Passo una mano sulla testa e mi assicuro che la ciocca di capelli che non voleva starsene giù quand’ero in bagno abbia smesso di fare la ribel—
La porta dell’alloggio del Comandante Farah si apre davanti a me, senza preavviso. Abbasso le mani ai fianchi, irrigidendomi.
Il guardiamarina che mi ha portato la busta è di fronte a me, mi squadra senza dire una parola. Non sta apprezzando il fatto che indosso abiti civili invece dell’uniforme? Ho messo troppo profumo?
Le mie labbra si aprono, ma non so cosa dire. «Eh… Salve.»
Il ragazzo si sposta dalla porta e mi fa segno di entrare. «Il Comandante Farah arriverà tra un paio di minuti.»
Entro per la prima volta nell’alloggio di uno degli ufficiali più importanti della Alabarda degli Astri. Il più importante, adesso che il Capitano Gomez è morto! Per l’ultima ora ho pensato ad Amira come una bellissima donna che vuole cenare con me, ma…
Mi fermo a qualche passo dalla porta.
…ora la donna è la persona con più potere a bordo dell’astronave.
Il salotto è grande quanto il mio alloggio, con quadri con soggetti di laghi immersi nella natura alle pareti e delle applique al posto di pannelli luminosi. Ci sono un paio di vasi: uno spatifillo dal fiore bianco e una pianta con le foglie scure e delle escrescenze viola simili a mele fatte di carta.
Il guardiamarina mi passa accanto e mi distoglie dai miei pensieri. Indica un tavolo rotondo con una tovaglia bianca e due sedie. «Prenda pure posto.» A stento mi tiene nel suo campo visivo quando mi parla.
«D’accordo.» Mi avvicino ad una delle sedie. Non è una di quelle con una sola gamba come quelle nel mio alloggio o in mensa: questa ne ha quattro e pure di legno. Lo schienale è imbottito e lavorato con delle scanalature.
In quale delle due devo sedermi? Sposto quella vicino alla porta d’ingresso, quella rivolta alla stanza di Amira sarà educazione lasciarla alla donna…
Mi siedo e sprofondo in un cuscino ben più comodo di quello che usiamo nel resto della nave. Appoggio gli avambracci sul tavolo, tra le posate di metallo e… ne sollevo una, la luce della stanza si riflette e deforma su ghirigori e incavi nel manico. È acciaio o argento?
Il tovagliolo è ocra, piegato in modo da creare un origami di tessuto. Allungo una mano per prenderlo ma mi fermo: devo disfarlo? E lo metto al collo, lo appoggio sulle gambe… lo lascio sul tav…
Il guardiamarina si schiarisce la voce. È accanto ad una porta. «Il Comandante Farah.» Il volto è attraversato da una smorfia e mi fa segno con una mano di alzarmi in piedi.
«Ah, sì.» Balzo in piedi, la sedia stride spinta sul pavimento. Sollevo il brac… no, non va fatto il saluto militare quando si è invitati a cena da un superiore, giusto? «Bu… buonasera, Comandante Farah.»
La donna compare sulla porta. Un abito lungo e rosso scende fino alle sue caviglie, modellandosi sulle sue forme perfette. Uno spacco laterale sale fino a metà - oltre metà – della coscia; si apre a ogni passo, mostrando la gamba. Il décolleté… il cuore fa un balzo e batte come un tamburo alla carica alla vista di quanto il tessuto è lontano dal solco tra i seni…
Mi impongo di staccare lo sguardo dal petto sovradimensionato della donna a favore del suo viso.
La donna sorride, un angolo delle labbra rosse è più sollevato rispetto all’altro. Negli occhi nocciola brilla il divertimento. «Non c’è bisogno di essere così formali, Carlo. Chiamami pure Amira.»
Uscito dalle sue labbra, il mio nome suona come seta. «Certo, A-Amira.» Le mie parole sembrano un gracidio.
Il guardiamarina raggiunge la sedia libera e la sposta indietro. La donna si siede con la grazia di un felino. «Ti ringrazio, Antoine.»
Lui risponde con un cenno della testa e si allontana di qualche passo. Mette le mani dietro la schiena e si mette dritto. Avrà anche lui un’erezione dolorosa quanto la mia in questo momento? Spero stia soffrendo quanto me nel cercare di non fissare le tette del Comandante…
«Sei molto gentile ad alzarti in piedi per una donna, Carlo, ma adesso siediti pure.»
Ecco che inizio a fare un casino dietro all’altro! «Sì, certo, Com… Amira.» La sedia stride quanto prima al mio riportarla sotto di me. I pantaloni schiacciano il mio cazzo gonfio.
La donna fa un cenno al guardiamarina. «Antoine, per favore, portaci il primo.»
Il ragazzo fa un inchino con la testa e scompare oltre una porta.
Mi schiarisco la gola. Dovrei seguire il programma che ho preparato mentre ero sotto la doccia e non mi stavo segando pensando ad Amira. «Sono addolorato per la scomparsa del Capitano. È una grande perdita per la Alabarda degli Astri.»
Il sorriso della donna si incrina e gli occhi le luccicano un po’. Sarà vera la storia che erano amanti? Essere invitato a cena dopo la scomparsa di Gomez mi lascia un po’ inquieto.
La voce di Amira è più bassa rispetto a prima. «Sì, è un colpo per l’equipaggio scoprire che…» Le sue labbra si stringono e il suo sguardo si abbassa.
Antoine rientra portando due piatti e li pone davanti a noi: filetti di pesce con accanto uno spicchio di limone e della verdura. Vera insalata e fagiolini, non i cubetti verdi o arancioni che ci propinano in mensa.
«Branzino in crosta di erbe aromatiche.» Amira prende le sue posate. «Spero sia di tuo gradimento.»
Sorrido. «Lo adoro.» Da quando il branzino è un pesce? Credevo fosse un taglio di carne…
Antoine torna con una bottiglia di vino. La mostra alla donna come se le stesse mostrando un neonato, una mano sotto il fondo e una a sorreggere il collo.
Amira annuisce. «Oh, un Riesling Grand Cru, ottima scelta. Servi pure.»
I nostri calici vengono riempiti con del vino bianco. La donna solleva il proprio. «Carlo, hai la passione per il buon vino?»
Prendo il mio bicchiere, e lo alzo. Un sorriso tirato appare sulle mie labbra. «Non abbastanza, temo, per poter apprezzare.»
«Questo lo adorerai.» Amira porta il calice alle labbra e ne sorbisce un sorso.
Faccio lo stesso. Una serie di sapori che non riesco a riconoscere – qualcosa aspro seguito da dolcezza – scivolano sulla mia lingua. Sempre meglio delle pessime birre che rifilano al bar di bordo, ma avrei preferito qualcos’altro di meno complesso. «Ottimo.»
Amira poggia il calice sul tavolo. «Ero certa che l’avresti trovato di tuo gusto.»
Si volta verso il suo aiutante. «Grazie, Antoine, puoi andare. Se avrò bisogno di altro, ti chiamerò.»
