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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 23
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Capitolo 23 di 27 15 min di lettura

"Scopami fino a sfondarmi, Carlo! Sono la tua troia!"

L'eccitazione di Carlo di stare accanto al Capitano Farah, la sua amante quasi segreta, si fonde nella tensione del test delle armi, con il rischio che un errore possa fargli perdere la possibilità di avere nuovi rapporti sessuali con la donna.

William Kasanova
1 mese fa · 2.1k letture · 1

«Drone colpito al quarto colpo.»

Mi si mozza il fiato. Quarto colpo? Sono… sono tanti?

Deglutisco. «È… è andato bene?»

«Ottimo.» Amira non si muove di un millimetro dalla sua posizione a tette penzolanti.

Bielke scuote la testa. «Mai visto nulla di simile. A quella distanza, il computer di tiro precedente starebbe ancora cercando di colpire il drone.»

Mi mordo le labbra per non mettermi ad urlare. Stringo i pugni, incapace di trattenere la gioia: le reti neurali stanno funzionando davvero!

La voce di Amira è come una secchiata d’acqua gelida. «Secondo tentativo.»

La voglia di saltare per la plancia mi passa. Siamo solo ad un settimo delle armi da testare. Il petto si svuota e le spalle si abbassano.

«Bersaglio a 3.000 metri, in movimento. Fuoco.»

La successione di lampi nella nuova inquadratura dura almeno il doppio della precedente. Troppo per il mio cuore che resta fermo per tutto il tempo.

«Drone colpito al settimo colpo.» La voce soddisfatta dell’addetto alle armi mi permette di non chiedere com’è andata.

Amira scosta appena la testa dagli schermi olografici e mi rivolge un sorriso con lo sguardo. È soddisfatta di come sta procedendo il test! I miei ingegneri accederanno alla mensa degli ufficiali, dormiranno in alloggi migliori, godranno di una paga che non hanno mai nemmeno immaginato prima.

Passo gli occhi sul corpo perfetto di Amira, appoggiata alla console, con le tette che pendono e il culo fuori. Il cazzo mi si irrigidisce: sarà mia ogni volta che ne avrò voglia… e la prima volta la voglio scopare proprio in questa posizione, le mani a stringerle le tette e la cappella che scivola nella sua figa bagnata e calda.

Ancora cinque colpi di cannone che vanno a segno, e poi sarò ad usare il mio missile di carne dentro ogni buco della troia…

⁂

«Colpito. Al primo colpo.»

La voce dell’addetto alle armi mi distrae dal contemplare il culo di Amira. La donna si è alzata dalla sua posizione piegata e ne ha assunta una eretta, sempre alle spalle dell’uomo, come un’insegnante che controlla se stai svolgendo correttamente il compito in classe.

Il resto degli ufficiali non si sono mossi dalle loro postazioni, non hanno bisbigliato una sola volta, fissando i loro schermi se non per lanciare veloci occhiate verso di noi, di tanto in tanto. Mi chiedo se guardano il capo degli ingegneri che stanno provando a fare il balzo in avanti nella tecnologia umana, o le tette del Capitano.

I due seni di Amira distorcono la parte superiore dell’uniforme, non escluderei modificata per contenere quel ben di dio. Il cazzo prude al ricordo di quando li avevo tra le mie mani, li schiacciavo, li palpavo… espiro con il naso e chiudo gli occhi.

La voce della donna è ben più tesa di quando ci rotolavamo nelle lenzuola del suo letto. «Passiamo alla Lancia Relativistica.»

Apro gli occhi. Dai, facciamo anche l’ultimo e leviamoci il pensiero. Finora il test è andato bene, non come l’avevo immaginato, ma il sistema di armi della Alabarda degli Astri ha avuto un upgrade notevole.

Amira mi guarda e annuisce. Gli occhi sono socchiusi come quando mi ha proposto la prima volta di fare sesso, e la settimana scorsa quando la sua mano si muoveva lungo l’asta rigida del mio cazzo.

Chiudo i muscoli alla base del cazzo per fermare l’inondazione di precoito che sto per sborrare nelle mutande. Una sensazione di piacere scivola fuori lo stesso.

Le gambe sono stanche come dopo ore di sport, le spalle mi dolgono per la pressione del test, ma la giornata sta procedendo sempre meglio. E, questa sera, Amira sarà mia, la possederò ancora nel suo letto.

«Drone bersaglio a ventimila metri.» Bielke legge i dati sulla console. «Movimento rettilineo a cinquanta metri al secondo.»

«Per questo primo esperimento, direi che possiamo anche usare il drone stazionario.» Amira mi lancia un’occhiata e sorride. Mi sta aiutando?

Lo sta facendo perché mi vuole nel suo letto?

Rispondo con un sorriso a mia volta. Lascio andare i muscoli dell’inguine e la tensione sembra spazzata via dal precoito che es—

«L’arma non risponde al comando.»

Il cuore mi si blocca, un brivido gelido quanto il refrigerante dei magneti della Lancia Relativistica mi sconquassa la schiena e le viscere. Ora è l’ano che devo tenere serrato. Parlo ma non escono parole dalla bocca. Mi schiarisco la gola. «Cosa sta succedendo?»

Lo sguardo di Amira, fisso sulla console, è diventato duro, l’addetto alle armi fa muovere le sue mani tatuate sui tasti. «Sembra che non ci sia un collegamento con la Lancia, come se fosse offline rispetto al computer.»

Un brusio appena udibile si solleva dal resto della plancia: quei bastardi aspettavano solo che sbagliassi. Che non debba scoparmi Amira di nuovo.

I nodi 37 e 52 erano guasti! Li abbiamo riparati? Sì, ho controllato io stesso!

Monica, sullo schermo del tablet, si guarda attorno e parla con qualcuno. Lo sfondo è cambiato, si muove per il ponte a controllare portandosi dietro la telecamera.

È stata lei! È colpa sua! Mi ha nascosto qualcosa per farmi fallire il test! Diceva che non aveva senso, e l’ha fatto fall— Non vuole che io scopi Amira, e ci ha fatto rimettere tutti!

Bielke traffica come una scimmia sulla console, come se potesse risolvere un problema hardware premendo tasti a caso. Amira lo guarda con un’annoiata curiosità, volta lo sguardo verso di me.

Sa che solo io posso risolvere la questione.

Mi spingo lontano dalla console con una mano. «Vado a vedere!»

Corro fuori dalla plancia e mi lancio lungo il corridoio verso l’ascensore schivando un ufficiale che si sta dirigendo nella direzione opposta. Premo il pulsante del ponte motori.

«Ehi, aspetta!» Una donna con l’uniforme bianca da medico mi fa segno con la mano. «Aspetta, scendo anch’io in inferm—»

La sua figura scompare tra le porte scorrevoli che si chiudono. «Non c’è tempo!»

L’apertura è appena sufficiente a farmi passare di lato che mi lancio fuori dall’ascensore. L’odore di olio motore e di metallo sotto sforzo mi schiaffeggia le narici. Un paio di ingegneri alzano la testa dai tablet che stanno controllando e si fanno da parte per farmi passare.

Il Capo Scott mi segue con lo sguardo ma non mi fermo a salutare. Imbocco il corridoio che porta alla sezione a noi adibita.

Quasi abbatto con il mio peso la porta della stanza dove sono assiepati tutti i miei collaboratori. Con la mano ancora sulla maniglia, solo il fiato corto mi impedisce di mettermi ad urlare.

Monica è in piedi accanto a Terrence, in ginocchio davanti al nodo 49, aperto, tre led su quattro sono rossi. La mia seconda e il ragazzo voltano la testa verso di me, gli occhi spalancati per il colpo della porta che si spalanca. Un altro paio di persone sono nelle vicinanze, tutti hanno interrotto il loro lavoro e mi fissano.

Indice dei capitoli
1 Cap. 24

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