Il taxi si ferma accanto al vialetto di ingresso che attraversa il giardinetto. La portiera si solleva ed esco tenendo in mano le due pizze. L’abitacolo deve odorare di pomodoro e basilico al punto tale che il sistema di aerazione della macchina dovrà fare gli straordinari per eliminarlo, anche se non ne capisco il motivo.
Il mezzo si solleva da terra per un palmo, svolta e torna in città. Qui in campagna non lo usa quasi nessuno: a parte me e Chiara con il suo motorino, tutti hanno un mezzo proprio.
Le luci incassate nei sassi attorno al vialetto si accendono al mio passaggio, quella della porta brilla già. Mi avvicino e si apre scivolando di lato.
In mezzo al salotto, Chiara è sdraiata nuda. Un uomo con gli abiti sporchi le sta sollevando e aprendo le gambe, ogni colpo di inguine tra le cosce della mia ragazza le scuote il corpo, un altro le tiene il collo con le mani e spinge un grosso cazzo nella sua bocca, il collo che si ingrossa ad ogni spinta. Sborra le cola dalle labbra e dal seno. Lei lotta per liberarsi, ma altri due uomini lerci la tengono immobile.
Le scatole delle pizze mi oscillano in mano e solo un movimento inconscio del mio braccio riesce a non farmele cadere di mano.
Chiara è seduta sul pavimento, a gambe incrociate, e indossa il suo camice da artista. Mi sorride e abbassa il joystick da modellazione 3d che sta usando. «Bentornato, Carlo!» Si alza in piedi – nudi - e mi viene incontro. Passa in mezzo all’ologramma facendolo sfavillare. «Mh! Hai preso la pizza!»
La stringo con il braccio libero, lei si solleva in punta di piedi e mi bacia sulla bocca. Le accarezzo i lunghi capelli rossi. «Scusa, ma dovevo finire la messa a punto della…» Non riesco a staccare gli occhi dall’immagine di lei che viene violentata, è uno spettacolo che mi stringe lo stomaco. «…della rete.»
«Ah, quella zoccola di Elena ti voleva fino alla fine?» La pacca che mi assesta sul sedere non nasconde il tono nervoso della voce.
Il ricordo della sensazione delle tette di Elena sotto le mie mani – calde, grosse, vellutate – mi fa prudere il cazzo. «Eh? No, c’è… c’è stato un problema che ha richiesto una riparazione immediata e abbiamo fatto tardi.»
Chiara sospira e scuote la testa. «Io ero troppo presa dal mio progetto per ricordarmi di preparare la cena.» Prende le due pizze dalla mia mano e le appoggia sul tavolo. «Ma ormai mi conosci e risolvi tu la situazione.»
Indico con un cenno la scena di sesso in loop che aleggia nel salotto. «E quello…»
La mia ragazza solleva lo sguardo dalla pizza nella scatola che ha aperto e stava annusando a occhi chiusi e con un sorriso. «È una scena del videogioco che sto sviluppando, la continuazione di “Base Centauri”. Questa è la scena 138-d, la protagonista sconfitta dalla Bande delle Vipere per un livello di eloquenza troppo basso.»
E viene violentata? «E usi te stessa come modello di prova?»
«È quello che uso per provare i vestiti nei negozi di abbigliamento olografici.» La mia ragazza solleva le spalle. «Risparmio tempo invece di crearne uno nuovo per la protagonista.» Sorride e fa l’occhiolino. «Potrei lasciarlo come modello base nell’editor.»
Trattengo una smorfia. «Puoi spegnerlo?»
Chiara ridacchia. «Cosa c’è? Non ti piace?» Fissa la mia espressione disgustata. «È un gioco. È espressione artistica.»
«Mettila come vuoi, ma spegnilo comunque.»
Lei prende in mano il joypad, preme un paio di tasti e l’oloproiettore si spegne. L’odore di ozono che quel macchinario produce scompare. Un sorriso si forma su un lato delle labbra di Chiara. «Mi sa che sei rimasto un po’ indietro con l’arte attuale, Carlo: hai mai sentito parlare dei ritratti DeSade?»
Mi gratto il naso. «De Sade? Non è un nobile francese o qualcosa del genere che prendeva a cinghiate le sue amanti? Credo abbia anche scritto dei libri, sempre su quell’argomento, ma non sapevo dipingesse…»
La mia ragazza ridacchia. «Quello che intendo io è un pittore tangibilista, di quelli che usano ancora solo pittura, tele e pennelli. E si è ispirato, appunto, al Marchese de Sade.»
Annuisco. «Ok.» Buon per lui. Io mi ispirerei a Picasso: il mio stile è lo stesso, anche senza studiare.
«È considerato uno dei più prestigiosi artisti viventi, e ci sono donne che aspettano anni per avere un suo quadro.»
Oddio, ecco a cosa vuole parare… «E tu ne vorresti uno?»
Chiara esplode in una risata. «Lo sai qual è il soggetto tipico delle sue opere? Le committenti che vengono violentate da gruppi di uomini!»
Il cuore mi fa un balzo. «Stai scherzando?» Come può una persona volere un quadro con sé stessa nuda, i vestiti strappati, magari gettata sul letto mentre un uomo le blocca la testa contro il cuscino e la scopa?
Chiara appoggia il joypad sul tavolo e si avvicina a me. «Ma meno male che il mio ragazzo è troppo buono perché la sua gioia venga ritratta in una situazione simile.» Si solleva di nuovo in punta di piedi e mi bacia.
Il sapore delle sue labbra resta sulle mie. «E… quanto costerebbe una schifezza simile?»
«Lascia perdere.» La ragazza sogghigna. «Non potremmo permetterci nemmeno lo schizzo fatto a matita su un tovagliolo di un paio di sticky man che si ingroppano…»
Meglio… mi basti tu con le tue…espressioni artistiche digitali per giochi che nessuno comprerà…
La lingua di Chiara scivola tra le mie labbra ed entra nella mia bocca. Mi abbraccia attorno al collo, io le stringo le chiappe e la sollevo verso di me.
Lei si stacca dalla mia bocca e si avvicina all’orecchio. «E le pizze?»
«Abbiamo un forno.» La sollevo su una spalla, la porto in camera e la getto sul letto.
Lei rimbalza una volta sul materasso e mi sorride. «Ho intenzione di scoparti tante di quelle volte prima che tu ti imbarchi che non avrai voglia di scopare con nessun’altra.» Un cubodati rotola fuori da una tasca: Chiara lo prende e lo appoggia sul comodino, accanto al globo luminoso.
Salgo sul letto e mi inginocchio attorno alle sue gambe. Le sbottono il camice bianco. Sotto è nuda, come al solito. Apro i lembi del vestito, la sua figa depilata brilla per l’eccitazione – spero per il sesso che stiamo per fare e non per la scena di violenza che ha passato il pomeriggio a modellare…
Le apro le gambe e abbasso la faccia sul suo inguine. Il profumo della sua eccitazione è divino, lo inspiro a pieni polmoni, scivola nel mio naso come una carezza. Chiudo gli occhi. «Tanto nessuna può avere arraparmi come te, gioia…»
Pongo due dita sulle grandi labbra e le discosto: le piccole sono rosse e gonfie. Chiara appoggia una mano sulla mia testa e mi spinge verso la sua figa. Ansima ancora prima che le mie labbra la tocchi. «Fammi godere, Carlo! È tutto il giorno che aspetto di averti dentro di me!»
La mia lingua scivola sul suo sesso, lei emette un grido strozzato e mi stringe i capelli.
«Figa, sì!»
⁂
Affondo con l’uccello dentro di lei, il suo sesso bollente scalda la mia cappella. L’eccitazione mi riempie la mente e stringe le palle, l’uretra sembra metallo fuso. «Chiara! Ti amo, Chiara,» grido a denti stretti. Mi lascio andare e tutto lo sperma causato da dieci ore passate a contatto con Elena e a pensare alla mia ragazza schizza bollente fuori dal meato nella figa di Chiara.
Espiro fino a svuotarmi i polmoni quanto le palle e mi lascio cadere su una spalla accanto a lei. Chiudo gli occhi e mi godo lo strascico dell’orgasmo che sia sbollendo nel mio inguine e nella mia anima.
Chiara si gira e appoggia la sua testa sul mio petto, i suoi piccoli seni contro il mio fianco. Me lo bacia e mi accarezza la pancia. Emette un suono di soddisfazione. «Sei stato fantastico, Carlo, come al solito.»
Sollevo la testa dal cuscino e le appoggio un bacio sulla nuca. «Come posso non esserlo con una dea come te?»
Le sue dita passano tra i peli del mio petto. «Sarà dura passare due anni senza di te...»
Le accarezzo le ciocche rosse. Sarà dura davvero. «Torneremo, di tanto in tanto, sulla Terra. Ho intenzione di passare tutto il tempo con te, e senza le mutande.»
La sua mano smette di accarezzarmi. Dove si è fermata la pelle sembra diventarmi fredda. Anche la sua voce ha perso calore. «Sono felice che tu sia una delle persone più competenti al mondo nelle reti neurali…»
