Capitolo 14 - «Carlo, facciamo un sessantanove! Così ci divertiamo assieme.»
Carlo si reca alla cena organizzata dal Comandante - ora Facente funzioni di Capitano - Amira dopo l'incidente sul trasporto spaziale. L'imbarazzo del ragazzo è tanto a trovarsi faccia a faccia con una donna tanto bella, ma la sensazione cambia quando Amira fa un passo avanti e Carlo si trova nel suo letto con lei sopra di lui.
1 ora fa
Passo una mano sulla testa e mi assicuro che la ciocca di capelli che non voleva starsene giù quand’ero in bagno abbia smesso di fare la ribel—
La porta dell’alloggio del Comandante Farah si apre davanti a me, senza preavviso. Abbasso le mani ai fianchi, irrigidendomi.
Il guardiamarina che mi ha portato la busta è di fronte a me, mi squadra senza dire una parola. Non sta apprezzando il fatto che indosso abiti civili invece dell’uniforme? Ho messo troppo profumo?
Le mie labbra si aprono, ma non so cosa dire. «Eh… Salve.»
Il ragazzo si sposta dalla porta e mi fa segno di entrare. «Il Comandante Farah arriverà tra un paio di minuti.»
Entro per la prima volta nell’alloggio di uno degli ufficiali più importanti della Alabarda degli Astri. Il più importante, adesso che il Capitano Gomez è morto! Per l’ultima ora ho pensato ad Amira come una bellissima donna che vuole cenare con me, ma…
Mi fermo a qualche passo dalla porta.
…ora la donna è la persona con più potere a bordo dell’astronave.
Il salotto è grande quanto il mio alloggio, con quadri con soggetti di laghi immersi nella natura alle pareti e delle applique al posto di pannelli luminosi. Ci sono un paio di vasi: uno spatifillo dal fiore bianco e una pianta con le foglie scure e delle escrescenze viola simili a mele fatte di carta.
Il guardiamarina mi passa accanto e mi distoglie dai miei pensieri. Indica un tavolo rotondo con una tovaglia bianca e due sedie. «Prenda pure posto.» A stento mi tiene nel suo campo visivo quando mi parla.
«D’accordo.» Mi avvicino ad una delle sedie. Non è una di quelle con una sola gamba come quelle nel mio alloggio o in mensa: questa ne ha quattro e pure di legno. Lo schienale è imbottito e lavorato con delle scanalature.
In quale delle due devo sedermi? Sposto quella vicino alla porta d’ingresso, quella rivolta alla stanza di Amira sarà educazione lasciarla alla donna…
Mi siedo e sprofondo in un cuscino ben più comodo di quello che usiamo nel resto della nave. Appoggio gli avambracci sul tavolo, tra le posate di metallo e… ne sollevo una, la luce della stanza si riflette e deforma su ghirigori e incavi nel manico. È acciaio o argento?
Il tovagliolo è ocra, piegato in modo da creare un origami di tessuto. Allungo una mano per prenderlo ma mi fermo: devo disfarlo? E lo metto al collo, lo appoggio sulle gambe… lo lascio sul tav…
Il guardiamarina si schiarisce la voce. È accanto ad una porta. «Il Comandante Farah.» Il volto è attraversato da una smorfia e mi fa segno con una mano di alzarmi in piedi.
«Ah, sì.» Balzo in piedi, la sedia stride spinta sul pavimento. Sollevo il brac… no, non va fatto il saluto militare quando si è invitati a cena da un superiore, giusto? «Bu… buonasera, Comandante Farah.»
La donna compare sulla porta. Un abito lungo e rosso scende fino alle sue caviglie, modellandosi sulle sue forme perfette. Uno spacco laterale sale fino a metà - oltre metà – della coscia; si apre a ogni passo, mostrando la gamba. Il décolleté… il cuore fa un balzo e batte come un tamburo alla carica alla vista di quanto il tessuto è lontano dal solco tra i seni…
Mi impongo di staccare lo sguardo dal petto sovradimensionato della donna a favore del suo viso.
La donna sorride, un angolo delle labbra rosse è più sollevato rispetto all’altro. Negli occhi nocciola brilla il divertimento. «Non c’è bisogno di essere così formali, Carlo. Chiamami pure Amira.»
Uscito dalle sue labbra, il mio nome suona come seta. «Certo, A-Amira.» Le mie parole sembrano un gracidio.
Il guardiamarina raggiunge la sedia libera e la sposta indietro. La donna si siede con la grazia di un felino. «Ti ringrazio, Antoine.»
Lui risponde con un cenno della testa e si allontana di qualche passo. Mette le mani dietro la schiena e si mette dritto. Avrà anche lui un’erezione dolorosa quanto la mia in questo momento? Spero stia soffrendo quanto me nel cercare di non fissare le tette del Comandante…
«Sei molto gentile ad alzarti in piedi per una donna, Carlo, ma adesso siediti pure.»
Ecco che inizio a fare un casino dietro all’altro! «Sì, certo, Com… Amira.» La sedia stride quanto prima al mio riportarla sotto di me. I pantaloni schiacciano il mio cazzo gonfio.
La donna fa un cenno al guardiamarina. «Antoine, per favore, portaci il primo.»
Il ragazzo fa un inchino con la testa e scompare oltre una porta.
Mi schiarisco la gola. Dovrei seguire il programma che ho preparato mentre ero sotto la doccia e non mi stavo segando pensando ad Amira. «Sono addolorato per la scomparsa del Capitano. È una grande perdita per la Alabarda degli Astri.»
Il sorriso della donna si incrina e gli occhi le luccicano un po’. Sarà vera la storia che erano amanti? Essere invitato a cena dopo la scomparsa di Gomez mi lascia un po’ inquieto.
La voce di Amira è più bassa rispetto a prima. «Sì, è un colpo per l’equipaggio scoprire che…» Le sue labbra si stringono e il suo sguardo si abbassa.
Antoine rientra portando due piatti e li pone davanti a noi: filetti di pesce con accanto uno spicchio di limone e della verdura. Vera insalata e fagiolini, non i cubetti verdi o arancioni che ci propinano in mensa.
«Branzino in crosta di erbe aromatiche.» Amira prende le sue posate. «Spero sia di tuo gradimento.»
Sorrido. «Lo adoro.» Da quando il branzino è un pesce? Credevo fosse un taglio di carne…
Antoine torna con una bottiglia di vino. La mostra alla donna come se le stesse mostrando un neonato, una mano sotto il fondo e una a sorreggere il collo.
Amira annuisce. «Oh, un Riesling Grand Cru, ottima scelta. Servi pure.»
I nostri calici vengono riempiti con del vino bianco. La donna solleva il proprio. «Carlo, hai la passione per il buon vino?»
Prendo il mio bicchiere, e lo alzo. Un sorriso tirato appare sulle mie labbra. «Non abbastanza, temo, per poter apprezzare.»
«Questo lo adorerai.» Amira porta il calice alle labbra e ne sorbisce un sorso.
Faccio lo stesso. Una serie di sapori che non riesco a riconoscere – qualcosa aspro seguito da dolcezza – scivolano sulla mia lingua. Sempre meglio delle pessime birre che rifilano al bar di bordo, ma avrei preferito qualcos’altro di meno complesso. «Ottimo.»
Amira poggia il calice sul tavolo. «Ero certa che l’avresti trovato di tuo gusto.»
Si volta verso il suo aiutante. «Grazie, Antoine, puoi andare. Se avrò bisogno di altro, ti chiamerò.»
Lui annuisce con il capo, si volta ed esce dalla porta da cui era entrato con la cena senza emettere un suono.
La donna prende le posate e comincia a tagliare il pesce con una grazia acquisita attraverso la pratica.
Lo faccio anch’io. Un profumo delicato e di erbe aromatiche si solleva con uno sbuffo di vapore dal branzino.
«Carlo,» Amira si pulisce le labbra con il tovagliolo. «so che non è un argomento adatto alla situazione, ma ti andrebbe di raccontarmi cos’è successo sulla Jacob Fugger?» Gli occhi della donna sono nei miei. «In particolare il momento dell’attacco dello Voraxii.»
Mando giù il pezzo di branzino ancora intero e mi pulisco la bocca con il tovagliolo. «S-sì.» I ricordi di quei momenti sopprimono l’appetito. «Da dove posso cominciare…» Devo ricordarmi la versione modificata che ho raccontato durante l’interrogatorio!
Mi passo una mano dietro la testa. «Insomma… Il Capitano Gomez mi aveva chiesto di controllare il circuito che gestisce i sensori interni della nave. Era sicuro che non ci fossero pericoli… pericoli immediati, intendo… per la nave, ma era meglio, ha detto, essere certi che fosse tutto a posto.»
La donna ha smesso di mangiare e mi ascolta con interesse. «Certo, è quello che avrei fatto anch’io. È importante che i sensori interni siano in funzione e la loro riparazione è un compito importante che va assegnato ad un tecnico capace e di comprovata esperienza.»
Le labbra si irrigidiscono in un sorriso che a non riesco a nascondere. L’opinione di Gomez era decisamente differente. «Sono entrato nel ponte in cui sono installati i server del sistema dei sensori e…»
«Com’era la situazione del ponte?»
«Eh? Beh, buona parte del soffitto era crollata, c’erano tubi che pendevano e lasciavano uscire vapore, cavi… C’era un corridoio praticabile per passare.»
Amira annuisce. «E com’era l’illuminazione?»
Sollevo le sopracciglia. «Una parte delle luci erano spente o lampeggiavano.»
La donna taglia un pezzo di branzino e lo solleva con la forchetta. «Sei così bravo a raccontare, Carlo, mi fai immaginare la scena in tutti i suoi particolari.» Il brano di pesce ondeggia attaccato ai rebbi di fronte alla bocca del Comandante. «Mi vedo il ponte come un luogo devastato, pieno di macerie e angoli bui che mi avrebbero terrorizzata… Chissà che scricchiolii inquietanti e suoni spaventosi dovevi aver sentito mentre camminavi lì dentro.» Il pezzo di branzino scompare tra le labbra di Amira.
Se dovessi raccontarlo di nuovo, potrei aggiungere davvero questi particolari horror… «Mi avvicino al server che contiene il circuito principale dei sensori interni e inizio a lavorare. Ad un tratto, sento un rumore alle mie spalle, mi volto e vedo il voraxii che sta uscendo da dietro un cumulo di macerie.»
Amira poggia sul tavolo il calice. «Io sarei stata terrorizzata… Cos’hai fatto, a quel punto?»
«Sono corso fuori dal ponte per…»
«L’alieno non ha attaccato?» La donna fa una piccola smorfia. «Mi sarei aspettata che ti attaccasse, che si lanciasse contro di te, che usasse i suoi tentacoli con gli artigli…»
Mi blocco. «Eh… sì, sì! Lui mi scaglia contro i suoi… i suoi artigli ma lo schivo e colpisce il circuito dei sensori interni. C’è un’esplosione di scintille e io ne approfitto per fu… correre verso il corridoio interno del trasporto.» Sorrido appena: ti piace l’azione, Amira? E adesso te la do. «Il mostro inizia a saltare tra le macerie, impigliandosi nei cavi e nei tubi. Io corro, ma l’alieno usa il suo peso per distruggere tutto quello che ci divide e cerca di nuovo di colpirmi con i suoi tentacoli. Uno mi passa accanto, finisce contro una paratia e la sfonda, un altro è basso e devo saltare per superarlo. Un altro ancora mi sfiora e devo rotolare a terra per…» Oddio, questo è ridicolo… Magari la prossima volta mi limito ai due attacchi.
Amira sorride. «Come sei stato bravo, Carlo.»
«Esco nel corridoio e vedo il Capitano alla mia sinistra. Gli grido che c’è un alieno e mi metto a correre verso destra, così che il mostro insegua me e non metta in pericolo il resto dell’equipaggio…» Il senso di vuoto ritorna a contrarre il mio petto, come quando lo raccontavo durante l’interrogatorio. Li aveva socchiuso gli occhi, fissandomi con incredulità, quelli di Amira luccicano. «Ma il voraxii, quando esce dalla porta, invece di inseguire me si dirige verso Gom… il Capitano Gomez. Lui spara un colpo, ma manca l’alieno, e… e quello lo colpisce a sua volta.» Il senso di vuoto diventa un crampo allo stomaco. Il ricordo dell’artiglio alieno che esce dalla schiena del Capitano mi provoca un conato di vomito… Chiudo gli occhi e inspiro a fondo.
«È stata una tragedia.» La voce di Amira è bassa, quasi un sussurro. «Non fartene una colpa, Carlo. Ti sei comportato bene, cercando di salvare le altre persone…» La donna mi guarda negli occhi, le sue parole diventano più forti e scandite. «Non sono molti quelli che avrebbero avuto un comportamento così eroico.»
Sussulto e spalanco gli occhi. Il Comandante Farah… Amira mi considera un eroe? Il cuore mi batte nelle orecchie.
La donna solleva il calice. «Poi, cos’è successo?»
Ho la bocca impastata, devo bere un sorso di quel vino. Continua a fare schifo… ma forse un po’ meno. «L’alieno ha iniziato a strisciare verso la porta tagliafuoco che conduce alla parte del trasporto con le altre persone. Io mi sono messo ad urlare per attrarlo verso di me, ma non mi dava ascolto. Allora mi sono lanciato verso la pistola che aveva in mano il Capitano e che era caduta, l’ho presa e l’ho puntata contro il mostro.» Sollevo la destra stretta a pugno con l’indice proteso. «Gli ho ordinato di fermarsi. Lui mi si è lanciato contro e gli ho sparato.» La mano mi trema ancora come quando stringevo la pistola dopo che Gomez aveva abbattuto il mostro. La nascondo sotto il tavolo.
«Oh, che sangue freddo, Carlo… E il mostro non ha usato i suoi tentacoli contro di te?»
Perché non mi ricordo mai di farglieli usare? «Sì, sì… mi ha attaccato un paio di volte, ma li ho schivati. Sono saltato indietro una volta e di lato l’altra…»
«Racconti davvero bene, Carlo. La tua avventura è incredibile e affascinante.» Gli occhi di Amira si socchiudono in un sorriso. «Tutti dovrebbero conoscerla.»
Passo i palmi delle mani bagnati sui pantaloni. «Da… davvero?»
Lei annuisce. «Sì, l’equipaggio dovrebbe sapere quanto sei stato coraggioso.» Il sorriso si allarga. «Deve sapere che si possono sconfiggere gli alieni.»
Il battito del mio cuore riempie la stanza, una goccia di sudore scivola lungo la colonna vertebrale. «Lo crederanno davvero?» Le parole mi escono appena dalla gola.
Amira si spinge avanti, i suoi occhi si fissano nei miei, che cadono sulle sue grosse bocce, il solco visibile tra le tette abbastanza largo da infilarci un braccio e… Le parole della donna mi riportano alla realtà. «Tutti sapranno che sei un eroe.»
Il cuore mi perde un battito. C’è un fischio nelle mie orecchie. «Un… eroe?»
La donna annuisce di nuovo, il seno dondola. «Sì, un eroe. Quando passerai per i ponti, gli uomini si fermeranno a salutarti e a stringerti la mano. Ti considereranno qualcuno da ammirare, una persona da prendere come esempio.» Gli occhi le si fessurano. «Le donne, invece…» La punta della lingua scivola tra le labbra.
Deglutisco. Il mondo diventa sfuocato, i muscoli sono tesi e la stanchezza mi schiaccia come una frana. Io, essere un eroe, le persone che mi ammirano, che mi…
Amira è in piedi accanto a me, mi torreggia, il suo seno copre buona parte del suo viso. La sua mano passa sul mio collo e si ferma sotto il mento. Mi alzo dalla sedia. La donna è un palmo più bassa di me.
Senza il suo atteggiamento freddo da comandante, è bellissima.
Mi prende per la camicia con entrambe le mani, avvicina la sua bocca alla mia ad una distanza da bacio. La sua voce è calda, setosa, un sussurro che parla al mio cuore. «Ti voglio io per prima, prima che le altre ti pretendano nel loro letto.»
Non è il mio cuore quello che batte più forte…
⁂
Amira è seduta sopra il mio costato, nuda se non per il reggiseno e per le mutandine color lavanda.
Non ricordo nemmeno come ci sono finito qui, ma se sono morto e questo è il paradiso mi va più che bene anche la perdita di memoria.
Le mani della donna scivolano sul mio petto, accarezzano il mio collo. È perfetta. «Mi fai bruciare dentro, Carlo.»
Il mio cazzo riempie gli slip, mi duole tanto spinge contro il tessuto. «Sei meravigliosa, Amira…» Davvero sto parlando in questo modo ad un mio superiore? Alla persona con il massimo comando sulla Alabarda degli Astri?
Alla persona che mi ha baciato davanti ad un piatto di un qualche pesce, si è presa in mano il mio cavallo, mi ha sorriso e si è detta orgogliosa di arraparmi?
«Ti piacciono le mie tette, Carlo?» Lei mi fissa con gli occhi socchiusi.
Sono finte, ha letto Gianni nel rapporto che ho rubato dal server della nave, se le è fatte rifare perché ha avuto problemi psicologici… ma chi se ne frega. «Sono meravigliose, Amira!»
«Me le fai diventare dure, Carlo, e mi fai bagnare tutta.» Lei si morde un labbro. «Gli eroi fanno questo effetto a noi ragazze…»
Allungo una mano per afferrarne una. La testa mi gira, anche se sono sdraiato sul letto della camera del comandante, e il cazzo è tanto duro che sembra di metallo.
Lei mi prende il polso e mi ferma. Sorride a occhi socchiusi. «Non così in fretta, Carlo. Prima…» Mi lascia la mano, si mette in ginocchio sopra di me e inizia a sfilarsi le mutandine, prima lungo una coscia e poi l’altra, se la tira fuori da una gamba e poi dall’altra. La sua passera – la figa del Comandante Farah! – è davanti a me, un fiore con due petali ocra, spessi, che si socchiudono al movimento della donna. Delle gocce luccicano tra le pieghe.
Amira lascia cadere le sue mutandine sul pavimento e torna a guardarmi. «Sei un eroe, Carlo, ma sono sicuro che sei anche un gentiluomo, che pensa al piacere della sua partner prima del proprio, vero?»
Sono disposto a tutto, purché tu mi faccia godere con il tuo corpo! Annuisco.
Si bacia la punta delle dita e le appoggia sulla mia bocca. «Bravo, Carlo.»
Si siede sulla mia faccia, le mie labbra appoggiate alla sua passera. Il profumo della sua eccitazione è intenso come vapore, riempie la mia mente fino a stordirmi, gocce di desiderio colano su di me. Inspiro a pieni polmoni, espiro con un gemito.
Afferro le sue chiappe sode, le mie dita affondano nella pelle dei glutei, la mia lingua si infila tra le labbra della figa. La punta scivola sulla mucosa liscia e bagnata del sesso della dea, le mie papille si sciolgono nel sapore di donna eccitata. Non so se il cunnilingus se lo godrà più lei o io.
Amira emette un gemito, inspira a fondo. Passo la lingua attorno all’uretra, lecco con voga l’utero e ne infilo la punta all’interno. La donna si contorce, i fasci di muscoli della schiena sotto le mie dita si tendono e si rilassano.
Un gridolino sfugge dalla gola di Amira. «Carlo… sei capace, Carlo!»
Sorrido. Stacco le labbra dalla figa e respiro a fondo. «Sdraiati sulla schiena, Amira, e ti faccio vedere io cosa so fare!»
Lei solleva una gamba e si siede sul letto, scivola in basso e si sdraia con la testa sul cuscino. Apre le cosce.
Mi metto seduto e in ginocchio.
«Carlo, facciamo un sessantanove!» Amira sorride e si passa la lingua tra le labbra. «Così ci divertiamo assieme.»
Il mio sorriso è più sarcastico. «Ah, no. Adesso ho intenzione di divertirmi io con la tua figa, Amira: non voglio essere disturbato da te che giochicchi con la punta del mio cazzo.»
Lei ride. «Ah, ti adoro, Carlo!»
Penetro la vagina di Amira con due dita, le pareti calde e bagnate si aprono sotto le mie falangi. La donna ansima, arcua la schiena, espira. Il suo clitoride è gonfio, è fuori dal cappuccio: lo prendo tra le labbra e lo lecco.
La donna che si faceva scopare dal capitano adesso urla di piacere grazie a me.
Che questo sia l’inizio di qualcosa di buono per Carlo Clerici, su questa nave e nella società?
✒️ Cosa ne pensi? Dimmi nei commenti cosa ti è piaciuto di più di questo capitolo e cosa ti aspetti succeda nel prossimo… Sono curioso di leggerti.
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