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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 29
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Capitolo 29 di 29 17 min di lettura

«Chi ti arrapa di più? La mia bambina o Ekaterina? O, magari, Stepan?»

Anche l'ultimo giorno su Olimpo inizia con un'orgia incestuosa, e Agata confessa a Carlo il segreto che teneva dentro di sé da tempo.

William Kasanova
6 ore fa · 29 letture · 0

Abbasso lo sguardo sulle mie braccia: la mia pelle è diventata bianca, mentre la loro è abbronzata. Io ho passato tre giorni chiuso in un alloggio grande quanto un hangar a vedere la mia coinquilina a farsi scopare dai suoi parenti, loro due se ne sono stati su un pianeta alieno a vivere avventure…

Mi si chiude la gola. «Co… com’è laggiù?» Cosa ne pensano di Olimpo? Fanno sesso con i figli?

Gianni si sfila lo zaino e lo appoggia a terra. «Abbiamo scoperto che questo periodo dell’anno è quello dei tifoni.» I suoi occhi si illuminano. «Eravamo in viaggio da una giornata quando ha iniziato a formarsene uno vicino a noi. All’orizzonte si vedeva una colonna di nubi illuminate dai lampi. Eravamo saliti sul ponte, con il vento che ci investiva con forza e…»

Agata gli appoggia una mano sulla spalla. «Amore, che ne dici se ci sediamo ad un bar? Saremmo più comodi e, sinceramente, avrei un po’ di fame.»

Lui annuisce. Quando la guarda sembra ammirare un angelo sceso dal paradiso. «Ottima idea. Potremmo…»

La ragazza gli indica uno dei locali che si affacciano sulla passeggiata. «Puoi andare a controllare quello?» Fa una smorfia e abbassa la voce, sospirando. «Dopo tre giorni con il solo suono delle onde e del canto dei calonghi, il frastuono qui dentro e tutte queste luci mi stanno facendo venire il mal di testa: assicurati, per cortesia, che sia un locale tranquillo.» Guarda lo zaino che il mio amico ha posato a terra. «Lo custodiamo noi, così non devi portartelo in spalla.»

Gianni le scocca un bacio sulla guancia. «Ma certo, amore. Vado subito.» Si allontana da noi scattando e attraversando la passeggiata al trotto.

Sono così anch’io, quando Ekaterina mi dà un ordine?

Agata lo segue con lo sguardo fino a quando il suo ragazzo non è a metà strada dal bar. Si volta verso di me. La sua espressione allegra e soddisfatta è scomparsa. Anzi, sembra urgente.

Si avvicina a me a tal punto che le basterebbe inclinarsi appena in avanti per baciarmi.

Espiro. Già, ora ricordo: anche alla cena che avevano organizzato Gianni, lei non smetteva di fissarmi come se volesse cavalcarmi sopra il tavolo da cucina.

Un’altra troia attratta dalla fama che mi sono ritrovato addosso.

Il suo alito ha il profumo di agrumi. «Carlo,» parla a bassa voce, con urgenza, «devo informarti di una cosa e ho solo qualche secondo per dirtelo, prima che torni Gianni.»

Scuoto la testa. Mi fate tutte schifo: siete solo delle zoccole che vogliono godere del potere di qualcun altro, e non vi fate problemi a dirvi innamorate di me pur di apparire in pubblico, splendendo di riflesso. «Senti, Agata, so benissimo cosa stai per dirmi, ma…»

Lei sgrana gli occhi, si ritrae appena. «Come fai a saperlo? Chi te l’ha detto? Juliana?»

Le parole mi muoiono in bocca. Sbatto le palpebre: si meraviglia che abbia capito chi è veramente la ragazza del mio migliore amico?

O… o sto fraintendendo io?

Qualcosa sembra stringermi il petto. La bocca si fa secca. «Di cosa stai parlando, Agata?»

«Dell’alieno.» La ragazza aggrotta le sopracciglia, come se avesse appena ripetuto l’argomento di una discussione che portiamo avanti da venti minuti. «Del Voraxii a cui hai sparato.»

Passano diversi battiti del cuore prima di ricordarmi come si respira. Il viso mi diventa freddo ma le orecchie sono incandescenti. «L’alieno…» Dopo tutto questo tempo, il ricordo del suo attacco mi terrorizza ancora.

La mia voce è così flebile che Agata deve aver letto il mio labiale. Annuisce. «Sì, è a bordo della Alabarda. Nella sezione xenobiologia. Lo sapevi?»

L’aria fluisce lungo il mio naso ma sto soffocando. Ecco perché, quando Li mi ha riportato sull’astronave con una navetta per interrogarmi dopo l’attacco dell’alieno e la morte del Capitano, ne abbiamo incrociata una che si stava dirigendo verso la Jacob Fugger: trasportava gli xenobiologi per recuperare il cadavere del mostro.

Qualcosa che vorrei poter definire sorriso tende le mie labbra. «Beh…» Mi schiarisco la gola e alzo il volume della voce, che resta arrocchita. «…lo avete fatto a fette e lo state studiando. Non dovete ringraziarmi per avervene fornito uno morto.» Sollevo un pugno con il pollice e l’indice estesi e lo scuoto come se stessi sparando un colpo di pistola. «Un colpo preciso, in mezzo alla fronte.» Mi sento un coglione.

Qualcosa non va, lo capisco da come mi si stringe il petto.

Agata inclina appena la testa da una parte. «Carlo… l’alieno non è morto.»

Incespico, le gambe quasi cedono. La stazione si sta inclinando da una parte. «Cosa… cosa vuol dire che non è morto?» In mezzo agli occhi gli spruzzava un getto di liquido violaceo e aveva perso ogni rigidità. I tentacoli erano abbandonati sul pavimento e non si muoveva più. «Era… era morto! Quel bastardo era stecchito!»

La ragazza fa una smorfia. «Tecnicamente, non era morto… morto.» Resta a bocca aperta e sospira. «Come posso spiegartelo, Carlo? La biologia, e soprattutto l’anatomia dei Voraxii, è molto differente da quella terrestre. Il tuo colpo ha inferto un danno profondo ma non irreparabile all’alieno che… diciamo che è andato in una sorta di coma autoindotto durante il quale il corpo del Voraxii usa tutte le energie per riparare i danni.»

La mano destra trema contro la coscia. Mi sento mancare. «Ma… ma non guarirà. Voglio dire, il danno è tale che… che resterà un vegetale o… quello che cresce sul loro pianeta.» Una risatina cretina mi sfugge dalle labbra.

«Ah, no. Non conosciamo abbastanza la biologia dei Voraxii, ma le simulazioni del computer prevedono che entro un paio di settimane – tre al massimo – dovrebbe essere pienamente operativo.»

«E cosa avete intenzione di farne?» Giustiziarlo per aver ucciso Gomez, vero? Vero?

Agata lancia un’occhiata alle sue spalle. Gianni esce dalla porta del bar accanto a quale era entrato. Deve aver controllato anche questo. Ci sorride e solleva il pollice.

La ragazza alza lo zaino del ragazzo e annuisce. «Arriviamo!» Mi fa cenno di seguirla.

Non mi muovo di un millimetro, le gambe pesano un quintale l’una. «Agata, cosa farete del mostro quando si sveglierà?»

Lei solleva le spalle come se avessi fatto la domanda più stupida al mondo. «Lo interrogheremo. Abbiamo molto da imparare da lui, sulla sua società e la sua cultura.»

Le viscere si sciolgono nel mio addome. «E… e parlerà?» Sì, canterà come un usignolo, e la prima cosa che spiffererà è che a sparargli non è stato il coglione che piangeva come un bambino addossato ad una paratia, ma il tizio incazzato in mezzo al corridoio.

E tutto quello che ti è successo negli ultimi tempi, idiota, è dovuto al fatto che tutti ti credono il tipo che ha ucciso l’alieno che ha fatto a pezzi un eroe di guerra.

La ragazza sospira. «Beh, faremo quan— Dove corri, Carlo?»

Schivo un paio di persone che mi dividono dall’attracco dove si trova la Alabarda degli Astri. Il suono dei miei passi nella mia corsa lungo la passeggiata copre le altre parole della ragazza.


Fine della seconda stagione

Il proseguimento della storia riprenderà dopo la pubblicazione di un altro paio di libri già in programma.


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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