Una smorfia solleva le mie labbra, lo stomaco mi brucia come se avessi un incendio nel petto. «E dove… dove tenete questi quadri?» In un ripostiglio, avvolti in qualche lenzuolo consunto, come minimo, o in qualche bunker che negano di possedere.
Ekaterina solleva la mano dalla figa, un paio di dita luccicano per l’umidità che hanno raccolto tra le piccole labbra. Arpeggia nell’aria e l’immagine olografica viene sostituita da una foto d’interno. Un locale, un grande salotto con i muri coperti di legno scuro e intarsi compare sopra di noi; su una parete troneggia il primo quadro, quello del parcheggio. La dimensione dev’essere di almeno due metri per tre, una mostruosità brutale bene in mostra nel soggiorno della casa di…
Sbarro gli occhi. «Quella è casa dei tuoi genitori?»
La ragazza ride. «No, che sciocchezza! È la mia casa a San Pietroburgo.»
«E la… la gente ci entra?» Non è possibile che faccia vedere a chiunque quell’oscenità!
«Non hai idea del viavai che c’è sempre. Mia madre, poi, sembra sempre da me, quando sono a casa.»
«E cosa ne pensa del tuo dipinto?»
«Lo adora.» Ekaterina muove le dita, l’immagine scompare e riappare l’elenco di miniature. Iniziano a scorrere. «Ne ha voluto uno anche lei, e glielo abbiamo regalato io e Marina per il suo compleanno. Ci è costato parecchio perché abbiamo voluto che DeSade sospendesse quelli che stava già facendo per concentrarsi solo su quello di nostra madre e… oh, eccolo qui!»
Ekaterina, Marina e una donna che assomiglia loro ma con qualche anno in più sono sedute nude sul pavimento lercio di uno scantinato, appoggiate ad un muro di mattoni rossi polveroso. Un uomo muscoloso e nudo tiene la testa della madre contro il suo inguine, la donna ha gli occhi sbarrati, la bocca aperta per ospitare quella che sembra una grossa nerchia che le arriva in gola. Dalle labbra le colano filamenti di sborra che finiscono su un seno fin troppo sodo. Ekaterina ha il mento abbassato sul petto, le mani dietro la schiena ed è sporca dai capelli ai piedi del seme di tre uomini attorno a lei che si stanno menando i cazzi in tiro; Marina ha la testa su una spalla, sembra respirare a stento, mentre un uomo sta usando i suoi seni per segarsi e venirle sul collo.
«Non è bellissimo?» Ekaterina ha l’espressione di qualcuno che contempla il cielo stellato. «Noi tre in un quadro di DeSade… nessuno che conosciamo ha qualcosa del genere, ce lo invidiano tutti quelli che ci vengono a trovare.» Il suo sorriso si allarga. «Nessuna famiglia ha tre quadri di DeSade, in effetti.»
L’ologramma che stava creando Chiara quando sono tornato a casa dal mio ultimo giorno di lavoro, con il suo modello scopato da degli uomini come scena di sconfitta nell’ologioco che stava creando, adesso sembra quasi uno scherzo. «E tuo padre lo sa?» Fossero le mie figlie e mia moglie a presentarsi con dello schifo simile, le getterei fuori casa a pedate nel culo.
La ragazza fa uno sbuffo. «Papà non capisce nulla di arte…»
Uno sano in famiglia allora c’è, dopotut—
«…lui ci vede solo un investimento a lungo termine. “Quando quell’hippy per l’amore troppo libero tirerà le cuoia” ha detto quando ha visto il regalo che abbiamo fatto a mamma, “questa crosta verrà a valere miliardi”.» Ekaterina fa un verso di risentimento. «Come dire che potremmo separarci da qualcosa di così bello per qualche miliardo!»
Chiudo gli occhi, il bruciore di stomaco cresce di intensità e fastidio. Sto per rigettare il branzino di ieri sera.
La mano di Ekaterina si ferma nella sega che mi sta praticando. «Ti è diventato bello duro, eh? Vedermi scopata da altri uomini ti eccita, Carlo?» La sua voce si colora di ironia. «Scopata con violenza, tra l’altro.»
Apro gli occhi. Il mio cazzo è alla sua massima lunghezza, grosso e duro come poche volte nella mia vita. Deglutisco. «Ekaterina! Non… non pensare che…»
Lei si gira su un fianco, si inginocchia e mi sale sopra il bacino. «Cosa non dovrei pensare, Carlo?» Punta il mio cazzo verso l’alto, un obelisco di carne con la punta rossa, e si abbassa fino ad appoggiare l’imbocco della sua figa bagnata sulla cappella. Sorride con gli occhi socchiusi. «Uno che ha avuto il sangue freddo di uccidere un alieno, un filino di violenza, dentro di sé, deve averla.»
Si abbassa con il bacino, l’utero bagnato inghiotte il mio uccello. Lei apre le labbra e ansima nell’impalarsi sul mio sesso. «E mi piace… ah… un uomo deciso a letto.»
Appoggia le sue mani sul mio petto, le sue tette si stringono tra le braccia, e inizia a cavalcarmi. Dietro di lei, il quadro di sua madre è un incubo.
Ekaterina si morde le labbra. «Pensa, un quadro con te che mi scopi legata, che mi tieni la testa bloccata contro il pavimento di un’astronave dopo che mi hai salvata da degli alieni e ti prendi la tua ricompensa.» Si solleva con il bacino e lo fa cadere sul mio, il cazzo che sprofonda nel suo corpo. Sogghigna. «E poi mandarlo a mia cugina Nastasia. Lei si vantava di essere la più bella di tutto Olimpo, ma io sto con un cacciatore di alieni!»
Ho la bocca secca. «No, Ekaterina, non voglio che…» Mi blocco, le parole della frase che svaniscono dalla mia mente. Deglutisco non so cosa. La prendo per le spalle e la fermo.
Lei mi fissa confusa. «Non ti piace l’idea di comparire in un quad—»
«Dove hai detto che abita tua cugina?»
La ragazza sbatte gli occhi. «Olimpo, perché?»
«Olimpo…» sussurro. «Davvero abita su Olimpo?»
Ekaterina si raddrizza con la schiena, il cazzo le resta dentro. «Sì, perché? Una parte della mia famiglia abita in orbita attorno a Panthalassa.»
Prendo una boccata d’aria, mi manca il fiato. Olimpo! Il luogo dove abitano le persone più importanti nell’umanità! «Ci sei mai stata, Ekaterina?»
Lei solleva le spalle. «Diverse volte con mio padre. Abbiamo un paio di miniere sottomarine e mio zio le gestisce.»
Il cuore mi batte nelle orecchie. «E… e com’è?»
La ragazza ride e ricomincia a fottermi. «Ti piacerà, Carlo! Lì non è la vecchia Terra, lì è un mondo migliore! Un mondo per gente come noi.»
La tensione mi abbandona i muscoli, il letto è morbido e caldo. Ekaterina si muove sopra di me, il cazzo che scivola nella sua figa bollente, le tette sobbalzano ad ogni colpo. La ragazza che mi scopa ha abitato su Olimpo!
Per andare laggiù, porterei di persona il nostro quadro a Nastasia.
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