Alabarda degli Astri

Capitolo 16 - «Ma adesso lasciami finire con il tuo splendido cazzo.»

"La ragazza accarezza l’uccello e lo bacia sulla punta. Mi guarda di nuovo in viso. «Sei così dolce, Carlo. Un assassino di alieni, e un ragazzo dolce allo stesso tempo: è una cosa che fa bagnare una ragazza.» Mi fa un occhiolino.  «Ma adesso lasciami finire con il tuo splendido cazzo.»"

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La porta dell’alloggio che mi è stato assegnato scivola con un sibilo. La dimensione dello stesso, i due letti separati da un divisorio, i mobili anonimi… non c’è paragone con quello di Amira.

Ekaterina è seduta al tavolo accanto all’angolo cucina. Indossa la sua camicia da notte di un vago colore rosa, ha un cucchiaio sollevato davanti alle labbra su cui galleggia della frutta di bosco immersa nello yoghurt. Mi chiedo di nuovo dove trovi della frutta di bosco fresca su un’astronave da guerra dove mangiamo tutti roba liofilizzata. A parte gli ufficiali anziani.

Lei solleva lo sguardo dalla colazione e mi fissa come se stesse guardando un fantasma. Il cucchiaio è fermo a pochi centimetri dalle labbra e trema. Fa per parlare ma non emette un suono.

Sollevo la mano. «Ciao, Eka.» Mi mordo la lingua per non mettermi a ridere. Fino a ieri mi trattava come se fossi l’ultimo degli idioti, e adesso non sa come comportarsi con me.

È bianca come lo yoghurt. «Cosa… cos’hai fatto questa notte?» Non ha il tono di voce di qualcuno che vuole farsi una chiacchierata, quanto piuttosto di una persona che se ne trova davanti un’altra con le mani e i vestiti sporchi di un liquido rosso. E magari un grosso coltello sporco ancora in mano.

Sorrido. «Cose. Cose molto divertenti.»

Il cucchiaio cade nella tazza, gocce di yoghurt schizzano sul tavolo, anche sul comunicatore olografico accanto. Le labbra di Ekaterina si discostano per parlare, ma è come se la ragazza stesse per dire qualcosa di così impossibile da non poter nemmeno essere pensato.

Attraverso l’alloggio e mi avvicino alla porta del bagno. «Io devo farmi una doccia.» Lancio un’occhiata alla mia coinquilina. «Temo che oggi mi vedrai tutto il giorno, visto che il Comandante Farah mi ha dato la giornata libera.» Allargo il sorriso: facciamole credere che è stato per la notte di sesso… Glielo avrà già detto qualcuno o lo intuirà soltanto?

Ekaterina sembra più bassa, più minuta. È come se non sapesse se sono ancora io o un altro.

L’anello di notifica delle chiamate del comunicatore si accende di giallo e inizia ad emettere una melodia particolare: è quella associata a Nao, ormai l’ho sentita tante di quelle volte che spesso faccio fatica a togliermela dalla testa. Ora lo saprà per davvero che io e Amira abbiamo scopato.

Apro la porta del bagno e vi entro. «Ti lascio sola: non voglio mettere il naso nei vostri segreti tra ragazze.»

La porta si chiude alle mie spalle, bloccando la voce della ragazza asiatica che esce dal comunicatore. «Non hai idea di cosa ho scoperto, Ekaterina, sul tuo coin—»

Passo una mano sul display accanto allo specchio, accendendolo. Seleziono una doccia calda: ne ho proprio bisogno, dopo quanto è successo da ieri mattina. Le luci nel box doccia si accendono, l’aria calda inizia ad uscire dai bocchettoni sulle paratie per preparare la migliore esperienza possibile.  La migliore esperienza possibile nell’alloggio di un guardiamarina.

Mi spoglio e getto i vestiti nello sportello della lavanderia a fianco del lavandino. Me li riporteranno domani, puliti. Mi tolgo le mutande, il cazzo è in erezione per metà: la notte di sesso con Amira mi ha lasciato uno stato di euforia che ha cancellato la stanchezza e apprensione che il disastro sul trasporto e l’interrogatorio mi avevano causato.

Il pensiero della scopata con Amira fa sorgere un sorriso sulle mie labbra. La sensazione di piacere degli orgasmi vissuti dentro il suo corpo, le sue tette sotto le mie mani, la soddisfazione di sentirla ansimare grazie alla mia lingua sul suo clitoride, il calore della sua bocca attorno alla mia cappella… L’erezione si fa completa, le croste di sborra secca si strappano e si staccano dalla pelle, il cazzo è in tutta la sua lunghezza, pronto ad entrare in azione e ansioso di godere di nuovo.

Ho tradito la mia ragazza, la notte appena passata, ma non ho potuto farci nulla. Se la donna più potente dell’astronave in cui presti servizio ti vuole nel suo letto perché la ecciti, non puoi tirarti indietro. La cosa, poi, ne sono conscio, sarà il primo passo per raggiungere il livello sociale a cui io e Chiara siamo destinati, è innegabile. Per arrivare a Olimpo con la mia ragazza, sono dovuto passare per la figa, il culo e la bocca di Amira.

E forse ci dovrò passare di nuovo, se la cosa è necessaria.

Spero sia necessaria…

Apro il mio cassetto privato sotto il lavandino, il rasoio elettrico dondola per il movimento. Sposto il riminerizzatore dentale e afferro il telero. Le labbra mi si tendono al pensiero di segarmi per Chiara sfruttando un’erezione che il pensiero di questa notte con un mio superiore mi sta provocando: è qualcosa di ironico, ma voglio che anche la mia ragazza possa godere della situazione che si è cre—

La porta alle mie spalle si apre, stringo il telero tra le dita. Ekaterina è sul varco. Il cuore mi balza in gola. «E-ehi, un po’ di…»

La ragazza è nuda dalla testa ai piedi, i grossi seni puntati verso di me come in offerta, l’inguine asciutto a differenza del solito, quando si ditalina con gli orgasmi del suo telero impiantato da ricca. Sul suo viso, al posto dell’espressione strafottente che ne tende i muscoli quando mi vede, c’è qualcosa che non ho mai visto prima: gli occhi sono abbassati, si morde un labbro.

Mi volto, il mio cazzo punta verso di lei come un dito accusatorio, il mio glande scappellato uno scherzo osceno o un insulto alla sua persona. Metto la mano nel cassetto, abbandono il mio telero in un angolo non visibile dalla ragazza e spingo lo scomparto fino a chiuderlo di nuovo. I capezzoli di Ekaterina sono piccoli, appena accennati, in mezzo alle tette c’è un neo. Deglutisco. «Cosa c’è?»

Lei stringe una mano nell’altra tendendo le braccia, i seni si schiacciano un po’, protendendosi in avanti. Continua a fissare il pavimento. O magari il mio cazzo. «Vorrei aiutarti a lavarti.»

Apro la bocca per parlare, ma dalla mia mente non scende una singola parola. Inspiro ed espiro. Sta scherzando? Mi ha sempre trattato come una merda, ma adesso appare timida e sottomessa… È una trappola – è palese – vuole farmi uno scherzo o… ma lei è nuda davanti a me, il suo corpo perfetto, il mio cazzo a tre spanne dalla sua figa calda e bagnata, mi basta allungare le mani per afferrarle le tette e stringerle.

L’erezione si fa ancora più grossa, l’uccello mi pesa troppo e inizia a non essere più sostenuto alla sua massima altezza. La voglio, la devo avere.

Devo fotterla!

«Va bene.» Non sento le mie stesse parole tanto è bassa la voce e forte il battito del mio cuore nelle orecchie.

Lei solleva lo sguardo sulla mia faccia e annuisce. Mi prende per un braccio e mi sospinge verso il box doccia, apre la porta ed entra dopo di me. Mi sorride. Un vero sorriso.

Si alza in punta di piedi e sfila il soffione dalla forcella, si inginocchia e apre il getto. L’acqua schizza contro il fondo della doccia, il vapore si solleva e riempie il box.

Il viso della ragazza è davanti alla mia erezione. Mi sorride di nuovo. «Hai un bel cazzo, Carlo.» Lo accarezza con la punta delle dita, passa dalla corona fino alle palle.

Un brivido di doloroso piacere attraversa l’asta, una scarica elettrica bollente si dirama dall’uretra fino alla cappella, un fiotto di precoito cola dal meato.

Il tocco di Ekaterina scivola fino alla punta. «Avresti dovuto farmi sapere che sei così ben attrezzato, Carlo: ci saremmo divertiti, insieme.»

Il fiato mi entra ed esce dalla bocca a strappi, la mente è piena di ovatta. Sono morto, porca puttana, l’alieno mi ha colpito e ucciso e il mio cervello in ipossia mi sta facendo credere che questa è la realtà prima di spegnersi del tutto!

Ekaterina gira il soffione e il getto finisce contro il mio inguine, l’acqua tiepida mi cola dalle cosce sulle gambe. La ragazza avvicina lo spruzzo e lo punta verso le mie palle: uno stillicidio caldo mi tempesta i coglioni, una sensazione di piacere che non avevo mai nemmeno immaginato, un prurito meraviglioso mi fa formicolare la sacca scrotale.

Inspiro a fondo, le chiappe di Ekaterina sono aperte e formano la cima di un cuore stilizzato dietro la ragazza.

La sua mano si stacca dal mio uccello e prende con delicatezza i miei testicoli, li accarezza, li stringe e li manipola. Solleva lo sguardo verso di me. «Hai davvero due palle grosse, Carlo...» La sua mano mi fa impazzire. «Come potrebbe essere altrimenti, se hai ucciso un alieno?»

Mi gira la testa, irrigidisco un braccio prima che questo afferri i capelli biondi e spinga la faccia della russa contro la mia erezione. «Ekaterina…»

 Lei mi sorride. «Chiamami Katy, Carlo.» Avvicina il getto d’acqua alle mie palle, le dita della ragazza le massaggiano. Mi appoggio con una mano alle piastrelle del muro, sono stordito dal sordo piacere che avvolge i miei coglioni. «Ti sto pulendo abbastanza bene, Carlo?»

Apro la bocca per rispondere, mi esce un gemito di piacere. Ha rimorchiato così anche il politico, l’imprenditore e lo sportivo, sotto una doccia a lavargli e massaggiargli le palle? Mi appoggio con una spalla al muro prima di crollare sul pavimento.

Ekaterina afferra con due dita l’asta del mio cazzo, lo solleva, mi bagna alla radice e sale fino alla punta con il getto. Mi scappella, l’acqua mi tempesta il glande, la mente è invasa dal piacere e dal bisogno di godere ancora di più. L’immagine di violenti schizzi di sborra che colpiscono il viso perfetto della ragazza mi colma la mente.

Lei spegne il getto e appoggia il soffione della doccia sul pavimento. Passa un dito sulla cappella, il polpastrello vaga su tutto il glande, lasciandosi dietro un brivido di piacere. Ekaterina fa uno schiocco con la bocca. «Qui sembra pulito, ma dentro?»

Oddio, non smettere, ti scongiuro! «Cosa…» Mi scottano le orecchie, un sibilo mi attraversa la mente che ripete: “Scopa quella stronza, scopala!” «…cosa vuoi fare Ekat… Katy?»

Lei appoggia le sue mani sul mio costato e mi sospinge contro il muro. Le piastrelle sono bagnate contro le mie spalle. «Mettiti così, Carlo.» Mi sorride. «Meglio se ti metti comodo.»

Ekaterina prende con un paio di dita il mio cazzo, lo solleva e la sua testa si abbassa tra le mie cosce. La sua lingua passa tra le mie palle, scivola lungo il sotto dell’asta in erezione e arriva sulla cappella. «Adesso sì, sei ben pulito.»

Ho fatto la doccia anche ieri, dopo essere tornato dal trasporto e prima di andare a cena con Amir—

Le labbra della ragazza russa si chiudono sul mio glande, la sua testa si sposta in avanti fino a mettersi in bocca tutto il mio uccello.

Cazzo! Lo sta facendo davvero! Il mio sogno erotico di avere questa stronza ai miei piedi che mi spompina si sta avverando!

Ekaterina scivola indietro lungo l’asta fino a trovarsi con solo la cappella in bocca. Solleva lo sguardo verso il mio, una sua mano prende la mia e le nostre dita si intrecciano; l’altra si infila tra le mie gambe, il palmo accarezza le mie palle e un paio di dita premono il perineo. Sul glande spennella la lingua della ragazza.

Chiudo gli occhi, li strizzo. Il piacere che prude sulla cappella mi sta facendo impazzire, brividi di goduria mi attraversano e sconquassano il respiro e stringono i coglioni. Ma la soddisfazione di vedere questa stronza nuda, il suo corpo perfetto, in ginocchio davanti a me, che mi succhia il cazzo… questo è ineguagliabile!

La punta della lingua di Ekaterina scivola nel meato, mi solletica fino a farmi ansimare. Lei si stacca dal mio uccello e mi sorride. «Sono abbastanza brava, Carlo?»

Non so se piantarle il cazzo in gola e fotterla fino svuotarmi le palle e soffocarla con il litro di sborra che mi sta provocando, sollevarla in piedi e baciarla, e poi fare l’amore con lei dolcemente, o inginocchiarmi al posto suo e leccargliela e farla godere fino a implorarmi di smettere… «Sei fantastica, Ekaterina…»

Il suo sorriso si allarga. «Chiamami Katy, Carlo, solo tu puoi.»

Le accarezzo il viso. «Ekaterina mi piace di più.» Finisci di spompinarmi, ti prego, o te lo pianto davvero in gola!

La ragazza accarezza l’uccello e lo bacia sulla punta. Mi guarda di nuovo in viso. «Sei così dolce, Carlo. Un assassino di alieni, e un ragazzo dolce allo stesso tempo: è una cosa che fa bagnare una ragazza.» Mi fa un occhiolino.  «Ma adesso lasciami finire con il tuo splendido cazzo.»

La bocca della ragazza accoglie di nuovo la mia erezione e un suono bagnato ritmico riempie il box doccia.


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