Mi lascio cadere sulla poltroncina del bar. Il mio petto si svuota nel sospiro che esce dal mio naso.
Gianni abbassa il boccale di birra e si passa una mano sulle labbra. «Mi sa che è stata un’altra giornata di merda, giù in officina.»
Scuoto la testa. «Lascia perdere, è un inferno.» Passo una mano sul proiettore al centro del tavolino: uno schermo olografico appare davanti a me con le consumazioni disponibili. Le prime in cima sono quelle che il computer di bordo ha imparato che ordino di solito: sfioro l’immagine del tè verde senza zucchero.
«Forse dovresti ubriacarti…» Gianni beve un altro sorso di birra. È quella della Flotta Astrale, priva di alcool che possa dare alla testa. E il sapore fa schifo.
«Il mal di testa me lo farà venire Ekaterina quanto tornerò all’alloggio.» Sono felice che il Capo Scott e il resto della gente nel Ponte Motori credano che faccio gli straordinari per portare avanti il lavoro che la mia squadra non compie e non per stare lontano della mia coinquilina e dal suo atteggiamento sprezzante.
Un gruppo di una dozzina di ragazze entra dalla porta chiacchierando. Le loro voci acute sono stilettate nelle mie orecchie. Si siedono a due tavolini affiancati. Un paio devono essere delle ricercatrici: le vedo ogni tanto entrare nel Ponte Scientifico quando vado al lavoro. Che stiano festeggiando qualche scoperta?
Basta che non facciano baccano.
Gianni si volta verso le ragazze e solleva una mano a salutare qualcuno. Una ragazza dai capelli castani risponde con un sorriso e un cenno. Il mio amico si gira verso di me e la indica con un dito. «È Agata, la mia coinquilina. È nella squadra della xenobiologia.»
Sollevo le sopracciglia. «Si interessa di alieni? Io fuggirei a gambe levate pure davanti ad uno sezionato.»
Al pensiero di un alieno fatto a pezzi le labbra di Gianni si arricciano. «E io ti sarei davanti nella fuga. Ma a lei interessano.» Fa un cenno al gruppo di ragazze. «Tra l’altro, a gestire il gruppo è quella ragazza con i capelli castani e lunghi.»
Mi sporgo un po’ da una parte per scorgere oltre Gianni senza essere notato. Una ragazza dall’aspetto molto giovane, che tiene lo sguardo verso il basso e muove gli occhi da una parte all’altra, a seconda di chi sta parlando, si stringe tra le braccia come a farsi piccola. Ha la pelle olivastra, da Sudamericana.
Gianni abbassa la voce. «L’ho conosciuta l’altro giorno. Si chiama Juliana: bella figa, ma diciamo che non è il tipo di donna che ti fa sudare le orecchie a chiacchiere.»
Torno a sedermi. «Compenserebbe parecchio Ekaterina, quella ha una radio al posto della bocca.»
Un robot alto quanto il tavolo ci raggiunge e si ferma accanto a noi. Sulla testa piatta ha la tazza di tè che ho ordinato: la prendo e la appoggio davanti a me.
Il mio amico si sporge in avanti. «Ma continua ad andare così male con lei?»
«Almeno adesso ha smesso di prendermi in giro in continuazione ma mi ignora del tutto.» Porto la tazza alle labbra e sorbisco un sorso. Il liquido è caldo ma il sapore è solo un’approssimazione scadente del vero tè verde. Cosa aspettarsi da polverine messe in acqua scaldata dal calore in eccesso del motore della nave? «Continua a parlare con la sua amica Nao e un altro paio che le girano attorno.» Avvicino la tazza di nuovo alla bocca ma mi fermo. L’immagine di Ekaterina nuda, che si contorce nel letto tra gemiti e orgasmi, compare davanti ai miei occhi. «E quando arrivo dal lavoro la trovo ad usare quel dannato telero che si è fatta impiantare nella colonna vertebrale. Aspetta che arrivi. Ogni giorno. Ogni dannato giorno.»
Uno scoppio di risate si solleva dal gruppo di scienziate nell’angolo: è una stilettata nella mia testa.
«Ah!» Le labbra di Gianni si sollevano in un sorriso. «Dev’essere uno spettacolo, con il corpo che si ritrova vederla godere!»
Il profumo appena percettibile della bevanda bollente si insinua nelle mie narici. La tazza di metallo scalda le mie mani. Le mie, di labbra, si abbassano. «È come essere invitati ad un pranzo di gala affamati e non poter mangiare nemmeno le briciole.» E poi chiudersi in bagno e scaricarsi nel telero da poveri regalato da Chiara…
Chiudo gli occhi, la tazza solleva un suono metallico quando la poso sul tavolo. La mia dolce Chiara… Sospiro. Temeva la tradissi con qualche ragazza, ma non poteva immaginare in che situazione mi sarei ritrovato.
«Sai che cosa dovresti fare?» Gianni mi punta un dito contro. «Usare qualche informazione privata su di lei e… che ne so… minacciarla di divulgarla e farle fare una figuraccia. Sono certo che ci tiene alla sua rispettabilità di fronte agli altri.»
«Ekaterina? Ma se le uniche cose che so di lei - e che ho sentito quando parla con Nao – è che ha un passato che… cazzo, credo abbia fatto pure la puttana d’alto bordo con la sorella e se ne vanta pure!»
L’interesse illumina il volto del mio amico. «Davvero? E che altro?»
Sollevo le spalle. «Ma che ne so. Più in là del cognome non so nulla, a parte che i suoi sembra abbiano una barca di soldi e che il padre sia una specie di imprenditore interstellare. E questo dovrebbe darle potere sulla Alabarda degli Astri, o almeno lei lo crede.» Ekaterina che viene trattata come pezza da piedi dall’Ufficiale di Coperta è il pensiero che mi ricorda che lei non è una divinità ma una che, forse, è della mia stessa specie. Dello stesso ordine, più che della stessa specie….
Le ragazze all’angolo esplodono in un’altra risata. La moretta - Juliana, giusto? – ha un sorriso imbarazzato. Solleva lo sguardo verso di noi ma lo abbassa subito. Che ragazza strana.
Mi tendo verso Gianni. «Hai idea di chi possa essere? Sei tu l’esperto di… uhm… figa famosa su Internet.»
Lui incrocia le braccia sul petto e si appoggia allo schienale della sedia. Si passa una mano sul pizzetto e solleva lo sguardo. «Mi ricorda qualcuno, ma non posso esserne certo.» Mi guarda. «Di certo usava un qualche nickname quando faceva le olotrasmissioni porno, giusto? E sai quante bionde lo fanno, ogni giorno?»
Appoggio la testa su una mano e sospiro. «Gianni, eri la mia ultima possibilità di scoprire qualcosa su di lei…»
Lui finisce la birra e appoggia il boccale. «Beh, puoi chiederlo al computer centrale.»
Sollevo i palmi delle mani. «E come? Mica posso entrare nel Ponte Informatico e chiedere di scaricare dei dati. Io posso stare solo nella sezione delle reti neurali del Ponte Motore: manco ci vogliono vedere nel resto dell’officina, come la chiami tu.»
«E qual è il problema?» Gianni si appoggia con i gomiti sul tavolo e abbassa la voce. «Secondo la roadmap del progetto a cui fai capo, nei prossimi giorni dovreste iniziare i collegamenti delle reti neurali alla memoria centrale del computer della nave…»
Già, sempre ammesso che il nodo 31 non collassi per colpa di Monica e della sua trascuratezza sul lavoro, dovremmo connetterci dopodomani. Scuoto la testa, che idee mi sto facendo? «No, non ho intenzione di farlo. Non posso scaricare dei dati sensibili dalla rete. Sarebbe violazione di privacy.» E non mi va di aumentare i miei problemi, visto che già sono a rischio per lo scarso rendimento della squadra. «E poi sono file protetti da password.»
Gianni sorride. «Al codice di decriptazione ci penso io.»
Un’altra risata si alza dal gruppo di ragazze. Si stanno divertendo parecchio. Anche troppo per il mio mal di testa.
Stringo gli occhi. «E come fai ad averlo?»
Il sorriso del mio amico si allarga ancora di più. «Essere guardiamarina ha i suoi vantaggi, e poi ho i miei contatti.»
Se sono come quello che doveva farci avere l’alloggio insieme… «Beh, non se ne parla, mi rifiuto di farlo.»
Gianni annuisce. «Certo. Poi, quando questa sera Ekaterina ti farà impazzire di nuovo, ne riparleremo.»
Porto la tazza alle labbra e bevo un paio di sorsi. Il tè si sta raffreddando. Fisso lo spazio fuori dagli oblò panoramici, la conformazione delle costellazioni oltre la Nube di Oort inizia a differire da quella visibile dalla Terra.
Il mio amico incrocia le dita davanti al volto. «Allora siamo d’accordo? Tu scarichi i fascicoli di Ekaterina e del Comandante Farah, e io ti fornisco la chiave di decriptazione.»
