Salgo con i baci fino a sotto l’orecchio, il profumo della sua pelle mi stordisce. Devo essere dentro questa stronza e svuotare tutta l’eccitazione che mi ha provocato da quando lavoriamo insieme, fino all’ultima goccia. Deve restare sul tavolo priva di forze, con la mia sborra che esce a fiotti dalla sua figa quando tiro fuori il mio cazzo.
Prendo il cursore della zip della maglia di Monica e lo abbasso. «Spogliati.»
Lei si morde le labbra, si afferra i polsini e si sfila la parte superiore dell’uniforme. «Ho paura a restare da sola con te, Carlo: rischio che mi blocchi contro una paratia e mi scopi.»
Le sbottono i pantaloni. «Puoi starne certa. Sarà meglio se mi giri al largo, d’ora in poi.»
La maglietta bianca di Monica è deformata dalle tette. Le mani della ragazza la prendono in fondo e la sollevano: due seni più grossi di quanto potessi immaginare compaiono sul petto della ragazza. Li afferro e li stringo: il cuore mi accelera, il cazzo si ingrossa con un colpo nelle mutande. Inalo a fondo, l’odore acre della mia eccitazione si mescola a quello più dolce della ragazza.
«Ti piacciono, Carlo, le mie bocce?»
Cazzo, ma non taci un istante? «Finisci di spogliarti.»
Lei ridacchia e si fa calare i pantaloni. Indossa un tanga rosso. Capo d’abbigliamento strano per qualcuno che lavora in una Sala Motori…
Infilo le dita sotto il tessuto e accarezzo la figa calda e bagnata. Troia, come tutte le altre: Amira, Ekaterina, Nao… Come vedono un po’ di potere, ci si lanciano addosso a gambe aperte.
E questa mignotta lo fa per poter lavorare di meno.
L’orifizio cede sotto la mia pressione, si apre e le mie dita scivolano nella figa di Monica. Lei socchiude le labbra e ansima.
Le energie che risparmierai in giro per la Sezione Ingegneria le consumerai sul mio cazzo.
Estraggo la mano dal tanga. «Girati e mettiti sul tavolo a novanta.»
Un sorriso poco convinto si apre sulle labbra della ragazza. «Non vuoi prima un…»
«Ti ho dato un ordine.» Una mia mano si appoggia sulla sua spalla e la volto. «Hai intenzione di ubbidire una cazzo di volta?»
La spingo sul tavolo, il suo corpo nudo fende e blocca gli ologrammi tecnici, lei appoggia le mani sul piano ed emette un gemito. «Non pensavo fossi così irruento…»
Afferro il tanga e lo abbasso. Le chiappe si aprono, mostrando il buco del culo e, tra le cosce, la figa brilla per l’eccitazione. «È ora che qualcuno ti insegni a rispettare il comando.» Apro le grandi labbra con due dita, quelle piccole sono marroncine e gonfie.
Mi abbasso i pantaloni e prendo il cazzo in mano. Ne appoggio la punta all’ingresso della passera e spingo. Il sesso di Monica non oppone la minima resistenza, sono dentro di lei scivolando sui suoi succhi.
Lei arcua la schiena e geme. «Ah, Carlo…»
La figa di Monica è bollente, gronda lungo la mia asta e mi bagna le palle. Le stringo la gola e una tetta. Mi abbasso accanto al suo orecchio e spingo dentro di lei, ritraggo, spingo ancora. Stringo i denti. La soddisfazione di fottere questa stronza è maggiore di qualsiasi orgasmo potrò trovare nella sua figa.
«Sì, Carlo, più a fondo, Car…»
Serro con più forza le dita attorno al suo collo. «Dì che sei la mia troia, Monica,» sibilo nel suo orecchio. «Ammettilo.»
«Sono la tua… la tua troia, Carlo.»
Le mie dita stringono con più forza la tetta. «E ricordati che lo sei, la mia troia, Monica.»
Le lascio il collo e il seno e le blocco la testa sul tavolo, accanto ad un proiettore olografico che le illumina il volto di un lucore azzurrognolo. Non aggiungo una parola e inizio a scoparla con forza, il mio addome che sbatte contro i glutei della ragazza, i nostri sessi che producono un suono viscido.
Alzo la testa e stringo i denti. Il prurito alla cappella diventa insopportabile, l’uretra brucia come l’inferno. Lascio andare un gemito e il controllo della mia eccitazione. Stringo una ciocca di capelli della ragazza e mi libero nel suo sesso.
Uno spruzzo di sborra con la pressione di una pisciata erompe dal meato, riempie la figa della ragazza. Il piacere è un’ombra rispetto a quello che mi dona Ekaterina, ma la soddisfazione di fottere a novanta questa stronza mi stordisce.
Mi svuoto i polmoni quasi quanto mi sono svuotato le palle. L’odore di sborra riempie l’aria fino ad essere soffocante. Pianto un altro paio di spinte in Monica, rimesto il mio seme dentro di lei. Il cuore mi batte nel petto impazzito, la mente si è svuotata.
Esco da lei, un po’ di sborra segue la cappella e si riversa sulle cosce della ragazza.
Cazzo, il più soddisfacente giorno di lavoro della mia vita…
Libera dalle mie mani, Monica si alza dal tavolo e si volta verso di me. Il sorriso che aveva prima è sporcato da una nota di insoddisfazione. Cazzi suoi. Apre la bocca per parlare.
La precedo. «Rivestiti.»
La sua bocca resta aperta, le palpebre sbattono un paio di volte. «Ma… abbiamo…»
«Lo so cosa “abbiamo”, ho il cazzo bagnato. Ma adesso sei la mia troia, e se ti comporti bene, la prossima volta ti farò vivere il piacere migliore della tua vita. E altri vantaggi.» E sappiamo entrambi di cosa parlo, vero, scansafatiche?
«Ma…»
«Non voglio sentire nessun “ma”. Rivestiti e vai a controllare che i lavori procedano secondo la tabella di marcia.»
Monica si solleva il tanga e i pantaloni senza togliermi lo sguardo di dosso. Pensava di fottermi e mettermi sotto il suo controllo? Ha sbagliato qualche calcolo.
«Se per la fine della settimana il fascio di nervi principale ha raggiunto la sala di controllo delle armi come previsto, dalla prossima stai certa che non vorrai più indossare nulla in mia presenza.»
La ragazza si abbottona i pantaloni. Un luccichio brilla nei suoi occhi, lo stesso che compariva quando stava per mettersi ad urlarmi contro qualcosa perché le vedevo le tette. «Se non ci riusciamo non faremo più sesso, mi stai dicendo?»
Scuoto la testa. «No, sto dicendo che, se sforiamo l’obiettivo settimanale, Sasha prende il tuo posto come vice, e se mi gira bene la sostituisci come manovalanza, ma se ho le palle voltate ti faccio rispedire sulla Terra.» Un accenno di sorriso compare sulle mie labbra. «Dopo che hai fatto venire una mezza dozzina di volte in una notte il nuovo capitano, quella tende a dare ascolto alle tue richieste.» Probabilmente, Amira nemmeno si ricorda come mi chiamo.
Gli occhi di Monica si spalancano e le labbra si stringono.
«Ma, come stavo dicendo, tu fai funzionare la squadra e lunedì prossimo, quando sarai di nuovo su questo tavolo, capirai perché Farah e un altro paio di donne si contendono le mie notti.»
Monica annuisce e fa qualche passo indietro. Colpisce il tavolo con una coscia ed emette un gemito di dolore. «D’accordo, Carlo.» Raggiunge la porta e la apre. «Ci penso io, domenica saremo collegati al computer di tiro.»
Annuisco sorridendo alla ragazza che esce.
La porta si chiude e il mio sorriso scompare.
Troie approfittatrici.
Sono tutte delle troie approfittatrici. Ma se voglio sopravvivere qui, devo sfruttarle io più di quanto loro tentino con me.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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