Lui annuisce con il capo, si volta ed esce dalla porta da cui era entrato con la cena senza emettere un suono.
La donna prende le posate e comincia a tagliare il pesce con una grazia acquisita attraverso la pratica.
Lo faccio anch’io. Un profumo delicato e di erbe aromatiche si solleva con uno sbuffo di vapore dal branzino.
«Carlo,» Amira si pulisce le labbra con il tovagliolo. «so che non è un argomento adatto alla situazione, ma ti andrebbe di raccontarmi cos’è successo sulla Jacob Fugger?» Gli occhi della donna sono nei miei. «In particolare il momento dell’attacco dello Voraxii.»
Mando giù il pezzo di branzino ancora intero e mi pulisco la bocca con il tovagliolo. «S-sì.» I ricordi di quei momenti sopprimono l’appetito. «Da dove posso cominciare…» Devo ricordarmi la versione modificata che ho raccontato durante l’interrogatorio!
Mi passo una mano dietro la testa. «Insomma… Il Capitano Gomez mi aveva chiesto di controllare il circuito che gestisce i sensori interni della nave. Era sicuro che non ci fossero pericoli… pericoli immediati, intendo… per la nave, ma era meglio, ha detto, essere certi che fosse tutto a posto.»
La donna ha smesso di mangiare e mi ascolta con interesse. «Certo, è quello che avrei fatto anch’io. È importante che i sensori interni siano in funzione e la loro riparazione è un compito importante che va assegnato ad un tecnico capace e di comprovata esperienza.»
Le labbra si irrigidiscono in un sorriso che a non riesco a nascondere. L’opinione di Gomez era decisamente differente. «Sono entrato nel ponte in cui sono installati i server del sistema dei sensori e…»
«Com’era la situazione del ponte?»
«Eh? Beh, buona parte del soffitto era crollata, c’erano tubi che pendevano e lasciavano uscire vapore, cavi… C’era un corridoio praticabile per passare.»
Amira annuisce. «E com’era l’illuminazione?»
Sollevo le sopracciglia. «Una parte delle luci erano spente o lampeggiavano.»
La donna taglia un pezzo di branzino e lo solleva con la forchetta. «Sei così bravo a raccontare, Carlo, mi fai immaginare la scena in tutti i suoi particolari.» Il brano di pesce ondeggia attaccato ai rebbi di fronte alla bocca del Comandante. «Mi vedo il ponte come un luogo devastato, pieno di macerie e angoli bui che mi avrebbero terrorizzata… Chissà che scricchiolii inquietanti e suoni spaventosi dovevi aver sentito mentre camminavi lì dentro.» Il pezzo di branzino scompare tra le labbra di Amira.
Se dovessi raccontarlo di nuovo, potrei aggiungere davvero questi particolari horror… «Mi avvicino al server che contiene il circuito principale dei sensori interni e inizio a lavorare. Ad un tratto, sento un rumore alle mie spalle, mi volto e vedo il voraxii che sta uscendo da dietro un cumulo di macerie.»
Amira poggia sul tavolo il calice. «Io sarei stata terrorizzata… Cos’hai fatto, a quel punto?»
«Sono corso fuori dal ponte per…»
«L’alieno non ha attaccato?» La donna fa una piccola smorfia. «Mi sarei aspettata che ti attaccasse, che si lanciasse contro di te, che usasse i suoi tentacoli con gli artigli…»
Mi blocco. «Eh… sì, sì! Lui mi scaglia contro i suoi… i suoi artigli ma lo schivo e colpisce il circuito dei sensori interni. C’è un’esplosione di scintille e io ne approfitto per fu… correre verso il corridoio interno del trasporto.» Sorrido appena: ti piace l’azione, Amira? E adesso te la do. «Il mostro inizia a saltare tra le macerie, impigliandosi nei cavi e nei tubi. Io corro, ma l’alieno usa il suo peso per distruggere tutto quello che ci divide e cerca di nuovo di colpirmi con i suoi tentacoli. Uno mi passa accanto, finisce contro una paratia e la sfonda, un altro è basso e devo saltare per superarlo. Un altro ancora mi sfiora e devo rotolare a terra per…» Oddio, questo è ridicolo… Magari la prossima volta mi limito ai due attacchi.
Amira sorride. «Come sei stato bravo, Carlo.»
«Esco nel corridoio e vedo il Capitano alla mia sinistra. Gli grido che c’è un alieno e mi metto a correre verso destra, così che il mostro insegua me e non metta in pericolo il resto dell’equipaggio…» Il senso di vuoto ritorna a contrarre il mio petto, come quando lo raccontavo durante l’interrogatorio. Li aveva socchiuso gli occhi, fissandomi con incredulità, quelli di Amira luccicano. «Ma il voraxii, quando esce dalla porta, invece di inseguire me si dirige verso Gom… il Capitano Gomez. Lui spara un colpo, ma manca l’alieno, e… e quello lo colpisce a sua volta.» Il senso di vuoto diventa un crampo allo stomaco. Il ricordo dell’artiglio alieno che esce dalla schiena del Capitano mi provoca un conato di vomito… Chiudo gli occhi e inspiro a fondo.
«È stata una tragedia.» La voce di Amira è bassa, quasi un sussurro. «Non fartene una colpa, Carlo. Ti sei comportato bene, cercando di salvare le altre persone…» La donna mi guarda negli occhi, le sue parole diventano più forti e scandite. «Non sono molti quelli che avrebbero avuto un comportamento così eroico.»
Sussulto e spalanco gli occhi. Il Comandante Farah… Amira mi considera un eroe? Il cuore mi batte nelle orecchie.
La donna solleva il calice. «Poi, cos’è successo?»
Ho la bocca impastata, devo bere un sorso di quel vino. Continua a fare schifo… ma forse un po’ meno. «L’alieno ha iniziato a strisciare verso la porta tagliafuoco che conduce alla parte del trasporto con le altre persone. Io mi sono messo ad urlare per attrarlo verso di me, ma non mi dava ascolto. Allora mi sono lanciato verso la pistola che aveva in mano il Capitano e che era caduta, l’ho presa e l’ho puntata contro il mostro.» Sollevo la destra stretta a pugno con l’indice proteso. «Gli ho ordinato di fermarsi. Lui mi si è lanciato contro e gli ho sparato.» La mano mi trema ancora come quando stringevo la pistola dopo che Gomez aveva abbattuto il mostro. La nascondo sotto il tavolo.
«Oh, che sangue freddo, Carlo… E il mostro non ha usato i suoi tentacoli contro di te?»
Perché non mi ricordo mai di farglieli usare? «Sì, sì… mi ha attaccato un paio di volte, ma li ho schivati. Sono saltato indietro una volta e di lato l’altra…»
«Racconti davvero bene, Carlo. La tua avventura è incredibile e affascinante.» Gli occhi di Amira si socchiudono in un sorriso. «Tutti dovrebbero conoscerla.»
Passo i palmi delle mani bagnati sui pantaloni. «Da… davvero?»
Lei annuisce. «Sì, l’equipaggio dovrebbe sapere quanto sei stato coraggioso.» Il sorriso si allarga. «Deve sapere che si possono sconfiggere gli alieni.»
Il battito del mio cuore riempie la stanza, una goccia di sudore scivola lungo la colonna vertebrale. «Lo crederanno davvero?» Le parole mi escono appena dalla gola.
