

Un fremito lungo l’asta mi fa abbassare gli occhi su Nastasia, ancora intenta a lavorare di bocca sulla mia cappella. Un sorriso che più posticcio non è possibile storce le mie labbra e accarezzo i capelli della ragazza. In un’altra occasione mi concentrerei solo sul suo impegno e il suo corpo perfetto, ma…

Wolfgang batte le mani sopra la testa. «Penso che possiamo mangiare.»

Stepan ha una mano sul fianco nudo di Ekaterina e la fa inginocchiare sul proprio triclino, restandole dietro. «Io preferisco continuare a gustarmi la mia cuginetta.»

La ragazza volta la testa all’indietro e lo bacia. Lui le stringe le grosse tette, i capezzoli che sbucano tra le dita.

Un nuovo brivido caldo esplode nel mio inguine, un prurito brucia lungo l’uretra. Trattengo il fiato.

Vedere Ekaterina, quella che dovrei considerare la mia ragazza, venire scopata davanti ai miei occhi, e dai suoi stessi parenti… L’eccitazione mi irrigidisce il cazzo, il disgusto mi capovolge lo stomaco.

Qualcosa di liquido uscirà presto dal mio corpo, ma non so se dalla cappella o dalla bocca.

Nastasia si è fermata. La sua mano stringe il mio uccello bagnato dalla sua saliva, il viso fisso su suo fratello che incula la cugina e le mette una mano sulla passera. «Stronzo…» sibila con un tono di voce appena udibile a venti centimetri di distanza, ma l’espressione di rabbia sarebbe riconoscibile anche dalla stella più vicina.

Ekaterina si morde le labbra e abbassa all’indietro la testa, emettendo un gemito alla prima strimpellata delle dita di Stepan sul suo clitoride eretto. «Mmmh!»

Sul muro verso cui punta un capo del tavolo, si apre una porta che non avevo notato prima. Un gruppo di ragazze, con indosso solo dei veli bianchi a coprire i seni e il bacino e le tipiche calzature da olopellicola sull’era dell’Antica Roma, entrano in fila sorridendo e reggendo piatti da portata. I loro sguardi si posano su di noi due intenti a scopare con la tranquillità di qualcuno che nasconde più la noia del solito spettacolo che curiosità o disgusto.

I loro sorrisi si allargano nel momento in cui riconoscono Stepan.

Ekaterina non si ferma dal cavalcarlo dandogli la schiena, ma lui fa l’occhiolino ad un paio di ragazze. Una gli passa accanto e lo accarezza sulle spalle. Lui lascia un fianco della cugina e muove le dita come se stesse suonando un pianoforte fatto d’aria. O stesse digitando.

La cameriera vestita da vestale porno annuisce e si morde le labbra.

Nastasia fissa il fratello con uno sguardo di fuoco. «Pezzo di merda…» La voce è un sussurro. Le sue, di labbra, si arricciano per un istante, mostrando i denti perfetti e bianchissimi.

Si volta verso di me e sua espressione cambia. Mi sorride, socchiude gli occhi. «Voglio sentire il tuo cazzone dentro di me, cosa si prova a cavalcare un cacciatore di alieni.»

Il mio sorriso è ancora più falso del suo. I muscoli del mio viso sembrano tirati nel modo sbagliato. «Io voglio scoprire com’è scoparsi la cugina della mia ragazza.»

Il fiato mi si blocca in gola. Davvero mi è appena uscita dalle labbra la frase più sbagliata al mondo? Oh, merda…

Se esistesse una gara a chi ha il sorriso più falso, io e la ragazza con il mio uccello stretto in mano saremmo primi pari merito. «Lo saprai tra un attimo.»

Nastasia gattona sopra di me, si posiziona con l’inguine sopra il mio e appoggia la figa contro la cappella bagnata di saliva. Cala e non c’è quasi resistenza nell’entrare in lei, bagnata e calda. Piega la testa all’indietro ed emette un gemito che sembra un ruggito; un paio di ragazze si voltano a guardare, forse pensando che si sia pestata l’alluce contro uno spigolo, o le sia entrato nel buco sbagliato.

Anche il resto della famiglia si volta verso di noi, il padre con gli occhi spalancati, il fratello con uno sguardo di sfida ed Ekaterina sogghignando.

«Non rompermi la cuginetta, Carlo.»

Gli sguardi di tutti nella sala sono puntati su di noi, ogni persona sembra fissare il mio cazzo bagnato di umori femminili, studia le sue dimensioni, analizza quando sto facendo godere Nastasia. Poi mi confronta con Stepan ed Ekaterina, lercia di sborra dei suoi parenti, che ansima molleggiandosi sull'uccello del suo cugino muscoloso e desiderato da tutte su questa fottuta stazione spaziale…

«Ehi,» la ragazza sopra di me mi prende le mani e me le appoggia sui suoi due grossi seni. «Non ti piacciono le mie tette?» Nella sua voce c'è un sibilo di stizza che non sentivo da anni, dai tempi dell'orfanotrofio, quando facevo qualche casino.

Le bocce sono dure, piene, calde. Mi ricordo di strizzarle. «Sì, sono belle…» Mi sento cadere attraverso il triclino, mi afferro al seno per non sprofondare.

Nastasia mi cavalca con una spinta tale verso di me che pare voglia farsi uscire la cappella dalla schiena, le labbra della sua figa picchiano contro il mio inguine quasi abbia intenzione di usarle per picchiarmi. Si inarca all'indietro e geme ad alta voce, i lunghi capelli biondi si sollevano e cadono sulle sue spalle. «Ah, Carlo! Mi fai impazzire. Sì!»

Apre un occhio e lancia uno sguardo a suo fratello, troppo intento a palpare una tetta di sua cugina, a baciarla sul collo e a massaggiarle il clitoride. I gemiti di Ekaterina sono veri, a differenza di Nastasia, il suo petto è scosso da spasmi che si potrebbero confondere con il pianto.

Mi manca il fiato, l'aria nella sala è senza ossigeno e puzza di sesso da soffocare. Scende in gola e si ferma con la consistenza dell'acqua calda.

«Aspetta… Nastasia.»

Una smorfia le inarca le labbra. Gocce di sudore le imperlano la fronte, alcune le scivolano tra i grossi seni.  «Non ti stai divertendo, Carlo?» Il suo tono sembra quella di qualcuno che te lo chiede mentre ti sta prendendo a bastonate. Alza la voce, ci mette una passione che non esiste. «Io tantissimo, Carlo. Mi eccita scopare un eroe di guerra!» Fissa suo fratello, che continua a godersi Ekaterina.

Stepan scoppia in una risata. «Sono certo che questa troietta fa venire Carlo meglio di te!»

Il viso di Nastasia è una maschera di rabbia. «Stronzo.»

Wolfgang appoggia sul tavolo una coppa che fa un tonfo all'impatto. «Dai, Ste, anche tua sorella è una fantastica amante.» Fa un sorriso alla figlia.

Se un mio genitore mi indirizzasse una smorfia simile, vomiterei.

Nastasia gli manda un bacio e gli fa un occhiolino. «Ti amo, papóčka.»

Ekaterina viene scossa dall'ennesimo orgasmo, trema, ha la bocca aperta e la testa spinta all'indietro. Le gambe le si scuotono e geme.

Viene mai così quando la scopo io? L'ho mai fatta godere con tale intensità?

Stepan non si ferma, continua a palparle un seno e a strimpellarle il clitoride.

Qualcosa dentro di me, nel mio inguine, al pari di una paratia, cede e le palle lasciano uscire tutto il seme che contengono. È troppo colloso, sembra strozzare l'uretra, esce e il piacere non è orgasmo ma come terminare un compito che non volevo nemmeno iniziare. Quello che sembra un bicchiere di sborra acida si scarica nella figa di Nastasia.

Mi lascio sfuggire un sospiro di sollievo, i muscoli bruciano la tensione che li ha contratti da quando siamo entrati qui - da quando ho incontrato questi quattro stronzi. Mi accascio sullo scomodo triclinio, faccio uno sforzo per non chiudere gli occhi o non riuscirei a riaprirli.

Il fetore di sperma guasto si solleva dai nostri inguini come una nuvola di fumo nero e unto. Le narici di Nastasia si aprono e fremono, lei spalanca gli occhi. Un fulmine scocca dalle sue iridi verdi verso di me.

La ragazza si arcua all'indietro, le grosse tette, sfuggite dalle mie mani, si scuotono in aria come le zampe di un cavallo selvatico imbizzarrito. Alza la testa e inizia a gemere ad alta voce. «Sì, Carlo! Sì, riempimi!»

Tutti – Wolfgang che si passa la lingua tra le labbra, le ragazze che stanno aspettando ordini in ogni angolo del tavolo - si voltano di nuovo verso di noi.

Tutti tranne Ekaterina, mezza svenuta tra le braccia del cugino, e Stepan, che la stringe intento ad avere un vero orgasmo, con i denti serrati e gli occhi chiusi. La testa gli trema come in preda ad un brivido di freddo. La lascia andare e crolla sul lettino.

Il ragazzo sospira e scuote la testa. «Cuginetta mia adorata, non ce la faccio più… mi spiace.»

Ekaterina si solleva in piedi, il cazzo sporco di sborra del cugino che le si sfila dal sedere e cade mezzo ammosciato su una coscia di lui. Si piega su Stepan e lo bacia sulla bocca. «Ci sono anche dopo, scemo.» Gli accarezza l'uccello e si porta alle labbra la mano sporca di seme.

Nastasia ha le sue strette, in mezzo alle sopracciglia si sono formate un paio di rughe. Si alza da me senza pronunciare una parola.

Mi metto seduto accanto al cuscino e lei si accomoda all'altra estremità del triclino. Si volta appena, quanto basta per darmi una parvenza di spalle.

Deglutisco, la saliva sembra gomma immersa nella colla e scende a stenti in gola. Il senso di vuoto che ho nel petto per non aver fatto godere una donna viene ingoiato da uno di disgusto per… beh, per qualsiasi cosa qui dentro.


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