Ci sono attorno a me otto persone, di cui la metà condivide lo stesso cognome ed è sporca di fluidi sessuali dei propri parenti; l’altra metà sono prostitute che servono in un ristorante.
Sulla Terra – la noiosa, vecchia, insopportabile Terra - mi aspetta una ragazza che mi ama…
Wolfgang apre la bocca, chiude gli occhi e spinge la testa della cameriera contro il proprio inguine. Le gambe gli tremano un paio di volte, emette un gemito e si rilassa. La ragazza si alza in piedi, si passa un paio di dita sulle labbra e, con le mani strette una nell’altra, fa un inchino davanti all’uomo. Lui la congeda con un gesto senza rivolgere uno sguardo.
Deglutisco, la mente sembra essersi svuotata, o le parole non volermi uscire dalla bocca. Ma devo farlo. Tutto quello che ho subito e tentato era destinato solo a questo momento. Prendo una boccata d’aria, richiamo alla mente cosa mi aveva consigliato Amira una vita fa.
«Ok. C’era questo trasporto civile che era…»
Ekaterina sta massaggiando suo cugino sul petto. Si ferma e lancia un’occhiata allo zio. «A pensarci bene, zietto… non è uno di quei racconti adatti all’ora di pranzo. Me lo sono fatto raccontare una volta e… Carlo è stato eroico e tutto il resto, ma la parte della morte del Capitano Gomez…» sul viso della ragazza si forma una smorfia, «…e la descrizione del Voraxii… bleah…»
Il fiato mi si blocca nel petto. L’unica possibilità di riscattarmi dopo la pessima scopata con Nastasia ed Ekaterina se ne esce con questa storia.
Stepan solleva le mani e palpa le tette della cugina. «Potresti raccontarlo tu, Eka…»
Lei gli sorride. «La bocca preferirei usarla per qualcos’altro.» Si abbassa su di lui e iniziano a limonare.
Stringo ancora più forte le cosce, come ad annullare il prurito che formicola sulla cappella. Merda…
Wolfgang inforca con i rebbi qualcosa che sembra della carne verde. «Allora, niente.» Si porta alla bocca il boccone e lo mangia.
Il silenzio riempie il salone. Nastasia mangia accanto a me, senza pronunciare una parola.
Wolfgang mastica qualcosa di croccante e rumoroso. Ekaterina e Stepan stanno ancora usando le lingue nella cavità orale dell’altro. Le tre ragazze in piedi agli angoli del tavolo sono immobili e zitte come statue, mi sento in colpa ad essere seduto.
Nastasia inizia a gemere e a scuotersi. Inclina la testa all’indietro, i suoi capelli mi sfiorano una spalla; la mano che tiene il piatto è appoggiata su un ginocchio e l’altra blocca la testa della cameriera tra le sue cosce. «Ah… continua così… non… non fermarti.»
Il padre e il fratello interrompono le loro attività e contemplano la ragazza accanto a me – accanto all’idiota che non è stato in grado di farla venire – godere sotto i colpi di una prostituta che sa portare un piatto senza farlo cadere.
Nastasia inizia ad urlare ansimando, e non è la sceneggiata di quando le ho sborrato in figa, attirando l’attenzione di tutti i presenti. Mi spingo verso la testiera del triclino, ma non posso allontanarmi abbastanza da non essere nella vista dei presenti.
Sul volto di Wolfgang si dipinge un sorriso pieno di orgoglio paterno. Il cazzo gli si è gonfiato come quando l’amata nipotina ci lavorava di lingua. «Guarda come gode bene tua sorella. Mi innamoro di lei ogni volta che ha un orgasmo.»
Il sorriso del fratello non è di meno rispetto al padre. Anzi, forse c’è pure un po’ di piacere al ricordo di quando è lui stesso a farla godere con la stessa intensità. Ekaterina gli afferra l’erezione, ancore più grossa di quella di Wolfgang, si solleva con il bacino e vi si posiziona sopra.
«Vuoi vedere come gode, invece, tua cugina, Ste?» Si lascia calare sull’uccello e apre le labbra emettendo un gemito a occhi socchiusi, come se fosse troppo grosso e le impedisca di respirare mentre è dentro di lei.
Wolfgang li osserva scopare per l’ennesima volta, estasiato.
Chiudo gli occhi. Il pranzo mi si è piantato nello stomaco come se avessi inghiottito un lingotto di metallo, e al tempo stesso sta ribollendo quasi sia l’acqua di un geyser pronto a esplodere. E il cazzo è diventato duro anche a me, e forse dovrei chiedere l’intervento della cameriera alla mia sinistra…
No, che sto pensando? La mia coinquilina / quasi fidanzata sta scopando con un altro uomo, la ragazza che mi ha rubato a Ekaterina per far ingelosire il fratello e impallidire la cugina sta godendo con la lingua di una prostituta, e io dovrei chiedere l’intervento di una che è pagata per servire?
No. No, ma…
Infilzo qualcosa che sembra della verdura blu in una gelatina in mezzo a della sfoglia e la porto alle labbra. Ho la testa quasi chiusa tra le spalle.
Inghiotto, il bolo mi si blocca in gola e devo bere un sorso di acqua.
Appoggio il bicchiere sul tavolo, l’acqua sciaborda nel vetro. Chissà se viene da…
Mi schiarisco la voce. Se devo restare qui, a vedere gente che scopa e io resto qui a segarmi…
«Scusate, ma per scendere su Atlantide c’è solo l’ascensore orbitale o ci…»
Nastasia sembra svegliarsi da un sogno. «Atlantide?» Fa una smorfia.
Le tre cameriere mi guardano nemmeno avessi appena insultato i loro genitori, Wolfgang è con la forchetta a metà strada verso la bocca, il cubetto gelatinoso che trema sui rebbi. Ekaterina ha gli occhi sbarrati, come una madre che ha appena fatto una figura di merda davanti a tutti per il comportamento scellerato del figlio.
Stepan scoppia in una risata. «”Atlantide”!»
Ekaterina è rossa in volto. È rossa in volto perché ho detto qualcosa io, non perché si è appena fatta scopare da suo cugino e suo zio di fronte ad una mezza dozzina di persone. «Carlo… Qui la stazione di superficie la chiamiamo Cariddi.» Fa una smorfia, nemmeno avesse appena accennato a feci o altre schifezze. La stessa a cui sta colando sborra di cugino in faccia.
«Già.» Nastasia mi fissa come se avessi fatto qualcosa di peggio del non farla godere. «Noi e i tritoni non ci mischiamo.»
Wolfgang abbassa la forchetta sul piatto. Ha l’espressione di chi sta per spiegare ad un bambino da dov’è uscito.
No, è probabile che non abbia avuto un’espressione così avvilita quando ha illustrato a Stepan e Nastasia a cosa serve la fessura in mezzo alle gambe della madre. Non trattengo una smorfia: devono averlo saputo dopo aver scoperto come si usa, la fessura in mezzo alle cosce di loro madre. O della sorella. O della cugina.
La cugina stessa sospira. «Pensavo ne fossi a conoscenza, Carlo. Parli sempre di Olimpo come se ci avessi abitato tutta la vita.» Ekaterina scuote la testa. Saliva del cugino luccica sulle sue labbra. «Noi abitanti di Olimpo non ci abbassiamo alla superficie di Panthalassa.»
Una lastra di metallo spessa un paio di pollici sembra dividere l’universo dalla mia capacità di comprendere. «P-perché?»
Lo sguardo dei presenti si divide in sconcerto e in disprezzo. La mia coinquilina sembra svuotarsi. «Perché è così. Siamo persone troppo elevate per unirci a… individui con la pelle bruciata dal sole e che lavorano in miniere sottomarine. Ti pare?»
Abbasso lo sguardo sulle mie braccia nude. L’abbronzatura che il lavoro nei cantieri mi aveva scurito la pelle è solo un accenno di quanto era l’ultimo giorno che ho passato sulla Terra.
Ekaterina volge lo sguardo verso la cameriera accanto a me. «Renditi utile.» Con un cenno del capo mi indica.
La cameriera annuisce e si inginocchia davanti a me. «Sì, signorina.» Si sposta una ciocca di capelli biondi, mostrando un collo dalla pelle bianca come la neve.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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