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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 28
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Capitolo 28 di 28 12 min di lettura

«Guarda come gode bene tua sorella. Mi innamoro di lei ogni volta che ha un orgasmo.»

L'orgia della famiglia di Ekaterina prosegue, raggiungendo e superando la sopportazione di Carlo e, ancora più, quella di Nastasia. Forse... forse... Olimpo non è quello che il ragazzo sognava?

William Kasanova
7 ore fa · 45 letture · 0

L’odore acido e pungente di sesso che infesta l’aria della sala copre il profumo del cibo posto sul tavolo davanti a noi.  Soprattutto le zaffate nauseabonde che si sollevano dal mio inguine riempiono lo stomaco e non lasciano posto per metterci qualcosa di commestibile.

Accanto a me, Nastasia un braccio e fa schioccare le dita. La moretta alta e con un bel fisico ferma accanto all’angolo più vicina del lungo tavolo annuisce e si avvicina; si ferma davanti a Nastasia e abbassa la testa, le mani strette davanti all’inguine depilato appena coperto dal velo trasparente.

La mia ex amante indica alcuni piatti da portata. «Dammi due di quelli… uno di quelli e… un paio di cucchiaiate di quella verdura saltata. E una coppa di vino.» Ferma la ragazza prima che abbia fatto un passo. «È un Sol de Aravón, quello?»

La ragazza getta uno sguardo alla bottiglia dalla forma allungata e l'etichetta rossa. «Ehm, sì, signora.»

«Dottoressa.» La voce di Nastasia è uno schiaffo sul viso della ragazza. «È del '62 o del '63?»

La moretta sgrana gli occhi e trema. «Posso… posso controllare.»

Nastasia sospira. «Se non lo sai, allora non lo è. Le vendemmie del Sol de Aravón del '62 e del '63 sono considerate le migliori…»

La collega bionda della povera cameriera si avvicina a me. Stringo le cosce per nascondere il mio cazzo moscio e sporco di sborra e umore femminile. Lei mi sorride, come se vedere qualcuno imbarazzato per i propri genitali in mostra lerci davanti a tutti fosse qualcosa di strano.

«Posso servirla…» Scocca un'occhiata alla collega che si sta prendendo una lezione sulle cause climatiche particolari che hanno portato al biennio della migliore uva coltivata in qualche luogo sperduto della Spagna. «…dottore?»

Sollevo una mano. «Carlo. Solo Carlo. E dammi del "tu".»

Le spalle della cameriera si abbassano di un pollice e altrettanto si allarga il suo sorriso. «Cosa desideri mangiare, Carlo?»

Mentre ero intento a farmi cavalcare da Nastasia, le quattro cameriere hanno riempito il tavolo di pietanze – carne, pesce, pasta, verdura, frutta – e bottiglie di ogni sorta. Il profumo di cibo spinge per prendere il posto dell'odore di sesso che grava nella sala, ma non sta vincendo la battaglia.

Mi stringo le ali del naso. Non saprei riconoscere un solo piatto. Forse quello e quell'altro erano i due cucinati da Ekaterina una sera e Agata un'altra… «Eh… non lo so.» Sorrido alla cameriera. «Cosa mi consigli?»

La cameriera indica una parte del tavolo, dove sono presenti pietanza dai colori strani, viola, blu, una specie di ocra, e dalle forme elaborate. «Questi sono i piatti tradizionali di Olimpo, prodotti con la carne coltivata in vitro e i vegetali idroponici che…»

Storco il naso. È la stessa merda che ci rifilano sulla Alabarda degli Astri. «Non c’è pesce di Panthalassa?»

La ragazza sgrana gli occhi e si irrigidisce, nemmeno avessi detto che la pizza migliore è quella con l’ananas. Balbetta qualcosa.

Ekaterina emette un verso divertito; sta sollevando un grappolo di uva bianca da una ciottola fuori dalla parte di tavolo con le pietanze locali. «Qui nessuno mangia nulla proveniente da laggiù!» Mi lancia un’occhiata come se avessi bestemmiato in chiesa e la cosa l’avesse più divertita che offesa.

Sono uno scemo. È ovvio che animali di un pianeta diverso dal nostro non sono commestibili da umani… Mi volto verso la cameriera. «Scusami, non ci avevo pensato. Scegli tu, mi fido.»

Il sorriso della ragazza ha perso qualche grado di calore. Prende un piatto e inizia a metterci sopra porzioni di alcuni piatti di cui non conosco il nome.

Stepan é sdraiato sul triclinio; Ekaterina è in groppa sul suo torace: stacca un acino d'uva e imbocca il cugino, che ridacchia con la mia coinquilina. Sono ancora nudi, ma almeno hanno smesso di scoparsi a vicenda.

Wolfgang sorride ai due, si porta alle labbra una forchettata di qualcosa che sembra un quadretto di pasta con della carne viola in mezzo. «Allora, Carlo…»

Non riesco a staccare lo sguardo da Ekaterina e suo cugino. Una mano mi stringe il petto al ricordo di quando facevo godere Chiara e poi mangiavamo a letto, passando più tempo a ridere e scherzare che a nutrirci. I polmoni mi si svuotano, il respiro è come carta vetrata che sfrega nella gola e gli occhi mi bruciano.

La mia ragazza – vera ragazza – è a sei anni luce da qui, chissà a fare cosa, e io sono letteralmente in un'orgia incestuosa in orbita attorno ad un pianeta acquatico…

«Carlo?»

Sbatto gli occhi. L'umidità che si è formata sopra è come acido. Deglutisco saliva densa come una gomma da masticare. «Sì?» gracchio. Mi volto verso l'uomo.

Lui ha alzato una mano e sta schioccando un paio di dita. La cameriera, una moretta che non mostra più di diciotto anni, alta e magra, ferma accanto all'angolo più vicino a Wolfgang, si avvia verso di lui.

L'uomo, seduto sul triclino e con un piatto in mano, apre le gambe: il cazzo eretto a metà sporco di sborra semisecca emerge da un cespuglio di peli ispidi altrettanto lerci. «Puliscimelo.»

La cameriera gli si inginocchia davanti, appoggia le mani sulle ginocchia dell'uomo, e infila la testa tra le cosce. Sul volto di Wolfgang si allarga un sorriso soddisfatto.

Stepan inghiotte l'acino di uva che stava masticando e scoppia in una risata. «Ahahah! Sei un porco, papà! Lo fai tutte le volte!»

Ekaterina afferra la mandibola del cugino e gli volta la testa verso di sé. «Non pensarci nemmeno a chiedere a una di queste troiette di metterselo in bocca Ci penso io a pulirti il cazzo, cugino caro.»

Un paio di cameriere stringono le labbra e si scambiano un’occhiataccia. La ragazza che mi sta allungando una fondina con delle pietanze che non conosco scaglia un'occhiataccia a Ekaterina a quelle parole. Mi chiedo se è per averle definite "troiette" o perché vuole avere l'uso esclusivo dell'uccello del cugino.

Prendo il piatto e scuoto la testa. Che diavolo sto pensando?

Wolfgang infila i rebbi della forchetta in un cubetto gelatinoso violaceo. Lo solleva vicino alla bocca. «Carlo, ti stavo domandan…» Un brivido scuote le sue parole, gli sfugge un ansimo. Abbassa lo sguardo sulla ragazza intenta tra le sue cosce. «Brava, pulisci bene lì.» Ansima ancora e sorride. «Carlo. Ormai è assodato che sei un assassino di alieni: se Ekaterina continua a ripeterlo, non può che essere vero.»

La ragazza fissa sua cugina. «Ha salvato la Alabarda degli Astri dalla distruzione.» Nel sorriso c'è più presa in giro verso Nastasia che orgoglio verso di me.

Non che possa darle torto, visto che non è vero. Non è vero nulla…

Nastasia risponde con una smorfia verso Ekaterina, distoglie lo sguardo e muove una mano verso la cameriera che aveva rimproverato un momento fa. Apre anche lei le gambe. «Vieni a pulirmi.»

Le spalle della cameriera sono più basse di quelle della ragazza che si è avvicinata a Wolfgang. S'inginocchia anche lei e appoggia le mani sulle ginocchia della dottoressa.

Nastasia la prende per un polso e se la porta tra le gambe. «Usa anche le mani per pulirmi. Anche le dita nella mia vagina.»

«Sì.» Non c'è brio nella voce della cameriera.

Sposto la testa verso quella vicino a me. Lei solleva le sopracciglia e mi fissa l'inguine. Il cuore mi balza in gola.

Scuoto il capo. «No… no.»

Lei annuisce stringendo le labbra. È delusa? O ripulire le tracce delle scopate le fa lievitare la paga?

O vorrebbe succhiarlo a un cacciatore di alieni?

Sono davvero tutte così delle tro-

«Allora, Carlo…» Wolfgang torna all’attacco, anche se con un sorrisetto sulle labbra e la voce meno roca per il lavoro di bocca della cameriera tra le sue gambe, «non ci hai ancora raccontato come hai ucciso quell’alieno.»

La forchetta mi trema nella mano, il metallo picchietta contro la fondina strappando un paio di tintinnii. Tutti si girano verso di me, tranne le due ragazze intente “a pulire”. Nemmeno Nastasia resiste a voler sentire come ho ucciso – spergiurato di aver ucciso – un mostruoso Voraxii.

Ora posso scoprire se questo basta a farmi accettare davvero nel gotha della razza umana, in orbita attorno ad un pianeta coperto di acqua e i cui pesci non sono commestibili.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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