Amira si spinge avanti, i suoi occhi si fissano nei miei, che cadono sulle sue grosse bocce, il solco visibile tra le tette abbastanza largo da infilarci un braccio e… Le parole della donna mi riportano alla realtà. «Tutti sapranno che sei un eroe.»
Il cuore mi perde un battito. C’è un fischio nelle mie orecchie. «Un… eroe?»
La donna annuisce di nuovo, il seno dondola. «Sì, un eroe. Quando passerai per i ponti, gli uomini si fermeranno a salutarti e a stringerti la mano. Ti considereranno qualcuno da ammirare, una persona da prendere come esempio.» Gli occhi le si fessurano. «Le donne, invece…» La punta della lingua scivola tra le labbra.
Deglutisco. Il mondo diventa sfuocato, i muscoli sono tesi e la stanchezza mi schiaccia come una frana. Io, essere un eroe, le persone che mi ammirano, che mi…
Amira è in piedi accanto a me, mi torreggia, il suo seno copre buona parte del suo viso. La sua mano passa sul mio collo e si ferma sotto il mento. Mi alzo dalla sedia. La donna è un palmo più bassa di me.
Senza il suo atteggiamento freddo da comandante, è bellissima.
Mi prende per la camicia con entrambe le mani, avvicina la sua bocca alla mia ad una distanza da bacio. La sua voce è calda, setosa, un sussurro che parla al mio cuore. «Ti voglio io per prima, prima che le altre ti pretendano nel loro letto.»
Non è il mio cuore quello che batte più forte…
⁂
Amira è seduta sopra il mio costato, nuda se non per il reggiseno e per le mutandine color lavanda.
Non ricordo nemmeno come ci sono finito qui, ma se sono morto e questo è il paradiso mi va più che bene anche la perdita di memoria.
Le mani della donna scivolano sul mio petto, accarezzano il mio collo. È perfetta. «Mi fai bruciare dentro, Carlo.»
Il mio cazzo riempie gli slip, mi duole tanto spinge contro il tessuto. «Sei meravigliosa, Amira…» Davvero sto parlando in questo modo ad un mio superiore? Alla persona con il massimo comando sulla Alabarda degli Astri?
Alla persona che mi ha baciato davanti ad un piatto di un qualche pesce, si è presa in mano il mio cavallo, mi ha sorriso e si è detta orgogliosa di arraparmi?
«Ti piacciono le mie tette, Carlo?» Lei mi fissa con gli occhi socchiusi.
Sono finte, ha letto Gianni nel rapporto che ho rubato dal server della nave, se le è fatte rifare perché ha avuto problemi psicologici… ma chi se ne frega. «Sono meravigliose, Amira!»
«Me le fai diventare dure, Carlo, e mi fai bagnare tutta.» Lei si morde un labbro. «Gli eroi fanno questo effetto a noi ragazze…»
Allungo una mano per afferrarne una. La testa mi gira, anche se sono sdraiato sul letto della camera del comandante, e il cazzo è tanto duro che sembra di metallo.
Lei mi prende il polso e mi ferma. Sorride a occhi socchiusi. «Non così in fretta, Carlo. Prima…» Mi lascia la mano, si mette in ginocchio sopra di me e inizia a sfilarsi le mutandine, prima lungo una coscia e poi l’altra, se la tira fuori da una gamba e poi dall’altra. La sua passera – la figa del Comandante Farah! – è davanti a me, un fiore con due petali ocra, spessi, che si socchiudono al movimento della donna. Delle gocce luccicano tra le pieghe.
Amira lascia cadere le sue mutandine sul pavimento e torna a guardarmi. «Sei un eroe, Carlo, ma sono sicuro che sei anche un gentiluomo, che pensa al piacere della sua partner prima del proprio, vero?»
Sono disposto a tutto, purché tu mi faccia godere con il tuo corpo! Annuisco.
Si bacia la punta delle dita e le appoggia sulla mia bocca. «Bravo, Carlo.»
Si siede sulla mia faccia, le mie labbra appoggiate alla sua passera. Il profumo della sua eccitazione è intenso come vapore, riempie la mia mente fino a stordirmi, gocce di desiderio colano su di me. Inspiro a pieni polmoni, espiro con un gemito.
Afferro le sue chiappe sode, le mie dita affondano nella pelle dei glutei, la mia lingua si infila tra le labbra della figa. La punta scivola sulla mucosa liscia e bagnata del sesso della dea, le mie papille si sciolgono nel sapore di donna eccitata. Non so se il cunnilingus se lo godrà più lei o io.
Amira emette un gemito, inspira a fondo. Passo la lingua attorno all’uretra, lecco con voga l’utero e ne infilo la punta all’interno. La donna si contorce, i fasci di muscoli della schiena sotto le mie dita si tendono e si rilassano.
Un gridolino sfugge dalla gola di Amira. «Carlo… sei capace, Carlo!»
Sorrido. Stacco le labbra dalla figa e respiro a fondo. «Sdraiati sulla schiena, Amira, e ti faccio vedere io cosa so fare!»
Lei solleva una gamba e si siede sul letto, scivola in basso e si sdraia con la testa sul cuscino. Apre le cosce.
Mi metto seduto e in ginocchio.
«Carlo, facciamo un sessantanove!» Amira sorride e si passa la lingua tra le labbra. «Così ci divertiamo assieme.»
Il mio sorriso è più sarcastico. «Ah, no. Adesso ho intenzione di divertirmi io con la tua figa, Amira: non voglio essere disturbato da te che giochicchi con la punta del mio cazzo.»
Lei ride. «Ah, ti adoro, Carlo!»
Penetro la vagina di Amira con due dita, le pareti calde e bagnate si aprono sotto le mie falangi. La donna ansima, arcua la schiena, espira. Il suo clitoride è gonfio, è fuori dal cappuccio: lo prendo tra le labbra e lo lecco.
La donna che si faceva scopare dal capitano adesso urla di piacere grazie a me.
Che questo sia l’inizio di qualcosa di buono per Carlo Clerici, su questa nave e nella società?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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