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Alabarda degli Astri · Cap. 21
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Capitolo 21 di 29 11 min di lettura

«Ti ricordi quella notte, Carlo? Ti ricordi come mi hai fatta godere?»

Il nuovo capitano Amira Farah contatta Carlo perchè si presenti al suo alloggio una sera. Si prepara un'altra notte di sesso infuocato per il ragazzo?

William Kasanova
2 mesi fa · 1.6k letture · 0

Mi mordo un labbro. Non mi sembra che i miei si stiano spaccando la testa e la schiena nel lavoro.

Il braccio di Amira sulla testiera scivola dietro di me, la mano della donna si appoggia sulla mia spalla e mi attrae a sé. L’altra spalla si trova a contatto con un seno, lo preme, lo schiaccia.

Sono appoggiato al… no! Amira mi sta tenendo contro le sue tette!

La bocca è secca e cerco di non sbavare mentre apro le labbra per respirare. La testa mi gira. Deglutisco.

Le parole di Amira sono un soffio nel mio orecchio. «Ha ragione, il Capo Scott? La tua squadra sta dando il suo meglio?»

Ingoio un boccone d’aria. La mia squadra lavorerà il doppio di adesso! «Sì!»

La mano lascia il mio braccio e scivola sulla mia coscia. «So che posso fidarmi di te, Carlo. Sei fantastico.» La donna sorride. «Sei un capo ingegnere bravo quasi quanto lo sei come amante.» Un bacio si appoggia sul mio orecchio. «Ti ricordi quella notte, Carlo? Ti ricordi come mi hai fatta godere?»

Il cazzo è duro. Il cazzo è in fiamme. Il cazzo deve essere soddisfatto.

«Sai cos’altro mi farebbe godere allo stesso modo, Carlo?»

Tre mie dita nella tua fica, Amira, la tua passera che cola lungo il mio braccio fino a gocciolare dal gomito, la mia lingua che lucida il tuo clitoride. Le tue grida di piacere che riempiono la tua camera da letto, ti contorci dal piacere, sei avida di sesso e affamata di orgasmi. Affamata del mio cazzo dentro di te, che ti possiede, che si muove in ogni tuo orifizio e tra le tue tette, la mia sborra che spruzza dalla mia cappella come un idrante impazzito…

Il cuore mi batte nelle tempie, echeggia nel vuoto dentro la mia testa. «No, cosa?» Ho davvero parlato?

La voce di Amira è ancora più bassa della mia, è il fruscio delle foglie mosse dalla brezza. «Le armi pronte per martedì della settimana prossima, Carlo.» Espira come quando godeva, quella notte, come quando mormorava il mio nome mentre teneva la mia testa tra le sue cosce bagnate di desiderio. «Sentire la potenza della lancia relativistica scuotere la Alabarda e scagliare tutta la sua potenza contro i bersagli del test.» Espira di nuovo, ogni gemito è un crampo lungo l’asta del mio cazzo.

Le labbra della donna si appoggiano sotto il mio orecchio e inizia a baciarmi. Succhia la pelle, la sua saliva mi bagna. Si stacca, il suo respiro sibila. «Sai cosa c’è di meglio dell’essere l’eroe su un’astronave, Carlo?»

Chiudo le palpebre, gli occhi mi bruciano. Un liquido tiepido solletica la mia uretra, scivola fuori dal meato e bagna il tessuto delle mie mutande. È un orgasmo che sfiora appena la mia anima. «Cosa, Amira?»

La mano sulla mia spalla accarezza il collo, la lingua scivola sul padiglione auricolare. «Essere la persona che mostra al mondo intero… alla galassia intera… che le reti neurali possono essere la nostra arma definitiva.» Le dita della donna sbottonano i miei pantaloni, si infilano sotto l’elastico delle mutande. Si stringono attorno alla mia eccitazione.

La fronte di Amira si appoggia alla mia. «Carlo, se le armi, al test della prossima settimana, funzioneranno, la tua squadra verrà compensata con privilegi che solo gli ufficiali possono beneficiare: alloggi privati, cibo migliore, uno stipendio maggiore.» Le sue labbra si appoggiano alle mie, la sua lingua scivola nella mia bocca.

Le nostre lingue si muovono una contro l’altra, come serpenti nell’atto dell’accoppiamento. Sto per venire nella mano della donna anche se non la sta muovendo. Le nostre bocche si staccano, mi sento mancare. No…

Gli occhi castani di Amira sono nei miei. Il pollice accarezza la cappella, spande il liquido tiepido che ho eiaculato un attimo fa. Il piacere mi colma la mente.

Il polso della donna inizia a muoversi, la pelle del mio cazzo si muove avanti e indietro. «Con te, invece, Carlo, sarà diverso…» Si avvicina al mio orecchio. «Nel tuo caso, mi avrai ogni notte… e quello che hai vissuto la volta scorsa non è nulla in confronto a quello che ho in serbo per te.» La velocità della mano aumenta.

Inspiro a fondo, l’afrore della mia eccitazione è denso come il vapore, mi stravolge ed eccita allo stesso tempo.  Mi appoggio allo schienale e lascio che la tensione nelle spalle e nella schiena scivoli nel mio inguine, riempia le palle, si prepari a sbor—

Dei colpi irrompono dalla porta.

Apro gli occhi con un sussulto. La mano di Amira lascia il cazzo e scatta fuori dalle mie mutande.

La donna fissa ad occhi sgranati l’ingresso. «Oh, no…»

Il cuore mi batte in gola. «Cosa succede?»

«Antoine deve aver fatto un casino…» Si passa la mano bagnata di precoito su una gamba dei pantaloncini. «Ricomponiti, Carlo.»

Afferro i lembi della zip dei pantaloni e li avvicino. Il bottone non entra nell’asola. Balzo in piedi e riesco a chiudere e alzare la cerniera.

Amira è accanto a me. «Avanti.»

La porta scorre nella parete mostrando di nuovo Nao.

Mi perseguita, quella ragazza?

Lei solleva lo sguardo dal tablet che ha in mano e sbarra gli occhi.  «Io… scusate, credevo che fosse a quest’ora il nostro colloquio.» Fa un passo indietro. «Posso passare…»

La mano che Amira mi ha appoggiato sui lombari mi sospinge verso la porta. Il Capitano sorride alla ragazza. «Non serve, Assistente. L’Ingegnere Clerici e io avevamo appena terminato la nostra discussione e stava per andare, vero, Clerici?»

Lo sguardo di Nao lascia trasparire la confusione per avermi trovato in abiti civili nell’appartamento del Capitano. Solleva il tablet come a coprire i suoi grossi seni. O forse sta pensando al bacio alla francese che mi ha stampato qualche giorno fa, prima di scappare disgustata dal suo stesso comportamento?

Stringo i denti. «Sì… sì, abbiamo finito.» Le passo accanto e il mio sguardo trafigge la ragazza. «Buona serata, Nao.» Mi devi una sega… e forse anche altro.

La testa della ragazza giapponese si incunea appena tra le spalle. «Bu… buonasera, Carlo…»

Amira invita con un gesto della mano la psicologa all’interno. «Arrivederci, Clerici.» Un angolo della bocca si solleva e mi fa l’occhiolino. «Ci vediamo martedì.»

Mi ritrovo chiuso dall’alloggio che deve puzzare della mia eccitazione, da solo, nel corridoio.

Abbasso le spalle e sospiro.

«Che cazzo…»

L’erezione sta perdendo vigore, e il mio umore si ritira quanto il mio uccello. Lascia dietro di sé un senso di insoddisfazione pesante quanto una coperta bagnata che mi è caduta addosso.

Apro la porta dell’ascensore ed entro. Sollevo il dito fino al pulsante per il piano del mio alloggio. Dove c’è Ekaterina. Dove la sua figa mi aspetta…

 Premo e si illumina il numero del ponte motori.

No, sono troppo giù per scopare. Il lavoro mi distrarrà.

Soprattutto passare la notte a controllare ogni singolo nodo della rete neurale.


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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