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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 23
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Capitolo 23 di 27 15 min di lettura

"Scopami fino a sfondarmi, Carlo! Sono la tua troia!"

L'eccitazione di Carlo di stare accanto al Capitano Farah, la sua amante quasi segreta, si fonde nella tensione del test delle armi, con il rischio che un errore possa fargli perdere la possibilità di avere nuovi rapporti sessuali con la donna.

William Kasanova
1 mese fa · 2.1k letture · 1

La mia fantasia che la plancia di un’astronave sia rumorosa, con gente che urla e corre da una parte all’altra in preda al panico, si sta rivelando quello che è: una fantasia. Nella mezz’ora che sono qui, quello che si è mosso di più di tutti sulle sue gambe sono io, oltre ad Amir— al Capitano.

In mezzo agli altri devo chiamarla Capitano Farah!

Il ponte di comando della Alabarda degli Astri non è più grande del mio alloggio, con una dozzina di persone sedute davanti a console divise in due file. La sedia del capitano e del suo secondo sono subito dietro, e alle loro spalle ci sono la postazione tattica di tiro e quella delle difese. Diversi schermi olografici compaiono davanti alle poltroncine dei due superiori, illuminando la zona di un lucore azzurrognolo.

Mi passo una mano sudata sul lato di un pantalone.  Ormai dev’esserci una macchia a furia di asciugarmela. Il problema sono le gocce che mi scivolano lungo la colonna vertebrale, che sembrano passare per ogni punto sensibile della mia schiena, soprattutto quelli che non raggiungo con la mano o che è meglio non farlo di fronte ad un pubblico.

«Ingegnere Cadetto Clerici…»

Sussulto alla voce di Am… del Capitano Farah. Riprendo al volo il tablet che mi stava sfuggendo da una mano. «Sì, Capitano?»

Lo sguardo della donna non lascia passare la minima emozione mentre mi guarda. Fatico a credere sia la stessa a cui, un paio di settimane fa, tenevo la testa contro il cuscino, il cazzo nella sua figa, la sua voce che urlava: "Scopami fino a sfondarmi, Carlo! Sono la tua troia!". O che una manciata di giorni fa mi stava per fare una sega...

L’odore acido della mia cappella in erezione che sale dai miei pantaloni mi blocca il fiato.

Lei non sembra farci caso. Non escludo che chiunque, qui dentro, sia eccitato quanto me nel vederla.

«Clerici, tra pochi attimi saremo pronti a lanciare i droni bersaglio.» Incredibile come la sua voce sia totalmente differente rispetto a quando lei è a contatto con i miei genitali. «La prego di contattare la sua squadra e chiedere loro di effettuare gli ultimi, eventuali controlli.»

Una nuova goccia di sudore scivola lungo la schiena e si fa una sosta sul mio coccige. «Certo.» Sollevo il tablet e chiamo Monica. Lei compare sullo schermo. Una striscia scura, forse liquido ad alta densità di lipidi o olio motore, le macchia una tempia. Da quando il Capo Scott ha fatto la sua entrata, l’altro giorno, ha lavorato senza fiatare. «Siete a posto? Stiamo per iniziare il test.»

La mia seconda annuisce e si passa una mano sopra un occhio: la macchia si allunga. «Tutto nei range operativi programmati.»

La richiesta di sapere se anche il nodo 37 è “nel range operativo programmato” mi si blocca in gola. Non voglio che in plancia si sappia che abbiamo avuto problemi con il progetto per il quale siamo stati assunti. Il nodo 37 e il 52 li ho controllati personalmente, e ogni led diagnostico era sul verde. «Va bene.» Lascio uscire il fiato con l’apprensione che mi stringe il petto. «Preparatevi.»

Monica solleva una mano al suo fianco: indice e medio sono incrociati. Non è meno agitata di me, e, nonostante la sua idea idiota che tutto questo sia una perdita di tempo e risorse, anche a lei piacerebbe avere un alloggio più grande e cibo migliore, come promesso da Farah.

Oltre a continuare ad essere la mia amante, se tutto andrà bene.

E tutto andrà bene!

Appoggio il tablet in un angolo della larga console di tiro, dove non dovrebbe dare fastidio all’operatore e dove non ci sono luci che lampeggiano o schermi con grafici o sfilze di numeri, così da tenere sott’occhio le attività nel ponte motori.

Faccio un cenno di assenso a Farah. Un angolo delle sue labbra si solleva di un mezzo millimetro?

«Molto bene.» La donna si rivolge all’uomo biondo che siede accanto a noi, con gli occhi più chiari che abbia mai visto. Mostra trent’anni e ha una collezione di tatuaggi che mi fanno venire in mente i Vichinghi sul dorso della mano destra. «Signor Bielke, possiamo procedere.»

«Sì, Capitano.» L’uomo si allunga sulla console e preme un paio di icone dalla forma strana, forse create lui per avviare un programma che ha scritto di persona. «Test iniziato.»

Uno schermo olografico compare davanti a noi, mostrando lo spazio con una stella più grande nelle vicinanze e la striscia luminosa della Via Lattea in un lato. Una decina di cubi lampeggianti sfrecciano dalla parte inferiore dell’immagine verso il centro, rimpicciolendosi per la distanza che stanno coprendo.

Bielke tocca un segnale olografico che si scompone in una serie di altre icone. Diventano verdi una dopo l’altra. «Droni bersaglio in posizione.»

«Molto bene.» Il Capitano annuisce e si appoggia con una mano alla console e con l’altra allo schienale di Bielke. Quasi gli sbatte in faccia le tette: gli occhi dell’uomo si sgranano un po’, è evidente lo sforzo di non distogliere lo sguardo dalle informazioni che scorrono sugli schermi. «Prepari le armi.»

I disegni stilizzati delle armi fisiche dell’Alabarda degli Astri compaiono in una striscia olografica laterale: le quattro micro-railgun di precisione, le due railgun medie e la Lancia Relativistica, un cannone magnetico lungo quasi quanto l’intera nave e che spara ad un ventesimo della velocità della luce sfere di metallo. Una bestia di arma letale ma praticamente inutilizzabile contro qualsiasi cosa sia più piccola e veloce di una stazione orbitale in posizione geosincrona.

L’uso delle reti neurali, non lo dice nessuno ad alta voce ma lo pensa chiunque, potrebbe rendere la Lancia Relativistica l’arma di attacco più potente nell’intero arsenale umano, utile anche durante battaglie campali e non solo cento metri di tubo da lucidare una volta alla settimana come punizione per chi ha lavorato troppo poco secondo i criteri del Capo Scott.

I disegni dei cannoni diventano verdi, tranne la Lancia Relativistica che è ancora al 32%.

Bielke solleva gli occhi dalla console e li punta sul volto di Amira senza soffermarsi troppo sulle due grosse bocce. Come diamine ci riesce? «Armi cariche.»

Mi asciugo di nuovo la mano sui pantaloni e lancio un’occhiata al tablet. Monica appare più tranquilla di me. Abbiamo fatto un buon lavoro, non ho nulla di cui preoccuparmi.

Il cuore continua a battermi nelle orecchie.

Amira annuisce alle parole dell’addetto alle armi. «Faccia fuoco.»

L’uomo preme il primo disegno delle armi, una mini-railgun. «Bersaglio fisso a 3.000 metri, stazionario. Fuoco.» Lo schermo che mostra lo spazio cambia inquadratura e diventa bianco per un istante, poi torna a mostrare le stelle. Per un istante ne compare una nuova che si affievolisce nel giro di qualche istante.

Indice dei capitoli
1 Cap. 24

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