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Erotika
High Utility · Cap. 56
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Capitolo 56 di 77 17 min di lettura

Episodio 55

"Flavia abbassò di nuovo lo sguardo sul tavolino, ma questa volta, invece della tazza, rivide sé stessa, abbracciata a Luca, nel suo letto, dopo una scopata fantastica."

William Kasanova
1 anno fa · 275 letture · 0

Alla rossa sembrò davvero una cosa idiota tradire una dea simile per un roditore come l’altra, ma il ricordo che lei aveva abbandonato Luca per quei quattro stronzi che la scopavano durante le orge le causò un nuovo dolore al petto.

Alessio non aveva idea di quali pensieri girassero nella mente della ragazza, continuando a parlare, togliendosi evidentemente un peso dallo stomaco. Non avendo più un amico a cui confidarsi, sembrava avesse trovato in Flavia qualcuno con cui potersi finalmente confessare.

«Stavo con Giada solo per farmi vedere. Tutti mi guardavano e pensavano che fossi un gran figo per stare con una come lei. Alcune ragazze ci avevano anche provato con me per questo motivo,» spiegò, sospirando. «Ma, in realtà, dopo un primo periodo in cui ero innamorato di lei, o, per essere precisi, del suo corpo, ho iniziato a non sopportarla più: era possessiva, noiosa, pesante. Tutto quello che facevo non le andava mai bene, non voleva che vedessi amici oltre a Luca, andava contro ogni mia idea o progetto. Merda, almeno fosse una puttana a letto…» esclamò, poi guardò Flavia, chiedendole perdono.

Fu la volta di lei sollevare le spalle. «Figurati. Io lo sono, e non capisco come una donna possa trattenersi a letto. Dove sarebbe il divertimento, se no?»

Alessio annuì, grato per quelle parole di intesa. «Giada, invece, a letto è… è come se avesse disgusto del sesso, e lo facesse come una concessione, ma al minimo sindacale». Al sollevarsi delle sopracciglia della sua ospite, lui confessò, quasi imbarazzato: «In tre mesi che siamo stati insieme, non me l’ha mai succhiato. E non mi ha mai dato il culo. Ero insoddisfatto. Davvero insoddisfatto. E quando sua grazia mi dava il permesso di fare uso della sua passera, sembrava si stesse staccando un braccio,» aggiunse, quasi infervorandosi. «A quel punto, perché avrei dovuto impegnarmi? Io le pagavo il bar e i suoi vizi, e lei me la dava quasi fosse la clausola di un contratto. Un giorno mi ha pure accusato di non saperla leccare come si deve, sostenendo che Luca invece era bravo…»

Flavia pensò che definire Luca “bravo” sarebbe stato molto riduttivo, e al ricordo degli orgasmi che si divertiva a darle con lingua e dita dovette trattenere l’impulso di scoppiare in un pianto a dirotto.

«…probabilmente pensando di farmi arrabbiare. Per farle una ripicca, ho chiesto a lui di spiegarmi come fare, e…beh, eravamo grandi amici, e lui ha passato i venti minuti successivi a spiegarmi ogni minimo particolare,» aggiunse, abbassando la voce in un tono di amarezza. «Quando poi, la volta successiva che sua maestà ha deciso di concedermi la grazia di darmela, non ho nemmeno pensato che si meritasse quanto avevo imparato e mi sono limitato a due leccate veloci».

Vennero interrotti dall’arrivo del cameriere che appoggiò la tazza piena di un liquido bianco profumato e invitante sul tavolino. Flavia ringraziò di cuore Alessio e assaggiò: il sapore di cioccolato fu come un sollievo per quanto stava provando, un balsamo per la sua anima.

Di nuovo soli, il ragazzo continuò. «Quando siamo andati alla festa, Flavia è scomparsa subito, e io credevo avesse visto qualche sua amica del gruppo che frequenta a scuola e non me ne sono preoccupato. Anzi, pur di non averla tra i piedi, se fosse anche andata a farsi sbattere contro un muro pur di lasciare in pace me e Luca, la cosa mi sarebbe andata benissimo. Se poi fosse tornata indietro a dire che mi lasciava con un altro, sarei andato a cercarlo e gli avrei stretto la mano, ringraziandolo.

Alessio sospirò. «Ma poi è arrivata Sofia, ha detto a Luca che qualcuno lo cercava e lui se n’è andato, lasciandomi solo. E a quel punto, Sofia ha iniziato a provarci con me e io, beh, ho ceduto senza troppi pensieri».

Alla vista dello sbalordimento di Flavia, lui spiegò: «Sì, non ho mai sopportato Sofia, e so che nemmeno Giada la può vedere. Ha un carattere di merda, e spesso la mia ex strisciava da me piagnucolando perché quella cattivona di Sofia la trattava male. Ovviamente non lo diceva, ma l’avevo capito. Trovarmela davanti, che ci provava con me, facendo allusioni sessuali molto pesanti, che sembrava prossima a togliermi i pantaloni e mettersi in ginocchio davanti a me…»

La cosa divenne chiara a Flavia. «Fare sesso con la tipa che la tua ragazza odiava ti sembrava una specie di vendetta caduta dal cielo».

«Non avrei saputo dirlo meglio. Io ho ceduto e, finalmente, una scopata come si doveva. Ci siamo nascosti in un gazebo e… beh, la cosa è stata lunga e piacevole, almeno finché non siamo stati scoperti».

Curiosamente, più Alessio ne parlava, più domande cominciavano a prendere forma nella mente della rossa. In particolare, due: “non potevano trovare un nascondiglio migliore?” e “quanto ci vuole per far sesso con un uomo, ben sapendo che potrebbero essere scoperti?”. Ma il problema non erano le cose che non tornavano, quanto il fatto che tutto questo le ricordava una sua esperienza passata, prima che anche solo che avesse immaginato che le orge avrebbero fatto parte della sua vita e, in realtà, era ancora considerata una ragazza per bene.

Effettivamente, la sua nomea di pervertita e affamata di sesso non derivava dalle voci, vere, sul lavoro di sua madre, o dalla sua frequentazione del capannone abbandonato in compagnia di quattro uomini, ma da qualcosa che aveva fatto un anno prima. Una sua cara amica… ora ex amica, in realtà, Antonietta, voleva lasciare il suo ragazzo, Mario. Mario la amava, e avrebbe cercato di rimettersi con lei in ogni modo, anche poco piacevoli, quindi le serviva un sistema perché si creasse un divario tale tra di loro che fosse impossibile colmare, così che lei potesse fidanzarsi tranquillamente con un altro, su cui aveva messo gli occhi già da tempo. A Flavia, in realtà, Mario non dispiaceva, con i suoi tatuaggi e il suo sguardo da duro, quindi ebbe un’idea, che dodici mesi dopo lei stessa avrebbe definito stupida: sedurre e scoparsi Mario, per poi essere scoperti e causare la rottura del rapporto tra lui e Antonietta.

Una domenica pomeriggio, per la quale lei e l’amica si erano messe d’accordo, Flavia aveva “accidentalmente” incontrato Mario che si stava dirigendo a casa di Antonietta. Non era un segreto che, a quei tempi, molti provassero, ed ammettessero davanti ai propri amici, una forte attrazione per la rossa, trovandola uno schianto, sebbene non potesse vantare un corpo perfetto come Giada e altre ragazze della scuola ormai sbocciate. Possedere i capelli rossi per natura, sebbene più tendenti al color carota, ed una propensione per il sesso, aveva dato ai tempi a Flavia una certa spinta per piazzarsi nei primi posti di un’immaginaria classifica delle partner più desiderabili. Mario, poi, aveva scoperto, ne era segretamente ossessionato e non era stato complicato per lei farsi accompagnare in un luogo appartato e trovarsi a cavalcarlo, per la soddisfazione di entrambi, o almeno così si era ingannata Flavia. In realtà, il ragazzo era un amante pessimo, lasciando comprendere alla ragazza uno dei motivi per cui Antonietta voleva lasciarlo, poco propenso al piacere della partner e, sebbene vantasse un fisico meraviglioso, durava con il suo cazzo dentro una ragazza probabilmente meno di quanto riuscisse a sollevare un manubrio in palestra.

Solo il fin troppo celere arrivo di Antonietta, con la scusa che il ritardo del fidanzato le aveva fatto temere che gli fosse capitato qualcosa di brutto lungo il percorso, le aveva permesso di scovarli prima che avessero finito e ognuno se ne fosse andato per la propria strada, uno soddisfatto e l’altra delusa.

Prima di andare avanti…

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