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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 17
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Capitolo 17 di 28 17 min di lettura

«Ti piacciono le mie tette, Carlo?»

Nei brevi e spiacevoli sprazzi di lucidità che affliggono Carlo durante il rapporto sessuale con Ekaterina, il ragazzo si rende conto che lei si sta concedendo a lui solo perchè è un'opportunista e vuole essere allo stesso livello di Amira, ma... ma come dire no a quelle due splendide tette, alla soddisfazione di scopare quella stronza che per settimane l'ha trattato come una merda?

William Kasanova
2 mesi fa · 2.2k letture · 0

«Stringi più forte, Carlo!» Ekaterina ansima, le parole che escono dalla sua bocca sono quasi afone per i tre orgasmi che ha avuto nell’ultima ora, sia sotto la doccia che nel letto.

Il cazzo sprofonda nel suo retto, il mio letto cigola; la tetta sotto la mia mano vibra per il battito impazzito del cuore della ragazza. Credo però intenda quella che stringe la sua gola.

«Sei sicura?» Non che rischi di strozzarla, ma potrebbero restare i segni delle dita sul collo.

Lei lancia un grido. «Sì, sottomettimi! Carlo, sono la tua lurida troia!»

Mi fermo con il cazzo nel culo di Ekaterina per tutta la sua lunghezza. «Non mi sembra il…»

La ragazza ha gli occhi chiusi. «Non fermarti, Carlo, ti prego! Fammi venire!» Il suo corpo riprende a scuotersi sotto i miei colpi di bacino, lei continua ad ansimare. Stringe i denti. «Dimmi che sono la tua troia, Carlo!»

Rallento il mio movimento, me ne accorgo e riprendo il ritmo. Deglutisco. «Sei… sei la mia troia, Ekaterina.» Una morsa mi stringe il petto.

«Sì, sono la tua troia, Carlo! La tua lurida troia infoiata!» La ragazza si dimena come fa sempre quando è prossima all’orgasmo. «Finiscimi, Carlo! Fai godere la tua troia!»

Ekaterina stinge tra le mani il lenzuolo, alza la testa dal letto e inizia a urlare. «Sì, Carlo! Fammi godere!»

Spero che le paratie siano insonorizzate, o chiunque passi per il corridoio si fermerà a sentirmi fare sesso con Ekaterina.

O forse è meglio che non lo siano affatto…

La ragazza perde ogni vigore nel corpo e si accascia sul materasso. Gocce di sudore colano lungo la schiena e i lunghi capelli biondi sono scompigliati e umidi. Emette un sospiro e chiude gli occhi.

Mi fermo con il bacino, restando dentro di lei. Le lascio il collo, faccio scivolare via la mano dalla tetta e mi sollevo sulle braccia. Non è solo suo il sudore che copre il mio busto.

Ekaterina apre un occhio castano e mi fissa con un sorriso soddisfatto. «Non sei venuto, Carlo?»

Mi mordo le labbra. «No…» Non mi sembra il caso di finire di scoparla mentre è mezza svenuta dopo un orgasmo così intenso.

«Che dolce che sei, Carlo.» Mi sorrido. «Chiunque altro avrebbe finito di fottermi, e ti avrei lasciato fare più che volentieri. Ma visto che sei tu… Lasciami girare.»

Mi sfilo dal suo incantevole culo, il cazzo che rabbrividisce nell’aria più fredda dell’intestino di Ekaterina. L’erezione è ancora completa, la cappella è rossa per la sezione di sesso selvaggio che sto avendo con la ragazza da almeno un’ora.

Lei si mette supina tra le mie gambe. La sua figa è sporca di liquido seminale secco e squirto, la traccia di una colata di sborra scende tra le sue gambe. Il viso è pulito solo perché dopo il pompino abbiamo fatto la doccia. La ragazza si tiene i grossi seni uno contro l’altro. Una scossa di desiderio attraversa il mio uccello al pensiero della sensazione di piacere che ho vissuto nel palparli e succhiarli…

«Ti piacciono le mie tette, Carlo?» Lei ridacchia. «Che domanda stupida! Da come me le hai venerate, prima, certo che ti piacciono.» I suoi bianchissimi denti superiori mordono il labbro inferiore e comprime un paio di volte le bocce. Ha quel suo sguardo birichino che mi fa impazzire. «Che ne dici se ti fanno venire loro, le mie due gemelle?»

Allungo la mano e ne accarezzo una: la pelle è vellutata, calda, il capezzolo duro e… Cazzo, le ho stette fino a due secondi fa e già mi mancano da morire.

Ekaterina le discosta, aprendo in mezzo a loro una valle profonda. «Mettici in mezzo il tuo splendido cazzo, Carlo…»

La cappella prude per l’eccitazione della proposta. Devo riprendere a respirare l’aria viziata dalla scopata. Avanzo fino a trovarmi sopra il costato della ragazza e infilo l’uccello tra le sue bocce.

Le tette di Ekaterina si chiudono sul mio cazzo, a stento la cappella ne esce. Il calore dei seni è quasi maggiore dell’intestino che mi stavo scopando un attimo fa, ma l’eccitazione è ben superiore.

La ragazza inizia a muovere su e giù le tette. Mi guarda negli occhi, i suoi brillano. «Sei fantastico a letto, Carlo. Non mi aspettavo fossi così capace.»

Trattengo un sorriso. Saper scopare bene è forse l’unica cosa in cui sono davvero capace, oltre a lavorare sulle reti neurali. «Come posso non esserlo, con una dea come te?»

«Che marpione!» Ekaterina inclina la testa in avanti e passa la lingua sulla punta della mia cappella.

Stringo il culo per il piacere, il mio fiato entra ed esce a strappi. «Sei tu ad essere fantastica, Ekaterina…»

Lei continua a segarmi con le tette. «Lo sai che sono tutte naturali, le mie gemelle?»

Quelle due tette devono essere un pezzo di paradiso. Coccolano il mio cazzo come mai nella mia vita… forse solo la bocca di Ekaterina può competere. «Davvero?»

«Tutto il mio corpo è naturale, Carlo.» La ragazza spinge verso il basso le bocce, mi scappella il cazzo e passa la lingua sulla cappella.

«Cazzo, sì…»

«Niente silicone, operazioni chirurgiche, DNA modificato… non come certe stronze che girano su questa nave.» Il movimento del seno della ragazza diventa più veloce, il suono della sega che mi stanno facendo aumenta di volume.

Appoggio le mani sulle tette e l’aiuto nella masturbazione. «Sei perfetta, Ekaterina.»

«Sono solo tua, Carlo.» Lei sorride. «La tua troia infoiata, solo per te.»

Le palle mi prudono, l’uretra mi duole. Inspiro a fondo. «Sto per venire, Eka…»

La ragazza mi estrae il cazzo dalla valle tra le sue tette e continua a menarmelo con una mano. Si punta la cappella contro il viso. «Vienimi in faccia, Carlo. Marchiami come la troia di tua proprietà.»

«Cosa?» Lei di mia proprietà? Che cos’è questa follia?

Il suono della pelle del mio uccello mossa dalla sega riempie l’alloggio. Ekaterina mi lecca la punta con la lingua.

Stringo i denti, le quattro gocce di sborra che mi erano rimaste nelle palle spruzzano fuori bollenti, ogni spasmo per eiacularle è ad un passo dal dolore, il secondo successivo è goduria allo stato puro. Uno schizzo copre l’occhio destro della ragazza, uno le finisce sul naso, l’ultimo sulle labbra. Ogni colpo le strappa un grignolino.

Espiro e chiudo gli occhi. Ho il cuore che batte nella testa, attutito dal capogiro che l’orgasmo mi ha lasciato. Mi siedo sui calcagni, il mio culo e le palle si appoggiano sulla pancia piatta di Ekaterina e mi sdraio accanto a lei sul letto.

A stento ci stiamo entrambi.

La ragazza si passa un dito sulle palpebre chiuse, raccoglie il seme e se lo porta alla bocca. Si lecca le labbra per pulirsele. «Sei fantastico, Carlo.»

La tensione dei muscoli per l’orgasmo si sta sciogliendo in un senso di torpore. Il cazzo perde l’erezione per abbandonarsi sul mio inguine sporco di liquidi sessuali di entrambi. Infilo un braccio sotto il corpo di Ekaterina e la abbraccio. «Come posso non esserlo con te, dea meravigliosa?»

Lei passa un dito sul mio petto, le sue tette premono contro la mia spalla. Sorride. «Magari ti faccio riposare un momento…»

«Ne hai ancora voglia?» Mi sembrava una ninfomane, ma il mio giudizio era troppo cauto. Trattengo un sorriso. Beh, non posso lamentarmi se una strafiga simile vuole fare sesso in continuazione con me.

Soprattutto, se è la ragazza più famosa, bella e ricca della Alabarda degli Astri…

Ekaterina appoggia la testa sul mio braccio, infila una mano tra le mie cosce e inizia a massaggiarmi i coglioni bagnati. Mi bacia il collo, la punta del suo naso mi lascia uno sbafo di sborra sulla mascella. «Sei bravo a letto, Carlo. Non mi aspettavo così tanto…»

Prima di andare avanti…

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