«Va’ che si ditalina, la zoccola,» disse una voce scivolando attorno alla vaga coscienza che non le si era ancora totalmente colata nell’inguine accaldato e bagnato.
«Aumenta la velocità,» ordinò un’altra, e sia la testa che le dita di Flavia cominciarono ad agitarsi con maggiore celerità, «non siamo qui a far divertire lei».
Il suono umido che accompagnava il pompino imposto e guidato divenne più forte, ogni movimento faceva colare saliva dalle labbra in lunghe bave piene di bollicine, che finivano sul braccio e sulla maglietta di Flavia e si mischiava con la sborra di Vittorio che stava schizzando sul pavimento lercio. Lo stato prossimo alla catatonia della ragazza si dissolse nello scuotimento del suo capo, nella forza che Yuri stava applicando alla sua testa, come se fosse stato lui a prenderci gusto e non lei o quello con il cazzo nella sua bocca.
In ogni caso, dopo qualche attimo, nonostante fosse il migliore dei quattro nel sesso e durasse più di tutti, Jago, a sua volta, appoggiò le sue mani sulla nuca di Flavia, scacciando in malo modo quelle di Yuri, poi spinse la testa contro il suo inguine. La ragazza sentì il cazzo riempirle la bocca, sembrando improvvisamente un viscido serpente che volesse intrufolarsi nelle viscere; l’ombra del panico cominciò a scuoterle il cuore, e fu sul punto di spingere via, o più correttamente, spingersi via da Yuri, quando questo cominciò a urlare che stava per venire. Un istante dopo, nella gola della ragazza si riversarono dei collosi fiotti caldi e densi, che le andarono di traverso e le provocarono un attacco di tosse.
Forse più intimorito di ritrovarsi il membro morso dalle convulsioni della rossa, il ragazzo si sbrigò ad estrarlo dalle fauci di Flavia, gli ultimi schizzi che finivano sul viso che stava assumendo lo stesso colore dei capelli, e sulla maglietta.
Flavia non ebbe il tempo di riprendere fiato, gli occhi ancora chiusi e sperma che le usciva dalla bocca ad ogni colpo di tosse, che si sentì spingere da due mani, una su una spalla e l’altra su un seno, che non perse l’occasione di stringere più del dovuto, e che la bloccarono a terra, sul rettangolo di telone cellophanato ormai lurido quasi quanto il pavimento in cemento.
«Adesso tocca a me, puttanella,» annunciò Yuri.
Quando Flavia aprì gli occhi, la vista ancora annebbiata per il velo di lacrime che le convulsioni le avevano causato, avvertì il lembo inferiore della maglietta sollevarsi sempre più, poi le mani afferrarla a metà e tirarla su completamente, ritrovandosi con una sorta di collana fatta di stoffa, il costato e il reggiseno in bella vista.
Jago si era seduto all’altezza del suo stomaco, che lavorava per sollevare anche il reggipetto bianco. «Mi sono sempre piaciute le tue tette,» disse, mentre le scopriva, palesemente soddisfatto alla loro vista. «Non sono volgari angurie come quelle delle altre due troie».
Un attimo dopo, lui appoggiò il suo cazzo in mezzo alle due seconde di Flavia, ve le strinse attorno con le mani e cominciò a fotterle, muovendosi avanti e indietro con il bacino, le palle che si appoggiavano sullo sterno della ragazza.
La cosa non durò a lungo, e si concluse nel peggiore dei modi: Yuri venne in un attimo, le palle, piene di seme per aver visto due uomini scopare prima di lui, svuotarono il loro contenuto fetido, prodotto dell’alimentazione folle del giovane, sotto il mento della ragazza, impiastricciando di sborra il suo collo e, soprattutto, la sua maglietta e il reggiseno.
Non pago, Yuri passò la punta delle dita in una colata di seme e poi le mise tra le labbra di una Flavia disgustata, come se stesse aprendo i lembi di una ferita, incoraggiandola a succhiarle, nemmeno le avesse immerse nel miele o in qualche confettura di frutta, trovandovi i denti serrati. Lui insistette con le dita e lei dovette cedere, lasciandosi penetrare in bocca fino alla seconda nocchia.
Il ragazzo si alzò soddisfatto da lei, la punta del cazzo da cui pendeva una lunga filagna di sperma che sembrava la lenza trasparente di un pescatore con una camola bianchiccia che faceva il dondolo. – Brava, puttanella: per me sei di nuovo dei nostri.
Flavia si trattenne dal rispondergli, chiedendosi in che modo l’avrebbe accettata di nuovo nel gruppo l’ultimo rimasto, ma non le ci volle molto per scoprirlo: come Yuri si spostò, Diego apparve dietro di lui, in tutto il suo fisico da supereroe dei film e sguardo da supercattivo. Il lungo cazzo in erezione, che sembrava delle dimensioni dell’asta da cui avrebbe sventolato una bandiera strinata e con qualche buco al termine della pellicola, dopo che i buoni avessero vinto con gravi perdite, sembrava puntare verso l’alto quasi con arroganza.
L’ultimo suo amante, che nel caso di Diego perdeva ogni sfumatura romantica, si accosciò senza una parola, le afferrò le ginocchia e la sollevò come se avesse avuto il peso di una piuma. Flavia si trovò con le gambe alzate sempre più, il sedere che si staccava da terra e poi anche la schiena, il movimento troppo improvviso e lei troppo confusa per emettere qualcosa di più articolato di un gemito di sorpresa; Diego fece un paio di passi avanti, strinse entrambe le gambe contro il petto massiccio con un solo braccio e la ragazza si trovò appoggiata al telone solo per le spalle e il collo, sempre più disorientata e, di secondo in secondo, più dolorante.
Qualcuno dei presenti rise, qualcuno batté le mani divertito a quello spettacolo, come se si fosse aspettato qualcosa di più tradizionale ma apprezzasse il numero di destrezza.
«Finalmente posso scoparti di nuovo, troietta,» disse Diego, con la sua tipica voce, da cui sembrava gli fosse impossibile cancellare quella nota di rabbia verso il mondo intero.
Flavia, letteralmente a testa in giù, cercò qualcosa con cui ribattere, ma le sembrò che nessuna parola le potesse risalire fino alla bocca a causa di un attacco di panico che stava per travolgerla. Sentì due grossa dita aprirsi una strada tra le labbra del suo sesso, poi irrompere nel suo utero dandole la sensazione che vi avessero inserito un gancio da macellaio. Tra le chiappe, il grosso cazzo di Diego si muoveva come se stesse mirando qualcosa, ma erano le due dita a muovere il bersaglio e metterlo in posizione, facendo pressione all’interno della figa della rossa, che a stento tratteneva grida di dolore. Quasi nemmeno si accorse che la cappella stava baciando l’orifizio tra i suoi glutei fino a quando, con un colpo dei bacini di entrambi, Diego non sprofondò nel retto di Flavia. La ragazza si ritrovò con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, nonostante il fiato le fosse rimasto bloccato nei polmoni.
Un coro di acclamazioni si alzò dal resto del gruppo, stupito e divertito alla vista di quanto stava facendo il loro amico, ignorando completamente cosa stesse subendo, in realtà, la ragazza. In seguito, Flavia avrebbe pensato che solo il fatto di aver appena goduto un orgasmo avesse impedito a quei tre stronzi di spararsi una sega e usare il suo corpo messo in una posizione tanto scellerata come una sorta di tiro a segno per sborra.
