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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 29
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Capitolo 29 di 29 17 min di lettura

«Chi ti arrapa di più? La mia bambina o Ekaterina? O, magari, Stepan?»

Anche l'ultimo giorno su Olimpo inizia con un'orgia incestuosa, e Agata confessa a Carlo il segreto che teneva dentro di sé da tempo.

William Kasanova
5 ore fa · 20 letture · 0

Sollevo il cucchiaio dalla ciottola pieno di latte e croccantini proteici. Lo metto in bocca: il latte è caldo e ha il sapore di qualcosa che si potrebbe quasi definire vaniglia – “vaniglia” creata in laboratorio da qualcuno che ne ha solo sentito vagamente parlare – e i croccantini scrocchiano sotto i denti: l’interno è liquido e lascia un gusto di fragola. Anche questa fatta da qualcuno che la fragola l’ha mai vista solo in un ologramma.

Sylwia solleva la padella dalla piastra riscaldante e fa saltare dei cubetti colorati che si stanno abbrustolendo. Indossa una maglia chiara e stretta, che si stringe sul corpo da modella, e un paio di pantaloni lunghi fino alle caviglie. Nei due giorni che è stata a casa si è vestita elegante come quando ha avuto il colloquio con i capisquadra dei minatori durante la nostra orgia sui triclini.

Una delle orge a cui ho partecipato da quando sono su Olimpo, e grazie al cielo sempre e solo con i parenti di Ekaterina.

Peccato ci partecipi anche lei, e con ben più entusiasmo di quanto riesca a trovarne io.

La ragazza entra in cucina stropicciandosi un occhio e sbadigliando. Come pigiama indossa una maglietta gialla di suo cugino, troppo larga per lei; le arriva fino a metà delle cosce e non indossa pantaloni. Di certo nemmeno l’intimo. I capezzoli si profilano sul tessuto.

Sposta la sedia davanti a me e si accomoda al tavolo della cucina. Annusa l’aria ed emette un gemito di apprezzamento. «Stai preparando il kovish, zietta?»

Sylwia muove la padella sulla piastra. Il rumore di olio che frigge aumenta d’intensità. La donna sorride alla nipote. «So che ti piace come lo faccio io: per il vostro ultimo giorno su Olimpo ho pensato di farti una sorpresa.»

Non so quale profumo possa sentire Eka: in questa cucina c’è una cappa di bruciacchiato che fa venire la tosse. Prendo un’altra cucchiaiata e la metto in bocca, i croccantini si frantumano sotto i denti e la fragola dolciastra mi si riversa in gola.

Beh, non potrà essere peggio della tipica colazione della stazione spaziale, latte artificiale e biscotti vomitevoli… dopo due mattine non ne posso proprio più. Ne mangio un’altra cucchiaiata.

Nastasia compare sulla porta, anche lei assonnata, con gli occhi socchiusi e i capelli scompigliati. Alcune ciocche sono incollate insieme.

Deglutisco, la colazione si blocca per un istante a metà della gola.

La colla sui capelli della ragazza deve avergliela sparata addosso suo fratello, questa notte, dal suo cazzo, quando avranno fatto l’ennesima cosa a tre, lui, lei e la cugina proveniente dalla Terra.

E io dormo da solo nella stanza degli ospiti, lasciato solo da Ekaterina che vuole “stare con i suoi parenti che non vede mai”.

Vaffanculo…

Nastasia si rianima al tanfo che impregna l’aria della cucina. Un sorriso le illumina il volto. «Kovish? Davvero?» Si lancia sulla sedia accanto alla cugina. Si sporge verso di lei e la abbraccia. «Allora averti qui con noi qualcosa di buono lo porti.»

Invece di rispondere, Ekaterina si volta verso il viso della cugina e… cazzo…

Chiudo gli occhi, le spalle mi crollano. Le due ricominciano a baciarsi. Di nuovo.

Almeno il primo giorno sembrava si odiassero. E invece.

Socchiudo le palpebre, tanto non posso tapparmi le orecchie per smettere di sentire i risucchi e i suoni liquidi che Ekaterina e Nastasia producono limonando.

«È bello sapere che vi volete così tanto bene, voi due.» Sylwia gira attorno al tavolo stringendo il manico della padella che fuma e si avvicina alle due. I tacchi a spillo ticchettano sul pavimento:  mai abbandonare quei trampoli… «Ma adesso mangiate intanto che è caldo.»

Le due cugine si staccano l’una dall’altra con le labbra, ma gli sguardi d’intesa e desiderio restano, così come una mano di Ekaterina sulla tetta di Nastasia.

La madre inclina la padella sul piatto davanti alla nipote e dei cubetti gommosi rosa e blu, troppo abbrustoliti su un paio di facce o tre, rotolano mollicci fuori dal bordo e sulla stoviglia, spiaccicandosi e ondeggiando.

La roba che ho nello stomaco sembra trasformarsi in sassi.

Ekaterina afferra con le dita un cubetto, lo lascia cadere sul piatto e scuote la mano. «Ah, scotta!» Ciò nonostante, torna ad afferrare uno di quelli rosa e se lo porta alla bocca, con un liquido simile ad olio che le luccica sulle dita. Lo mastica a bocca aperta, ansimando per raffreddare il boccone.

Nastasia ridacchia. «Ma sulla Terra non li fate mai?» Si sposta per lasciare lo spazio alla madre per servire anche lei.

La mia coinquilina si fa aria in bocca con la mano. Prende una boccata di ossigeno. «Sulla Terra non possiamo usare il cibo che avete qui.»

«Che cazzata…» Nastasia prende una forchetta e infilza un cubetto blu tanto carbonizzato che quasi non si indovina il colore. Un liquido denso verdastro esce dai buchi dell’infilzata.

Abbasso lo sguardo sulla tazza di latte alla vaniglia e quell’altra roba scrocchiante alla fragola. Darei un braccio per una fetta della pizza che ho mangiato con Chiara la sera del mio ultimo giorno di lavoro.

Chiara… Il petto sembra sovrastato da un peso titanico.

Darei entrambe le braccia per avere qui lei…

Sylwie torna ai fornelli e appoggia la padella sulla piastra riscaldante. Le piace cucinare, ma poi i piatti li laverà a mano una delle loro domestiche, se non sarà intenta a soddisfare sessualmente il marito o il figlio. O la stessa Sylwie.

La donna prende una ciottola simile alla mia e si siede alla sedia alla mia destra. In quello che chiamano latte galleggiano croccantini simili ai miei, ma di colore differente. Sono a quello che si ostinano a considerare gusto di caffè.

«Papà, dov’è?» Nastasia parla a bocca piena. Muove la mascella come se stesse cercando di

masticare della colla o le palline di gel che usiamo come supporto per i nervi delle reti neurali, che non schiacci nemmeno a saltarci sopra con i piedi. «Volevo salutarlo.»

Sylwie beve la sua cucchiaiata di latte senza emettere un suono. «Papà sta contrattando con un cliente.»

Sposto un paio di croccantini con il cucchiaio. Chissà se papà contratta come fa la mamma, o se si tiene addosso le mutande. Almeno durante i momenti in cui lavora.

Stepan compare sulla porta. Lui è un altro che non indossa l’intimo, e in casa nemmeno il resto. Ha i capelli neri sparati in testa, come se si fosse appena alzato dal letto – cosa più che possibile, visto che si alza tardi – e i peli dell’inguine sono ancora sporchi della stessa roba che tiene incollati i capelli della sorella. Dal fisico, deve passare le giornate a fare attività fisica, sia in verticale che in orizzontale.

«Beh, se non c’è papino da salutare, puoi rifarti con tuo fratello.»

Chiudo gli occhi. Cazzo, pure a colazione… Ma è così di natura o mettono qualcosa nel cibo, su ‘sta stazione?

I piedi delle sedie davanti a me stridono sul pavimento.

«Buongiorno, cuginetto!» Ekaterina ha mai avuto una voce tanto intrisa di desiderio quando vuole fare sesso con me?

Nastasia lascia la forchetta con un cubetto gommoso mezzo carbonizzato sul piatto. «Adesso sei tu l’uomo di casa, Stepan.» Si alza in piedi, lo raggiunge e si inginocchia davanti a lui. «Mi sembra giusto darti il buongiorno che ti meriti.» Afferra il cazzo in tiro del fratello e lo scappella.

Ho visto quel grande in questa mezza settimana scarsa più volte di quante abbia visto il mio in tutta la mia esistenza…

«Ah, no, troia!» Ekaterina si lancia accanto alla cugina. «Non lo saluti solo tu.»

Abbandono il cucchiaio nella tazza ancora piena a metà. Se vedo quei tre scopare di nuovo vomito, e tiro su quello che ho mangiato da quando mi sono imbarcato sulla Alabarda degli Astri direttamente sul tavolo da cucina…

Prima di andare avanti…

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