Wolfgang si ferma in un punto della passeggiata della stazione Olimpo dove campeggia un cartello olografico blu e rosa con la scritta: “Tempio di Afrodite”. Lo sfarzo architettonico che riempie ogni punto della stazione qui raggiunge un livello ancora superiore, con rifiniture in ottone e lavorazioni delle colonne che si fondono con particolari che ricordano l’Antica Grecia come verrebbe immaginata da chi la conosce solo attraverso le olopellicole.
«Eccoci arrivati,» l’uomo attraversa una porta scorrevole. La musica classica che ci ha accompagnati per tutto il percorso viene sopraffatta da una più moderna, con colpi che rimbombano nel petto a brevi intervalli. Un effluvio di cucina di alta classe ci dà il benvenuto ancora prima della ragazza mora, ferma accanto all’ingresso, che fa un breve inchino. Indossa un abito blu stretto che lascia notare il seno prosperoso e una vita stretta. Il resto del corpo è nudo: una pancia piatta e due gambe esili, a parte un paio di scarpe azzurre aperte sul davanti e, sulla mano destra, un guanto da digitazione.
La ragazza sorride. «Buongiorno, signor Yegorov.» Il sorriso si allarga ancora di più quando vede Stepan. Torna a confrontarsi con il padre. «La sala 4 è pronta. Vuole che venga io stessa a…»
Wolfgang solleva una mano. «Non c’è bisogno, ti ringrazio.» Non distoglie lo sguardo dalla valle ombrosa che spicca nella parte superiore dell’abito della hostess. «C’è già mia nipote che non vediamo da tempo. E il suo fidanzato.»
Nastasia stringe ancora la mia mano. Incenerisce la ragazza con lo sguardo e sua voce è più tagliente di un coltello. «A lui ci penso io.»
La hostess non può che annuire senza perdere un filo di sorriso di cortesia. Muove le dita della mano destra come se stesse facendo il solletico all’aria, fili luminosi azzurri, rossi e gialli sul guanto luccicano per indicare che i dati che sta componendo vengono riconosciuti dal computer centrale.
Stepan le fa un occhiolino. «Ci vediamo, Meghan.»
L’espressione della ragazza diventa sincera.
Non apro bocca. È come assistere ad uno scambio di formalità di una cultura aliena, dove i rapporti tra gli individui – individui con sei tentacoli e due teste – si basano su regole che un umano non può comprendere nemmeno in un milione di anni.
Ekaterina, invece, conosce la situazione e non si lascia sopraffare dagli eventi come me.
Attraversiamo il locale. Un lungo bancone fatto di quello che sembra quarzo si estende per tutta una parete. Tre barman vestiti di completi neri e camicia bianca stanno servendo un paio di clienti anziani o puliscono il piano. Tavoli rotondi sono disposti nella sala comune, con qualche gruppetto che chiacchiera sottovoce o guarda videologrammi di eventi sportivi.
In uno si sta disputando la finale di palla zeroG, dove i Kathmandu Yetis balzano da un angolo all’altro del cubo di gioco tentando di strappare ai Marineris Devils la Coppa del Sole, dopo tre anni di fila che se la portano con loro su Marte.
Chissà se gioca anche il tipo che faceva godere Ekaterina attraverso il telero?
Wolfgang si muove con sicurezza, senza controllare o chiedere dove deve dirigersi. Ci conduce oltre una porta nel muro in fondo alla sala, e lungo un corridoio in cui musiche differenti, attutite dalle pareti, cercano di catturare la nostra attenzione. Sopra una delle porte compare il numero “4”, e davanti un ologramma che ne indica la sua prenotazione.
«Peccato non sia la “6”.» Nastasia ha la testa appoggiata sulla mia spalla. «È la mia preferita… Ma ci divertiremo anche qui.»
Continua a tenermi la mano, che inizia a sudarmi. Inizio a sudare ovunque per il suo corpo attaccato al mio. E forse non solo per questo. Il profumo della sua pelle mi stordisce. «L’importante è la compagnia.» Non avrei potuto trovare una frase più scontata.
Lei ridacchia. Solleva la testa e mi appoggia un bacio sulle labbra. Le sue sono umide, morbide, calde.
Il cazzo, già in tiro, è come se crescesse di un altro palmo fuori dalla guaina di pelle. Il cuore mi balza in gola.
Lei mi fa l’occhiolino. «Ti piacerà la mia, di compagnia,» sussurra.
Un pensiero ridacchia sul volto della ragazza. Un pensiero che gira nella mia mente ma che non voglio accettare: tradire con sua cugina la ragazza che mi ha portato su Olimpo. Davanti ai suoi stessi occhi.
Dietro Nastasia, suo fratello si scambia battutine con Ekaterina. Una mano stringe un gluteo della cugina, la quale non reagisce affatto. Anzi, gli sussurra in un orecchio qualcosa che fa scoppiare in una risata Stepan.
La botta di erezione si ritira con un senso di vergogna. Accanto ai due, c’è un altro pensiero che non voglio nemmeno scorgere: quello se ne sta con le braccia conserte e mi annuisce. “Sì, sta per succedere proprio quello…” Sorride. “Magari ti piacerà anche assistere a loro due che…”
Lo stomaco mi si stringe, l’intestino si fa di gomma.
Ho idea che non ti piacerebbe starci, su Olimpo… La voce di Chiara risuona nelle mie orecchie. Ho fatto un po’ di ricerche per i miei ologiochi, e girano certe voci su quel posto…
Chiara… Chiara non mi stava prendendo in giro! Questo posto è…
Facciamo l’ingresso nella sala “4”, un salone grande quanto la casa che condividevo con Chiara sulla Terra. Un lungo tavolo l’attraversa a metà, di legno e basso. Accanto, alcuni… Sgrano gli occhi: sono triclini? Triclini disposti ai due lati lunghi del tavolo.
Uno, due… tre? Tre di quei cosi, e noi siamo in cinque? Come…
«Oh, papà!» Nastasia solleva la testa dalla mia spalla. «Che splendida idea!»
Wolfgang volta il capo verso di noi. «Sapevo che avresti apprezzato.»
La ragazza mi sorride, eccitata.
Apro le labbra per dire che mi sembrano poco comodi per mangiare, lei mi precede.
«Sai, ho perso la verginità su un triclino.» Lo dice come se ne andasse orgogliosa.
Il mio sorriso non nasconde un grammo del mio imbarazzo. «Bene…» Non riesco a distogliere lo sguardo dal suo grosso seno e immaginarla nuda che cavalca qualcuno su uno di quei lettini mentre gli tende un grappolo d’uva sopra la bocca.
Le gambe molli vorrebbero farmi correre verso la porta, il cazzo duro pende nelle mutande verso Nastasia, lo stomaco è troppo vuoto per avere qualcosa di cui liberarsi.
La mia testa è piena di cotone. L’unico pensiero che rimane è che lo sto facendo per Chiara – Il suo telero è gettato in un cassetto del bagno, te lo ricordi? -, per quando verremo a vivere qui. Quando io e lei vivremo come gli dèi.
Wolfgang si siede ad uno dei due triclini affiancati, Stepan trascina – con ben poca fatica - Ekaterina su quello accanto. Nastasia stringe il mio braccio contro il suo seno e mi accompagna a quello singolo dall’altra parte della lunga tavolata.
«Sdraiati, eroe.» La voce della ragazza è calda, il desiderio cola dalle sue parole. È quasi aggressiva.
Mi siedo, una goccia di sudore mi scivola lungo la schiena e si infila tra le chiappe. Sorrido alla ragazza. «Mi… mi sembra scomodo mangiare sdraiati.»
Il sorriso di Nastasia diventa di divertimento. «Mangeremo più tardi.»
Le sue mani si appoggiano sulle mie spalle e mi spinge sul triclinio. Sono troppo confuso per riuscire a opporre resistenza. Lei appoggia un ginocchio tra le mie gambe e mi si mette sopra.
Non riesco a respirare, il cuore in gola mi blocca il fiato. «Aspetta… non…»
Nastasia non mi ascolta, ha preso i lembi della maglia e se la sta sfilando.
Cazzo… Cosa sta… Ed Ekaterina non…
Volto la testa verso la ragazza che mi ha portato qui e i suo i due parenti. Ekaterina è seduta in mezzo allo zio e al cugino, che la baciano a turno. La baciano come si salutano i russi. Forse con un po’ troppa foga, con la lingua nella bocca della ragazza, saliva che cola dalle loro labbra. Stepan le stringe un seno e Wolfgang l’altro…
Smettono di baciarsi, Ekaterina dice qualcosa che gli altri due accettano annuendo e sorridendo. Ekaterina si mette in ginocchio, Wolfgang e Stepan si alzano in piedi, afferrano i propri pantaloni e se li calan—
La mano di Nastasia si mette sotto la mia guancia e mi volta la testa verso l’alto, verso il suo busto nudo, dove pendono due grossi seni e la vita è stretta.
