Alabarda degli Astri

Capitolo 9 - «Si è fatta scopare da trenta uomini! È uno sborratoio!»

«Quella troia gira tutto il giorno per la plancia, non riesco a staccare gli occhi dalle sue tette giganti e dal suo culo.» Si passa la lingua tra le labbra come se avesse di fronte un piatto gustoso. «E lei continua a guardarmi come se volesse strapparmi di dosso i vestiti e cavalcarmi davanti a tutti.»

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Crollo sulla sedia accanto al tavolo dell’alloggio di Gianni. Mi sento come se mi avessero svuotato dell’anima e della mente.

Gianni appoggia un bicchiere di acqua davanti a me. «Vedo che Gomez non è stato molto gentile, con la ramanzina. Sei bianco come un cadavere.»

Le gambe mi tremano ancora, è come se portassi una montagna di incudini sulla schiena e le spalle. «Ha detto…» Stringo le labbra. «Mi ha ricordato che ci sono delle scadenze da rispettare.»

Gianni si siede dall’altra parte del tavolo con un tablet in mano. «Quello urla sempre. In plancia c’è l’eco ogni volta che apre bocca. Se ritardi di mezzo secondo un ordine arriva puntuale la promessa di essere buttato fuori dalla Flotta a pedate nel culo.» Solleva le spalle. «Se lo facesse davvero, su questa nave ci sarebbe solo lui e il suo ego. Non preoccuparti, Carlo»

Trattengo una smorfia. Forse per i ritardi di mezzo secondo non dà seguito alle sue minacce, ma per quanto riguarda le scadenze a tre settimane…

«Adesso bevi un sorso di acqua, Carlo, così ti rilassi, e procediamo con la nostra… “operazione”.» Gianni accende il tablet e lo appoggia sul tavolo.

Inghiotto tutto il contenuto del bicchiere e traggo un sospiro di sollievo. Il groppo in gola si è sciolto. «Disattiva il collegamento alla rete della nave. Non vorrei ci fosse qualche sistema di allarme se accediamo a dei file criptati che non dovremmo avere tra le mani.»

«Questa è un’ottima idea, Carlo.» Il mio amico tocca dei tasti sullo schermo. «Più che nel Ponte Motori dovresti lavorare nello spionaggio.»

Infilo la mano nella tasca ed estraggo la fialetta e il lettore. Li appoggio sul tavolo tra me e il tablet. «Ecco i fascicoli.»

Gianni sbatte le palpebre e solleva lo sguardo dai due oggetti verso di me. Scuote la testa. «No, aspetta, dove sono?»

«Nella fialetta.»

Lui la prende in mano, la avvicina agli occhi, la scuote. Fa una smorfia. «Dove?»

«Sono sotto forma di proteine. Non puoi vederli a occhio nudo.»

«Mi sembra un ottimo modo per perdere le cose.»

Sollevo le spalle. «Non dovremo far sparire dei supporti elettronici o dei fogli digitali. Una volta finito, giri sul pavimento la fialetta e il problema di far sparire le prove è risolto: nessuno le troverà e qualche microrganismo se li mangerà.»

«Figo!»

Prendo il tablet e vi innesto il lettore. «Spero che si decidano ad inventare qualcosa di più comodo per il trasporto.» Infilo la fialetta nel foro e riconsegno tutto a Gianni. «Il codice di decriptazione?»

Il mio amico si tocca una tempia. «Dentro qui.» Inizia a digitare una lunga serie di caratteri e numeri sullo schermo.

«Come hai fatto ad averlo?»

Lui finisce di scrivere. «Tu mi racconteresti come hai ottenuto i due fascicoli?»

Sollevo le spalle. «Ho aperto un nodo, collegato un blocco di sintobozomi, iniettato degli enzimi che ho sintetizzato io stesso ieri, ho rischiato di essere scoperto dalla mia vice con cui ho litigato furiosamente e… no, nient’altro.»

Gianni stira le labbra e fissa un angolo dell’alloggio. «Io ho sbirciato sulla console del guardiamarina Xing. Ce l’ha scritto su una nota che lascia sempre sullo schermo.»

«Sono certo che non avrei saputo cogliere l’occasione.» Prendo il tablet e accedo al programma del lettore di proteine. Le icone dei fascicoli di Amira e di Ekaterina compaiono sullo schermo. Stringo le labbra. Quelle due icone ci separano dal violare la privacy di due persone che hanno una loro dignità. «Allora… sei davvero sicuro di volerlo fare?»

 Gianni mi prende di mano il tablet. «Quella troia gira tutto il giorno per la plancia, non riesco a staccare gli occhi dalle sue tette giganti e dal suo culo.» Si passa la lingua tra le labbra come se avesse di fronte un piatto gustoso. «E lei continua a guardarmi come se volesse strapparmi di dosso i vestiti e cavalcarmi davanti a tutti.»

Un bruciore sale nel mio petto, lo sguardo si abbassa sul tavolo. Ekaterina, invece, mi guarda come se fossi un cumulo di spazzatura…

Gianni solleva il tablet davanti a sé. «Ok… Amira Farah, 42 anni, ufficiale della bla bla bla…» Appoggia un dito sullo schermo e scorre il fascicolo verso il basso. «Passiamo a qualcosa di più interessante. Ecco, qui…» Si ferma, gli occhi che scorrono da sinistra a destra e indietro. Fa una smorfia. «Mhm… hanno ragione, le tette sono rifatte. Era troppo bello…»

Mi appoggio con i gomiti sul tavolo. «C’è scritto se ha gli impianti?»

«Beh, è normale.» Gianni mi guarda da sopra il tablet. «Cioè, non è che c’è la voce “Tette: rifatte”, sto leggendo nella sezione medica.»

Un angolo della bocca mi si abbassa. Leggere delle informazioni simile mi sembra un’umiliazione verso la persona in questione.

«Curioso,» Gianni torna a curiosare nella vita più intima di Amira, «si è rifatta le bocce un paio di anni fa.»

«Perché una donna di quarant’anni, tra l’altro nella Flotta Astrale, dovrebbe gonfiarsi il seno? Voglio dire: è un ufficiale, dovrebbe avere un’autostima sufficiente per tenersi quelle che hai già.»

Gianni gira il tablet, sullo schermo compare una Amira con una decina di anni in meno e con un seno più piccolo. Più piccolo rispetto ad ora, già bello consistente anche ai tempi. «Non era messa male nemmeno prima, eh.» Volta il dispositivo e si rimette a leggere. «Magari se guardo qui, nella sezione “psicologia”…»

Faccio una smorfia. «Forse non è il caso di…»

Il mio amico sgrana gli occhi e alza una mano per fermarmi. «Non hai idea di cosa c’è scritto qui…»

«Che è un’ottima comandante e che le piace farsi guardare?» Con quel paio di tette, più che farsi guardare vuole distorcere direttamente i raggi di luce…

Gianni ha ancora la mano sollevata. «Amira è stata un anno in un istituto psichiatrico della Flotta! E prima di rifarsi le tette.»

«Beh, penso che sia pieno di ufficiali che hanno vissuto delle emozioni forti e…»

«E sai qual è stata quella che ha vissuto Amira?»

Mi gratto una guancia. «Scontro con gli alieni?»

Gianni resta per un istante a leggere, le sue sopracciglia si sollevano. «Cazzo… Amira era la Capitana della nave da ricognizione Fenice. Hanno ricevuto una richiesta di soccorso dalla superficie di un pianeta e sono atterrati per aiutare, ma era un tranello di un gruppo di pirati.» Gianni mi guarda. «Pirati umani.»

Sento la tensione calare. «Beh, almeno non erano degli alieni…» Le scene di battaglie tra umani ed extraterrestri che compaiono nelle olopellicole prendono vita nella mia mente, scene che fanno cadere quelle storie nella categoria horror…

«Diversi componenti dell’equipaggio della Fenice perdono la vita durante lo scontro, e i pirati riescono a catturare gli altri.»

«Ecco spiegata l’origine della…»

Gianni solleva un dito per zittirmi. «I pirati iniziano a torturare i prigionieri per scoprire cosa sanno sulle rotte di pattugliamento della Flotta Astrale, ma non ottengono nulla. Amira, per salvare i suoi uomini, decide di fare un patto con i pirati: lei resterà come prigioniera, e il resto dell’equipaggio potrà andarsene dopo che questi avranno trasmesso i dati che i loro aguzzini vogliono. Una volta che saranno stati accontentati, i pirati lasceranno andare anche lei.»

«Mi sembra un piano… disperato.»

«Ma i pirati accettano.» Gianni solleva le spalle. «Immagino che gli stesse andando così male che anche questo doveva sembrare un’occasione d’oro per poter riuscire a poter mettere le mani sui dati.»

«Ok, e…»

Gianni legge in silenzio per un istante. «I pirati si tengono Amira nel loro covo e lasciano andare il resto dell’equipaggio sulla Fenice, ma il Comandante Rian decide che deve fare l’eroe, si alza in volo, distrugge la nave pirata e fugge dal pianeta per contattare la Flotta Astrale.»

Sbatto gli occhi. «E Amira?»

Le labbra del mio amico vibrano. Deglutisce. «I pirati si incazzano e vogliono ucciderla per la rabbia…»

«Ma…»

«Il loro capo è attratto dal suo corpo e decide di renderla la sua schiava sessuale. La sua e del resto del suo equipaggio, per un totale di ventisette uomini.»

Il cuore mi manca un colpo. Nella mente compare il Comandante Farah nuda, sdraiata a terra, semisvenuta, sudata, in una pozza di sborra che le cola da ogni orifizio, circondata da un branco di uomini anche loro nudi, con in mano i loro cazzi in tiro. Uno, il loro capo, ride, si avvicina tra le gambe della donna, si inginocchia e inizia a scoparla. Lo stomaco mi si comprime. «Cazzo…»

Gianni annuisce.  «Sono tornati dopo tre settimane a salvarla, un gruppo di incursori della Flotta. L’hanno riportata sulla Terra che non ricordava più nemmeno come si chiamava, terrorizzata da chiunque la guardasse.»

Un senso di vuoto mi opprime il petto. «E adesso come sta?»

«L’hanno curata e si è ripresa. Più o meno. È tornata a comandare, sebbene non come capitano. Ma è stata segnata al punto tale che ormai è una ninfomane.» Gianni sospira. «È una donna intelligente, posso dirtelo perché la vedo tutti i giorni. Nonostante quel corpo da dea e uno sguardo che sembra volerti sempre strappare i vestiti, è una donna pragmatica e capace.»

«Quindi continua a piacerti, anche se si è rifatta il seno.»

Gianni fa una smorfia schifata. «No, cazzo! Si è fatta scopare da trenta uomini! È uno sborratoio!»

«Non è che l’abbia fatto di sua volontà…»

«È l’amante del capitano, e questo lo dicono tutti in plancia.» Gianni si gratta il naso. «E poi sto con Agata, abbiamo fatto sesso proprio ieri.»

Non trattengo una smorfia. E io non riesco a farmi rispettare da Ekaterina… «Dammi, tocca a me.» Allungo le mani e prendo il tablet.

«Spero che a te vada meglio che a me…» Gianni si appoggia allo schienale della sedia. «Dai, leggi.»

Apro il fascicolo della mia coinquilina. È lungo otto pagine.

Chissà com’è il mio… Scuoto la testa, non ho voglia di scoprire cosa pensa la Flotta di me.

Inizio a leggere. «Ok. Ekaterina Novikov, 24 anni… siamo coetanei.» Ma mi tratta come se avessi cinque anni…

«Va bene, va bene.» Gianni si sporge in avanti. «Vai alla sezione medica e guarda se le sue tette sono vere.»

Gli scocco un’occhiataccia e torno al fascicolo. «Nata a San Pietroburgo, in Russia…»

«Sì, ok, ma le tette?»

«Suo padre è Lev Novikov, azionista di maggioranza e CEO della AO RudTek e la mad—»

«Cosa?» Gianni salta sulla sedia. «Suo padre è il proprietario della RudTek?»

Controllo. «Ehm, sì…»

Lui mi fissa come se fossi pazzo. «Davvero non sai chi è il padre di Ekaterina?»

«Uno con i soldi?»

Gianni si siede meglio. «Non segui la finanza, mi sa. E nemmeno la politica.»

Scuoto la testa. «No. È qualcuno di importante?»

Lui emette una risata. «Qualcuno di importante? È il più dannato ricco magnate spaziale al mondo. Ha miniere su ogni pianeta roccioso del sistema solare, impianti di estrazione su quelli gassosi e probabilmente le sue squadre di prospezione hanno più dati sugli esopianeti della Flotta Astrale.»

Rileggo il nome. «Deve averne di soldi…»

«E non solo soldi. Il papino della figa che dorme a due metri da te ha le mani in pasta forse in un quarto dei governi sulla Terra, e di certo ha gente fedele in quelli delle colonie e metà delle aziende tecnologiche dipendono dalla sua multiplanetaria.»

Lancio un’occhiata al bicchiere. Vuoto. «Pensavo che la famiglia di Nao, con la loro tecnologia per estrarre energia dalle faglie tettoniche, fosse ricca, ma al confronto con quella di Ekaterina sono dei poveracci.» Adesso capisco perché Ekaterina tratta Nao come la sua schiavetta… E perché Nao glielo lascia fare.

Gianni fa una smorfia e piega la testa. «Fossi in te, la tua coinquilina la tratterei bene. Si sa mai che vada a dire al papino che le stai troppo antipatico.»

«Non ho intenzione di comportarmi come Nao, che le lecca il culo.» E probabilmente nemmeno in modo figurato.

«Se Ekaterina è quella che penso io, è una delle influencer più famose al mondo. E la sua amica con gli occhi a mandorla sta cercando di ingraziarsela per avere una spinta per salire anche lei di livello. Comunque, non stavamo cercando di scoprire se le tette ce le ha vere o meno?»

Sospiro. «Ok, andiamo a vedere o non la pianti più.» Scorro il fascicolo fino alla sezione medica. «Niente impianti.» Mi mordo le labbra. L’immagine di Ekaterina nuda sul suo letto, che si fa scopare a distanza con il suo telero davanti a me riempie la mia mente. Quelle due meravigliose bocce piene sono vere…

Il cazzo si gonfia nei pantaloni, più s’ingrossa e più diventano vividi il pensiero della ragazza che gode e il desiderio di soddisfare il mio appetito sessuale dentro il suo corpo.

Ma non potrò mai dare vita ai miei sogni erotici, anche solo considerando come lei mi guarda.

Lei non è a qualche gradino di distanza da me. C’è un’intera scala sociale a separarci.

Metto il tablet sul tavolo e lo spingo verso Gianni. «Ricordati di cancellare tutto prima di ricollegarti alla rete della nave.»


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